Strip
872
23 . 06 . 2018

Ozymandias

Possibile che in 872 editoriali non ne abbiamo mai intitolato uno “Ozymandias”? Urge rimediare! Del resto non siamo mai stati al di sopra di certe pratiche meschine, come sparare paroloni tanto per darci un tono. Ecco qui dunque un riferimento a Watchmen, che sembra molto apprezzato anche se io non ho mai capito perché, ma anche al titolo del miglior episodio della migliore serie di tutti i tempi.

Ma veniamo a noi, sebbene il sole sfolgorante e la brezza fresca ci rendano difficile concentrarci sugli schermi retroilluminati. La volta scorsa ho eretto il solito altarino alla gloria di Hideo Kojima e del suo nuovo gioco: è più forte di me, non riesco ad essere cinico su questi argomenti.
Oggi dunque posso dare spazio a tutto il resto di quel che si è visto all'E3 2018. Ghost Of Tsushima e il suo filmato di gioco ci hanno restituito una versione ad altissima fedeltà del Giappone di una volta, e sono riusciti nel miracolo di farci vedere con occhi nuovi l'ambientazione più abusata dai videogiochi, come se fosse la prima volta che vediamo samurai e katane e tramonti sulle risaie.
Massimo rispetto.
E poi c'è stata la sorpresa più clamorosa: il nuovo gioco dallo studio che ha inventato il genere Souls-like non sarà un Souls-like. Shadows Die Twice (!) infatti compie il viaggio inverso rispetto a tutti gli altri titoli d'azione per il popolo degli ultimi anni. Questo titolo controcorrente non sarà un gioco di ruolo pieno di statistiche, ma abbandonerà i numerelli e i punti esperienza per puntare tutto sull'azione pura.
Mentre tutti gli altri incorporano i livelli e gli alberi di abilità e gli inventari nel loro stile di gioco, perfino una roba come God Of War o Call Of Duty, ecco che Shadows Die Twice (!!) si scrolla di dosso tutta questa zavorra! È un ritorno alle origini del videogioco, quando l'unica cosa che contava per sopravvivere ai mostri era la coordinazione oculo-motoria, la memoria muscolare nei polpastrelli, la conoscenza mnemonica di ogni dettaglio!
Ancora una volta i giapponesi innovano e gli altri seguono. Le robe vecchie ritornano di moda. I giocatori vecchiarelli come noi esultano.

Lo-Rez: arte, storia, web design
23 . 06 . 2018

La stupidità di una volta

Se guardate in giro per l'archivio di FTR credo che troverete almeno una strip per ogni personaggio di Watchmen. Il che è piuttosto anomalo, perché personalmente non sono un grandissimo fan né del fumetto né della riduzione cinematografica. Evidentemente nelle parole di Moore c'è una potenza tale che alla fine, in un modo o nell'altro, filtra oppure io, a istinto, capisco quale materiale è giusto usare per le citazioni e lo uso, oppure sono così disperato che ho un manualetto "citazioni da buttare random quando non hai ispirazione per una strip" e campo così da anni. Scherzo, ovviamente, è un po' un mix delle tre.

L'altra sera sono andato a vedere Jurassic World: il regno distrutto (io i traduttori li difenderei anche però...). Non è un film che meriti una recensione, però mi ha fatto pensare la sensazione che ho provato uscendo dalla sala, ovvero l'assoluta rilassatezza di aver svuotato il cervello per due ore e aver visto una rapida avventuretta del peso specifico di un foglio di carta velina e essermi divertito, in tutti i suoi prevedibili, scontati passaggi.
Abbiamo sdoganato, negli anni, un mucchio di film con questo tipo di giustificazioni e questo tipo di giustificazioni, da sempre, mi manda in bestia. Perché anche in un contesto del genere un film può essere fatto bene come anche male e il piacere che si trae è proporzionato a questa caratteristica. E' il motivo per cui ho sempre creduto che anche la peggio idiozia meritasse di essere sviscerata (e l'ho spesso fatto).
Eppure, oggi, siamo arrivati a un livello per cui già il fatto che un film abbia questo atteggiamento è rassicurante. Perchè? Direte voi. Non è l'atteggiamento di tutto il cinema d'azione? Purtroppo sono portato a credere di no.
I marvelloni, i grandi brand e anche un po' tutto quello che ruota attorno alle piattaforme come Netflix ormai hanno capito che scrivere un film chiuso in sé stesso, che vada semplicemente da A a B, non ha una reale convenienza perché gran parte del ritorno d'immagine ormai viene da diversi agganci che vengono lasciati, a strascico, nei social media. Questi ganci, spesso, durante la visione effettiva del film, sono delle complicazioni inutili, dei sottotesti, un rumore di fondo. Continuano a punzecchiare la testa indicandoti che da qualche parte c'è qualcosa di diverso, qualcosa che avresti dovuto leggere, qualcosa che avresti dovuto sapere. Se sei stato in groppa al circo mediatico promozionale di una pellicola allora può essere che provi un certo piacere a incontrare tutti quei riferimenti, ma paradossalmente, se segui così assiduamente un gran film del genere, probabilmente una buona metà delle scene importanti te le sei già viste e te le sei fatte raccontare o te le hanno mimate con i pupazzetti e allora ti tocca aspettare il finale in cui bum-bum, succederà qualcosa di inatteso, che è inatteso proprio, perché ha violato tutte le più basilari regole dell'economia del racconto e va contro ogni logica, tanto per essere sicuri che nessuno lo intuisca. E' una grande macchina, ma invece di esserne spettatore e vederla dispiegarsi, tu sei diventato un suo ingranaggio.
Ed è tutto questo girare e girare, ormai, che mi snerva. Il bisogno di continuare a spingere avanti le cose in maniera interattiva, senza poter essere uno spettatore come accadeva un tempo, ovvero il recettore passivo di un'idea. Poi stava all'idea essere intelligente o stupida, noiosa o divertente, ma per quel breve spazio di tempo, per quelle due ore, almeno dipendeva tutto da lei e tu potevi sentirti libero di ogni responsabilità.
Il regno distrutto è esattamente così. Ci sono dei dinosauri, ci sono delle persone che vengono smembrate, dei cattivi scarsamente credibili che fanno finta di avere un piano. C'è lui, quello dei Guardiani della Galassia, che però non ha bisogno di fare una gag ogni quarto d'ora e pure le solite ragazze forti che se la cavano da sole, per esorcizzare il mito della donzella in pericolo. C'è il comic relief nero e nerd. E tu puoi vederti tutto questo senza il minimo impegno, quasi senza aver bisogno di sapere quali sono i riferimenti al primo capitolo (che non ho visto), giusto con un pizzico di nostalgia per i camei (perché questo sono) degli elementi del Jurassic Park originale (film che, tra parentesi, si può riguardare oggi tranquillamente, essendo invecchiato benissimo).
La stupidità è l'unica nostra salvezza. Non perché dobbiamo dare retta a cose stupide, ma perché abbiamo bisogno di sentirci stupidi. Abbiamo bisogno di scendere giù dal piedistallo e stare in platea e ricordarci che non siamo poi così importanti per il mondo e ogni tanto possiamo spegnere il cervello senza paura.

Editoriale fuggente, questo appena concluso. Vi siete accorti che sono cominciati i mondiali? Noi di FTR non ne parliamo mai, quindi è inutile che ci tacciate di essere rancorosi nei confronti dell'esclusione dell'Italia. Può essere però che vi siate accorti che ci sono dei palloni che rimbalzano, là in quel della Russia, così mi pareva carino far capire che lo avevamo notato anche noi.

“Time is money and money's time / We wasted every second dime / On diets, lawyers, shrinks and apps and flags and plastic surgery / Now Willy Wonka, Major Tom, Ali, and Leia have moved on / Signal the final curtain call in all its atomic pageantry”

Cymon: testi, storia, site admin
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