Strip
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27 . 07 . 2019

Ore uomo

Il caldo ci ha azzannato alla gola e non molla la presa. Meglio dunque ripudiare del tutto il mondo esterno, il mondo naturale, e chiuderci dentro a fissare uno schermo. Ma pensa te, alla fin fine sarà la scelta più salutare: grazie, clima pazzerello!

La nuova anteprima di Death Stranding ci mostra il personaggio con le fattezze di Nicolas Winding Refn che muore ogni 21 minuti. A conti fatti questo Nicolas Winding Refn finora è morto 218.500 volte (a quanto pare si provoca la morte cerebrale per 3 minuti alla volta per investigare l'aldilà, cioé il Death Stranding).
Non posso che essere grato a Hideo Kojima di tutto questo, e come me credo che lo saranno tutti coloro che si sono sottoposti all'agonia di guardare l'ultima opera di Refn, Too Old To Die Young. Sì, Kojima, puniscilo anche per noi!

Ma no, sono troppo cattivo (saranno le zanzare): TOTDY non è brutto, è solo diverso dal solito. Alla fine mi ci ero affezionato, alla splendida fotografia che indugia per 5 minuti di silenzio sul corpo del boss della droga bello come un Adone, o alle canzoni stupende che esplodono all'improvviso e accompagnano intere luuuunghissime scene. Ogni inquadratura statica e silenziosa, prolungata all'infinito, ci costringe a mettere in moto la mente, a riflettere sulle esistenze di questi personaggi oltre quello che viene mostrato, a slargare le nostre prospettive fuori dai limiti dello schermo, usando la forza della nostra immaginazione. Qualcuno la chiama arte.

Ma indugiamo anche noi sempre sugli stessi argomenti, come fanno i vecchi e Nicolas Winding Refn. Nel nostro caso l'argomento è Death Stranding.
Sono rimasto molto colpito da questa disamina tecnica del filmato promozionale del gioco: è roba seria, fatta da un ossessionato come non se ne vedono più tante in giro. Dentro ci troviamo tante lodi a certi effetti grafici che a quanto pare nessuno finora era mai stato in grado di cavare fuori da una PS4 in tempo reale (tipo l'onda d'urto nella pioggia che si intravede di sfuggita per mezzo secondo). Ma soprattutto mi impressionano le considerazioni su quante persone lavorano a questa roba: un'inquadratura che non si può certo definire spettacolare, come quella del corvo che invecchia e si decompone, a quanto pare richiede almeno quattro artisti a tempo pieno per una settimana. A lavorare su un corvo morto.
Non c'è da stupirsi se poi ogni tanto trapelano scandali sulle condizioni di lavoro nell'Industria dell'Intrattenimento Elettronico, dove 60 ore a settimana sono la norma. Un pensiero per i colleghi caduti.

Lo-Rez: arte, storia, web design
27 . 07 . 2019

It's all our fault

Questa colonna da anni vi racconta come procede Dottor Who, sulla scorta di una passione ardente che ha preso questo autore anni fa, quando ha cominciato a seguire la serie. Questa passione ha un preciso colpevole nella persona di Russel T. Davies che nel lontano 2005 decise di accettare la sfida della BBC e riportare in auge il brand. Sempre come abbiamo scritto qui Dottor Who è poi passato per altre mani e ha avuto altri destini, ma Russel T. Davies ha continuato a esistere. E adesso è tornato.

Years and Years (spoilers) è una serie di fantascienza futurbile come vanno oggi, infatti il riferimento più vicino è proprio Black Mirror. Comincia nel 2024 e da lì, per sei episodi, fa andare avanti l'orologio di un anno a puntata, fino a raggiungere il 2029. Intanto, però, concretizza tutte le paure che ci attanagliano oggi, permettendoci di viverle attraverso la famiglia dei Lyons, quattro fratelli che, nella Manchester dei nostri tempi, hanno costruito la loro vita e le loro famiglie solo per vedere tutto messo a repentaglio da un mondo che va via via sgretolandosi. Sullo sfondo l'ascesa politica di Vivian Rook, politico populista che, facendo leva sulla pancia della gente, riesce a ottenere, alla fine dei giochi, il controllo del paese.

Years and Years è un romanzo corale scandito dai compleanni della matriarca della famiglia. Vengono toccati molti aspetti della società, ma quello che è forse portante all'interno della storia è il destino dei profughi, attraverso il personaggio di Viktor, fuggito a causa della sua omosessualità dall'Ucraina, che subisce tutti i capovolgimenti politici e storici dell'Inghilterra, ma anche del resto d'Europa. Purtroppo questo mette un po' all'angolo un po' di altre questioni maestosamente tirate in ballo, come quella riguardante la geopolitica (Trump viene fatto arrivare alla fine del suo secondo mandato, con disastrosi effetti), l'economia (il sistema bancario inglese, a un certo punto, collassa tragicamente), i cambiamenti climatici (l'Inghilterra viene a un certo punto vessata da settanta giorni ininterrotti di pioggia) e la sicurezza intera (vengono istituite delle "zone rosse" con quartieri recitanti da cui non si può né entrare né uscire). Si può dire che col materiale messo in campo da Years and Years si potrebbero tirare fuori altre sei serie TV complete o, a scelta, una ventina di episodi di Black Mirror.

Uno degli altri aspetti invece che viene ben approfondito, o quantomeno ha una parabola su cui riflettere, è quello del trans-umanesimo, ovvero del movimento per trasportare la propria coscienza in digitale, raccontato mediante la vita di Bethany, che già giovanissima non si sente al sicuro nel suo corpo, ma cerca una qualche integrazione cibernetica. E' uno dei temi più fantascientifici portati avanti, che vediamo evolversi negli anni anche qui con molti interessanti spunti. Il risultato, in realtà, è trasformare, sul finale, Bethany in un superhacker alle dipendenze dello stato, in modo che molti hanno trovato forzato, però secondo me il tentativo di mostrare l'effettivo potenziale di un transumano in un mondo che probabilmente avrà una sicurezza informatica non poi così superiore a quella odierna non è secondo me così campato in aria.

Non c'è solo (solo?) questo in Years and Years. E' anche un'opera capace di insegnarci a rappresentare l'evoluzione della tecnologia nella quotidianità, facendo apparire di volta in volta gadget che oggi non esistono, ma domani ben potrebbero. E, in modo piuttosto agghiacciante, è anche una serie che strizza incredibilmente l'occhio all'Italia, con il Partito QuattroStelle e alcuni dialoghi che sembrano presi pari pari dalla nostra orribile situazione odierna. Purtroppo non ci sono tracce esplicite di questo collegamento, ma se uscissero non mi stupirebbero.

La critica maggiore che si muove a Years and Years, a ragione, riguarda il finale, un po' troppo semplicistico e buonista. Personalmente le due immagini che lo compongono le ho amate molto e sono assolutamente soddisfacenti, da un punto di vista narrativo, ma è vero che una situazione di lento e costante collasso sembra risolversi con un paio di colpi di mano. L'ottimismo dimostrato è qualcosa che andava bene un po' di anni fa, ma che oggi non funziona più granché e fa sembrare che la nota consolatoria sia stata imposta dalla BBC o comunque appartenga a un bisogno di chiudere un prodotto senza necessariamente lasciare lo spettatore in abissi di disperazione. Se questa cosa è effettivamente lecita con il racconto breve (e qui torniamo a Black Mirror) è un po' meno apprezzata con un'opera lunga sui sei episodi come questa. Insomma, la chiusa sa molto di realpolitik sceneggiatoria, perdonabile, ma stonata.

Non bastano però gli aspetti oscuri per farci crollare nella nostra fede per RTD. Years and Years è terribilmente consigliata, non vi bastasse quanto detto sappiate che è ricreata anche la collaborazione con Murray Gold alle musiche. Correte a trovare un qualche modo per vederla o attendete che qualcuno la porti in qualche modo in Italia.

“ I saw it all going wrong when it began in the supermarkets, when they replaced all the women on the till with those automated checkouts [...]
I think we do like them, those checkouts. We want them. Because it means we can stroll through, pick up our shopping, and we don't have to look that woman in the eye. The woman who's paid less than us. She's gone. We got rid of her. ”

Cymon: testi, storia, site admin
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