Strip
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19 . 03 . 2016

La maschera

I server, si sa, sono creaturine sensibili e delicate come agnellini, e gli Amministratori di Sistema sono i loro pastori.
Ma forse è meglio non spingersi oltre nella metafora, considerato anche il clima ormai pasquale di questi giorni.
Buttiamoci invece ancora una volta sul Cinema, dopo l'excursus di settimana scorsa sui cartoni animati giapponesi. Certe ossessioni non muoiono mai, anche se uno spende una fortuna dallo psicoanalista per farsi curare. Ma il mio sarà solo un accenno, considerato anche che non c'è molto Cinema di cui parlare. I padroni della nostra fantasia, i dominatori del nostro universo, gli schiavisti dell'immaginazione di Disney hanno gettato un altro succulento brandello di Cinema in pasto alle folle affamate: un filmato promozionale di un film di supereroi a caso, che non sto a citare perché ho perso il filo e non mi interessa granché.
La ragione per cui corro il rischio di sporcare queste sacre pagine con materiale tanto grossolano è questa: nel trailer si vede l'ultima versione dell'Uomo Ragno, cioé del suo costume, e quei pochi secondi mi hanno lasciato a bocca aperta perché succede una cosa piccola piccola, ma a cui non ci era mai capitato di pensare prima, e dopo la quale il mondo non sarà più lo stesso.

Gli occhi del costume dell'Uomo Ragno si muovono.

Ovviamente questo succede sempre nei fumetti, dopotutto il personaggio sarebbe ben poco espressivo se il suo volto fosse una maschera inanimata (come di fatto dovrebbe essere). Ma si trattava di un dettaglio andato perduto nella trasposizione cinematografica, fino ad ora. Ammirate la meraviglia delle tecnologie moderne!
Immagino che se mi sforzassi tanto potrei farmi venire in mente qualcosa di più importante al mondo in questo momento... ma tant'è, su queste pagine siamo condannati a registrare i più infinitesimi palpiti dello Spirito dei Tempi, purché si tratti di vaccate. Lungi da noi occuparci del Mondo Reale.

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 03 . 2016

Occhiali da vista

Ormai è boom di visori 3D. Adesso che si comincia a parlare di commercializzazione, preorder e quant'altro non si può più scappare, la tecnologia ha finalmente fatto quel salto che ci aspettiamo sempre ed è entrata nel vivere comune.
Ovviamente non mancano quelli che cominciano a prendersela con i visori per la loro capacità di estraniare dalla realtà come anche quelli che tirano fuori catastrofici paragoni cyberpunk per fare più effetto.
Il visore 3D è sicuramente un'opportunità perché cambia effettivamente la prospettiva dell'utente, dove per utente non si intende il videogiocatore, ma più generalmente chi usa il visore per mediare col mezzo informatico. Non poniamoci limiti, l'interfaccia di un visore è espansa rispetto all'interfaccia di un video, la tendenza evolutiva, quindi, si preannuncia inversa a quella dell'era dei telefonini. Lì bisognava ridurre tutto all'essenziale perché si aveva a disposizione un supporto estremamente più limitato (checché se ne dica), qui invece ci si trova davanti alla possibilità di fare cose turche. La prima che viene in mente è il fatto che non sarete più limitati a un numero di video X intorno a voi, ma potrete averne quanti ne vorrete, fisicamente disposti nello spazio che vi circonda, con possibilità di spostarli avanti e indietro secondo l'importanza che vorrete dargli.

Non crediate però che il mio atteggiamento nei confronti di questa prossima rivoluzione sia completamente positivista. Se anche mi sembra sempre stupido tirare fuori slogan millenaristi di fronte a nuova tecnologia, comunque non posso negare che ci sia qualcosa di inquietante nella possibilità di rinchiuderci in una sorta di bolla completamente sganciata dalla realtà che ci circonda e vivere delle esperienze lì, a prescindere dal mondo reale. Riconosco però in questo una problematica molto personale. Io sono uno che non cerca mai l'isolamento assoluto, anche quando lo prevederebbe l'attività che sto facendo. Non tengo mai entrambe le cuffie sulle orecchie e non spengo mai tutte le luci. Diciamo che, con un retaggio molto antico, sono piuttosto affezionato al mondo che mi circonda e non trovo mai una cosa positiva perdere cognizione di dove mi trovo mentre faccio qualcosa.

C'è un'altra voce dal futuro molto inquietante che, neanche a farlo apposta, ha colpito l'immaginario collettivo. Una macchina è riuscita a vincere a Go. Il Go è un gioco che probabilmente riuscireste a imparare molto prima degli scacchi, ma che, per sua natura, presuppone delle possibilità molto più ampie rispetto a re e regine e questo lo ha sempre messo al top delle sfide da proporre alle intelligenze artificiali. AlphaGo ha battuto un Great Master del gioco e questo ha un significato secondo me molto più incisivo di quanto non lo ebbero i successi di DeepBlu ai tempi in cui erano gli scacchi ad andare per la maggiore. Innanzitutto il nostro mondo iperconnesso sente molto più vicine le macchine "pensanti" di quanto non potesse fare il tempo del mostro meccanico scacchista. Ricordatevi che se AlphaGo volesse fare qualcosa di diverso da giocare a Go, appunto, essendo incastrato in uno degli inferni digitali Google, potrebbe facilmente arrivare alla vostra posta, alle foto dei vostri figli eccetera eccetera e voi ormai di questa cosa siete consapevoli, anche se fate finta di no. Oltre a questo particolare, direi che quello che colpisce è che non sembrano esserci effettivamente limiti invalicabili. Pensavamo di poter porre ostacoli che le macchine non potessero superare, ma queste vanno oltre ogni volta. A questo punto forse è il caso da considerare in effetti la nostra superiorità in pericolo.

“Anche Phoebus de Chateaupers fece una fine tragica: si sposò”

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