Strip
106
03 . 05 . 2003

Progresso

Questa settimana, lo ammetto, non ho disegni da offrire in sacrificio per placare voi, demoni famelici. Però, vorrei rimediare offrendovi un link dal quale potrete ricavare artwork senz'altro molto migliori di quelli che potrei fare io (cliccate sui nomi dei personaggi). Non vi va poi tanto male.
Si tratta di chara-design fatti da Kim Hyung Tae, che è un eccellentissimo artista. Coreano, credo. Magna Carta e' un gioco che non ho mai sentito, d'altra parte il mercato coreano e cinese e' un universo totalmente separato dal resto del mondo. Per quanto se ne sa, quei pelle-gialla potrebbero avere tra le mani videogiochi che noi qui neanche ci sognamo (d'altra parte, per quanto se ne sa dal governo cinese, a quest'ora la loro popolazione potrebbe anche essere stata decimata dalla SARS). (Ah, fa sempre bene lanciare insulti razziali dalle pagine di un webcomic... c'e' il vantaggio che non si rischia di essere presi sul serio.)
Tornando a noi, cioè a Kim Hyung Tae, guardate un po' questa immagine, o questa, o una qualsiasi. Ce n'e' abbastanza per far diventare rossi di vergogna gli art department di quasi tutte le softwarehouse USA... ragazzi, ma scherziamo? Cosa diamine fate tutto il giorno, dannazione a voi!? Per 50 euro a gioco pretendo, anzi esigo roba di quella qualità! Quel maledetto Magna Carta avra' venduto sì e no 10.000 copie, e guardate che roba! Che creativita'!
Se vedo un altro RTS con figurelle medievali che paiono i soldatini di mio nonno, divento pazzo!!

Il nostro amabile host in questi giorni ha preso una direzione controversa, ma di certo non sorprendente. Un sito di successo che si mette a offrire servizi a pagamento? Woah, che grande novità. Chi l'avrebbe mai detto, uno staff di persone che lavorano a tempo pieno ha bisogno di qualche forma di reddito per restare in piedi. Ma come, cedere così alle lusinghe del vile denaro? Non vi basta videogiocare tutto il di'?! Il puro nettare videoludico che succhiate direttamente dalla fonte, in anteprima rispetto agli altri mortali, non basta a sostentarvi? Anime veniali! Pretendete pane per sfamarvi, quando avete a disposizione il cibo degli dei, la beta di Star Wars Galaxies, Soul Calibur 2 importato e la PS2 Ocean Blue in edizione limitata... e tutto questo non basta a saziarvi? Ricevere press release e conoscere di persona i game designer, questo è tutto ciò di cui l'uomo giusto ha bisogno nella vita!
Dovreste sentirvi riconoscenti a noi, in debito con la comunità, per l'onore supremo che vi viene concesso, per la sacrosanta funzione che siete chiamati a compiere! Altro che ricompensa!
Chissenefrega se la manutenzione dei server e il consumo di banda costano migliaia di euro al mese, se dovete pagarvi la trasferta di 12 persone a Los Angeles, a Londra e (magari!) a Tokyo, uffici, spese legali, stipendi del personale e tappetini per il mouse da distribuire allo SMAU! Sono fatti vostri, dovevate pensarci prima di fare un sito di successo. Ma non azzardatevi a chiudere, eh! Guai a voi se chiudete, vi ritrovate una folla inferocita sotto casa nel giro di due giorni! Deve continuare tutto come adesso, anzi i servizi devono migliorare costantemente, altrimenti passiamo alla concorrenza! Ecco! E già che ci siamo togliete subito tutti quei maledetti banner, sporchi venduti che non siete altro!
Siete già fortunati che non vi chiediamo noi dei soldi per concedervi il privilegio delle nostre preziose cliccate... anzi, magari possiamo metterci d'accordo per 10 cent a visita...

Ecco, con questo credo di aver espresso il pensiero della maggioranza dei lettori, e posso ritenermi soddisfatto.
Passando a cose più serie, un commentino sulla nuova rubrica settimanale di M.it, Videoludica.
E' vero che è stata presentata come una riflessione approfondita e matura sul videogioco, però anche con queste premesse il primo impatto e' stato davvero scioccante. Vorrei solo citare un passaggio:

"...Come le possibilità di manipolazione, riproposizione, emulazione della forma-videogioco, la sua tendenza endemica al postmoderno, al pastiche, all’emulazione: un’unione di codice di programmazione e di specificità contestuale (cartuccia, confezione, sistema, manuale) che rendono la forma ludica digitale un vero e proprio terreno di studio privilegiato per le problematiche relative all’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica."

Caspita, e noi pensavamo che questi editoriali fossero troppo intellettuali!
Complimenti all'autore per aver avuto il coraggio di proporre un articolo del genere. Forse la maturità di un ambiente si può misurare anche dalla presenza di pezzi come questo, che invece di cercare un largo consenso si rivolgono al nocciolo più hardcore dei videogiocatori piu' avvelenati in assoluto, quelli che prendono il loro hobby davvero sul serio. Solo qualche anno fa un articolo del genere in campo videoludico sarebbe stato impensabile, non solo per i suoi contenuti, ma proprio per la forma in cui è scritto. Oggi invece a quanto pare il divertimento elettronico ha fatto tanta strada da meritarsi l'attenzione di gente seria, che lo studia con metodi accademici, trattandolo con la dignita' di qualsiasi altra disciplina di studio.
Ma non so se è una bella cosa.
Ammetto che non mi ha mai interessato dissertare di questioni come "il videogioco è Arte?", o la "tendenza endemica al postmoderno" (!). Preferisco vivere i videogiochi da dentro e fregarmene del resto. Ho sempre affermato, anche su queste colonne, che non mi importa se il videogioco viene considerato dai più una roba da bambini, e neanche (e questo e' piu' importante) se e' in fondo soltanto una roba da bambini. I miei sentimenti verso il divertimento elettronico non cambieranno certo per questo. Solo perche' mi piacciono i videogiochi non significa neppure che voglio difenderli a tutti i costi e magnificarli come la forma di arte suprema: diciamoci la verità, molti titoli sono davvero "giochini", e il 95% di quello che esce e' spazzatura assoluta. Se il resto sia Arte, una forma espressiva privilegiata o una ossessione da maniaci asociali mi importa ben poco. Non mi sono mai sentito offeso dall'aggettivo "asociale"...

“We do not have a hobby that can be discussed in polite company.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 05 . 2003

Copiadestra

E' un mondo difficile...(si, non vuol dire niente, ma come incipit di editoriale acido non è male, mi pare)
Pirateria, internet, file sharing, majors, RIAA, SIAE...tutti questi nomi si attorcigliano da sempre in un quadro laocoontico di lotta in cui spesso è arduo distinguere i buoni dai cattivi, non tanto perchè non si sappia da che parte sta la ragione (ahimè, la linea tra legalità e illegalità è abbastanza ben definita e discorsi di etica assoluta la sfumano, ma non la cancellano) quanto perchè certi comportamenti sono tanto goffi e privi di stile da farci dubitare della buona fede di tutti, nessuno escluso.
Le notizie che in questi tempi hanno rinfocolato il dibattito sull'argomento sono molte, ma soprattutto tre secondo me sono utili a disegnare un quadro generale di qualcosa che, ancora una volta, sfiora il paradosso.
Innanzitutto spendiamo due parole sull'illuminata legislazione entrata da poco in vigore sulla pirateria. Che si debbano inasprire le pene per i pirati è una cosa legittima, anzi, visto che la situazione è ormai completamente fuori controllo, auspicabile, ma a questi provvedimento si è aggiunto il cosidetto "equo contributo" che è un'azione talmente imbarazzante che pare quasi uno spreco di tempo attaccarla.
La teoria che sta alla base dell'equo contributo è questa: tu compri un CD vergine e siccome io sono sicuro che lo userai per produrre materiale pirata ti costringo a pagarlo di più per indennizzare le persone che danneggi (cioè, no, per indennizzare la SIAE, che è una cosa ben diversa...ma non perdiamoci in sofismi). Non solo quindi sei colpevole senza processo, ma sei costretto a scontare la condanna ancor prima di aver commesso il reato (perdonate le iperboli, suonano troppo bene perchè me ne liberi). Neanche il Philip Dick di Minority Report ha mai avuto un'idea tanto brillante! Proviamo a mettere in campo un altro paradosso: comprate dieci CD vergini e su questi pagate il TOT di equo contributo che, teoria vuole, dovrebbe andare a coloro di cui copiate senza permesso le opere. Ora andate a casa e prendete un qualsiasi file che avete prodotto nella vostra vita, sia questo una ricerca scolastica, un editoriale come questo o anche solo una lettera alla vostra fidanzata e masterizzatelo su ognuno dei vostri CD vergini. A questo punto, in un mondo perfetto, un fattorino dovrebbe consegnarvi a stretto giro di posta il rimborso dell'equo contributo da voi versato...attendete...si, si, attendete...come? Non è arrivato nessuno? Bene, perfetto, avete appena realizzato di aver pagato un'ammenda per aver violato il vostro diritto d'autore, evidentemente senza il vostro permesso e che comunque, il denaro generato da tale atto criminoso è finito nelle mani di qualcun altro che, sul vostro lavoro (il file di sopra) non ha il minimo diritto.
Muoia Sansone e tutti i filistei. Intere categorie di professionisti, dilettanti, persone comuni che usano i CD vergini per mille motivi vengono colpite in modo indiscriminato, un intero mercato è costretto a pagare per i peccati delle sue pecore nere. E tutto per rastrellare soldi che vanno a foraggiare una struttura costruita sopra il diritto d'autore, ma che il diritto d'autore non incarna (giacchè nasce assieme all'opera d'ingegno e non ha bisogno di essere sancito da nessuno).
Fortunatamente se Atene piange magari Sparta riesce a fare un sorrisino. Abbastanza inquietante, a mio parere, l'assoluzione di due importanti sistemi di file sharing dall'accusa di distribuire materiale pirata. La motivazione è la più vecchia del mondo: chi costruisce le pistole non uccide nessuno, ma fa sorridere. Napster cadde sotto i colpi delle majors pur trovandosi nella stessa situazione e la sua caduta permise la proliferazione di una miriade di sistemi di file sharing alternativi (a volte persino migliori)...oggi invece sembra che il mondo sia pronto ad analizzare il problema con un po' più di rilassatezza.
Se non riesci a batterli, infatti, fatteli amici. Qualcuno prima o poi doveva capire che uccidere la distribuzione di musica via internet sarebbe stato sempre e comunque impossibile e che l'onda andava cavalcata. Il primo a farlo: quel geniaccio di Jobbs, che ha messo in piedi il suo sistema di distribuzione di musica via on-line: alla modica cifra di 0,99 dollari permette il download di una canzone, nella piena legalità e rispettando i diritti di tutti. Attecchirà? Di certo è una mossa che può dare una dura spallata all'ideologia di internet come luogo dove tutto è lecito e gratis, è qualcosa che, al di là dei margini di guadagno, forse insegnerà qualcosa e permetterà di vedere la rete con occhi diversi, sia alle aziende, sia (e questa è per me la cosa più importante) agli utenti. Se vogliamo chiudere in un cerchio tutto l'editoriale è un'idea che sta proprio all'opposto dell'equo contributo, dove l'importante sembra essere raccattare soldi lasciando, in cambio, l'anarchia costituita.
Mmmmmh, direi che quanto ho detto basta almeno per un'altra settimana, mi sto accorgendo che è un po' che non parlo di videogiochi in questa sede e comincio a risentire di questo fatto. Spero di tornare a farlo quanto prima, sebbene il sito, ogni giorno che passa, mi offre "internamente" sempre più motivi di interesse di quanti abbia voglia di cercarne "esternamente". Cercherò in ogni caso, di tornare un po' in me per sputare sentenze su questo o quell'FPS di ultima uscita, possibilmente giudicandolo senza averne visto mai neanche un demo (come mia abitudine...).
Ciriciao bimbi.

"La critica costruttiva è una questione delicata" Hagakure, I, 14

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0