Strip
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05 . 01 . 2019

Sussurri, non grida

Cominciamo l'anno spezzando cuori. L'anno 19 s'avanza preceduto dai suoi araldi, Freddo e Gelo, inarrestabile come la Morte stessa: è un numero carico di oscuri presagi, soprattutto nella miriade di universi che fanno perno attorno alla Torre Nera. Ma anche su queste pagine il suo arrivo ci spezza il cuore, si diceva, perché vediamo frantumata ancora una volta l'innocenza dello Stagista (Vietnamita), povero padawan trascinato verso il Lato Oscuro dalle difficoltà del Mondo Reale, che è sempre un po' peggio di come lo descrivono i libri.

Considerato che sono quasi diciotto anni che scriviamo questa roba ogni maledetto sabato, credo ci siamo guadagnati il diritto di parlare di “tradizioni”, nel nostro piccolo: e una di queste è l'Almanacco dell'Anno Passato. In cui i vostri opinionisti preferiti stilano classifiche non richieste, e comunque del tutto ininfluenti sull'andamento del mercato.
Tante volte in gioventù abbiamo voluto fare i ribelli, gli anticonformisti, ma diventando vecchi ci si sclerotizza sulle proprie abitudini, e questa m'è particolarmente cara. In genere parlo dei giochi che ci hanno mostrato l'arte migliore durante l'anno appena trascorso. Per me sono anche i giochi migliori, non c'è bisogno di fare due classifiche distinte.
Ogni anno ormai esce un titolo che fa tanto parlare di sé perché è piccino piccino, è stato disegnato a mano da un paio di persone appassionate nel loro garage, e affronta temi maturi e profondi e importanti. Di solito mi irritano tantissimo, perché sono brutti.
Ma non GRIS. Questo è venuto bene. Mi dispiace solo perché sarà usato come un'arma dialettica potentissima da coloro che lottano per vedere riconosciuto il videogioco come un'Arte: ma chissenefrega ragazzi, secondo me avete un'opinione troppo alta dell'Arte o troppo bassa del videogioco.
Ad ogni modo GRIS le ha tutte: grafica ad acquerello super “artistica”, un gameplay fatto per chi non ha mai toccato un videogioco in vita sua ma vuole provare questo perché non è davvero un videogioco, non scherziamo, è un'Esperienza Interattiva.
Protagonista: una donna forte.
Tematiche: il malessere esistenziale della nostra epoca, la difficile battaglia contro i problemi psichici, l'accettazione della Divers-... ma nonostante tutto è un gioco che riesce ad emozionare.

Passando ai giochi veri, Monster Hunter: World mi piace un sacco perché è tutto all'insegna dell'Ignoranza. Andare a caccia di mostroni sempre più grossi, usando armi sempre più grosse: questa è l'essenza del pigiare i tastini del joypad, e questo titolo permette di farlo senza pensare ad altro. La costruzione di parti di equipaggiamento a partire dalle risorse estratte dai mostri cacciati può portare certe persone particolarmente vulnerabili da questo punto di vista a consumare migliaia di ore, e questa è una cosa malvagia e affascinante al tempo stesso.
E poi Iconoclasts, un platform con tanti pixel coloratissimi che nascondono una storia serissima e feroce di ideologie contrapposte. Fatto da un uomo solo in sette anni.
Poi c'è stato altro, tipo God of War o Red Dead Redemption 2, apprezzabili perché ogni scena potrebbe diventare un quadro da appendere in salotto. E tanto altro. E altro ancora.

Ma tutte le classifiche delle grandi e prestigiose testate giornalistiche internazionali (?) hanno citato un gioco in particolare: Return of the Obra Dinn.
Il videogioco d'Autore. Il videogioco artigianale, che valorizza i prodotti tipici del territorio.
Il videogioco fatto da una persona sola, chiusa nella sua stanzetta per 5 anni, a programmare, a scrivere, a disegnare. A comporre la fottuta musica. Il risultato? Il risultato è quello che si può immaginare: un titolo che sembra uscito da una capsula del tempo sigillata nel 1992, perché a quel tempo i giochi si facevano così.
Return of the Obra Dinn è esattamente il gioco cerebrale, austero, genuino e appassionato che non dovrebbe più esistere. Anche il suo genere dovrebbe essere ormai estinto, schiacciato dalla modernità: un'Avventura Grafica ma in 3D, di quelle con i poligono grossi come case, tipo Alone in The Dark (1992): proprio la roba che piace a qualche vecchio nostalgico anche qui su FTR, piena di testo da leggere e di enigmi che fanno davvero spremere le meningi. Ma tipo che ti costringono a disegnare degli schemini con carta e matita...! Pazzesco! Chi l'avrebbe mai detto che anche in quest'epoca depravata potesse esistere un gioco che ha abbastanza fiducia nel genere umano da sfidarlo ad usare l'intelletto, non solo per risolvere enigmi ma anche per apprezzare una storia profonda e poetica, fatta di dettagli e omissioni.

Return of the Obra Dinn sussurra, non grida: sarà il nostro talismano contro il 2019 che ci arriva addosso.

Lo-Rez: arte, storia, web design
05 . 01 . 2018

Goblin-ka

Oggi decisamente una strip come iniziati, come piace a noi. Certo, basterebbe spiegarla. Ma non la spiegheremo.

Negli ultimi anni il mondo dei manga giapponesi ha sviluppato un curioso interesse per i giochi di ruolo occidentali, in particolare quelli più aderenti alle meccaniche di D"D. Possiamo individuare questo atteggiamento a partire, forse, da Sword Art Online, dove si scavava un po' sui MMORPG dell'ovest che però, in un certo senso, sono figli di un certo cartapenna. Questo atteggiamento non è niente di cui gioire. Qualsiasi lettore/scrittore sa perfettamente che mettere in racconto un'avventura di D"D è un errore, perché le avventure dei giochi di ruolo bisogna viverle, a raccontarle emergono troppo in fretta i limiti narrativi dello scenario.

Nonostante questo è indubbio che Goblin Slayer sia uno degli anime più importanti di questa stagione e siamo qui proprio per scoprire perché

Quando ho cominciato Goblin Slayer non avevo niente da guardare ed era appena apparso su VVVVID. L'idea non mi convinceva assolutamente e le prime scene mi avevano rapidamente indisposto. Il setting di Goblin Slayer è una pedante riproposizione del mondo di D&quo;D anche in quelle parti che proprio non stanno in piedi. La maggior parte dell'economia del suo universo, infatti, sembra retta dai traffici degli avventurieri, che sembrano avere a disposizione un numero indefinito di missioni in giro per le lande, gestite dall'immancabile gilda, palazzo al centro della città preso di peso dall'equivalente che si trova in tanti videogiochi. Gli avventurieri hanno dei livelli, rappresentati dal materiale della loro medaglietta nonché le classi tipiche del mondo fantasy. Tutte le classi magiche contano i propri incantesimi esattamente come da regolamento di gioco di ruolo, con un numero pre-determinato di usi da consumare durante il giorno, oltre ovviamente una selezione che va ampliandosi al crescere della loro esperienza. Fin qui è veramente difficile trovare l'universo di Goblin Slayer immersivo, senza contare che, finché ci vengono spiegate tutte queste cose, Goblin Slayer non è ancora nemmeno apparso, visto che la storia è vista dal punto di vista di una tenerosa e popputa sacerdotessa.

Se seguite un po' la scena degli anime at-large, ovvero non vi mettete solo a schiacciare play sugli episodi delle robe, non devo probabilmente raccontarvi io che il pilot di Goblin Slayer ha suscitato grandi polemiche per l'esplicita e profonda violenza mostrata. In effetti, il cambio di registro che avviene all'incirca a metà dell'episodio, con il sopraggiungere dei goblin, mette a disagio anche gli spettatori più scafati. Il gruppo di partenza della sacerdotessa sopracitata, infatti, nel momento in cui viene in contatto per la prima volta con i mostri protagonisti della storia, viene massacrato. L'unico maschio presente dilaniato e le ragazze stuprate, con scene abbastanza forti ed espliciti, si direbbe quasi rasenti l'hentai, nonostante con un taglio tale da trasmettere un certo orrore. La nostra protagonista, di fronte a questa carneficina, sarà naturalmente l'unica a salvarsi, grazie all'intervento del personaggio che dà il nome alla serie.

Il primo punto interessante di Goblin Slayer, secondo me, è questo: mostrare come un'avventura fantasy, una volta che la si prenda sul serio e non sia trasfigurata dalle tipiche dinamiche di gioco, è una vicenda truculenta e oscura, in cui i personaggi possono fare una fine orribile, come in ogni guerra o confronto con nemici moralmente ignobili. E' una presa di coscienza che naturalmente non sorge giocando semplicemente a D"D perché nessuno, né master né personaggi vuole veramente avere paura di quello a cui va incontro, e giustamente direi. Lo sguardo in qualche modo esterno che gli autori di Goblin Slayer riescono a mettere sulla dinamica, però, rappresenta una nota nuova e fresca che va a puntellare l'assurdo mondo costruito intorno a un set di regole di gioco di ruolo e gli da un preciso senso.

Goblin Slayer comunque non vive solo di questo, anzi, le sequenze più cupe sono proprio all'inizio, mentre il resto della serie ha un tono più leggero. Rimane comunque piuttosto interessante, a parte le missioni che sono un semplice pretesto, le dinamiche umane che vengono messe in campo, intorno a un protagonista che fa della sua laconicità e della sua rigidità punti di forza che gli permettono facilmente di far breccia nel cuore degli spettatori

Da un punto di vista tecnico, Goblin Slayer si presenza ben disegnato, pulito, con i soliti problemi di chara-design dovuti al fatto che, cercando di rendere un setting occidentali, i disegnatori si tengono un po' indietro nello sbizzarrirsi nelle soluzioni grafiche dei costumi. Il fan-service viene sbattuto in faccia al pubblico a manciate. Al di là degli stupri la maggior parte dei personaggi femminili presentano seni che possono stare in posizione solo per magia e costumi incapaci di trattenerli, questo senza contare la consueta ossessione per l'igiene di alcuni, che si ritrovano spesso e volentieri a lavarsi o farsi il bagno. Le canzoni di apertura e chiusura notevoli, rinverdiscono i fasti di epoche in cui il JPOP poteva dire qualcosa.

Goblin Slayer è, lo si sarà capito, vivamente consigliato. Pur con la sua trama molto semplice (che però possiamo dire finisca, all'esaurirsi degli episodi) convince lo spettatore a rimanergli fedele e ha qualcosa da dire. Di certo i difetti di setting che gli si possono riconoscere inizialmente sono rapidamente sopravanzati dai pregi.

“So this is the miracle of Resurrection... Achieved by sharing a bed with a virgin”

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