Strip
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15 . 12 . 2018

Il Fantasma del Tempo Passato

Ancora una volta FTR cavalca lo Zeitgeist con selvaggio abbandono... ma senza rinunciare ai suoi estrosi ghiribizzi! La strip di oggi ci cala in un'atmosfera natalizia sì, ma terribilmente oscura: più Canto di Natale che una pubblicità della Coca-Cola disegnata da Norman Rockwell.
Il Fantasma del Tempo Passato rialza la sua testa orrenda e torna per tormentare il povero Gödel, che credeva di essersi lasciato alle spalle tutti gli errori di gioventù! Ma cambiare lavoro non sempre ti assolve dai crimini passati. HA HA HA!

Ma tutto non deve essere buio e freddo: abbiamo la fiamma viva di tanti videogiochi caldissimi, che ci illumina e ci attira a sé. Sono tanti, e queste pagine non riescono più a contenerli tutti.
Sono anche disseminati su tante piattaforme diverse, persino dentro al PC: è tutta una guerra civile di App e di Store che si contendono il territorio all'interno di ogni computer domestico. Microsoft che dà via i giochi con un abbonamento mensile, il nuovo Epic Store finanziato con i favolosi e illimitati introiti di Fortnite (non commento), persino Discord e perché no anche Facebook che non c'entrano un piffero con il Divertimento Elettronico si sono lanciati nella mischia. Tutti questi nuovi rivali sono entrati nell'arena in cui un tempo spadroneggiava solo Steam, con Battle.NET che è sempre stato un mondo a sé, più qualche altro piccino come GOG basato più sui buoni sentimenti che su una proposta concreta.

Ma chissenefrega di questi fenomeni che ci attirano pericolosamente vicini alla Vita Reale. Quello che ci importa sono solo i giochi, restiamo concentrati su quelli.
In queste festività invernali possiamo ad esempio finalmente addentrarci nelle viscere buie della terra, armati solo di un fiammifero bagnato: BELOW.
Un titolo che si è guadagnato il diretto di essere TUTTO MAIUSCOLO. Lo attendo dal 2013, come testimonia l'archivio. È stato amore a prima vista con questo giochino pieno di stile, una grafica mirabolante fatta di luci e ombre e architetture enigmatiche, che si autodefinisce un “Terrario Procedurale”. Come non amarlo? Un gioco vecchio stile che non ci prende per mano, ma ci sbatte in un mondo difficile senza spiegarci mai niente.

Nel frattempo continuano i sussurri sibillini attorno a Death Stranding. Per essere un gioco che nessuno ha mai visto, di certo la gente ne parla un sacco... tipo quest'uomo, che è anche il direttore del marketing del gioco, quindi potremmo ravvisare un piccolo conflitto d'interessi. E poi gli attori coinvolti, che ne parlano come se avessero visto la luce ultraterrena che ci attende dopo la morte. “Un'esperienza trasformativa”, “Nulla è come mi aspettavo”, “Ho visto il Futuro” ecc.
Io voglio credere.

Lo-Rez: arte, storia, web design
15 . 12 . 2018

Dottore chiami un dottore

La possibilità che il codice che hai scritto nella tua gioventù torni a perseguitarti è un incubo ricorrente che condividono molti sviluppatori. Potreste credere sia impossibile e invece la probabilità che accada è molto alta perchè l'IT, soprattutto in Italia, è un ambiente più piccolo di quello che sembra. Questo dovrebbe insegnarvi a scrivere sempre del codice che sia leggibile e chiaro e che riusciate a dominare anche dopo esservene completamente dimenticati, ad anni dal momento del suo rilascio. Non temete, il codice che tornerà indietro a perseguitarvi sarà stato necessariamente sviluppato prima di questa presa di coscienza.

Oggi l'editoriale di FTR lo utilizziamo per raggiungere la catarsi e scrivere in modo organico e competente i nostri pensieri sul "nuovo" Dottor Who. Nuovo perché vi è stata una rigenerazione che ha trasformato Capaldi in Jodie Whittaker (si, è una donna, non fate quella faccia) e nuovo perché Moffat ha lasciato il ruolo di showrunner, cedendo la barra di comando del TARDIS a Chris Chibnall. Di fronte a tutti questi scossoni c'era ovviamente una certa apprensione per questa stagione e tanti timori. Molti, mi spiace dirlo, si sono confermati.

Dovreste avere un po' presente il mio sentimento per Dottor Who, per come l'ho espresso durante questi anni su FTR. L'intera opera di Russel T. Davies, lo ribadisco, è stata puro genio. Moffat, quando ha preso il comando, ha fatto delle scelte importanti e a volte non condivisibili, ma comunque si è dimostrato anche lui un pezzo da novanta della scrittura. Purtroppo Moffat fisiologicamente col proseguo degli anni diventa via via più ingestibile in tutto quello che fa e l'intero arco di Capalbi, per dire, nonostante la prestazione enorme dell'attore, ha avuto più bassi che alti. Nessuno, insomma, può dire di aver visto male il fatto che il buon Steven mollasse, quando è stato il tempo.

Che il dottore successivo a Capaldi dovesse essere donna era già nell'aria da un po'. Jodie Whittaker, in tutto quello che ho visto prima della sua prestazione come timelord, non mi aveva impressionato particolarmente, ma in realtà niente, dei problemi di questa serie è attribuibile a lei o al fatto che il personaggio abbia cambiato sesso. Dottor Who è un ruolo divertentissimo da vivere, in cui bisogna necessariamente osare e lei credo lo abbia fatto, reggendo sicuramente una parte da far tremare gambe e polsi. Se dovessero chiedermi (non lo fanno, ma io tengo il cell acceso comunque) se credo che debba essere sostituita non avrei problemi a dirgli di no, assolutamente. Tenetela tutta la vita, ma usatela meglio.

Il grosso problema di Dottor Who, infatti, è la terribile scrittura delle sue storie, uno dei campi in cui, nei tempi d'oro, la serie eccelleva. Chi era Chibnall prima di questa impresa? Lo ricordiamo certamente per Broadchurch, una storia che ha avuto un successo planetario, ma che era un dramma poliziesco e famigliare che lavorava quasi completamente per sottrazione. Una storia articolata, ma dal ritmo assolutamente incompatibile con quello del dottore. Dottore che però Chris ha avuto modo di incontrare a più riprese, nel suo passato, scrivendo episodi in diverse serie: più o meno tutti episodi dimenticabili.
Ma dire che tutta la run 2018 di Dottor Who sia dimenticabile è ancora poco. Dimenticabile era l'ultima tranche di Moffat, piacevole, ma senza niente di rilevante. Questo 13th invece è in moltissimi casi proprio sbagliato, per ritmo, struttura, costruzione. Il punto di partenza è solitamente raccolto dai classici spunti della serie (astronavi che precipitano, infestazioni varie, guerre aliene), ma lo sviluppo manca dei più basilari elementi tecnici del racconto. Spesso i cattivi sono abbandonati a sé stessi, a volte palesemente messi in campo senza altra motivazione che essere malvagi, sovente anche rimossi dalla storia in modo sbrigativo semplicemente perché hanno esaurito la loro funzione. I misteri si sviluppano e si risolvono esattamente come è atteso sia dai personaggi che dagli spettatori, senza un colpo di scena che verso la fine regali una qualche emozione, a volte sorprendendo solo per il modo banale in cui tutto si svolge secondo le attese.
Esemplificativo di tutto ciò l'episodio Rosa (SPOILER) in cui un ex-detenuto del futuro decide, assolutamente out of the blue, che deve impedire a Rosa Parks di prendere l'autobus che la farà passare alla storia allo scopo di rendere genericamente l'universo un posto peggiore. Tale inutile individuo, dopo aver messo in moto il suo piano, viene poi frettolosamente annientato, tanto per non essere di disturbo, così da lasciare poi i protagonisti a svolgere i loro compitini e raggiungere l'happy ending. Il tutto, sembra, unicamente come giustificazione di una pedagogica riedizione dell'evento storico, cosa che rende tutto didascalico fino a essere insultante.
E' addirittura doppio il danno portato da un prodotto del genere. Da una parte tutti i fan di lungo corso di Dottor Who, di fronte a tanta sciatteria, non possono che indignarsi. Perché dovete capire che Dottor Who è già posizionato ben ai limiti della suspension of disbelief di una persona adulta, è una cosa di cui abbiamo già parlato. Se questa sospensione non viene costantemente puntellata da una solida narrazione allora veramente lo show diventa il disagiato vagare di tizi strani in una scatola di legno.
Dall'altra, questa smaccata pedagogia attira persone che mai avrebbero messo bocca nelle storie del dottore, ma che ora lo lodano per il modo in cui affronta temi importanti, con la stessa compassata leziosità delle zie che guardano i programmi del pomeriggio con mamme che vogliono bene ai bambini. Dottor Who, dalla sua rinascita (2005) è da sempre una serie rivoluzionaria in quanto a temi e contenuti, una delle prima a trattare con leggerezza e normalità le relazioni LGBT, una delle più importanti per quello che riguarda affrontare temi forti come la guerra, la diversità, la violenza e l'odio e una di quelle dalle posizioni più nette su tutti i temi che contano. E, nel pieno spirito della televisione per ragazzi di qualità, è sempre riuscito a fare questo in maniera multi-livello, così da parlare al suo target nominale (i ragazzini) ma coinvolgendo anche con sommo piacere gli adulti. Se però oggi ti presenti a mostrarmi un evento storico per rimarcarne l'importanza morale e sbattendotene le balle di raccontarmi una storia beh... allora tanto vale che mi ridate lo scuolabus con la tizia vestita strana.

In conclusione questo tredicesimo dottore è un grosso no, per il semplice fatto che è scritto malissimo. Anche i personaggi sono imbarazzanti per i loro atteggiamenti, ma molto spesso proprio per il modo in cui sono scritti che per problemi intrisechi di chi li interpreta. Adesso aspettiamo lo speciale non-natalizio (spostato a gennaio) e poi vedremo come va. Potrebbe essere un periodo buio da cui non usciremo in fretta, non sarebbe neanche tragico dopo tante cose meravigliose che abbiamo vissuto, ma sperare che si migliori non costa nulla.

Per oggi c'è già troppa mestizia perché si parli di Spock con la barba. Quello va a un altro momento

“Is anyone excited? 'Cause I'm really excited.”

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