Strip
326
15 . 09 . 2007

Soggetto artistico

Non credo di far la figura del perfezionista, se dico che le mie abilità artistiche hanno ampi margini di miglioramento. Non saprei come esprimerlo secondo le regole di D&D 4° edizione (annunciata con grande clamore in agosto), ma ho sempre allocato pochi punti nella skill apposita. Nelle strip regolari magari si nota meno, le faccio da sei anni e ormai conosco un paio di scorciatoie, però in questa serie, Kunoichi Clara, l'arte dovrebbe risplendere gloriosa... e invece fallisce.
Dipende tutto dall'Ispirazione, una signorina che fa molto la preziosa. Si potrebbe credere che Clara, nella sua adorabile tutina gialla, sia fonte di ispirazione sufficiente per qualunque progetto, e invece è proprio lei la responsabile di tanti guai: come è facile immaginare, le figure femminili sono i soggetti in assoluto più difficili da disegnare, per ovvi motivi... tutti hanno un'idea estremamente precisa di com'è fatta una Bella Ragazza, mentre a nessuno importa un accidente delle proporzioni di un paguro.
Per cui massimo rispetto agli artisti veri, che non si fanno spaventare dalle difficoltà e scelgono proprio le figure femminili come loro soggetti principali... Tipo la rossa di Heavenly Sword. Il suo direttore artistico, Alessandro Taini (!), ha fatto un gran lavoro e le bozze che accompagnano il gioco sono favolose. Anche il cartone animato è fatto bene.
Peccato che il gioco sia un mezzo fallimento, a quanto pare. Nel giro di 10 giorni sono usciti due titoli deludenti (e dico deludenti perchè non mi piace la volgarità) per PS3 e, considerato che i prossimi giochi degni di nota sono previsti per il 2008, le cose per Sony si fanno grigie. Anche Lair infatti si rivela del tutto ingiocabile: non era difficile, suvvia... bastava comperare Sega intera e copiare dal codice sorgente di Panzer Dragoon, un gioco identico a Lair ma enormemente più divertente. Credo che l'intera operazione sarebbe costata meno di quanto hanno sperperato per produrre quella vaccata.

Tornando al tema della celebrazione della figura femminile su PS3 (ma che razza di tema è?), non posso evitare di citare Record Of Agarest War. Ah, sì, Record Of Agarest War... direte tutti in coro. Chi infatti non ha sentito parlare di questo RPG orientale con sprite bidimensionali?
Era una domanda retorica.
ROAW, come sarà ricordato nei secoli, non è degno di menzione solo per la coraggiosa (direi quasi folle) scelta di usare i personaggini 2D anche sulla console più potente del mondo, ma anche per l'abbondante dose di perversione che satura l'intero gioco. Mi sono infatti scordato di dire che quel link non è del tutto innocuo, e potrebbe causare qualche imbarazzo a chi vedesse comparire in ufficio l'illustrazione a tutto schermo che ritrae fanciulle manga in pose lascive.
Le suddette fanciulle svolgono un compito fondamentale nel gameplay del gioco, e non sono lì solo per contorno: nossignori, il gioco sfoggia un sistema denominato “Soul Breed System”, che consiste nel corteggiare una delle ragazze per indurla a fare un bimbo, il quale diventerà il protagonista della storia nella successiva generazione.
Non è un'idea originale, si è già vista nel Mondo Reale. E soprattutto si è vista in Phantasy Star III. Però è sempre carina.
La PS3 ha disperato bisogno di un gioco carino, un dannato gioco qualunque, e non è il caso di fare gli schizzinosi.

“- Koshchei the Deathless. His soul is inside an egg, inside a duck, inside a rabbit, inside a goat, and the Baba Yaga's hidden the goat so he cannot be killed.
- We'll see.”
(Hellboy, Darkness Calls #4)

Lo-Rez: arte, storia, web design
15 . 09 . 2007

VideoLudoUcronia

Sega ha annunciato in questi giorni la cessazione del supporto al DreamCast. "Cos'è il Dreamcast?" Chiederanno i più bimbetti e ingenui di voi, magari giocatori casual assuefatti a Brain Training e al tie-in di Harry Potter (ok, se ci avete beccato tramite Google, sappiatelo: no, questo non è il sito giusto, se vi sentivate fortunati mi spiace, non lo siete stati). Il Dreamcast, effettivamente, è forse l'ultima vestigia dell'epoca che fu, la morte clinica della precedente era delle console. Ancor più del GameCube, è stato allegoria di un modo di fare hardware per videoludo morente, un'allegoria così netta e sfacciata da trascinare con sé, nel suo fallimento, anche un pezzo importante di SEGA, che ai tempi l'hardware lo fabbricava, anche con una certa soddisfazione.
Sul perché il DreamCast fallì si interrogano tutt'oggi in molti, perchè riuscire nell'analisi di quel momento significherebbe fotografare la genesi dell'attuale era, capire la forma della frattura, determinare l'angolo della svolta. Eppure nessuno sembra, per ora, essere stato chiaro sull'argomento. Il Dreamcast è stato forse una macchina difficile da programmare, un hardware ostico, uno sviluppo sfortunato, ma in verità quello che più probabile è che l'ombra che la Playstation ha gettato su di lui e la variazione che la SONY, con essa, ha apportato nello zeitgeist, gli abbia fatto crollare addosso più peccati di quanti ne meritasse. Non è un caso se poi, una volta morto e sepolto, siano esistiti progetti più o meno bizzarri per riportarlo in vita, non è un caso se ha prodotto qualcosa come Shenmue, che tutt'oggi viene citato... bhe... sempre e sembra perfettamente logico quindi che anche la fine del supporto allo scatolotto spiraloso, oggi, meriti un trafiletto sui giornali, quattro righe ANSA e, perché no, un editoriale come il mio (non è naturalmente nemmeno un caso che Lo-Rez lo possegga). La sensazione che il Dreamcast ha lasciato negli storici videoludici è che, se le cose fossero andate diversamente, probabilmente avrebbe mietuto il suo onesto successo, avrebbe recuperato tutti i fan Megadrive che il Saturn non era riuscito ad allettare e sarebbe stato ricordato come un fedele compagno della vita di molti videogiocatori. Diversamente, però, le cose non andarono. Il Dreamcast fu accolto da una folla di videogiocatori disillusa, svuotata, più matura di quella che era corsa dietro le prime console 8bit e 16bit, con pretese ed esigenze diverse, persino con contesti diversi in cui giocare. Era iniziata l'epoca Playstation, il videogioco metteva il piede fuori dal mondo nerd, l'intrattenimento videoludico iniziava a far parlare di sé. Un fan SEGA particolarmente allucinato potrebbe desidera l'ucronia in cui il DreamCast domina e la Playstation viene snobbata dal mondo, ma, a pensarci bene, forse una limitata ucronia era il DreamCast stesso, bolla fuori dal tempo di un'epoca ormai chiusa, sepolta da un marketing che ormai aveva cambiato pelle.
Bene, come potete ben vedere la Storia e la Cultura dominano questa settimana di FTR. Approfittiamo di questo momento per parlare del termine Taisho, usato dai misteriosi personaggi di questa tavola, in senso videoludico e non. In Giapponese Taisho è il generale, colui che comanda. Non è un termine che si vede molto fuori dal paese del Sollevante, ne sia dimostrazione che fu il primo titolo affibbiato a quello che oggi è noto come Shogun: Total War, scatolotto che possiedo originale, di notevole importanza. Come è nostra usanza, all'interno di Kunoichi Clara, questa parola è usata probabilmente a sproposito, ma ha il suo fascino, serve a dimostrare che ora stiamo facendo le cose sul serio, che i personaggi hanno le palle e ci siamo lasciati alle spalle i semplici ninja boss.
Tanto per dimostrare che il nostro livello di nerditudine si è un po' alzato, che le vacanze sono finite e siamo belli tonici, posso affermare felicemente di aver ripreso l'acqusito di 3x3 Occhi. Forse vi ho parlato di sfuggita di questo manga, unico che segua. Ne avevo interrotto l'acquisto quando non era più stato distribuito nelle librerie, per pigrizia, ma un moto di orgoglio mi ha portato a recuperarne i volumi. Non è tutt'oggi finito (storia piuttosto lunga e complessa), ma non sono ancora allineato con le uscite, così posso provare il raro piacere di entrare in una fumetteria e uscire con due etti di volumi... non mi sono mai considerato un otaku, ma quando faccio queste cose capisco benissimo cosa possa spingere ad esserlo.
Chiudiamo tornando a Heroes, ossessione del momento. A Fantascienza.com la serie non piace, ma certi articoli come quello linkato non li rendono granché attendibili. Persino un fan di Beautiful convinto che in Centovetrine la gente reciti sul serio capirebbe che Heroes non c'entra né mazza né tarella con Smallville e non mi sembra ci sia da stupirsi per il suo inferiore risultato rispetto a Navy NCIS. Intanto, qui in Italia la fantascienza non se la fila nessuno e poi una grossa fetta del target di riferimento la serie, paradossalmente, l'ha già vista pescando da muli e torrenti appena approdata in U.S.A. Fantascienza.com continua a trattare Heroes come una serie sopravvalutata, personalmente credo che il discorso sia diverso. E' una serie non molto ruffiana, che non gioca molto a confondere le idee, ma cerca di raccontare una storia. Ha bisogno di una dose di coinvolgimento che il pubblico non sempre è disposta a elargire. E questo, sapete come la penso, per me è solo un bene.

“I'm addicted to Star Trek / I'm a Klingon speaking federation freak / I find I'm more inclined / to spend the bulk of my time / on the starship enterprise / than talking to girls I meet” - Hail to the geek, Deaf Pedestrians

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0