Strip
316
30 . 06 . 2007

Una bella sorpresa

Le strip della miniserie su Bob nell'Isola dei (Server) Pirati sono un po' il nostro modo di andare in vacanza, e... forse sarà il caso di trovarci un altro modo.
Comunque sia, prevedibilmente quello di Angioletto Bob sarà un filone ricorrente nella programmazione estiva di FTR, e si contenderà gli spazi con Clara PR e con uno o due Progetti X, roba forte a cui si sta lavorando ormai da parecchio tempo.
Mi pare giusto dedicare questo editoriale, in una mossa per certi versi sorprendente, a un paio di RPG non (e ripeto NON!) orientali. Il primo è un annuncio che sarebbe stato senz'altro preso per una burla, sennonché oggi non è il 1° aprile, e le cartelle stampa hanno un'aria piuttosto ufficiale: Sega ha affidato a Bioware (!) l'impresa di creare un Sonic RPG. A Bioware. Per Nintendo DS. Sonic. RPG. Detta così mi pare una di quelle idee che un manager in lacrime, a gambe incrociate e con la katana già puntata alla pancia, potrebbe proporre come ultima disperata follia, per uscire da una situazione assolutamente critica.
Ebbene, la situazione di Sonic (o meglio del suo marchio) è assolutamente critica, critica al punto che ormai si può soltanto sperar bene per il futuro, avendo ormai toccato il fondo di uno squallore abissale. L'ultimo prodotto, di cui non voglio neppure ricordare il nome, è una infamia sotto tutti i punti di vista... se avessi visto Sonic violentare Tails credo sarebbe stato un trauma minore, e un insulto più lieve ai ricordi della nostra infanzia.
Detto questo, tutto torna: ormai al mondo ci sono più Nintendo DS che granelli di sabbia, e Bioware ha una buona reputazione in fatto di giochi di ruolo. Una reputazione che, come ho ampiamente giustificato con numerosi argomenti filosofici, io condivido solo in parte, ma fa niente. Il problema è che Bioware è occidentale, e fa RPG di stile occidentale... non li vedo molto bene su una macchinetta come il DS, e su un mercato come quello giappo.
E poi un RPG non è esattamente il primo genere che mi viene in mente pensando a Sonic. È un'idea folle, ma c'è una minima possibilità che possa rivelarsi una bella sorpresa.

L'altro RPG della giornata è The Witcher. The Witcher ha il merito di essere il primo RPG per computer che ha solleticato il mio interesse da... diciamo 4 o 5 anni. Sarà l'ambientazione interessante (gli elfi confinati in apposite riserve nei boschi), le origini letterarie misteriose (la serie polacca da cui è tratto non mi pare sia stata pubblicata né in italiano né in inglese), o il sito da urlo.
Perfino l'arte promozionale, da sempre il punto debole delle produzioni per PC, è di buon livello, e in certi wallpaper anzi è veramente ottima. Non sono un fan delle ambientazioni cupe & brutali, ma certi meccanismi di gameplay sono decisamente interessanti, a leggerli per iscritto: è carina ad esempio l'idea di andare a stanare certe creature e combattere per l'intera nottata per impedirgli di tornare nella tana prima dell'alba. Il sistema di raccolta e rivendita di frattaglie e parti anatomiche varie si è già visto parecchie volte, ma in questo gioco pare avere un'enorme importanza, trasformando i giocatori in piccoli apprendisti macellai fantasy.

“Through the storms we've wandered, many mountains we have climbed
but all the bad times are behind.
The road is free
I'm coming hooooooooooooooooooooooome”

Lo-Rez: arte, storia, web design
30 . 06 . 2007

Penne d'oca

Nei momenti in cui maggiormente mi sento incline alle seghe mentali (sempre troppo rari, questi momenti), mi soffermo a riflettere sul fatto che, per svolgere un'attività semplice e comune come scrivere, ho sul mio computer ben tre programmi diversi, tutti usati nel loro campo. Risulterà ovvio, dopo che avrò srotolato la questione (wow, oggi temi forti...), ma comunque interessante per vedere cosa è diventata, oggi, la penna d'oca del titolo.
Intanto ci sono gli scritti-scritti, la roba che scrivo per il piacere di scrivere, non è qualcosa di cui parlo spesso qui, ma, per dire, vi rientrano anche le prolisse e pesanti sceneggiature di Kunoichi Clara. Naturalmente in questi casi la scelta ricade su OpenOffice, che ha tutti i fronzoli di un word processor moderno. Riflettendoci la maggior parte di questi fronzoli non servono a niente se non a farti perdere tempo, ma ormai la nostra mente è così corrotta che usare qualcosa di meno per le cose che anticamente erano degne di una macchina da scrivere ci darebbe impressione di sciatteria.
La seconda attività scriptoria che mi compete, fondamentale, è la stesura degli editoriali di FTR, questo fra i tanti. E' naturale che solo un pazzo per scrivere questi testi userebbe OpenOffice e allo stesso tempo quanto vergo in questa sede non è adatto al terzo livello di digitazione a mia disposizione, quello più "militare". Per dedicarmi alle mie discettazioni settimanali, quindi, un misto di arroganza e HTML, per lungo tempo mi sono affidato al banale KWrite. La mia avversione alla K linuxiana (avversione che incredibilmente condivido con Lo-Rez!), però, mi ha portato a liberarmi di tale malvagio software e a oggi sfrutto tale Bluefish di cui sono veramente un sacco soddisfatto: leggero, pratico, chiaro e con quel pizzico di syntax highlighting che non rovina la mia concentrazione.
Non posso però considerare né OpenOffice né Bluefish cruciali per il mio quieto vivere, perchè durante l'uso di questi due programmi scrivere è già un tale piacere di per sé che chiedo poco supporto. La scelta fondamentale, quello che deve essere il vero coltellino svizzero, è invece l'editor da usare per programmare, attività diletta ed eletta. Dovete sapere che io non sopporto gli IDE, né i programmi che eccedono in coccole. Quando programmo voglio avere poche opzioni tra cui scegliere e pochi grattacapi, quello che mi interessa, al massimo, è avere a disposizione qualcosa che limiti i copincolla, il premere di tasti selvaggio e tutte quelle noiose pettinature del codice che sono proprie delle pratiche di ogni piccolo scrittore di software. Incontro a tutte queste fondamentali necessità mi è venuto, dopo un rapporto piuttosto contrastato, gVim, che ormai considero imprescindibile compagno delle mie avventure. gVim è uno di quei software a causa del quale potresti passare per nerd esagitato, visto che comporta una certa disciplina nell'uso, ma la verità è che, una volta che ne hai appreso i fondamenti, ti permette sul serio di compiere opere notevoli, dal parsing, anche complesso, di testi, alla sua modifica rapida, passando per attività che, magari codificate tramite il suo linguaggio di scripting, possono veramente scacciare le noie più gravi. E' noto che il mondo Linux che conta (quello più gioiosamente asociale) si divide in cultori di Vim e cultori di emacs e in questa ennesima, sterile, diatriba informatica, io non ho dubbi per scegliere da che parte stare. In verità non ho mai provato emacs, ma ormai ci sono cose che mi vengono così naturali in Vim che ne sentirei la mancanza passando a qualsiasi altro ergonomico editor.
Questa settimana, quindi, l'esposizione del giorno l'ho sfangata con questa trista carrellata di applicativi. Tanto per chiudere con un qualche senso l'editoriale volevo ricordavi che è ormai in uscita Bioshock, titolo di cui si è parlato piuttosto poco, forse colpevolmente, su queste pagine, ma che rischia veramente di essere il nuovo Half-Life, con tanto di svaccatissima trama psichedelica alla Evangelion e che per migliaia di motivi sono ormai in total fucking hype per Transformers, che dovrei andare a vedere Domenica. Se tutto va bene vado di rece.

“Cos'è la vita / senza l'amore / è solo un albero / che foglie non ha più / e s'alza il vento / un vento freddo / come le foglie / le speranze butta giù”

P.S. Evvai, le tenebre dominano

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0