Strip
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27 . 01 . 2018

Diventare grandi

Nella strip di oggi rivisitiamo il caro e familiare ambiente della Sala Server, però lo troviamo sconvolto da fuoco e fiamme, manco fossero passati i figli di Daenerys... che si tratti di un caso particolarmente virulento di Meltdown o Spectre?
A quanto pare il nostro Bob, da quando ha intrapreso la carriera di Amministratore di Sistema, non ha mai vissuto tante avventure: altro che lavoro sedentario e noioso! Un giorno sì e uno no le macchine a lui affidate si ribellano trasformando tutto il palazzo in una Trappola di Cristallo che richiede l'intervento risolutivo di un duro a torso nudo, luccicante di sudore e olio da motori su un fondale di fiamme infernali... (che belli i film d'azione di una volta, quando non si dovevano rispettare le quote rosa!)

Anche le nostre vite sono state metaforicamente date alle fiamme dall'arrivo di Street Fighter V: Arcade Edition. L'eccitazione brucia come fuoco, ancora più di quanto bruciava il sale della delusione all'epoca del primo avvento di questo gioco dannato, ormai due anni fa.
Serviva una rinascita dalle ceneri in stile araba fenice: le masse arrabbiate non si aspettavano nulla di meno da questo “aggiornamento gratuito”. Due anni fa CAPCOM ha messo in vendita un gioco drammaticamente lacunoso, una versione demo che però costava (tutti i personaggi inclusi, e costumini esclusi) oltre 120 euro. La gente non l'ha presa benissimo, ma l'amore per il glorioso vecchio Street Fighter ha avuto il sopravvento.

L'amore alla fine ha trionfato: che bella storia! L'amore è stato più forte della delusione e delle pratiche commerciali scorrette, ed oggi Street Fighter V è finalmente un gioco completo, il gioco che ci meritavamo e quello che dovevamo avere fin dall'inizio. Tutto è bene quel che finisce bene: ora mettiamo da parte tutto l'astio maturato in questi due anni di odio, perché CAPCOM ha riparato al suo errore, è tornata sui suoi passi, si è fatta perdonare.
Non capita spesso. Sono sinceramente commosso: questa vicenda ci insegna la speranza, ci insegna che ci si può riscattare dopo un brutto errore.

Sto molto apprezzando le illustrazioni bonus che si ottengono vincendo la modalità arcade, naturalmente, ma l'emozione più grande per me è stato il ritorno di Sakura. Lo avevo accennato già qualche settimana fa, ma l'evoluzione del suo personaggio mi ha davvero sconvolto.
Sarò sentimentale, ma noialtri ricordavamo Sakura come la liceale vestita da marinaretta tutta entusiasta per il karate, e con una cotta per il suo mito, Ryu. Rivederla oggi, come una nipotina che è tornata dopo tanti anni ed è cresciuta, mi riempie di malinconia.

Nella sua storia illustrata vediamo che dopo la scuola ha preso un lavoro part-time in una sala giochi che non la soddisfa, e la sua passione per le arti marziali è stata accantonata come succede con tante passioni infantili. Quando incontra Ryu non è più la fangirl tutta rossori e strilli eccitati, ma anzi dimostra una maturità ben maggiore del nostro vecchio guerriero: a differenza di lui, lei è cresciuta e sa cosa vuol dire stare al mondo.

Sakura oggi è una giovane donna che ha già visto che cosa ti può crollare addosso, Sakura è già stata punita.

E quindi la Sakura di questo lontano futuro del 2018 si permette addirittura di dare una lezione di vita al suo Ryu: Sakura dopotutto ha deciso che non vuole seguire le orme del suo idolo, non vuole condurre una vita solitaria sempre alla ricerca del perfezionamento estremo della tecnica di combattimento... quella è roba da ragazzini che hanno visto troppo film di Bruce Lee, ma la vita vera non è così.
Lei vuole seguire una strada diversa: non tirare calci in faccia alla gente, ma trovarsi un lavoro stabile che le permetta di metter su una famiglia, e magari avere dei figli.

Non so come sia saltato in mente ai tizi di CAPCOM di tirarci un pugno nello stomaco così, a tradimento, infilando una lezione di vita così aperta e brutale in un gioco che per il resto è infantile e leggero.
Sakura è cresciuta, è una giovane donna seria ormai, e il Mondo ha trionfato sui suoi sogni di bambina. Noialtri invece che ancora scuotiamo la levetta giocando a tirare pugni con gli omaccini di Street Fighter, come trent'anni fa, siamo come il suo fratellino perennemente seduto davanti alla TV con joypad in mano nello stage classico di Sakura (riprodotto anche in Street Fighter V).
Uguali a noi stessi dopo tanti anni, curvi e imbambolati davanti allo schermo, eterni bambini.

Lo-Rez: arte, storia, web design
27 . 01 . 2017

Se avessimo una coscienza

Si vede che le feste sono un lontano ricordo e i nostri personaggi hanno ripreso il loro ruolo di fustigatori dei luoghi comuni e distruttori di povero personale IT. Naturalmente potremmo stare qui a dirvi che questa vignetta nasce, come sempre, da un Fatto Vero, ma i benpensanti che si annidiano (come degli if) tra voi probabilmente non mi crederebbero e poi ne uscirebbero delle litigate inutili. Rimanete coi vostri sogni di mondo perfetto, voi che lavorate lontani dal mondo IT!

In queste ultime settimane ho scialacquato con gli humble bundle. E voi sapete che scialacquare con gli humble bundle non è mai una decisione saggia. Siamo tutti ingolfati di giochi che non abbiamo mai fatto partire nemmeno una volta solo perché il fanciullino che abbiamo dentro, ogni tre per quattro, ci pungola ricordandoci che con un euro potremo ottenere titoli per cui, nella nostra fanciullezza, avremmo dovuto dare fondo a tutti i nostri risparmi. E' ora di piantarla, fanciullino! Anche a te deve arrivare, una buona volta, il concetto di inflazione, e che cavolo.
Di tanti giochi inutili che ho preso, però, devo ammettere di aver usato un certo numero di ore in Robocraft e di non essermene pentito. Robocraft è il solito sparatutto in prima persona a squadre che però aggiunge al semplice brivido del combattimento, anche la possibilità di costruirsi da soli la propria macchina da guerra, impilando cubetti che formano la chassis principale per poi montargli sopra armi più o meno letali. Può sembrare una chimera riuscire a ottenere qualcosa di interessante con un meccanismo del genere e invece bisogna dire che la realizzazione di mezzi di combattimento da spesso una certa soffidazione ed è possibile vedere nelle arene una considerevole varietà di approcci. Certo, siamo ben lontani dal feeling di guidare un robot gigante (quello che mi dava solo il compianto Exteel), ma si può spesso essere orgogliosi di vedere il proprio mezzo sopravvivere a una battaglia grazie alle proprie scelte di design.
Personalmente per ora non mi sono mosso molto lontano dal mech standard che viene fornito di base, ma mi sono impegnato a corazzarlo e a fornirlo di un paio di trucchi che gli permettono di sopravvivere nelle condizioni più ostiche. Non ho realizzato un fulmine di guerra, ma riesco a ottenerci qualcosa di tanto in tanto.
Poi, vabbè, va da sé che, dopo l'esaltazione iniziale, la propria vita videoludica sia funestata da tutti quei problemi che affliggono il gioco online non organizzato, cioè quello di noi poveri cristi che non abbiamo modo di impegnarci in un clan e dobbiamo procedere giorno dopo giorno con partite casuali: ci sono i bimbiminkia con le superarmi che ti sfondano senza nemmeno guardarti in faccia, quelli che si uniscono alla tua squadra e l'abbandonano appena si comincia, quelli che non sono proprio capaci di giocare oppure hanno costruito dei robot che fanno ridere a vedersi, ma non portano nessun vantaggio. E' veramente difficile calcolare la propria reale capacità in condizioni del genere, perché ovviamente alla fine il risultato è un risultato del team, che spesso da soli è impossibile da spostare, ma di questi mali non ci si può liberare e non è certo colpa degli sviluppatori, quindi non ha senso lamentarsene.

Robocraft fa parte di una miriade di argomenti mangiucchiati di cui vorrei parlarvi, ma di cui non me la sento di espormi perché non ne so abbastanza. Ho degli anime in corso che sono fermi in attesa di rinnovo, delle serie di libri di cui non posso pontificare dopo un solo volume, altri giochini che forse meriterebbero qualche riga ma prima, sempre forse, meriterebbero pure che mi ci impegnassi un po' di più. E' proprio vero che è difficile trovare un senso a questi editoriali quando non si ha qualche bel blockbuster o qualche bell'anime da sviscerare, ma di certo questi intoppi non ci spaventano. Noi ormai abbiamo la pellaccia così dura, che se mi chiedeste un articolo al giorno riuscirei a inventarmi una tal marea di idiozie da permettermi di portare a casa il risultato ogni volta. Un po' come fanno i giornalisti veri.

“Se gli afgani, come nazione, si opponessero con risolutezza agli invasori, le difficoltà della marcia sarebbero pressoché insormontabili.”

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