Strip
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10 . 03 . 2007

Quante fatiche per una principessa

Come preannunciato qualche settimana fa, la nostra serie Jobs si rinnova con nuovo filone dedicato nientemeno che a Bob. La start-up hi-tech di Cloud e Link a quanto pare sta avendo successo, e l'arruolamento dell'angioletto bastardo di Messiah (quel vecchio gioco che, col senno di poi, fu piuttosto insignificante) permetterà di espandere il business in quell'eccitante area grigia ai confini della legalità.
Dopo vari anni e dozzine di strip in questa serie io e Cymon volevamo cambiare aria, ed allontanarci dal solito balcone con vista sulla città che fa da ufficio al nostro Cloud: le fantomatiche isole di Payapaya sono ispirate al mito del “Paradiso Digitale”, un territorio con una giurisdizione speciale che garantisce la privacy e l'immunità per i server e i dati in essi contenuti... è un concetto reso famoso nell'ambiente dei computer geek da libri come Cryptonomicon di Neal Stephenson, ma anche da fatti di cronaca come le battaglie legali attorno ai principali server per il file-sharing (da eMule a The Pirate Bay, che a un certo punto voleva comprare un'isola artificiale).

Si diceva la volta scorsa di Odin Sphere, un titolo che mi è balzato addosso di prepotenza e di cui mi sono infatuato all'istante, dato che presenta tutte le caratteristiche che preferisco:

  • RPG orientale
  • Grafica 2D ad alta risoluzione (!)
  • Combattimenti in stile picchiaduro a scorrimento
  • Ottimo chara-design

Davvero non posso chiedere di più a un singolo gioco. Odin Sphere è il successore di un altro gioco di Atlus molto simile, uscito un decennio fa per Sega Saturn (!) e come tale condannato fin dalla nascita ad un tragico destino: Princess Crown. Ahh, Princess Crown. Croce e delizia dei giocatori più hardcore, questo titolo oscuro e sfuggente si è fatto desiderare senza concedersi mai agli ossessionati d'Occidente, ed è rimasto in eterno confinato in Giappone. Perfino il remake per PSP si è rivelato una beffa crudele, negandoci ancora una volta una traduzione e una distribuzione ufficiale fuori dall'isola di Nippon.
Coloro i quali, come me, provassero il desiderio di giocare Princess Crown dovrebbero armarsi di coraggio e fede incrollabile, perchè ci sono da superare ostacoli spaventosi. Innanzitutto occorre procurarsi il gioco, e il cd-rom originale per Saturn vale cifre astronomiche... senza contare che bisogna avercelo, il Saturn, e anche questo non è un dettaglio. La strada più praticabile resta allora l'emulazione: se considerate che tutti coloro che potevano trarre profitto da questo gioco sono falliti da anni (certo che porta fortuna, Princess Crown!), è evidente che emulare questo gioco non danneggia nessuno, e la vostra coscienza può restare tranquilla. Certo, il Vero Videogiocatore non può riposare tranquillo se non prova l'esperienza autentica, ma si fa quel che si può.
Si dà il caso che esista un discreto emulatore per Saturn, il Cassini (notate l'ironia del nome), e che Princess Crown funzioni discretamente, a parte certi sprite che sfarfallano e spariscono. L'interfaccia dell'emulatore fa schifo, ma credetemi, quello è il problema minore.
Il vero problema, il Principe dei Demoni guastafeste, è la maledetta lingua giapponese. Parliamo di un RPG, ragazzi, capire i dialoghi è fondamentale, non ci sono scuse. Certo, è teoricamente possibile completare il gioco parlando con tutti i personaggi e controllando la mappa dopo ogni singola battuta per sapere se si sono aperte nuove aree, ma dopo 40 ore passate vagando alla cieca cercando di indovinare qual era il villaggio dove la vecchietta ti ha detto di andare, ebbene passa la voglia anche ai giocatori più hardcore.
Nel corso della mia vita di videogiocatore ho incontrato molte volte traduzioni non ufficiali dele ROM dei giochi più famosi, come Bahamut Lagoon o Tales Of Phantasia, ma non esiste nulla del genere per Princess Crown. Tutto quello che abbiamo a disposizione è questa traduzione incompleta, lasciataci da un anonimo benefattore che a quanto pare non è più rintracciabile.
Ricapitolando, quindi, per giocare Princess Crown una povera anima come me deve prima farlo funzionare emulato, e affidarsi a una traduzione (magari stampata, e sono parecchie pagine) da consultare ogni 5 secondi circa, sperando di non perdersi perchè altrimenti è finita. Se a questo aggiungete i difetti strutturali del gioco, che dopotutto ha 10 anni e non ha certo una giocabilità entusiasmante, la situazione non è allegra.

“E allora perchè lo fai?”, si chiederà qualcuno. “Cosa ti dà la forza di andare avanti nonostante tutto? Perchè non inserire il disco di Tomb Raider Legend e divertirsi spensierati senza tanti problemi? Cos'avrà di tanto speciale questa dannata Principessa tredicenne dai capelli rosa?”
Una guardia del castello della Principessa a un certo punto dice (o almeno credo): We fight not for glory! We fight so that a certain giant electronics company from the East will not establish a monopoly over a particularly volatile industry. E naturalmente Sony all'uscita di questo gioco ormai dominava già il mercato... come si fa a non amare un gioco così? Un gioco che ti fa sentire un ribelle, un privilegiato, un l33t, e orgoglioso di esserlo. Un gioco che ti mette nei panni di una principessina che vuole girare il suo regno e difendere in prima persona i suoi sudditi, e in cambio riceve battute sul colore dei suoi capelli e allusioni sessuali anche abbastanza esplicite, trattandosi di un gioco giapponese... e che durante i combattimenti si ferma a mangiare i frutti dagli alberi (e rimane vulnerabile per un certo tempo)?
A proposito di Sony, alla Games Developer Conference di questi giorni sono state fatte delle dichiarazioni davvero di fuoco, ma ne parleremo la prossima volta.

“Ahh... little Princess... I've been waiting for you. Before we begin your training, we must review some simple fencing dos and don'ts. I'm going to speak quite abstractly. Imagine, if you will, your body under the control of an 8-direction digital input device. This 'control pad,' if you will, has 6 buttons labeled A, B, C, X, Y, and Z, along with two shoulder buttons labeled R and L. Now, imagine that in order to make movements, you must enter commands into this controller, and these commands are transfered via electronic signal to your body. You've learned about abstraction in your daily lessons, I trust, so this should be simple.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
10 . 03 . 2007

Ranga yè

Ennesimo editoriale di recensione anime. Si, lo so, c'è il GDC e ci sarebbero diverse cose da dire, soprattutto su Play3, ma oggi vi tocca anime. Le sparate videoludiche di alta filosofia magari settimana prossima, o chissà.
Parlando di Neo Ranga credo di fare cosa buona perché, al di là della qualità dell'opera, pochissima gente nella Grande Rete sembra aver trovato il tempo di spendere due righe su questo cartone animato e, mi sembra di intuire, la maggior parte di voi nemmeno sa di cosa sto parlando. Quantomeno dal punto di vista informativo, quindi, le mie sconnesse parole potrebbero addirittura risultare utili.
Neo Ranga è una serie post-Evangelion, a ridosso del delirio che ha seguito la discussa serie di Anno e le influenze si notano, almeno superficialmente. Le prime cinque puntate sono all'incirca copiate da Evangelion e si intuisce una cosmogonia simile nelle due serie. Rispetto a Evangelion però c'è una trama un pochino più coerente, dei personaggi decisamente migliori (non che fosse difficile) e una deriva filosofica completamente diversa.
La storia narra di un gigantesco mostro di 30 metri, Ranga, appunto, che a seguito di diverse vicende finisce sotto il completo controllo di tre sorelle (più o meno adolescenti giapponesi). La prima metà della serie è molto sul genere "la mia vita quotidiana con un colosso indistruttibile" mentre nella seconda si vira più verso il combatti e distruggi con la comparsa di altri disturbandi esseri giganteschi e un florilegio di organizzazioni oscure dai fini inquietanti.
Partiamo da qui: Neo Ranga non è un capolavoro e non è nemmeno vivamente consigliato. Certo, potreste farvi catturare anche voi dai wallpaper piuttosto lascivi e potreste anche arrivare alla conclusione che la sigla d'apertura della prima metà è molto orecchiabile, ma non so se potrete mai arrivare all'idolatria per quest'opera. Le buone idee sono molto molto diluite in diverso materiale riempitivo e anche se, sul finale, si arriva a vedere scontri interessanti e l'intreccio si fa epico, prima di arrivarci abbiamo vicende più o meno utili che a tratti arrivano persino ad annoiare. Lo svolgimento della trama per tutta la prima metà della serie è terribilmente atipico, con molto shojo più o meno manifesto e praticamente nessuna occasione di vedere all'opera il bestione contro qualcosa alla sua altezza, ma, paradossalmente, quando nella seconda parte tutto diventa un classico mostro buono contro mostro cattivo, le cose peggiorano, giacché l'anime finisce con l'appiattirsi e perdere originalità. A contorno di ciò diversi personaggi confusi lasciati un po' a sé stessi, combattimenti praticamente assenti e in generale l'assenza di quel quid che è necessario per il salto di qualità. Fatta questa premessa, però, credo sia il caso di sottolineare almeno due aspetti veramente ben resi. Il primo è, come dicevo anche molto sopra, la presenza di personaggi notevoli come Yuuhi, la ragazzina che mostra l'inclinazione a radere al suo le città. Il secondo un approccio alla società giapponese estremamente critico e realistico, con un'analisi terribilmente profonda dei problemi del paese. Siamo abituati dai cartoni giapponesi a vedere sempre un Giappone cristallizzato nei suoi stereotipi, con le solite figure teatrali sempre uguali a sé stesse. Neo Ranga invece ci propone un Giappone reale, dove la gente è costretta a chinare il capo di fronte alla Yakuza e alla corruzione, dove la mancanza di ideali porta a perdersi intere generazioni di giovani e dove la crisi d'identità segna la vita stessa della nazione. Per essere la storia di un Dio polinesiano distruttore, insomma, c'è molto materiale interessante, che esula anche da quello che si trova solitamente in queste opere.
Concludendo, non credo si possa considerare Neo Ranga una tappa obbligata del percorso di un otaku, eppure a tratti spiazza e stupisce, un pregio da non sottovalutare. Il formato dell'anime è bizzarro: 48 episodi da 14 minuti, delle pillole manga. All'inizio ogni episodio ha un tema diverso così si buttato in campo temi a nastro, con buona frequenza, ma procedendo appare sempre più chiaro che gli episodi, presi a coppie, possono essere considerati episodi singoli di lunghezza consueta.
Bene, la parte del piccolo appassionato di anime chiude qui, lasciatemi la chiosa per Bob. Si, Bob, che campeggia garrulo e panzuto nella strip qui sopra. Bob è forse il personaggio che meno è stato sfruttato in FTR, pur avendo un notevole potenziale. Il suo ingresso nel mondo di Jobs, però, penso che gli darà un notevole spessore perchè è veramente nel personaggio e la sua occupazione è interessantissima e dotata di notevoli sfumature. Qui lo vedete semplicemente alla dogana, quando ancora non ha avuto modo di insediarsi, ma spero apprezzerete la server farm che abbiamo attrezzato per lui. Lui, in confidenza, secondo me ne è felicissimo.
Ah, questo mese comprate Gamers in edicola. Si, si, ne parlerò settimana prossima, mi sa, ma voi intanto compratelo.

“Non so ballare il tango / Non so ballare il valzer / Non so ballare niente / Mi dondolo in disparte / In piedi contro il muro / Guardo il mio futuro / Perso in una marea d'ombre ”

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