Strip
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07 . 09 . 2013

Basso budget

Anche gli Ingegneri (delle Tenebre) hanno i loro brevi momenti di figaggine, quando le condizioni sono giuste. In questa strip mi immagino Gödel doppiato da Samuel Jackson.
La settimana scorsa ho espresso tanto amore e tanti buoni sentimenti per due giochi straordinari: Killer Is Dead e Dragon's Crown. Oggi devo aggiungere un'altra notizia che fa esplodere di gioia tutti gli ossessionati come noi: King Of Fighters XIII uscirà a breve anche su PC.
Il fatto che siamo tutti pronti ad esaltarci per un gioco di tre anni fa la dice lunga, su di noi e su questa industria malata. Ci hanno messo solo tre anni, diciamo così, e per un gioco competitivo non è poi un'eternità. Il gioco è ancora popolare, lo dimostra l'entusiasmo di pubblico che ha riscosso anche quest'anno al torneo internazionale dell'EVO (ricordo che la finale è stata seguita in diretta da oltre 100 mila imbecilli).
Ci hanno promesso che (stavolta) il codice di rete sarà ottimizzato, in modo da rendere almeno tollerabile il gioco online; ma SNK è sempre sull'orlo della bancarotta, e dei disperati non c'è mai fidarsi. Non sarebbe la prima volta che ci spezza il cuore con promesse non mantenute. E poi, in fondo in fondo, noi non vogliamo giocare online, almeno King of Fighters vogliamo godercelo come si faceva una volta, prima di tutte le diavolerie tecnologiche: vogliamo vedere in faccia il nostro avversario, smanettare gomito a gomito e stringerci la mano dopo la partita, o urlarci insulti, e poi andarcene con il nostro fedele joystick arcade sotto il braccio.

Avrei da parlare ancora molto di competizioni videoludiche, ma il nostro tempo insieme è agli sgoccioli. Devo invece assolutamente segnalare una piccola rivoluzione, partita domenica scorsa senza clamori: abbiamo voluto provare uno stile diverso per le strip che realizziamo per Multiplayer.it. Da alcuni mesi ormai le forze del Mondo ci incalzano, ci stringono nella loro morsa soffocante, minacciano di spegnere la fiamma di Follow The Rabbit che arde da oltre 12 anni ininterrottamente. Per rompere questo assedio occorreva una mossa audace e disperata: eccola qui.
Abbiamo deciso di tagliare i costi, di darvi un FTR a basso budget... l'alternativa era niente. Vedremo come va. Potete comunicarci le vostre opinioni, come sempre, e come sempre ci faremo grasse risate alle vostre spalle.

Lo-Rez: arte, storia, web design
07 . 09 . 2013

Occhi del futuro

La strip odierna comprende ben due riferimenti biografici. Il primo è di carattere ingegneristico. Nessun ingegnere professionista dirà mai che un qualche lavoro è facile. Perché mai un lavoro facile lo è. E sapete qual è la cosa curiosa? Che nessuno lo ascolterà e quindi a un certo punto ci si troverà a sbattersi di notte in mezzo alle cavallette e ai tentacoli di demoni per quella roba che "tutti sapevano essere facile".
Il secondo riferimento riguarda la mia infanzia. Perché fare le figurine col pongo, se non hai l'inclinazione, è fottutamente difficile sul serio.

Su Multiplayer.it è partito un esperimento che immagino vi avrà spiazzato un po'. Le nostre strip stanno virando al minimal. Lo so, vorreste tavole 1900x1600 in qualità stampa disegnate, colorate e con gli effetti treddì, invece siamo tornati al good ol' B/N di una volta, anzi, qualcosina di più. L'idea è diventare agili, perché le strip di M.it non sono mica cose che possiamo pianificare, devono stare in groppa allo zeitgeist, agganciate all'accadere. Voi sapete che per un ingegnere l'assenza di una pianificazione è la peggior minaccia dopo la rottura della macchinetta del caffé. Siamo dovuti intervenire con strumenti nuovi. E ammetto che siamo ancora per bene in rodaggio.

E ora, finalmente, possiamo dedicarci al pistolotto filosofico del giorno.
Sony prepara i suoi occhialoni virtuali, Oculus Rift si sta insinuando pian piano nelle nostre vite, i google glass sono ormai quasi una realtà fashion. Siamo arrivati all'incirca con una decina di anni di ritardo ai mitici caschi da VR che hanno popolato la fantascienza per tutti gli anni '80. Se questo fosse un sito nerd di oggi, di quelli che ormai non fanno altro che ritrasmettere triti meme, ora farei una divertentissima battuta sullo skateboard di Ritorno al Futuro. Invece no, non voglio distrarvi, perché il tema degli occhialoni non è solo tecnologico, è, oserei dire, antropologico.
Al di là di quello che ci ha raccontato il cyberpunk il concept del casco che ti immerge nel gioco esiste da tempo immemore e qualcuno, già in passato, si è buttato nella sua produzione. Sono stati tutti progetti fallimentari, ma secondo me è errato credere che siano stati condannati dalla scarsa tecnologia a disposizione. La tecnologia, se nasce povera ma spinge un'idea intelligente, si evolve perché da quell'idea riceve risorse. Invece l'intero mondo dei caschi è stato ripudiato, come anche, per dirne un'altra, il cinema treddì, che è una roba che esiste da quel dì e che a un certo punto la gente smise da seguire, mentre oggi sembra imprescindibile per un certo tipo di action (o forse no?).
A mio parere, lo shift culturale che permette oggi di apparire a tutti questi prodotti è qualcosa che riguarda principalmente il nostro modo di porci nei confronti della tecnologia e del mondo che ci circonda. Negli anni '90 quello che portò alla morte di tutti questi tipi di attrezzi fu il rifiuto, da parte nostra (nostra come gente) di perdere il contatto con la realtà in cambio di un'altra realtà che, al di là di quanto potesse essere credibile, ci avrebbe staccato dal mondo in cui siamo immersi e ci avrebbe consegnato a un altro ordine di percezioni.
Ai tempi, tutto ciò era intollerabile, un inizio di alienazione. Ancor prima che gli psicodrammatici cominciassero a lanciarsi in pistolotti sull'influsso di certi input sulla nostra fragile identità, la gente sentiva a pelle che c'era qualcosa di sbagliato nell'allontanarsi così tanto dal mondo reale. Con addosso occhiali da VR si sentiva nello stomaco un certo horror vacui, la consapevolezza di trovarsi in un luogo eppure essere altrove.
Cos'è cambiato oggi? Oggi abbiamo popolato il nostro mondo di input fittizi. Filtriamo una fetta considerevole della nostra vita attraverso lo schermo di un computer, abbiamo imparato a inserire input digitali anche nei momenti più prosaici, come le cene di famiglia, le gite al mare e le pause in bagno. Intanto, abbiamo spostato nell'altrove digitale anche una certa parte delle informazioni della nostra vita reale, abbiamo creato una sorta di reame grigio, fatto di elementi reali che però non possono vivere se non connessi. Ci siamo fatti amici nei più lontani angoli del mondo e li consideriamo amici anche se siamo consapevoli che non potremo comunicare con loro se non con Facebook. Abbiamo costruito routine e passatempi su stupidi siti internet che però non possono fare a meno di essere siti internet (e si, scusate, "siti internet" è una locuzione particolarmente retrò).
Oggi nel momento in cui compiamo il balzo dato dal metterci degli occhialoni per la VR sappiamo che troveremo parte di noi anche dall'altra parte e, soprattutto, la nostra stessa identità sarà un po' più abituata a quella terra oltre lo specchio di quanto non lo fosse in passato e quindi non sarà così spaesata.
Eppure, il nocciolo del problema non decade. Saremo ancora altrove con addosso quella roba, anche con addosso i leggermente meno invasivi google glass. E in qualche modo rimane preoccupante come diamo ormai a quest'altrove una tale importanza da essere pronti a pagare il prezzo di allontanarci da qui.
Perché oggi, verso quell'altrove, muoviamo solo alcuni passi. Ma conoscendo la natura umana, sarà inevitabile cominciare a camminare fino ad andare molto lontano.

Gene Hunt: Because Stephen Warren is a bum bandit. D'you understand? A poof. A fairy. A queer. A queen. Fudge packer. Uphill gardener. Fruit picking sodomite.
Sam Tyler: He's gay?
Gene Hunt: As a bloody Christmas tree!

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