Strip
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12 . 01 . 2019

Pigiama 4G

In più di un'occasione mi è stato chiesto: “Ma, cioè, tu respiri e ti nutri e insomma sei vivo come noi? O sei l'emissario di un piano di esistenza superno, non toccato dalle umane debolezze?”

E la mia risposta è: “Sì”.

Capite dunque che provo una grande empatia per Gödel nella strip odierna: l'Ingegnere è una macchina efficiente, capace di sgretolare perfino l'ottimismo incosciente di una creatura dolce come Clara. Proprio quello che ci vuole per cominciare l'anno.
Ma non si dica che non siamo buoni, anzi buonissimi, qui su FTR. Per le feste vi ho fatto dono dei video musicali più belli di tutti i tempi, questo e questo, e poi ci sono stati i consigli per gli acquisti dei migliori giochi del 2018.
Oggi però voglio tornare su un altro prodotto citato tempo fa, en passant, che merita più spazio: si tratta della mirabolante invenzione del Sol Levante, la calzamaglia da... ehm, gamer.
La “Bauhutte 4G” si propone come l'evoluzione definitiva della tutina-pigiama, con tutti i comfort e gli accorgimenti ingegneristici per cullarvi in un abbraccio morbido e caldo durante sessioni di gioco di durata potenzialmente illimitata. Un'armatura contro la Vita Sociale!
Ma al di là del valore innegabile del capo, soprattutto mi affascina tutto l'ambiente da videogiocatore delle immagini promozionali: la poltrona reclinabile a livello pavimento, il tavolo super-accessoriato con scomparto bevande, i monitor multipli con braccio snodabile che ti sovrastano, con angolo di visuale ottimizzato per la posizione supina...
Ora, se fosse disponibile una variante con orecchie da gatto, sarebbe proprio perfetta.

Lo-Rez: arte, storia, web design
12 . 01 . 2019

Settimana enigmistica

L'altra sera, in piena bulimia videoludica, ho aperto la mia collezione di giochi Steam comprati perché costavano poco o niente e ho installato Puzzle Agent. Puzzle Agent è un gioco della compianta Telltale che segue strettamente il modello di business dell'azienda, ovvero è un'avventura grafica piuttosto snella con distribuzione strettamente digitale, ancora debitrice dell'età dell'oro delle avventure grafiche.
In particolare, è una specie di revisione all'occidentale del professor Layton in cui il problema non è tanto capire cosa fare dove, ma superare la serie di enigmi di vario genere che sono sottoposti al protagonista. Rispetto a Layton è sicuramente delizioso il modo paradossale e auto-ironico con cui gli enigmi sono inseriti nel contesto. Puzzle Agent infatti vede come protagonista un agente dell'FBI che fa parte del dipartimento enigmistica e viene invitato a indagare sul caso del gioco perché, misteriosamente, tutte le problematiche si presentano sotto forma di enigmi.
A parte questo, naturalmente, non ho potuto non subire da subito il fascino delle ambientazioni alla Twin Peaks, con la società chiusa sperduta nei monti, i personaggi che parlano buffo e le misteriore presenze.
Puzzle Agent è proprio poca cosa, gli enigmi intriganti sono giusto due o tre e senza grandissimo impegno lo si riesce a finire in un un'unica sessione di due-tre ore. La trama si interrompe brutalmente a metà (sempre secondo il modello Telltale), ma è completata dal secondo capitolo (che non ho). Non volevo parlarne qua per fare una vera e propria recensione, ma perché comunque anch'io, in maniera un po' diversa da Lo-Rez, molto spesso vengo sedotto dall'arte prima che dal prodotto videoludico, dove però arte, molto spesso, per me rappresenta la realizzazione dal punto di vista narrativo. Da questo punto di vista, considerando che parliamo di una proprietà intellettuale originale Telltale e non della riproposizione di qualcosa di esistente, è un prodotto che promuovo appieno. Il personaggio del piccolo impiegato grigio pagato per gestire l'enigmistica e che riesce a usarla per indagare sulla chiusura della fabbrica regge lungo tutta la narrazione e le varie suggestioni per tenere in piedi il mistero sono azzeccate. La grafica volutamente minimal, dai tratti crudi, quasi disegnata a mano, trasmette simpatia eppure nei due o tre momenti in cui si cerca di trasmettere tensione, ci si riesce, pur senza allontanarsi dall'impianto ridicolo.

Qui su queste pagine, dove spesso ci occupiamo di massimi sistemi (senza che i massimi sistemi se ne accorgano) abbiamo un po' saltato a pié pari la vicenda Telltale e il suo naufragio. Per quello che mi riguarda parliamo di una casa per cui provo uno strano rapporto di odio/amore. Quando hanno riportato in auge i personaggi di Sam&Max, facendo sì che questo fosse proprio un piccolo evento, da una parte hanno dimostrato che esisteva ancora una parte di pubblico che sapeva rispondere a certi richiami, ma dall'altra hanno anche ammesso che serviva un modello più leggero per raccontare storie, qualcosa che si allontanasse ulteriormente dal centro della ribalta, dal dominio dei triplaA. Non c'è niente di male, ovviamente, ormai i triplaA sono qualcosa cui non ha più granché senso avere a che fare, mentre il sistema episodico, in un mondo drogato di netflix e serie TV, forse avrebbe ancora del potenziale oggi inespresso. Qua nel nerdmondo c'è stata la solita maretta di esaltazione per Bandersnatch, non molti giorni fa, la storia a bivi di Netflix. A parte non averlo visto, sinceramente non l'ho visto come una soluzione particolarmente innovativa. Una "cosa" del genere, per quello che mi riguarda, è un videogioco, un videogioco formato di filmati FMV. Io lo so che voi non ve lo ricordate, ma di prodotti del genere ne abbiamo avuti diversi, io stesso qui ho parlato di diversi di loro, se fosse stati attenti.
Insomma, in un mondo moderno che sembra andare in contro sempre più velocemente a una crisi del racconto, con rimasticature, rimandi, strizzatine che hanno sempre più il sopravvento sulla pura scrittura, forse i tempi sono maturi per far incontrare il mondo della narrazione con il mondo del videoludo e trovare soluzione interattive. Se Netflix trovasse le astuzie corrette per produrre un Bandersnatch che, invece di essere un percorso narrativo di un'ora con bivi, fosse un vero e proprio enigma da cui poter uscire in maniera meno lineare per una fruizione (con salvataggi) di otto-dieci ore ecco che avremmo una riproposizione alla grande folla delle avventure grafiche che ci hanno esaltato negli anni d'oro.
Vale al solito la ferale domanda: ne saremmo contenti? ne saremmo dispiaciuti? Non lo so, la mia risposta anziana, probabilmente, sarebbe che, avendo a disposizione numerose avventure grafiche e storie del passato non ancora concluse, quelle avrebbero la priorità sempre e comunque su questi nuovi e luccicanti giocattoli per le generazioni presenti.

“I miss my office. It's warm in my office. It's safe in my office. There are no maniacal gnomes or chainsaw-wielding waitresses in my office!”

Cymon: testi, storia, site admin
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