Strip
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03 . 12 . 2016

Il ritorno del Re

Era il 13 maggio 2006 quando su questa stessa colonna riportavo eccitato le mie impressioni sul video di un nuovo Final Fantasy presentato all'E3 di Los Angeles. Un decennio e mezzo dopo, i link su quella colonna sono quasi tutti rotti, ma la promessa racchiusa in quel primo filmato è stata finalmente mantenuta.
Contro tutte le previsioni e tutte le probabilità, il seme gettato da quell'annuncio è sopravvissuto agli anni, segnato, sfregiato, ferito dalla vita come tutte le creature, ha attraversato disavventure e crisi, momenti di sconforto e di dolore, e proprio quando sembrava sull'orlo del fallimento, della sconfitta finale, tra le macerie ha trovato nuova speranza. È sopravvissuto con tenacia, e la potenza visionaria di quella prima idea ha attraversato un decennio per giungere fino a noi qui oggi, non offuscata ma anzi rinnovata nella sua potenza abbacinante.

È un trionfo. Un trionfo dedicato a noi che abbiamo sempre continuato a sperare contro ogni speranza. Oggi dunque sono qui tra voi per celebrare la vita che non muore. Che Final Fantasy XV sia di esempio per tutti.

Eppure non si è mai completamente felici quando si arriva alla fine di un viaggio, specialmente di uno lungo e tormentato come è stato il nostro insieme al videogioco che ha impiegato dieci anni per diventare Final Fantasy XV.
Forse mi è venuto in mente che “il significato colossale di quella luce verde in fondo alla baia”, che per un decennio ha alimentato le mie speranze, è ormai finito per sempre.
Il numero degli oggetti fatati a questo mondo è diminuito di uno. L'ideale e la speranza hanno lasciato il posto alla realtà: in genere non va a finire molto bene. Ma stavolta possiamo essere soddisfatti. La nostra fantasia finale è stata coronata.

La strada che ci ha condotto fino qui è stata troppo lunga per ripercorrerla tutta, sia pure nel ricordo. Nessuna produzione nella storia del divertimento elettronico è stata tanto tortuosa e travagliata, tanto costosa al punto tale da diventare antieconomica, non importa quanto incasserà ora che finalmente è uscita. Nessun editore avrebbe trovato motivo di perseverare con tanto accanimento in un progetto condannato come questo, se non ci fosse stato qualcosa oltre al profitto. Ma Final Fantasy non è un Call of Duty o un FIFA qualsiasi: è una stirpe regale ininterrotta da 30 anni. Quando nasce un nuovo erede nella dinastia, non si più permettere mai, in nessuna circostanza, che il prestigio del sacro nome venga intaccato. La linea nobiliare deve essere preservata integra per i posteri. Il valore del marchio è tutto qui. Questo è l'unico investimento da proteggere.
Questo è il motivo per cui anche un fallimento come Final Fantasy XIV non è stato semplicemente abbandonato, ma è stato ricostruito dalle fondamenta, raddoppiando gli investimenti, fino a trasformarlo in un successo di pubblico e un gioco che si possa ricordare con affetto negli anni a venire.
Dev'essere stata questa determinazione incrollabile a sostenere SquareEnix per tutti questi anni, attraverso tanti cambi di personale, tra continui rimaneggiamenti di ogni aspetto del gioco... solo con i cascami e gli scarti di questo infinito processo produttivo si sarebbero potuti realizzare molti giochi interi in questi dieci anni.

TIME nella sua recensione (peraltro il pezzo scritto meglio che io abbia mai letto nel settore videoludico) parla di “una storia risonante di echi shakespeariani”, e io ricordo come quei primi trailer ormai antichi fossero cosparsi di citazioni dalle tragedie di Shakespeare. Il sangue non è acqua. La visione originale è giunta fino a noi attraverso la storia.
Kotaku, il giornaletto scandalistico del nostro settore, da parte sua proclama estasiato che “Quando il gioco funziona, FUNZIONA”.
Eppure non dovrebbe: un'accozzaglia di sistemi di gioco contraddittori, di elementi grafici stratificati provenienti da tutte le ere geologiche della tecnologia... una boy-band di fashion victim un po' emo, tutti maschi e un po' effemminati, come protagonisti! Perché non è stato un disastro molto costoso? Perché spesso addirittura “FUNZIONA”?
Ma perché c'è tanto <3, stupidini!

Quasi non riesco a trattenere lacrime di commozione quando realizzo che quei quattro giovinetti con tanto disagio addosso sono QUATTRO... sono QUATTRO, capite? Sono I QUATTRO FOTTUTI GUERRIERI DELLA LUCE, il cardine della mitologia di Final Fantasy fin dal primo titolo del 1987!
Anche quando la trama sbanda, sono loro quattro a trascinarci avanti con la forza della loro relazione, un'amicizia non priva di complicazioni, che in più momenti tocca vette di lirismo degne di entrare a buon diritto nella Storia, fianco a fianco con la Scena dell'Opera di Final Fantasy VI e le altre leggende.
La loro umanità autentica è costruita sui dettagli: le animazioni sono incredibilmente autentiche, dalle smorfie per i selfie (!) alle acrobazie coordinate in combattimento, come non si era mai visto prima; e poi il loro chiacchiericcio incessante, o le occasionali scenette che si attivano nei ristoranti o negli alberghi.
Tutto questo gioco smisurato è cosparso di simili dettagli che fanno bene allo spirito, come gli abbondanti richiami a trent'anni di Final Fantasy, alcuni smaccati come i CD con le colonne sonore dei titoli precedenti da infilare nell'autoradio durante i viaggi, altri più velati. Ma ogni bit di questo gioco miracoloso, di questo gioco che non dovrebbe esistere, rivendica con orgoglio la sua appartenenza a Final Fantasy a pieno titolo: le corse sfrenate in sella ai Chocobo (che ora permettono di fare derapate folli ed esilaranti), il minigioco della pesca, il minigioco culinario, i minigiochi in generale, il tema della vittoria fischiettato da Prompto a fine battaglia, il bestiario e i design fedeli agli acquerelli di Yoshitaka Amano di tre decadi fa...

La bizzarra commistione di elementi occidentali che più non si può, come il road-movie americano, con la classica metafisica nipponica crea un'atmosfera dall'equilibrio sempre un po' precario. Eppure, come il contrasto di sapori bizzarri distingue l'Alta Cucina, anche qui il risultato d'insieme è gradevole: apprezzo molto anch'io l'inserimento di elementi prosaici come l'addio al celibato del principino, le gite in macchina con campeggio, o un intrigo politico serio, che mitigano le follie filosofiche e teologiche tanto care ai giappi.
Dell'arte e del chara-design ho già parlato, durante questi dieci anni, e non vedo la necessità di insistere. La colonna sonora invece ha sorpreso un po' tutti: mentre ci eravamo già rassegnati a rimpiangere per sempre i classici di Nobuo Uematsu, questi nuovi tizi hanno saputo creare dei nuovi classici, per le epoche future.
In questo mischione eclettico funziona perfino il trailer di lancio sulle note di una canzone hip-hop cattivissima: non è certo il Final Fantasy che ricordano i nostri nonni (cioé noi stessi trent'anni fa), ma è ancora e sempre inesplicabilmente Final Fantasy nello spirito.

E ora, finalmente, il meritato riposo.
Abbiamo atteso dieci anni per ricevere infine il migliore dei Final Fantasy possibili. Non un gioco perfetto, ma un gioco stupefacente ed emozionante e miracoloso, il meglio che potevamo sperare da questo mondo imperfetto. Le nostre fantasie hanno avuto un lieto fine.

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 12 . 2016

L'attesa di è forse...

Sono sicuro che nel posto felice di Godel c'è un pinguino. Perché, potenzialmente, credo che tutti i personaggi di FTR siano stati realizzati per essere membri del Fight Club. Poteva andargli peggio, voglio dire, quello che rappresentava il Fight Club, ai tempi, come moto di ribellione nei confronti della società, è molto meno drammatico di quello che si sente in giro oggi. Poi, ok, quelli buttavano davvero giù palazzi, mentre la maggior parte dei ribelli irriducibili di oggi si limitano a scrivere cosa farebbero sui social, al sicuro nelle loro camerette dove non manca mai riscaldamento, TV e cioccolato (ovomaltina, direbbe Protesi di Complotto, ma comunque, da un punto di vista "filosofico" quelli avevano dietro la dissacrante critica sociale di Chuck Palahniuk, invece che i deliri di ben peggiori personaggi.

Questo weekend sarà sicuramente monopolizzato da un certo flip-flop booleano che non sa se andare in true o false. In questo senso FTR potrebbe farvi bene, come oasi assolutamente impermeabile a certi ragionamenti e discussioni. L'informazione liquida del web, ma soprattutto la caccia del click, ha fatto si che siano veramente poche le persone, ormai, che si mantengano in argomento quando scrivono qualcosa. Pensano tutti di avere il diritto di dire tutto di tutto, anche dopo aver amministrato per anni una modesta pagina web su un qualche argomento specifico. Noi non siamo così, a noi il web dell'antichità ci ha insegnato che andare off-topic è qualcosa di punibile con la morte.

E così, piuttosto, parliamo di Kojima, che è questa anomalia spazio-temporale generata dal mondo videoludico, bagnata nel martirio, che sostanzialmente riesce a far parlare di sé semplicemente con un tech demo di pochi minuti. Death stranding torna sui palchi di youtube con un filmato angosciante di bambole, bambini, zombie, alieni (alieni?) bulbosi e viscidi e Mads Mikkelsen, che ha un bel monte cose fatte, ma secondo me negli ultimi tempi gioca soprattutto sul suo ambiguo Hannibal. Anche il personaggio che interpreta nel demo, in fondo, è un villain piuttosto sfaccettato, almeno per quel poco che si è visto.
Ma, come scrivevo, questo filmatino non è molto più di un tech demo e secondo me il livello di isteria che si solleva intorno a Kojima sta diventando preoccupante. Se anche il primo video poteva essere straniante, con un altro bambino (eh, hanno un po' la fissa), le bestie morte e il tizio nudo, questo non è che mi abbia dato più emozioni di un Last of Us, un Division o un'altra cosa del genere. Apocalisse, zombie, militari demoniaci ecc. ecc., insomma, non mi sembra ci sia niente di nuovo sotto il sole. Ma si sa che io sono un freddo barbogio.

Parlando di anzianità e giocattoli per anziani, l'acquisto della settimana è uno splendido altoparlante bluetooth, che sembra un'idiozia, come oggetto, ma non lo è. Secondo me la qualità dell'altoparlante del Nexus5X è terribilmente inferiore a quella del mio vecchio Nexus4 e se anche può essere passabile per il vivavoce è assolutamente improponibile per ascoltare musica, radio o altre cose del genere. Nel 2016 fruire di servizi del genere senza passare dal cellulare è diventato obsoleto e troppo ingombrante, per cui l'altoparlante porta a una soluzione ibrida accettabile. Ho preso questo, rosso (diffidate dal sito, c'è anche rosso), il più barbone dei disponibili in negozio. Ovviamente non è una roba altissima fedeltà spettacolare, ma il salto di qualità dal cellulare puro è notevole e vale i venti euro pagati. Sono in un periodo di stranissime sperimentazioni musicali e lo trovo molto utile, anche perché lo porto liberamente in giro per tutti gli ambienti della casa e quindi può anche servire moltissimi usi.

Bene, l'editoriale chiude qua, andiamo verso un weekend lungo (lunghissimo, qui a Milano) in cui spero vi divertirete e magari scierete. Ho scoperto che per qualche assurda ragione la gente porta in guanti con il laccetto solo quando scia e quindi i guanti con laccetto sono considerati "guanti da sci". Io avevo bisogno di guanti, ma non scio, però li ho presi lo stesso. Sarà come sarà, anche timbrare in metropolitana viene più comodo.

“La calunnia è un venticello / un'auretta assai gentile / che insensibile, sottile, / leggermente, dolcemente, / incomincia a sussurrar.”

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