Strip
305
14 . 04 . 2007

Dead Girls

Per la nostra serie Jobs questa settimana siamo confinati nell'inquietante server farm, il luogo in cui gli Ingegneri delle Tenebre si rifugiano per le loro telefonate private, a quanto pare. Se il solo nome dell'Assistenza Tecnica non vi incute un cieco terrore, potreste ripassare altri casi in cui questa tenebrosa entità si è manifestata tra le pagine di FTR.

È da diverse settimane che cerco di astenermi dal parlare di cartoni animati... potrebbe diventare una pericolosa abitudine, e qui a FTR abbiamo una fama di videogiocatori hardcore da difendere. Anche Cymon ultimamente cerca conforto negli anime, per dimenticare forse la desolazione della scena videoludica per PC: i suoi gusti in fatto di videogiochi lo condannano ormai da anni alla depressione. Ma chissenefrega. Ho visto Red Garden di recente, e mi ha conquistato.
Quando parlo di anime sono sempre un po' intimidito, perchè so che non è il mio campo: eppure, ehm... mi conforta vedere come Gankutsuou, l'anime sul Conte di Montecristo che avevo apprezzato tantissimo, sia stato nominato miglior anime del 2006 da critici autorevoli come quelli di Anime News Network.
Red Garden è un cartone davvero poco giapponese, che si sforza in tutti i modi di sembrare occidentale: è ambientato a New York, e non c'è neppure un personaggio asiatico. Per quanto la cultura nipponica sia affascinante, è un sollievo incontrare qualche opera più vicina alla nostra sensibilità, e difatti Red Garden è immune da tutti gli stereotipi tradizionali (protagonista sfigato, simbologia metafisica, la Scena Nei Bagni Termali)... certo, le adolescenti in divisa scolastica ci sono, ma almeno non è una divisa alla marinara.
Scordatevi il fan-service, perchè in questa serie non c'è traccia di nudità gratuite o situazioni maliziose. Il che è notevole, se si pensa che tutta la storia è focalizzata su quattro studentesse e non le abbandona mai neppure per un attimo, dalla prima all'ultima scena. Ciascuna ragazza rappresenta una tipica personalità femminile: c'è quella seria e tranquilla, quella infantile, quella ribelle, e quella con una vita sociale parecchio attiva. Quando le incontriamo all'inizio sono morte, ma nessuno se n'è accorto (neanche loro), perchè hanno ricevuto dei corpi temporanei da parte di una Misteriosa Organizzazione... in cambio qualche volta saranno convocate, a mezzanotte, per combattere degli strani tizi membri di un'Organizzazione Rivale.
Col tempo si chiariscono meglio gli scopi delle due fazioni, e il destino finale che attende le ragazze. La trama è piena di lacune e punti oscuri, ma non è un difetto: il cuore della serie è nei suoi personaggi, la storia è soltanto un pretesto e non c'è un vero mistero... le rivelazioni finiscono dopo la prima dozzina di puntate, e il resto è una discesa sempre più commovente verso il destino inevitabile. È un approccio molto più maturo del solito alla narrazione, e del resto Red Garden non è affatto un anime adatto ai ragazzini... dopotutto non ci sono scene di sesso, e la violenza compare soltanto nell'ultima puntata (ma quando finalmente compare, è veramente agghiacciante).
A questo punto ci si potrebbe chiedere quali siano allora i motivi di interesse in Red Garden, e la risposta non è semplice. L'arte è ottima, con tocchi da “anime 2.0” che fanno una gran figura, e la musica è eccellente. È l'unico anime che ho visto in cui i personaggi cambiano vestiti ad ogni puntata, e il chara-design è curato fino all'ossessione: ogni ragazza ha un suo stile e sfoggia un campionario di abbigliamento da rivista di moda. Immagino che chi si interessa alla moda, e in particolare quindi il pubblico femminile, avrà modo di esaltarsi parecchio. In effetti mi sono chiesto più volte se Red Garden non sia soprattutto un anime da donne, la cui visione può distruggere l'orgoglio maschile. Eppure secondo me un uomo può apprezzare Red Garden esattamente come una donna può apprezzare qualcosa come 300 (!)... e, in generale, la compagnia del sesso opposto.
Dopo 22 puntate infatti quelle quattro ragazze ci sembra di conoscerle davvero, e ci dispiace lasciarle. Ho citato i combattimenti, ma non è l'azione che interessa a Red Garden: quello che interessa sono le reazioni di quattro ragazze che all'improvviso si trovano morte, e costrette ad abbandonare tutto quando sono convocate per battersi contro uomini impazziti. All'inizio non ci riescono. Una di loro non ci riuscirà mai, e resterà terrorizzata e in lacrime anche quando le altre troveranno un po' di coraggio (ma poco!), e riusciranno a tirare qualche colpo con la forza della disperazione.
Nessun cartone ha mai osato rappresentare così realisticamente le reazioni di persone normali quando le loro vite sono sconvolte: di solito bastano un paio di puntate, ed ecco che l'eroe o l'eroina prende il controllo della situazione e accetta i nuovi superpoteri. Non è così in Red Garden. Le protagoniste non si adattano mai. Non accettano mai quello che è capitato loro, e ciascuna soffre a modo suo. La ragazza diligente comincia ad arrivare in ritardo a scuola, quella timida piange continuamente, e quella alla moda ovviamente è parecchio penalizzata dal fatto che le sue serate, ora, sono spesso impegnate. Può sembrare ridicolo, ma in realtà non c'è niente di ridicolo in come vengono affrontate le situazioni, e assistere alla vita sociale di Rachel che cade pezzo dopo pezzo è veramente commovente. La puntata in cui le ragazze si congedano dal loro mondo e dai loro conoscenti prima di andare alla battaglia finale è la migliore della serie, e l'ultimo dialogo di Rachel, che racconta l'assurda verità al ragazzo innamorato di lei (e che lei ha sempre rifiutato), è la scena più toccante che io abbia mai visto in un anime.

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 04 . 2007

Stuoie di vimini

Oggi voglio fare quello che parla di videogames strani e cita siti scritti in giapponese quindi spenderemo due parole su Zendoku. Naturalmente il sito del gioco è questo qua, ma quello che ho linkato sopra è molto più saturo di ideogrammi e scommetto che ci avete passato su almeno tre secondi buoni prima di convincervi che vi avevo fatto puntare il browser nella direzione sbagliata. Personalmente quello non ho la minima idea di cosa sia, magari è uno shop online per brugole e flessibili o il diario personale di un pescatore di lucci, ma ammetterete assieme a me che faceva molto più scena.
Zendoku, comunque, dicevamo, un gioco cretino che ha una caratteristica a cui non so resistere, ovvero un manipolo di personaggi pilotabili dal design stupido e ben caratterizzati. Indubbiamente è a causa di questa insulsa caratteristica che possiedo originale Super Puzzle Fighter, il clone di Columns che la CAPCOM ha probabilmente messo insieme, anni fa, usando due studenti di liceo e pagandoli niente.
Zendoku, comunque, è qualcosa di ancora più patetico... è una versione superdeformed e quasi beat'em up del sudoku, il maledetto passatempo enigmistico degli anni 2000. Invece dei numeri ci sono dei più romantici segnetti giapponesi, ma il senso è lo stesso, bisogna riempire le caselle stando attenti di usare solo simboli diversi.
Naturalmente questo non basta a fare un videogioco come si rispetti e non giustifica certamente lo stuolo di orientali da guerra messo a disposizione, per cui gli autori si sono anche inventati una versione a due giocatori, un puzzle game in cui, posizionando i segnetti, si ottengono le supermosse.
Non è un gioco degno di approdare sulle superpompate console next-gen, non potrebbe mai essere accettato dal chip grafico che gioca con milioni di poligoni al secondo e i televisori HD lo disprezzerebbero. Zendoku è un gioco per portatili, sia PSP che DS. E sebbene ci è facile pensare che il pennino renda l'esperienza terribilmente immediata, non credo che il porting da un sistema all'altro sia stato eccessivamente doloroso. Nonostante il Wii, che dopo l'entusiasmo iniziale ora sta mostrando una curva in discesa non so quanto fisiologica, le console portatili rimangono il principale laboratorio di gameplay disponibile al mondo. Con un feeling completamente diverso dalle console da casa riescono sempre a dare quell'impressione di giocattolo che permette loro di fare qualsiasi cosa. Certo, esperimenti come Boktai non se ne vedono più molti o almeno non vengono commercializzati qui in occidente, ma comunque rimane disponibile un grado di libertà superiore che permette di respirare un po' di più.
Le mie esperienze Linux mi stanno convincendo sempre più che gli integralisti del settore spesso hanno ragione a mettere questo sistema davanti a Windows, ma mi indica anche che se facessero meno proclami da guerra di secessione e rimanessero sul terreno tecnico, probabilmente anche molta gente che oggi non li può vedere passerebbe rapidamente dalla loro parte. L'altro dì ero intenzionato a masterizzarmi un CD (e non parliamo di niente di illegale, cari miei). Al momento il mio Windows è abbastanza per aria, non usandolo non è particolarmente attrezzato, ma per queste attività, per una sorta di orror vacui pensavo di usare quello. Vado di là e apro il mio inossidabile Nero, che avevo già installato per stampare delle copertine. Schissia schissia, clicca clicca e il programma si impunta a voler essere presentato al mio masterizzatore. Ma non una cosa semplice, una cosa tipo ballo delle debuttanti, con lui che prende il masterizzatore e ci fa dei giri di valzer. Io cerco di fargli capire che siamo nel 2007, ma lui non si convince, non vuole disonorarlo, vuole almeno il suo CD come chaperon. Visto che la cosa non era importantissima ho deciso di far spallucce e tornare sotto la Slackware, ma a questo punto ho anche stabilito che non mi costava niente installare K3B. Sia quel che sia, mezz'ora dopo avevo il CD fatto e finito.
Non so cosa sia, non so quale logica abbia portato Linux, alla fine, ad essere più aggressivo con le periferiche di quanto non sia Windows. A volte credo che, semplicemente, il processo per Win sia così standardizzato che nessuno sente più il bisogno di uscirne. Visto che l'utente sa che il magico CD di installazione farà tutto per lui, allora il magico CD diventa l'unico punto dove si cerca di concentrare un po' di intelligenza. Il sistema operativo, insomma, non si sforza nemmeno più di capire con cosa ha a che fare, non tira nemmeno un pochino a indovinare. Sta lì, seduto tronfio sull'harddisk e aspetta che il magico CD gli dica come procedere. Non è sbagliato, non pensatelo. Un Sistema Operativo che voglia fare tentativi da solo e che si impegni a configurare le cose deve avere un utente che gli sia complice e Linux, prima di farlo per il proprio onore, lo fa per sopravvivere in un mondo che spesso l'ha lasciato solo. Insomma, le sue sono dinamiche che si possono apprezzare solo a un certo livello, ma io... bhe, io sono il tipo da apprezzarle.
Bene, editoriale leggero i primavera, stagione per cui i nerd hanno sempre sentimenti ambivalenti. Insopportabile il caldo e gli insetti, ma non crediate che siamo gente insensibile al fascino della natura. Il sole primaverile che passa tra le nuvole porta con sé un sacco di affascinanti lens flare.
Da questa settimana le strip di FTR, come ogni altra notizia, sono commentabili nel Forum di M.it. Lo so che ci sarebbe un INTERO FORUM per cose del genere, ma chissà, voi siete pigri... quello è un link già bello e cotto...

“il vero Patriota è colui che sostiene sempre il proprio Paese e sostiene il proprio governo solo quando questo se lo merita”

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0