Strip
852
03 . 02 . 2018

I cartoni dopo pranzo

L'incendio divampato la settimana scorsa nella Sala Macchine non accenna a spegnersi: certo quello che si staglia davanti al muro di fiamme non è un eroico Bruce Willis mascellone, sebbene anche il nostro Bob sia a panza scoperta.
Ma non temete! Anche stavolta l'odiosa Continuity è stata soppressa sul nascere, e la prossima volta si parlerà d'altro... ma ora che controllo il calendario, direi che anche la prossima strip proverà ad accendere un fuoco, a suo modo.

Passando al mondo parallelo che scorre sotto le strip, quello dei nostri editoriali, la volta scorsa era dedicata alla celebrazione di Street Fighter V Arcade Edition, e quella prima a SNK Heroines. Oggi dobbiamo chiudere questo trittico consacrato ai giochi di combattimento 1 contro 1, parlando di Dragon Ball FighterZ.
In effetti c'è poco da dire: gran bel giochino. Bello ebbasta. Voglio dire, nessuno si aspetta che tra 20 anni si faranno ancora i tornei professionistici di Dragon Ball FighterZ, come succede ad esempio per Street Fighter III.
Eppure non tutti sono professionisti hardcore ossessionati, e questo genere è abbastanza vasto da accogliere anche le masse dei teneri, dei giocatori occasionali che in un picchiaduro 1 VS 1 cercano solo un po' di divertimento scuotendo la loro levetta e pigiando tastini, perché no, un po' a casaccio.
Ci mancherebbe altro! Io stesso sono il più tenero dei teneri, il primo che passa per strada potrebbe strapazzarmi nonostante provi a tirare pugnetti e calcetti da circa vent'anni, in un'infinita varietà di titoli, restando sempre una pippa.
In altre parole, Dragon Ball FighterZ è fatto apposta per me. Intendiamoci: anche questo gioco ha una sua profondità, e permette di sviluppare una tecnica decisamente raffinata (del tutto oltre la mia portata), però al tempo stesso fa larghe concessioni al visitatore occasionale.
E poi come si fa a non amare questa grafica strabiliante, che ricrea con una ricercatezza sopraffina i minimi dettagli del cartone animato da cui è tratto il gioco? Non si era mai vista una resa così fedele dello stile anime nei videogiochi, né un rigore filologico così estremo (ogni singola animazione di questo gioco smisurato è ricalcata perfettamente dalle pagine del manga o dai fotogrammi dell'anime).

Da bravo bambino degli anni '80, anch'io sono stato esposto alla mia dose quotidiana post-prandiale di Dragon Ball.
Non ne sono mai stato fanatico, ma anch'io come tanti sono rimasto traumatizzato per sempre dalla famigerata prima puntata non censurata, con la sua lezione di anatomia femminile un po' troppo precoce (si fa per dire, Ranma e City Hunter e compagnia ci avrebbero mostrato sempre in quegli anni ben altre meraviglie). Sono certo che chi conosce a memoria il cartone troverà in questo gioco un'esperienza sublime, un viaggio delizioso nel passato e nel presente della serie.

E dunque che bello riscoprire Dragon Ball e con esso ritornare bambini, e ricordare la nostra privilegiatissima infanzia anni '80! Almeno in questo gioco siamo al riparo da scomode lezioni di vita, da prove di maturità a tradimento come si diceva l'altra volta: qui non c'è nessuna Sakura cresciuta che mette da parte i guantoni e vuole avere un lavoro, un marito e un figlio... e demolisce i tuoi sogni ingenui di bambino.

“Queste cose vorrei dirtele /
Sopra la techno”

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 02 . 2018

Morte di un terminale viaggiatore

Mercoledì sera mi è morto il cellulare.
Ero stato fuori con amici, ma ero tornato presto (cioè prima dell'una di notte) e quindi prima di andare a letto pensavo di stare un po' al computer. Avendo appena recuperato l'humblebundle Rockstar volevo provare ad andare un po' a spasso per GTA: San Andreas, perché prima di morire volevo provarlo, una volta tanto, questo super free roaming che ha tenuto banco per intere generazioni.
Sul momento, mercoledì, mi ero convinto che la prima sequenza in bicicletta di San Andreas fosse una delle esperienze più frustranti che avessi mai incontrato. Quell'assurda convinzione di riuscire a scappare a un'automobile con una bici, quel maledetto omino che non pedalava semplicemente a pigiare avanti, quelle due o tre curve a bordo fosso... insomma, sono stato sull'orlo del ragequit diverse volte. Oggi, più distaccato, penso che si, la missione avesse un gradino non proprio dolce per un neofita, ma che in fondo non fosse niente di così criminale, era solo una sfida proposta fin da subito, al pronti-via del videogame.
Mentre mi incaponivo contro quegli antipatici pedali, comunque, controllavo compulsivamente il telefono come sempre. Non è che facessi molto, eh, lo sbloccavo, controllavo le notifiche (e l'orario) e poi lo bloccavo ancora. Il consueto automatismo che immagino un po' tutti noi ormai abbiamo acquisito. A un certo punto (quando ormai la bicicletta era superata, non sono ancora così imbranato) pigio sul consueto tasto di sblocco e il telefono non reagisce.
Il Nexus5X è un buon telefono, non un top gamma (ma nemmeno comprato al top prezzo), ma così essenziale nella sua architettura da trasmettere solidità. Questo non gli ha impedito, però, nei suoi due anni di vita, di avere alti e bassi. Negli ultimi tempi, magari anche a causa di ardite alchimie google, aveva cominciato a divorare batteria a ritmi anomali, mancare di responsività in certi momenti e spegnersi d'improvviso senza un perché. Non ho mai considerato questi fatti come sintomi della sua morte imminente, trattandosi di un cellulare usato intensamente e trattato non sempre benissimo trovavo abbastanza regolare che ogni tanto mostrasse qualche defaillance. Questo per dirvi che non è che sul momento mi sia preoccupato, anzi, ho semplicemente pensato che fosse un suo momento no. Un po' più di brividi mi sono venuti quando ho notato che non reagiva se non dopo aver tenuto premuta l'accensione realmente a lungo e anche così, dopo il primo vagito con la scritta google, lo schermo tornava irreversibilmente nero senza altri segni di vita. A quel punto l'accettazione del problema non è arrivata esattamente subito. C'è voluto del bello e del buono, con rocamboleschi tentativi di hard reset e poco altro (il Nexus, come tutti i telefoni moderni, è inapribile) per realizzare che ormai il mio Nexus5X era andato per sempre. Un anno e otto mesi di vita. Decisamente meno delle aspettative, soprattutto se pensate che il suo predecessore, ereditato da mia madre, veleggia verso i quattro anni e mezzo. Ma nulla si può contro l'elettronico Azrael, che cala a cavare l'anima delle macchine quando il clock raggiunge il valore impostato nella Grande Variabile dell'Universo.
E' incredibile quanti e quali problemi operativi ponga un telefono morto così d'improvviso. Non stanto il problema di restare in contatto col mondo. E' morto a mezzanotte, quando certo non molti si aspettano una chiamata, ma soprattutto ormai i mezzi di comunicazione a nostra disposizione sono veramente tanti e per quanto molti passano dal cellulare che abbiamo in mano, spesso questi si riflettono anche sul computer di casa. Se si ha a disposizione un PC e una connesione a internet isolati non si rimane.
Un po' più complicato, invece, sostituire una sveglia se non si è mai pensato di prenderne una perché il cellulare riesce a farne facilmente le veci. Nonostante oggi infatti infilino funzionalità di sveglia un po' ovunque mi ci è voluto poco per realizzare che non avevo niente di adatto per arrivare alla mattina successiva. E' stato lì che il panico mi ha preso, un panico tale che alla fine mi sono dovuto rivolgere a Nintendo che al modico prezzo di DUE EURO, mi ha venduto l'orribile sveglia di Mario per 3DS. In quel momento mi sono figurato che in tutto il mondo l'ottanta per cento che avevano acquistato quell'orribile spreco di blocchi non poteva che essersi trovata nella mia medesima situazione.
Passata a'nuttata, fortunatamente, la transizione si è fatta più dolce. In ufficio ho recuperato un glorioso Samsung Galaxy (sei-sette anni di vita) con cui sono tornato operativo. Anche qui, alla fine l'unica funzionalità per cui il cellulare si è rivelato insostituibile è stata WhatsApp, che ormai si prende una considerevole fetta delle interazioni quotidiane e sarebbe difficile da mettere in stand by. Per il resto, ancora, il PC ha svolto per bene il suo compito.
Visto che un cellulare non è una cosa che si può prendere al baracchino all'angolo, a quel punto mi sono rassegnato ad arrivare a sabato mattina per acquistare una nuova macchina. Non posso riportare la testimonianza di quelli che sono tornati al NOKIA 3310, ma comunque un paio di giorni con uno smartphone minimale ti fanno fare qualche riflessione.
Intanto, nonostante il Galaxy Samsung fosse ovviamente al lumicino, la sua batteria ha mostrato di poter durare anche più del canonico giorno che ci si aspetta da uno smartphone. Possiamo prendercela quanto vogliamo con le macchine e con chi le costruisce, ma il tempo di vita del nostro cellulare è il prezzo da pagare per usarlo nelle maniere più poliedriche.
Con le notifiche e le opportunità al minimo, poi, ci si accorge come vengono effettivamente a mancare dei riempitivi e dei momenti di distrazione e ci si ritrova, spesso, a fissare il vuoto. I detrattori del mondo digitale, lo so, sono lì, come avvoltoi ad aspettare questo tipo di commenti per stigmatizzare come la gente ormai sia sempre attaccata a quei cosi e blah blah blah, che ci si sia bruciati il cervello e blah blah blah, ma la verità è molto più semplice di così: la vita è piena di piccoli momenti noiosi e avere qualcosa di vivace con cui riempirli non è assolutamente un male.

Oggi l'emergenza è rientrata. Visto che la gloriosa serie Nexus è morta ho deciso di affidarmi al grande drago per il mio nuovo mezzo. Ho preso uno Huawei P10 Lite, attualmente il miglior media fascia sul mercato. Ho preso un media fascia perché da sempre mi rifiuto di spendere più di trecento euro per un cellulare e perché ormai la tecnologia è cresciuta la punto che anche un telefono di questo livello riesce a soddisfare tutte le più comuni esigenze. Sinceramente non so proprio un'alta fascia cosa potrebbe fare più di lui, lascio la risoluzione di quest'enigma a chi ha voglia di investirci. L'unico serio avversario che ho preso in considerazione, lo confesso, è stato il Nokia 6. Mi affascinava l'idea di ritornare a Nokia e sembra che oltretutto, memori anche delle loro disastrose avventure nel mondo delle interfaccia, i finlandesi abbiamo deciso di tenersi il più aderenti possibili all'Android in purezza. Ho desistito dall'idea perché le perplessità sul processore mi sembrava più della media e perché non era disponibile la ricarica rapida, una feature che nei tempi moderni diventa sempre più importante.

“È la fede delle femmine / come l'araba fenice / che vi sia ciascun lo dice / dove sia nessun lo sa.”

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0