Strip
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30 . 12 . 2006

Tango 2006

Ostentando noncuranza per le cose del Mondo Reale™, noi di FTR abbiamo l'ardire di presentare qui ed ora il terzo e penultimo episodio di Grand Theft Rabbit: 1998: prego notare la totale assenza di neve, abeti o luminarie gioiose.
Quanto a emozioni, invece, non ci siamo fatti mancare nulla: il soggetto infatti è B. Jenet in lacrime che ricorda malinconica i bei tempi andati, quando combatteva al fianco del suo amante TheRabbit (?) i loschi pirati cinesi nel settore dei giochi da bar. Riuscite a immaginare uno scenario più commovente? No, eh?
Non è mai stata nostra intenzione sfruttare commercialmente questo fumetto, e da quando abbiamo iniziato nel 2001 abbiamo seguito soltanto i nostri personalissimi conigli. Questa miniserie non fa eccezione, e una parte di me si rende conto che una tragedia epica con protagonista un personaggio semisconosciuto della scena videoludica più hardcore forse non dice gran che al pubblico... però sono convinto che quando si crede in un progetto, qualche volta si riesce a contagiare con il proprio entusiasmo anche le masse più ottuse (senza offesa, amatissimi lettori).

La tradizione dei nostri avi prevede che, attorno alla fine dell'anno, si stilino le classifiche del Meglio e/o del peggio. Non amo questo genere di cose, perchè il nostro settore (l'Intrattenimento Elettronico) va vissuto momento per momento, guardando al futuro oppure al lontano passato... ma dei giochi di un anno fa non ci importa un dannato accidente. Tanto più che, scorrendo le classifiche su vari siti, ho mancato di esaltarmi.
Non è una novità, ma la scarsità di bei giochi per PC è sempre più penosa, tanto da mettere in dubbio la convenienza di spendere montagne di oro e gemme preziose per l'aggiornamento dell'hardware. In questo 2006 non ho fatto altro che aggrapparmi disperatamente alle poche conversioni da console che hanno graziato il PC (Devil May Cry 3, Guilty Gear Isuka), con qualche titolo originale discreto: Sam & Max, Half-life 2 Ep. I (che messi insieme non fanno 20 ore di gioco). Il gioco che mi ha convinto di più è stato Dawn Of War: Dark Crusade, che non appartiene però a quella elite di titoli che fanno la storia.
Se non fosse per l'emulazione, il mio pane quotidiano, il PC per me avrebbe già smesso di essere una macchina da gioco. Il discorso naturalmente cambia per le console, che hanno visto l'avvento di titoli fantasmagorici proprio nel mio genere favorito: gli RPG orientali.
Il 2006 è stato l'anno del Salvatore della Patria, del Buddha Reincarnato, dell'Arcangelo fiammeggiante sceso dal cielo ad annunciare il paradiso a tutte le genti: il XII° discendente nella dinastia di Final Fantasy. Conservo l'artbook in edizione limitata come una reliquia.
Anche l'Xbox 360 ha visto la luce, nella forma di Blue Dragon (uscito proprio in questi giorni). Il gameplay della vecchia scuola unito a una tecnologia nientemeno che sconvolgente: se non scoppiate in lacrime di fronte a questo miracolo, non siete umani.
Cambiando genere, Gears Of War mi ha sorpreso per la sua raffinatezza insospettabile, e si aggiudica il premio per la migliore pubblicità dell'anno. (La pubblicità peggiore invece sarebbe questa, per Oneechambara, ma sono sicuro che c'è chi la apprezza.)
La PS3, ad oggi, di fatto non esiste.

Il protagonista mondiale dell'anno non sei tu, carissimo lettore: tu sei solo un miserabile ossessionato che scrive (male) sulla Wikipedia, carica i filmatini su YouTube e passa le ore a disegnarsi il suo Mii (!) per autoconvincersi che la sua vita non è da buttar via. No, il protagonista dell'anno è la folle visione di Nintendo, che con un lavoro umile e paziente, partendo dal basso, ha sconvolto le fondamenta stesse dell'industria elettronica.
Per aprire la guida in linea del Wii dovete acchiappare un gatto muovendo il telecomando. All'improvviso gesticolare come pazzi davanti alla TV è diventato di moda. Le riviste femminili consigliano un Wii alle loro lettrici per tenersi in forma. Gli hacker fanno a gara a chi scopre l'uso più creativo per il Wiimote, c'è chi lo usa al posto del mouse, o per comandare l'aspirapolvere. Gli idoli delle massaie italiane pubblicizzano il Wii.
Il nostro mondo è cambiato per sempre, ancora una volta.
Per la consueta galleria dell'arte migliore del 2006, dovete aspettare l'anno prossimo. Nel frattempo offro il modesto contributo della mia arte, con la mia interpretazione di due personaggi di FF XII: Ashe e Basch.

“Animal Crossing isn't a game. It's a career. A vocation, a mini alternative life. You could educate a child with it and it would turn out OK. It teaches you everything you need to know about the real world. It teaches you the importance of money, shows you the true value of patience, punishes you for lying, and when characters move out of your town it's an important lesson about the harsh realities of bereavement in adult life. Freckles is gone, Timothy, she's gone to another town very far away and she's never coming back.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
30 . 12 . 2006

Slacky man

Continua l'opera di disintossicazione da Console War tramite la trattazione di argomenti inutili e poco interessanti. In particolare oggi torna una delle rubriche più ignorabili di questa column ovvero "I diari di Linux" sottotitolata Non tutti quelli che installano Linux sono capaci di usarlo, ma ognuno di loro se la tira invariabilmente. Dunque, ricapitoliamo le puntate precedenti. La prima distro che ho avuto sul mio computer (che ai tempi era il mio VECCHIO computer... ah, quanti ricordi...) era Mandrake 10.0. Il motivo che mi ha spinto verso quella in particolare è stato il fatto che era allegata a un giornale il giorno che ho deciso di andare in edicola a recuperare una qualsiasi distribuzione di Linux (motivazioni molto sentimentali, noterete). Personalmente non ho mai avuto niente contro la povera Mandrake, non una delle distribuzioni più amate, forse perché da sempre molto coccolosa e incapace di trattare male i suoi utenti. Ai tempi, comunque, usavo Linux solo per scrivere la tesi, il che si traduceva in lunghe ed estenuanti sessioni di programmazione Java e oltretutto non avevo neanche una connessione internet always on che mi desse grosse possibilità di espandere i miei orizzonti. Insomma, è un po' una presa in giro che io vada per le strade a dire che ho usato Linux a quei tempi, la cosa più linuxosa che facevo allora era semplicemente saltare tra i workspace (e qualcuno mi spiegherà perché Windows non li implementa, un giorno...). Si, carino scoprire come si installa una distribuzione, cos'è LILO, quanto conta il terminale... ma una volta nell'abbraccio iconoso e colorato di GNOME era difficile distringuere quell'ambiente dal più rassicurante mondo Win.
Chiusa la tesi Mandrake cadde rapidamente in disuso visto che non aveva più senso che vi entrassi. Un po' di tempo dopo però mi riprese un pochino del sacro fuoco dell'informatico e così, su consiglio di Lo-Rez, misi Ubuntu, una distribuzione cosiddetta umana. Ancora non scoccò la scintilla, nuovamente il suo kernel rimase a fare polvere in un angolino sconsolato del mio harddisk.
Settimana scorsa, però, Ubuntu è stato spianato senza rimorsi, e ho installato Slackware 11.0.
Due cenni su Slackware: Slackware è una distribuzione vecchia ed è cattiva. Non ha niente di cuccioloso, è grezza, asciutta, si scrive giù delle cose e quelle cose fa, punto. Slakware sono le ossa di una distribuzione Linux, ossa che si muovono e che non soffriranno mai il caldo o il freddo, la neve o la piogga. Slackware è un lich king (ehi, non l'avevo mai pensata così, ma è una bella idea!). Questo è principalmente il motivo per cui mi ci sono subito trovato in sintonia.
A ben guardare io sono una persona disordinata, caotica, confusa, mentalmente e fisicamente, ma tutto questo non intacca la mia rigida disciplina quando mi trovo davanti a un computer. In quel caso divento paranoico, ossessivo, maniacale. Il mio desktop non ha su un'icona più di quelle che Windows mi OBBLIGHI a tenere. La mia c:\ non ha sotto più directory di quante non siano NECESSARIE per organizzare in modo PRECISO i miei file e NON ESISTE file a quel livello se non quelli di sistema che però tengo NASCOSTI. Naturalmente, in una situazione del genere è evidente che non mi frega di avere una distribuzione che sia user-friendly, efficiente, umana o compagnia bella, quello di cui sento necessità per uscire dal guscio caldo e commercialmente amorevole di Windows è una distribuzione che faccia tutto alla luce del sole e che dia a me, che sono amministratore, che sono suono di rumorosa digestione (rùt... ), la visione assoluta e precisa di qualunque cosa respiri cicli di clock sotto le mie dita.
Ora, Slackware non è, naturalmente, questo. Anche il sistema operativo di un orologio da polso fa sporcacciate per funzionare, non si può pensare che un sistema Desktop si pettini tutti i peli ogni volta che si avvia, ma se non altro, per quello che riguarda le cose importanti, ti offre in chiaro tutti i meccanismi che usa e tutti i ragionamenti che fa per funzionare e allora riesci a farti i tuoi quattro conti e a capire come credi ti sia più comodo organizzare le cose. Ciò anche grazie al supporto dello Slackbook, un volume corposo (linkato nella sua versione italiana) che ci si trova infilato già direttamente nella distro quando la si recuperare e che spiega molto bene diversi aspetti del funzionamento dell'SO in modo semplice e chiaro, cosa non comunissima nel mondo del Free Software dove solitamente si ha a che fare con libri introduttivi con duecento pagine che ti raccontano come è nata la GPL e trenta pagine in cui ci trovi scritto "Si fa così e così, comunque basta che guardi dentro i files ed è tutto semplicissimo".
In fondo è anche una questione di percezione, piccole cose, muri che ti vengono volontariamente messi davanti così che tu ci sbatta la testa e ne capisca la consistenza. Mandrake e Ubuntu, a termine dell'installazione, ti presentano la loro bella schermata di login cicciosa col tuo utente già fatto durante le procedure di configurazione e i menu già belli fatti e lucidati. Quando la barretta di Slackware è arrivata in fondo, invece, e vai col primo riavvio, l'unica cosa che ti ritrovi davanti è un cursore lampeggiante che ti dice "loggati" e tanti saluti. Nessun utente perchè root è prima che voi siate, nessuna interfaccia perchè tu non hai chiesto nessuna interfaccia, niente che non sia lo sporco lavoro che un sistema operativo deve fare per guadagnarsi la RAM. Ti senti maltrattato e trascurato? Sei di quelli veramente convinti che i computer lavorino per te?
Ora sto riflettendo su cosa vorrebbe dire una migrazione parziale della mia esistenza, con una fetta più ampia delle mie risorse dedicate a Slacky e un minore ingombro per Windows. Naturalmente un Windows ho intenzione di tenerlo, non credo di avere il fegato di affidarmi a un emulatore per tutto quello che riguarda il mondo Microsoft, credo che comunque una partizione dedicatagli mi sarà necessaria per i videogiochi e per un po' di applicazioni non proprio base. Quello che voglio fare, però, è essere in condizione di accendere il computer, accedere a Slackware e svolgere tramite quella tutte le attività classiche che possono essere navigare, programmare, scrivere e robette del genere (che comunque coprono già oggi l'ottanta per cento di quanto faccio al PC). Il progetto è ancora di là da venire perché devo ancora finire gli esperimenti col nuovo giocattolo (con ovvia possibilità di sputtanarlo alla grande), ma ci sto pensando seriamente ed è comunque un evento, perché è la prima volta che ci sto pensando da quando mi siedo davanti a un computer.
Spero che ora non si pensi che sia diventato un Linux Zealot (mai saputo cosa volesse dire Zealot, ma Starcraft in italiano lo traduceva invasato, quindi credo renda l'idea). Non credo che Linux risolverà tutti i miei problemi, non credo che mi renderà padrone incontrastato dell'universo o anche solo più libero. Capisco e comprendo gran parte delle scelte di Windows e spesso su queste scelte ci ho marciato io per primo, semplicemente voglio vedere il mio sistema operativo da un altro punto di vista. Nessuno, anzi, mi vieta di giudicare meglio tornare indietro, una volta giunto nelle lande ignote.
Bene, l'editoriale finisce qui ciao a tutti e ci vediamo settimana pross... uh? Cosa dite? Cosa avete da gesticolare come esagitati? Qualcosa in riferimento a quest'anno? E all'anno prossimo? Aaaaaah, si si, ho capito! L'almanacco ho deciso che quest'anno lo faccio dopo.

“Okay, who or what is root? And what’s it doing with an account on your system?”

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