Strip
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16 . 03 . 2019

Uno sguardo al futuro

Beata innocenza! Lo Stagista Vietnamita, da quando è stato assunto proprio due anni fa, ci ha riscaldato il cuore con la sua ingenuità, a noi che ci credevamo ormai troppo cinici per provare ancora entusiasmo e sorpresa. Và, giovane Stagista, và nel mondo e insegna agli Ingegneri anziani a copincollare da Stack Overflow con abbandono selvaggio!

Ne ho parlato la scorsa settimana, ma non potevo liquidare così un titolo della magnitudine di Devil May Cry V. Il gioco ha stile. Non sempre è uno stile che mi aggrada, ma ha una sua personalità: heavy metal, sensuale, a volte di cattivo gusto. Ben venga. Si tratta di un titolo fuori dal tempo, con una cura non comune per la tecnologia ma al tempo stesso uno scarso senso del business: nessuno ha avvisato CAPCOM che i giochi single-player senza costumini a pagamento non sono più redditizi nel 2019?
O magari chissà, sono tutti gli altri che dovrebbero prendere esempio.
Ma il mondo corre, la vita moderna è frenetica, dobbiamo guardare avanti, non possiamo fermarci. Questa settimana è stato annunciato il nuovo gioco dell'autore di Hyper Light Drifter: si chiama Solar Ash Kingdom, e non è più in 2D.
Ma cerchiamo di restare calmi. Dobbiamo restare calmi: prima di gridare al TRADIMENTO, voglio dare una possibilità a questo nuovo gioco tutto pieno di poligoni tridimensionali. La direzione artistica appare eccezionale come e più del precedente, dopotutto. Le vibrazioni sono giuste.

E poi è stato annunciato un altro seguito attesissimo, un'altra opera figlia di un debutto clamoroso: il seguito di Hollow Knight. Un altro titolo severo ma giusto come il suddetto Hyper Light Drifter, che chiede molto al giocatore ma mai troppo. Per questo vedere le prime scene del seguito mi mette un po' di tremore addosso... Voglio dire, sono sopravvissuto una volta al viaggio dell'eroico insetto nanerottolo attraverso un mondo pieno d'insidie, e al solo pensiero di rifarlo mi viene male. Il senso di deja vu è accentuato forse anche dal fatto che questo seguito appare esattamente uguale al suo predecessore.
Ma mi va bene lo stesso, non sono arrabbiato.

Lo-Rez: arte, storia, web design
16 . 03 . 2019

Cartoomics 2019

Così, un titolo asettico, quasi professionale, tanto per usare questo editoriale per raccontarvi cosa mi ha colpito del Cartoomics 2019, la fiera di cui non importa nulla a nessuno, ma a cui vado un anno si e un anno no, perché comunque è a due passi da casa. E' una fiera che sta cambiando, come sta cambiando tutto il fandom, più visibilmente in Italia che altrove e sebbene non sia poi così esaltante comunque mi fornito alcuni interessanti spunti.

Innanzitutto la gente visto che il primo impatto è stato abbastanza impressionante, sia perché il meccanismo di ingresso non era poi linearissimo, sia perché in ogni caso (sabato) si è presentata realmente una marea di persone. E' sempre un bene quando questo accade, giustifica oltretutto l'uso della struttura di Rho. Nonostante infatti l'affluenza fosse robusta i larghi spazi dei padiglioni della nuova fiera milanese hanno fatto si che non ci sentisse mai soffocati, se non in alcuni angusti budelli, Anche nei momenti di maggior delirio c'erano ampi spazi fuori in cui decomprimere, prima di gettarsi nuovamente nella mischia. Di contro, invece, devo dire di aver notato una diminuzione piuttosto drastica dei cosplayer. I cosplayer, formalmente, hanno come giorno il venerdì, ma usualmente per tutta la durata della manifestazione sono parte integrante dell'esperienza. Stavolta sono rimasto perplesso fin dalla metropolitana, dove non ho trovato nessuno "vestito strano" e anche durante la manifestazione, sebbene ve ne fossero, mi sono sembrati in numero minore. Quest'anno quindi salterà il premio "miglior personaggio che ha portato bene al mondo cosplay" usualmente vinto da un personaggio ostentatamente seminudo del mondo anime, perché nessun si è cimentato in modo abbastanza audace da evidenziarne uno.

Una fiera che sta cambiando, dicevamo. Per esempio, è sempre più difficile vedere la sua anima di fiera-mercato di fumetti. Le bancarelle delle fumetterie, che una volta componevano la spina dorsale dell'evento, sono ora un ghetto piuttosto limitato. Non è però vero credere che questo abbia diminuito la vocazione più "merceologica", perché in realtà si riuniscono comunque a Cartoomics diversi tipi di mercato, da quello dei cibi orientali a quello delle spade finte, passando per i videogiochi (e il retrogaming!) per non dimenticare i giochi di società. Rimane, insomma, la sensazione di sentirsi in un grande magazzino di cose nerd, sensazione nei confronti della quale abbiamo da sempre sentimenti ambivalenti. E' divertente girare per le bancarelle, non lo neghiamo. E' però anche vero che essere una fiera vuole dire un po' qualcosa di diverso.

Per esempiom, nonostante gli spazi per parlare fossero molti, devo ammettere di non aver trovato nessun talk abbastanza interessante da spingermi ad andarmi a sedere in qualche momento. Un atto dovuto le presentazioni dei grandi marchi di anime e fumetti, ma a parte questo continua a mancare il concetto di "talk", ovvero quel momento in cui una persona con qualcosa da dire viene lasciata con una mezz'ora per esporre il suo pensiero. Riuscire ad avere momenti del genere sarebbe un atto di maturità su cui vedo ancora pochi sforzi.

Trovo sempre invece molto interessante il lato più "circense" della fiera, con le parate e gli spettacoli dei vari gruppi. L'opera della Umbrella Corporation è sempre imponente e anche le dimostrazioni delle palestre di spada laser hanno un certo fascino. Devo dire che, in confronto a quest'ultime, continuo a credere che ci sia più senso di quello che gli si attribuisca in ciò che fanno. E' pacifico che, rispetto a un'arte marziale o a un qualsiasi sport che comprenda delle forme, le basi di questo tipi di disciplina siano più fallaci, ma allo stesso tempo credo che i principi di coordinazione, intensità dell'azione e organizzazione motoria necessari siano comunque validi e utili ai praticanti. Ovvio, bisogna avere un taglio nerd piuttosto pronunciato e deve esserci una certa componente teatrale, ma nel complesso mi sento di considerare la pratica meno buffonata di quello che può sembrare a prima vista.

Un'altra interessante evoluzione che ho notato quest'anno più degli altri anni è stata quella che ha riguardato la microeditoria di fumetti. Mi è sembrato di notare, quest'anno, molti progetti editoriali in stile manga con autori italiani. Non mi sono soffermato molto, anche perché credo di aver letto ormai tutti i manga che volevo leggere e sono passato un po' oltre però l'ambiente mi è apparso stimolante. Diciamo che giustifica l'esistenza dei vari progetti didattici relativi al disegno che si incontrano alla fiera. Il dinamismo nelle forme di narrazione, per quel che mi riguarda, è sempre una buona notizia. Non posso sapere quale sia il ritorno economico di progetti del genere (o anche solo la loro sostenibilità), ma spero che ci sia e di vederne sempre di più.

Non è stato un Cartoomics che ho abbandonato indenne, purtroppo. Non ho comprato i beni in cui di solito scialacquo maggiormente, ovvero fumetti, ma ho comunque portato a casa un po' di cose. Noi adulti adesso facciamo compere "per arredare casa". Ho quindi realizzato un mio vecchio sogno comprando una (mini)katana da esporre su una mensola alal Kill Bill e un paio di quadretti su legno derivati da Miyazaki. Ora che ho messo tutto in giro sono molto soddisfatto dei miei acquisti. Nerds are gonna have a nerdous life.

- Vi siete mai innamorato, Coriolano?
- Mai, - rispose il cavaliere col suo lieve e sottile sorriso. - Ho sempre pensato che nel mondo vi può essere qualche cosa di meglio da fare.
- E che cosa dunque avete fatto di meglio?
- Coriolano della Floresta lo guardò con uno sguardo limpido e di una meravigliosa ingenuità, e rispose: - Nulla.

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