Strip
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31 . 03 . 2018

Il caos là fuori

Nei giorni che i conigli ruzzano tra i prati, ignari del destino che li attende, noi come al solito scegliamo di rifugiarci tra le ombre dell'ipogea tana del Direttore.
Povera Clara, non c'è rispetto neanche per la sua sensibilità! Possibile che la primavera non faccia proprio effetto sugli Ingegneri?

Il mondo è pazzo. Anche il nostro mondo, quello del divertimento elettronico. Noi qui ci curiamo di tener fuori il caos per quanto possibile, ma oggi bisogna farne entrare appena un pochino.
L'età media del pubblico (?) di questo sito è cresciuta man mano che il sito stesso invecchiava, e ora che ci avviciniamo ai 17 anni di vita possiamo dire di esserci lasciati alle spalle da un pezzo l'adolescenza e i suoi turbamenti.
In altre parole, qui non avete mai visto scritta una riga su fenomeni colossali che riguardano questo settore, perché sono roba per bambini. Letteralmente. Tipo il pubblico di Minecraft. Minecraft continua ad essere tipo la cosa più grossa che sia mai successa, ma a noi non ce ne importa nulla. E poi ci sono gli streamer e chi li guarda, un altro fenomeno che muove capitali e masse immani. Ce ne frega zero.
Ma dirò di più, noi qui attivamente detestiamo tutti questi fenomeni, perché sono per bambini e noi siamo vecchi.

Le cose qui non cambieranno a breve, ma oggi voglio fare solo una piccola eccezione per denunciare il caos in cui Fortnite Mobile ha gettato le scuole americane.
Fortnite Mobile è la versione per telefonino del gioco di genere Battle Royale che va di moda oggi: mille milioni di giocatori, mille miliardi di spettatori che li guardano, bla bla bla. A quanto pare neppure le sacre mura delle istituzioni scolastiche bastano a tener fuori questo giochino, che ha invaso tutti i momenti della ricreazione, le pause tra le lezioni, ma anche e soprattutto le lezioni stesse. Gli insegnanti sono disperati, le mamme sono disperate! Aiuto, fate qualcosa!!1!

Ecco, questo è il Mondo là fuori, limitatamente al settore dei videogiochi. E ora richiudiamo la porta, speriamo per sempre.

Lo-Rez: arte, storia, web design
31 . 03 . 2018

Easter eggs

Mi sembra si sottolinei poco come Ready Player One sia uscito a pasqua e, sostanzialmente, rappresenti una caccia proprio a un uovo di pasqua. Certo, visto che presso di noi la tradizione del coniglio pasquale è poco sentita (se non assente) è possibile che molti, legittimamente, si chiedano perché bisogna affannarsi tanto a cercarlo, questo tale uovo, quando basta andare a prenderlo all'Esselunga.
Allo stesso modo lo stesso autore di RPO non aveva alcun desiderio di riferirsi alla pasqua come festività, ma faceva riferimento a una locuzione sedimentata negli anni proprio nei videogiochi (credo prima ancora che nei film), ovvero la pratica degli autori di videoludo di nascondere in certi punti delle loro creazioni delle "sorprese" spesso rappresentate da citazioni ammiccanti e scene bizzarri. Ed è paradossale, in un ultimo salto di capriola, come il termine sia poi ritornato nel cinema come espressione compulsiva e spesso gratuita di citazionismo e che questo sia uno dei pilastri su cui proprio Ready Player One poggia, più che dal punto narrativo, proprio dal punto visivo e quindi il film finisca con l'essere una caccia all'Easter Egg popolata di Easter Egg, uscita nel giorno dell'Easter Egg.
Ci sarebbe da perderci la testa, non tanto per le coincidenze (che in gran parte coincidenze non sono) che hanno portato tutti questi aspetti semantici di uno stesso concetto a orbitare intorno a un pignone centrale, quanto per il modo in cui una parola innocua e prosaica come Uovo di Pasqua, rimasticata e riutilizzata in modo spregiudicato negli anni, abbia a sua volta compiuto un largo tour della linguistica, per poi tornare a parcheggiarsi nel punto di partenza. Un tour linguistico, ma anche culturale, a cui dovremmo prestare maggior attenzione. Molto spesso vedo gente seguire con entusiasmo meme che non gli appartengono, sostanzialmente perché questi sono diventati molto diffusi in qualche altra parte del globo dove effettivamente la narrazione che sottendono ha un suo intrinseco valore. Il meme internet nasce come richiamo a qualcosa della nostra vita reale su cui è divertente scherzare, deve germinare da un ceppo condiviso. Oggi come oggi, nella società dell'iperapparenza, dove non solo conta apparire, ma nemmeno più ci si chiede come è più vantaggioso apparire, questa ricerca del ceppo condiviso viene a mancare, sostituita dal semplice constatare che una cosa ha avuto successo. E se ha avuto successo allora ridistribuirla farà di me una persona di successo e se per ridistribuirla devo fare leva su dei riferimenti culturali che non possieda pazienza, vi farò leva lo stesso, tanto nessuno verrà a controllare che non li ho capiti veramente.
Ma, forse, il discorso che sto facendo sta divenendo involuto.

Sono qui con questo editoriale, in realtà, forse solo per augurarvi buona pasqua. Il molle marzo è in realtà un meze aspro e pieno di fredda umidità, ma questo non gli ha impedito di infonderci sonnolenza e rallentare pesantemente molti dei nostri progetti. Ho provato a scorrere le mie finestre sul mondo in cerca di spunti sul mondo videoludico, ma, giuro, mi sembra di aver udito solo un silenzio assordante. Non riesco a capire se sono io, che ormai sono completamente insensibile a quello che accade nel mondo dei videogiochi, o se l'intera produzione odierna è fatta solo di un rumore bianco continuo, fatto sempre delle stesse cose, che non riesce realmente a raggiungermi. Più probabile la prima, ma niente mi leva dalla testa che in pochi si impegnano veramente per togliermi sospetti sulla seconda.

Questo editoriale, più o meno, si conclude in questa maniera. Avete visto come siamo divenuti formali, a mandarvi semplicemente gli auguri? Se non ci ucciderete a breve presto invece dei nostri consueti sproloqui vi troverete online delle gif di colombe con buoni auspici per voi e la vostra famiglia. E sarà più o meno colpa vostra.

“So when you're near me, darling, can't you hear me, S. O. S / The love you gave me, nothing else can save me, S. O. S / When you're gone, how can I even try to go on? / When you're gone, though I try, how can I carry on?”

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