Strip
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14 . 09 . 2013

Super Deformed

Nel curriculum di un buon Ingegnere (delle Tenebre™) un punto non può mancare: “Ho rovinato irreparabilmente l'esistenza di un collega trasmettendogli le mie pericolose ossessioni”.
Discipline più innocenti lo chiamano “imparare dagli esperti”, ma Gödel, come chiunque fa questo sporco mestiere, conosce bene la verità: non si guarda nell'abisso dell'Informazione per poi andarsene via sereni come se niente fosse.

Tutti gli animali devono evolvere per sopravvivere, come abbiamo imparato dai Pokémon, e il nostro Coniglio non fa eccezione.
Lo abbiamo accennato la settimana scorsa, ma voglio tornarci su: nella rubrica domenicale che facciamo per Multiplayer.it si è consumata una rivoluzione dolorosa e non senza sacrifici, ma necessaria. Siamo passati dalle strip colorate e pitturate con amore a uno stile minimalista fatto di tratti semplificati e sagome che, almeno per i primi tempi, saranno fisse come statuine. Statuine dalle proporzioni Super Deformed, come amano dire i nipponici maestri di questo stile, oppure chibi, che è un'espressione più delicata.
È un'evoluzione un po' bizzarra, lo riconosco, e forse sono generoso a chiamare evoluzione questa regressione dal glorioso Technicolor a un tratto b/n tipico di un giornaletto settimanale usa e getta. Non parliamo poi dei nostri Neo, Cloud, Clara e gli altri, ridotti a bamboccini col testone come se fossero tutti diventati protagonisti di un gioco di ruolo giapponese a 16 bit. No, aspetta, questo in effetti è un pro. (E poi a dirla tutta i nostri Neo, Cloud ecc. sono davvero protagonisti di un RPG a 16 bit!)

Abbiamo pubblicato una seconda strip di questo nuovo chibi-FTR, e andremo avanti così. Non è una scelta temporanea. Se può essere di consolazione per il vostro cuore sanguinante, amati lettori, possiamo preannunciare che la quantità delle strip, incredibilmente, aumenterà. Vogliamo svincolarci dalla pubblicazione domenicale e fare strip di accompagnamento agli articoli principali di Multiplayer.it. Per ottenere questo risultato ambizioso, quasi folle a dire il vero, anche Cymon qui di fianco oltre a vestire i panni buffi da sceneggiatore affonderà le braccia fino ai gomiti nella grafica digitale, e produrrà egli stesso la maggior parte delle strip.

Davvero, a scrivere questa roba mi chiedo io stesso se non sia tutto un pesce d'Aprile fuori stagione... eppure è tutta una progressione logica. È tutto dannatamente serio (?), abbiamo anche un wallpaper celebrativo di questo momento, per dimostrare che facciamo sul serio.
Il mio attuale stile di vita rende impossibile sostenere due strip a colori alla settimana: la soluzione che abbiamo tirato fuori è aumentare il ritmo ancora di più. Il nostro amore è incontenibile, e trabocca dai nostri cuoricini: dobbiamo darvi ancora più FTR, nonostante tutto, ne abbiamo bisogno.

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 09 . 2013

Dove vuoi andare ogg?

Quattordici settembre a me suona sempre e comunque come riapertura delle scuole, perché io sono anziano e ai miei tempi non c'era granché anarchia sul momento in cui dare il via agli hunger games dell'educazione. Ai tempi si sapeva che il secondo lunedì del mese si tornava tutti sui banchi, bene o male, fossero banchi da elementari, medie, superiori o cos'altro...
La ripresa delle scuole rappresenta un punto di passaggio per la nostra intera società e, per riflesso, anche per il mondo dei videogiochi. I ragazzi riprendono contatto gli uni con gli altri, si scambiano informazioni, chiacchierano e, tra i compiti e le brutte giornate, stanno più tempo davanti al computer, dove possono recepire ciò che la Voce della Storia racconta loro, riscrivendo i loro morbidi cervelli.
E quello che annuncia questa nuova stagione è un'invasione, a pioggia, di tecnologia transess... no, spetta che trovo un termine migliore, transformatica, che nasce per un proposito e finisce in un altro. Abbiamo una PSVita che diventa pad della PS4, un'altra PSVita che diventa console da casa, un 3DS che diventa 2DS, così i bambini delle elementari se lo possono dare in testa senza romperlo (subito). Abbiamo occhiali per leggere le mail e orologi per rispondere al telefono. Abbiamo due iphone. Quello che costa tanto e quello che costa troppo. Abbiamo hardware crowfoundato casuale su cui far girare software crowdsviluppato nerdico.
Siamo nell'era del puro e completo cyberpunk? No, lasciate stare gli occhiali di settimana scorsa, guardatela sotto un diverso punto di vista. I chip, il software, la potenza di calcolo è ormai qualcosa che possiamo vendere e comprare un tanto al chilo, montare dovunque, usare dovunque? Possiamo abbracciare la grande rete e la sua illuminata comunità semplicemente alzando le braccia (altolà al sudore)?.
E, soprattutto, questo ci salverà?
La letteratura cyberpunk nasce tra gli anni '80 e i '90, quando la gente era ancora convinta servisse un po' più capitalismo e le riviste di moda ti potevano ancora lasciare interdetto. La libertà era un concetto che esisteva come negativo del comunismo e delle dittature e quindi ci andava bene così com'era, la guerra era una cosa che poteva ancora pioverci addosso nella forma di soldati che ti entravano in casa, il nucleare, le malattie, i ghiacci che si sciolgono, le macchie solari erano tutti lì, pronti ad annientarci con un click (in netto anticipo sui Maya). C'era, insomma, un sacco di ottimismo.
Così tanto ottimismo che la rete che veniva raccontata non cambiava le coscienze e non migliorava i rapporti umani. Perché non ce n'era bisogno. La rete era la naturale estensione di quello che siamo oggi, chi vi era entrato vi era entrato consapevole e già con un discreto bagaglio di conoscenze. Lungi da lui credere che lì potesse migliorare, era dall'altra parte unicamente per fare quello che faceva nel mondo reale, solo con estensioni, proiezioni, prospettive un po' diverse. Questo ha reso grande il cyberpunk e questo l'ha quasi ucciso quando l'epoca da lui pronosticata si è avvicinata: la rete del cyberpunk era un grosso, luccicante, veloce elettrodomestico.
I guru degli anni 2000, millenaristi come tutti i viventi delle cifre tonde, credono invece che nella rete, in un posto non ben definito che fluttua sopra di noi, c'è il potenziale per un mondo migliore e che sarà l'accesso a permettergli di scendere in mezzo a noi. E' un po' come per quelle religioni assurde create dai nativi delle Hawaii dopo la visita dei primi conquistadores, l'assurda credenza che creare un porto propizi l'arrivo di navi cariche di doni. L'accesso è mitizzato, le finestre sull'informazione idolatrate, la banda passante è il nuovo oracolo. Tutti quegli oggetti che vi ho detto sopra, assieme a molti altri, che da disillusi avreste potuto definire gadget sono invece i paramenti delle prossime religioni. Potenti, ossessivi, pervasivi, duttili.
E la religione dell'informazione racconta che saremo tutti connessi e contribuiremo tutti assieme alla società, scambiandoci idee e migliorando l'un l'altro, imparando il rispetto del prossimo e la convivenza, in un gigantesco cyber-oratorio dove il pallone sarà sostituito dai lan-party.
Hanno ragione loro. Finirà esattamente così e saremo un mondo migliore. Il cinismo del cyberpunk dell'epoca d'oro era errato. Le loro previsioni sconclusionate. Guardate Gibson, per esempio. Migliaia di pagine di connessioni, reti, network e autostrade informatiche e nemmeno la foto di un gattino.

“Siamo la freddezza che non ha paura / Siamo quel tappeto steso sulla spazzatura! / Siamo la Mont Blanc con cui ti faccio fuori / Siamo la risata dentro al tunnel degli orrori!”

Cymon: testi, storia, site admin
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