Strip
serie
21/02/2k26 - Brigata Venerdì - The Support: E alla fine di tutto c'è sempre qualcuno che ti dice una parola buona e quella parola è: non si può.
1249
21 . 02 . 2026

Sottotitoli

Congratulazioni e benvenuta, non-Asuka Sōryū Langley!
Dopo la Strip Rosa™ di settimana scorsa, riprendiamo la carrellata dei personaggi della Brigata Venerdì: ci eravamo lasciati col Giallo, ed è solo appropriato che, dopo la festa dei venditori di oggettistica da regalo di genere “romantico”, riprendiamo con la Rossa.
I capelli color carota sono stati un riflesso incondizionato, un automatismo oramai congenito alla mia natura profondamente segnata dalla visione di Neon Genesis Evangelion... non dovrebbe funzionare, l'accostamento di questo colore con una tutina rossa, così come il buonsenso aborre la divisa verde-viola dell'EVA01, eppure qui non siamo certo puri esteti, e questi nuovi chara-design in particolare sono influenzatissimi dai Cartoni Animati Giapponesi della nostra infanzia (e, mi rincresce, anche dell'età adulta!?!?).

Ecco dunque spiegata la fenomenologia di questa graziosa e letale new-entry nella squadra di FTR. Al lettore saputo, non sarà sfuggito un particolare sinistro: che questa qui è una del... ehm, del Supporto Tecnico.
Ma attenzione! Non va confusa con quel ben noto villain la cui ombra funesta ci perseguita da venticinque anni! Questa Rossa non è il vile marrano che gioisce delle disgrazie altrui, e la cui semplice menzione ha sempre causato a me personalmente ogni genere di disavventura tecnologica. No, quel pezzo di fango è un'entità distinta, la cui cronistoria avevo riassunto qui.

Naturalmente, non è detto che questa qui sia meglio. Anzi. Dopotutto appartengono alla stessa specie.

Purtroppo, come dicevo, noialtri qui non abbiamo mai smesso di guardare gli anime anche dopo esserci addentrati di un bel tratto nell'Età Adulta, e aver scavallato il Mezzo del Cammin di Nostra Vita.
Cymon in particolare è Quello Che Guarda Gli Anime, e che si diletta a offrirci su queste pagine pezzi d'opinione e vere e proprie Recensioni, specialmente se ci sono di mezzo maghette e altre adolescenti asiatiche. Ehm. Io sono quello che ogni tanto guarda qualcosa: ma solo per l'arte!
Spesso anzi ho messo per iscritto il pensiero che mi sarebbe valsa la scomunica da tanti forum di inizio anni 2000: che questa roba è in massima parte fatta per i ragazzini. Quando fioriscono delle eccezioni meritevoli, cerco di farmi trovare pronto per coglierle (mi è successo con Frieren).

Però i Cartoni Giapponesi, si sa, sono in giapponese. Quando c'erano i dinosauri questo era un ostacolo insormontabile per dei miseri bimbetti sprovvisti di internet. O una serie era adattata e trasmessa sulla televisione italiana, oppure che potevi fare, spedire videocassette di qua e di là da due oceani (con una tappa in America per sottotitolarle)? Eh, in effetti sì, era proprio quel che facevano alcuni avvelenati cronici.
Tutto relegato a un passato remoto, si direbbe: oggi c'è lo streaming, una magica cannuccia lunga lunga con cui sorbire il Nettare degli Dei direttamente dal divano. E dove la cannuccia non arriva, c'è un torrente di possibilità alternative.

Resta l'ostacolo linguistico. L'adattamento, italiano o inglese che sia, è ancora una necessità per quasi tutti. E a chi ti rivolgi per procurarti quelle preziosissime scritte che scorrono sotto i fotogrammi? O ai discendenti di quegli avvelenati cronici di cui sopra, che traducono e trascrivono con passione fin troppo bruciante, oppure alle Piattaforme di Distribuzione (i cui CEO per comodità possiamo figurarci come Rita Repulsa, la cattiva dei Power Ranger).
E queste Rita Repulsa, a forza di tramare nell'ombra i loro piani malvagi, un misto di inettitudine e ingordigia, sono riusciti nel 2026 a riportare il progresso indietro fino al 1996.
I sottotitoli oggi fanno schifo. In particolare quelli che si pagano, badate bene! Quelli di Crunchyroll. Fanno schifo sia per la traduzione maldestra che per le qualità strettamente tecniche, che oggi hanno paradossalmente molte meno possibilità di vent'anni fa, al termine di una corsa al ribasso che ci ha precipitato a picco.
Ma mi fermo qui. Quell'articolo entra nella questione con una dovizia di particolari che mi ha un tantino spaventato: è molto, molto di più di quel che avrei mai voluto sapere sui sottotitoli e su chi li fa.

I cultori non-giapponesi dei cartoni giapponesi, dunque, sembrano non avere requie. Sono destinati a soffrire in eterno, come è giusto che sia.

Lo-Rez: arte, storia, web design
21 . 02 . 2026

Qui era tutta SF

Settimana scorsa ci siamo dedicati a un nuovo receditoriale. Come avrete capito i receditoriali non avvengono appena finisco un anime, perché troppo spesso è capitato che in concomitanza della fine della visione di qualcosa arrivasse qualcos'altro da dire, così finivo col posticipare e posticipare e alla fine usavo questo tipo di momenti solo come tappabuchi, mancandogli un po' di rispetto. Da un po' ho deciso invece che, rigorosamente, un editoriale ogni quattro sarà un receditoriale (sempre che ci sia materiale a disposizione) così è prassi che a fine visione di un anime lo accantoni fino al suo momento.

Quando si finisce un anime, però, succedono molte cose, una delle più importanti, certamente, è decidere cosa vedere dopo. Essendo io ingegnere (ma dai) su Crunchyroll non ho solo una lista delle serie di cui devo fare un editoriale, ma anche una lista di serie da vedere, che è molto lunga e compilata molto casualmente, a volte seguendo lo stomaco. Sembra quindi facilissimo, nel momento in cui è ora di pescare qualcosa dal mucchio, selezionarlo, e invece no perché non è che è sempre evidente la next best thing su cui mettere il muso e poi molto dipende dal mood con cui esci dall'editoriale precedente. Ci sono cose per cui vai in saturazione, per esempio, per cui hai bisogno di qualcosa di completamente diverso, oppure senti semplicemente il bisogno di qualcosa di più leggero o più pesante, di più epico o magari frivolo.

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di come è cresciuto il mercato degli anime e di come è in crisi. Quello che è successo è che le piattaforme di streaming occidentali si sono accorte che esiste e quindi gli analisti di settore hanno cominciato a contemplarli nei loro conti. Gli anime, però, non è che fanno dei numeri enormemente differenti dal passato e il loro business, soprattutto in occidente, ha un diverso ordine di grandezza rispetto ai film e alle serie Tv. Ai produttori di anime non è che gliene è mai fregato, eh, loro il business lo fanno con i numeri che conoscono, ma sull'internet ora c'è questa dissonanza cognitiva per cui tutti vendono con grande gioia anime e prodotti legati agli anime (come i live action) eppure proprio oggi gli anime sono in crisi, dopo secoli in cui sarebbero andati benissimo nonostante siano stati ignorati.

Non vorrei sembrarvi schizofrenico, ho cominciato questo editoriale esprimendo un concetto molto personale e sono passato poi a una considerazione di carattere globale. In realtà c'è un punto d'incontro tra queste due situazioni, riguardante il fatto che il mercato degli anime è in effetti profondamente cambiato, rispetto a una decina di anni fa, probabilmente a causa del nuovo corteggaiamento da parte dell'occidente, ma non è in crisi, ha preso però una deriva un po' bizzarra per quello che riguardano i temi e le scelte strategiche.

Gli anime sentimentali sono diventati terribilmente complicati. Oltre a intervenire molto spesso anche su fasce d'età successive al liceo i triangoli amorosi e le schermaglie sono diventate ipetrofiche, con situazioni elaborate che cercano anche di rimanere aggrappate a un forte realismo, come a non voler distrarre da quel tema. Orange Road è forse il più importante anime sentimentale della mia generazione eppure il protagonista aveva poteri telepatici, anche se questi non erano mai al centro della vicenda. Derive di questo genere invece sono nella maggior parte dei casi assenti, ci sono anime la cui sinossi è puro romance, con pochi sconti.
Accanto a questo, problema per quel che mi riguarda ben più grave, il fantasy ha completamente fagocitato la fantascienza che al massimo è rimasta in alcune derive delle storie supereroistiche. Queste ultime, pur nascendo da tropes di chiaro stampo occidentale, hanno anche degli spunti molto interessanti (lo abbiamo visto in To Be Hero X), ma la fantascienza diciamo più hard, quella semplicemente fatta di astronavi o magari robottoni o di certe situazioni ha visto la sua produzione assottigliarsi drasticamente a fronte di un proliferare quasi folle di maghette, streghe, accademie di magia e incantesimi che non solo sono storie fantasy, ma di un fantasy estremamente occidentale, in molti casi, fino ad arrivare a provocare, almeno in me, una certa uncanny valley in cui vedo storie con dei maghi alla Harry Potter o alla Tolkien che però sono stati scritti da dei giapponesi che mi hanno da sempre abituato a scrivere altro.

Una delle ragioni per cui il mercato degli anime negli ultimi vent'anni si è sempre tenuto sano è stata il fatto che è sempre cambiato, costantemente, rinnovandosi nei temi e negli obiettivi, seguendo mode, a volte invece sviluppando idee che erano nate proprio da sue sperimentazioni. Non è mai stato monolitico perché tutta la cultura giapponese pop, paradossalmente, ha sempre avuto piacere a essere porosa alle idee che vengono da fuori o da lontano o da persone completamente pazze. Ora quello che sembra aver cominciato a disegnare la sua rotta è proprio il rinnovato interesse occidentale per il media, ma come sempre accade quando l'occidente arriva l'intento non sembra più creativo o ispirazionale, ma sembra un po' più ruffiano. C'è un certo adagiarsi su ambientazioni e situazioni più "facili", che risultino comprensibili a chi viene da fuori, non solo da fuori dal Giappone, ma anche fuori dal fandom di chi segue le produzioni orientali da decenni.

E' questo l'ennesimo editoriale con l'amaro in bocca? Difficile dirlo. Io ultimamente dovevo trovare qualcosa di nuovo da vedere e ho fatto un po' fatica, tra tutte le mie fisime e le mie paranoie. Alla fine ho deciso di dedicarmi a una serie che effettivamente ha avuto buon successo e buone critiche (non ve la dico, ma un giorno ve ne parlerò). Sto trovando la storia divertente, ma è anche forte un senso di deja-vu che preferirei non provare.
La speranza, sempre, è che gli anime se ne freghino, in ultima analisi, di chi li guarda e così, dopo un periodo a recepire le nuove direttive, diano un'altra sterzata sorprendendoci e andando in qualche altra direzione. Noi probabilmente saremo ancora qui a vedere cosa succede.

“È il battito animale / Batte come non ce n'è / E c'ha un tiro micidiale / Che ti prende, che ti porta via con sé”

Cymon: testi, storia, site admin