Strip
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18 . 05 . 2019

Un eterno settembre

I piumini ci fanno lacrimare gli occhi, come se non bastasse lo sputacchio incessante della pioggia di queste settimane a inumidirli, e il risultato è che vediamo tutto sfocato come nelle scene iniziali di Hong Kong Express (1994), il capolavoro del maestr-... oh, ma dai! C'è un posto e un tempo per l'arte del Cinema (credo di averlo messo in chiaro su queste colonne in questi 18 anni), ma lo Spirito dei Tempi oggigiorno ci sospinge verso un genere di spettacoli di più immediato consumo. E chi sono io per remare contro?! Soltanto una barca controcorrente, inesorabilmente risospinta nel passato.
I giovinastri di oggi (mi sto mettendo la tuba di Zio Paperone) sono talmente ossessionati dallo schermino del loro telefono da essere diventati d'improvviso tutti quanti nerd, perlomeno nell'accezione banalizzata del termine. I Social Network hanno dischiuso le porte di Internet a tutti quanti, da vostro zio cinquantenne alle pre-adolescenti scalmanate ai concerti trap: e tutta questa gente digiuna di tecnologia, e anzi storicamente avversa alla tecnologia e a chi la pratica, è diventata suo malgrado l'Utenza globale di computer, siti, e tutta la roba che da sempre era appannaggio esclusivo della nostra “sparsa dinastia di solitari”.
Capirete come si può sentire uno di noi: come un povero piccolo hobbit che ha coltivato il suo praticello con amorevole cura, solo per vederselo invaso da un'orda di orchetti zozzoni. È il fenomeno ben noto che nel gergo degli hacker californiani si chiamava “Eterno Settembre”, quando ancora queste parole avevano un senso.

Ma torniamo agli orchetti pre-adolescenti, agli uruk-hai cinquantenni. Nel breve volgere di un decennio i Social Network hanno trasformato le vite di tutti, ovunque, e così anche l'intrattenimento elettronico è cambiato: ad esempio avete scoperto che vi piace guardare gli altri che giocano come e più che giocare voi stessi. Chi l'avrebbe detto! Ma è così che si costruiscono le fortune molto concrete di youtuber vari, a suon di milioni di dollari e miliardi di spettatori. E così videogiochi come Fortnite sono diventati rituali collettivi, vissuti sempre in pubblico, rigorosamente in diretta.
Non più due bimbetti davanti al NES, a giocare uno con Mario e l'altro con Luigi! Non più 70 ore di Final Fantasy VII vissute in adorazione silenziosa nel buio di una cameretta, il viso emozionato rischiarato dal bagliore blu del tubo catodico...!
Il Mondo è passato oltre. L'ossessione della condivisione collettiva ha contagiato le altre forme dell'intrattenimento a schermo, come i film e le serie.
I film sono diventati a episodi; e gli episodi finali sono diventati eventi da vivere in diretta come le finali sportive. Fatti solo per essere consumati qui e ora: del resto che emozioni ti può dare la registrazione della finale dei mondiali dell'anno scorso? O li guardi insieme a tutti gli altri, o sei fuori. Tolleranza zero. Thanos viene sconfitto adesso, primavera 2019, in un senso molto concreto. E tu pensavi di guardarti Game of Thrones con i tuoi tempi, come una volta hai fatto con i libri? Povero illuso, da domani (letteralmente da domani) nulla di ciò che riguarda Dany + Jon e gli altri (ehm, Sansa) avrà più senso, tutta la magia sarà svanita come una coca-cola sgasata, come la polverina magica e scintillante sulle fragilissime ali delle farfalle.

Eppure... dicono che lo sport unisce i popoli: e allora gli Avengers e GoT e Fortnite porranno fine a tutte le guerre, e inaugureranno una nuova Era di pace e prosperità. L'umanità intera, unita dai social network in un groppo inestricabile di emozioni condivise in contemporanea, realizzerà infine la visione utopica di Gene Roddenberry.
Crediamoci. Se la metto così fa un po' meno male.

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 05 . 2019

Animi delicati

Che carini i fans di Game of Thrones che dopo il quinto episodio dell'ottava stagione si sono scagliati contro gli autori, rinnegando di averli osannati fino al giorno precedente e scoprendo improvvisamente che le trame non possono chiudersi in modo soddisfacente. Ancora più teneri nel loro tentativo di chiedere che la stagione venga riscritta, come se le loro idee fossero necessariamente migliori di quelle mostrate o come se, in generale, ci sia modo id uscire bene dalla grande insalata che questa serie TV ha fatto del suo racconto.
In realtà non è mica detto che nemmeno Martin in persona ce l'abbia il modo di uscire fuori dalla sua grande soap opera, eh, ma un libro (più libri) gli danno certamente degli espedienti per sopravvivere. Si può anche abbassare un po' il ritmo, rigirare le cose, spiegarle e dettargliarle. Dopotutto sono già diverse volte che ribalta i pesi dell'economia del racconto tradendo i suoi stessi climax e la gente non gli ha mai detto niente. Lui può ancora farcela, ma la serie TV no.
Quello che la gente non capisce è che le dimensioni di un racconto non riguardano solo il media in cui verrà realizzato e quindi lo spazio messo a disposizione, ma anche la sua struttura. E' come costruire ponti, se li fai troppo lunghi devi prevedere più campate o sistemi più complicati per reggerli, altrimenti crolleranno.
Può essere che vi sia piaciuta quella tal scena o quel tal personaggio. Bisogna dire che dal punto di vista recitativo GoT è ben fatta e comunque il background dei suoi personaggi è vera letteratura, quindi ha delle cartucce da sparare in questo senso, ma ogni scena vive assieme alle altre scene e riuscite sinceramente a dire che ci sia stata una progessione armonica negli eventi? Non sembra anche a voi che tante cose siano nate, poi morte, poi portate avanti, poi indietro? Sicuramente il più marchiano dei problemi, uscito in questa ottava serie, è il fatto che il Night King, da sempre sponsorizzato come il "mostro finale" della vicenda, sia stato condannato a una fine barbina a metà stagione, non solo con una battaglia particolarmente confusa (visivamente e no), ma anche con un colpo finale piuttosto erratico. Lì però non si lamentò nessuno, perché già allora gli autori barattarono l'economia del racconto con l'ossessione a inseguire i fan. Incapaci di dare spessore alla trama dei non-morti, non potevano utilizzarla come acme definitivo nonostante fosse ciò che la vicenda stessa dichiarava, così l'hanno potata via dal computo generale con un colpo di mano, mettendo Cersei sul fondo. A quel punto, però, dovendo lavorare sul finale-finale avrebbero dovuto avere il racconto dalla loro parte, perché non si può affrontare qualcosa di tanto importante da soli e il racconto, tradito migliaia di volte, li ha abbandonati.
Se devo essere sincero, a me la puntata cinque è piaciuta. Ci sono delle belle immagini, ci sono dei sentimenti forti. Ovviamente però può funzionare se la si guarda smontandola dal resto della serie TV perché sistematicamente distrugge tutti i percorsi creati per i personaggi che vi si trovano e ogni reazione appare esagerata o fuori luogo. Il problema non è nemmeno la fine di Cersei perché comunque il bisogno di vederla era diventato troppo grande per qualsiasi soluzione, il problema è che il racconto ha voltato le spalle in un modo troppo evidente. Perché, diciamolo, non è vero che le svolte di questo quinto episodio siano peggiori di quelle degli epsodi precedenti, solo che erano delle svolte che non potevano lasciare nessuna promessa aperta, non potevano far pensare a un clamoroso futuro che sistemasse tutto, ovvero ciò che hanno sempre fatto gli altri.
Concludendo, il sentiment attuale mi sembra metterci in una condizione per cui perderemo tutti. Perché come molte analisi che si fanno sull'internet anche questa è priva di senso delle proporzioni. E anche se pure la storia narrata in questo finale è senza senso delle proporzioni dobbiamo accettare l'eventualità di essere indulgenti, se siamo arrivati fin qui. E' ridicolo fare gli intellettuali del tipo "no beh, fino a ieri era il libro, poi sono arrivati questi due out of the blue" come per scaricarsi la coscienza mentre si scaricano gli sceneggiatori. Questo prodotto è prodotto di tutti, nel bene e nel male e se pensate ora che dovete riscriverlo è perchè l'avete vissuto nella maniera sbagliata. E' stupido, si, ma da sempre. Tutti i vostri approfondimenti psicologici basati su due-tre frame erano pretenziosi già cinque anni fa. A un certo punto questi due tizi hanno pensato di non doversi curare del racconto perché voi non gli avete mai chiesto di curarvene. Volevano farvi vedere un drago che brucia la città. Volevano rendervi felici così. E, un giorno ammetterete tra di voi, alla fine lo siete un po' stati.

“Every time a new Targaryen is born the gods toss a coin”

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