Strip
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05 . 05 . 2012

Quando la stella verde chiama

Questa è una settimana normale per FTR, con una strip normale, con due editoriali normali. La volta scorsa abbiamo chiuso i festeggiamenti (???) per il nostro Decimo Anniversario: sono durati talmente tanto che nel frattempo il sito ne ha compiuti undici, di anni... ma si sa, anche i piccoli hobbit fanno le cose in grande stile quando si tratta di compleanni.
Da oggi, dunque, non circolano più nell'aria tutti quei lustrini luccicanti che rendevano un po' magica l'atmosfera su queste pagine, che davano la sensazione (almeno a noialtri autori) di poter fare qualunque cosa in questa annata speciale. La strip, tanto per proseguire nel migliore dei modi la nuova decade di questo fumetto, si chiude con un funesto presagio: ma non è nulla di nuovo, né di sorprendente per chi segue il settore dei videogiochi.

Tra le infinite strade perseguite da questa Industria per raggirare i suoi utenti, questa settimana una ha brillato per originalità: l'EA Indie Bundle. Considera, o Lettore, se vuoi questi due fatti: a) EA è uno dei maggiori editori mondiali di videogiochi, e b) si definisce “indie” un giochetto prodotto da qualche squilibrato in un garage senza ricorrere ad un grande editore mondiale di videogiochi.
Non ci vuol molto a capire che c'è qualcosa di molto sbagliato in questo “EA Indie Bundle”: confido che perfino tu, Lettore di questo sito, abbia la forza intellettuale di cogliere la contraddizione. Ma questi argomenti mi annoiano, passiamo ad un giochino indie sul serio: Fez.

Fez è un platform tutto pixelloso e originale, con musica retro e tutta una serie di dettagli progettati per evocare nostalgia, simpatia, ecc. Segue il manuale del giochino indie in maniera così perfetta da risultare antipatico, perfino ipocrita.
Le recensioni lo hanno elevato, in certi casi, al rango di Nuovo Super Mario per la generazione corrente: per quanto mi riguarda, dubito che tra 20 anni venderanno portachiavi, peluche e cappellini con il marchio di Fez. Però rimane un giochetto carino.
A parte l'ipocrisia che lo circonda, c'è un aspetto davvero apprezzabile anche dai più Duri dei videogiocatori: alcuni enigmi sono incredibilmente difficili, forse impossibili da risolvere, tant'é che neppure gli sforzi congiunti di centinaia di migliaia di giocatori, che lo giocavano in contemporanea, sono bastati a risolverli. Oh, una soluzione è stata trovata, ma per puro caso. O meglio, sfruttando per forza bruta le centinaia di migliaia di persone suddette, coordinate da Twitter e un'applicazione messa insieme in due ore su una piattaforma di Cloud Computing... e insomma, è tutto così Social, così Cloud, così... ho le lacrime agli occhi, non riesco a continuare.
Fenomeni di questo genere, con le folle che si organizzano spontaneamente e bla bla bla, si vedono sempre più spesso e in questo caso il motivo era tutto sommato un innocuo giochino: niente per cui esaltarsi troppo, William Gibson non scriverà un romanzo su questo episodio particolare che ha coinvolto Fez. Ma il potenziale è tanto, e in futuro ci aspetta un mondo che nessun umano ha mai conosciuto.
Tornando al piccolo Fez, pare che anche la colonna sonora contenga segreti misteriosi, tipo strani simboli nascosti nelle tracce audio con tecniche steganografiche. Di certi gli autori non si sono risparmiati, e questo Fez fa di tutto per piacere. Anche troppo.

Lo-Rez: arte, storia, web design
05 . 05 . 2012

Vendicattori

L'assoluta mancanza di hype è la condizione ottimale per andare a vedere un film. Si, ok, la settimana prima non senti nessun brivido, quando sei in coda per entrare la tua mente divaga, ai titoli di testa ti concentri più sui pop-corn che sul resto, ma la pellicola non deve scalare la ripida china dell'aspettativa per avere successo.
Personalmente sono completamente disilluso dal cinema di supereroi. Al di là dell'anomalia Batman, il cinema di supereroi non mi emoziona, nemmeno in quelli che sono sempre stati considerati i suoi pezzi da novanta. Non ho mai idolatrato l'X-Men di Singer (che sbagliò decidendo di far fuori i costumi, nonostante fu una scelta dovuta a uno zeitgeist più ampio), non ho mai capito cosa ci trovasse la gente nello Spiderman di Raimi (che non era un film di Raimi, che ha avuto un seguito si e no decente e una chiusa di trilogia raccapricciante), non mi sono mai emozionato con nessun'altra pellicola del genere.
Si, ok, ho feticisticamente apprezzato Daredevil per alcune scelte a dir poco coraggiose e devo dire di essermi divertito molto con Ironman (il primo e metà secondo) soprattutto per la prestazione di Robert Downey Junior, ma no, nemmeno loro rientrano in nessuna lista di film da riguardare e conservare.
The Avengers rappresenta non solo l'ennesimo prodotto di questa particolare branca dell'industry, ma anche il culmine di una precisa strategia improntata su una versione cinematografica della continuity marvelliana. Parliamo di un film il cui hype è stato costruito tramite numerose costose mosse, date da inserti sapienti in altri film della Casa delle Idee, utilizzo di attori feticcio come Samuel L. Jackson e, probabilmente, in parte dall'intera produzione di un rischiosissimo film dedicato a Capitan America.
Curiosamente la Marvel ha ritenuto che gli Avengers dovessero essere l'acme dell'intero loro progetto cinematografico, quando invece sono considerati spesso come il prodotto meno incisivo della produzione fumettistica. Ma le ragioni sono ovvie: tutte le saghe più o meno canon di grandissime ambizioni in ambito fumettistico rappresentano, anche quando hanno un personaggio guida, una reunion di più personaggi, sia positivi che villian, che intrecciano le loro storie. Questa chimica al cinema è irreplicabile, perché si basa su una serie mostruosa di richiami per fan, dettagli, intrecci che solo uno sciame denso di storie (come quelle per l'edicola) può tessere.
Più facile prendere un incontro di personaggi consolidato e quindi con una dignità propria e ricondurlo ad altri film sempre passando dai loro punti nodali, ovvero i protagonisti.

(Sentite, perdonatemi, ma sento che questo editoriale verrà mortalmente lungo).

Il secondo step di un progetto del genere è affidarlo a un regista. E il regista è sempre stato un importante fattore delle produzioni comic. Il regista di supereroi tutt'oggi non esiste e non è completamente sovrapponibile al regista di blockbuster. Ogni volta, però, si sono cimentati autori con estrazioni notevolmente distanti dal cinema d'intrattenimento action per famiglie. Singer, comunque, viene ricondotto via i Soliti Sospetti al thriller cervellotico e asfissiante, Raimi è un autore horror che, per quanto patinato, vive di topos splatter, Branagh è stato convinto durante tutta la produzione che Thor fosse Amleto, ok... ma è comunque il regista di Amleto prima che di Thor.
La scelta di Joss Whedon è, nuovamente paradossalmente, la migliore e la peggiore della situazione. La peggiore perché cinematograficamente il suo curriculum è inesistente rispetto ai nomi succitati, la migliore perché invece la sua esperienza di fumetto-fumetto, quello con la china e i pennelli, è vasta e consolidata. Questo segnatevelo pure già subito perché è uno dei fattori determinanti del giudizio finale e (tra 5000-10000 caratteri) vi dirò anche perché.

La trama di The Avengers non merita nemmeno un paragrafo. Cattivo-> Distruzione del mondo mio Dio mio Dio-> Buoni-> Battaglia-> Fine. Grazie a Dio non c'è nessuna genesi di nessuno e viene a mancare anche la figura della fanciulla in pericolo. Gli Avengers risultano così "ingombranti" da aver spinto fuori dallo schermo tutti quegli ammenicoli inutili e indigesti che ho sempre malsopportato.
Il cattivo (Loki), in compenso, è sicuramente uno dei meglio riusciti dei film precedenti, cosa che ne fa una specie di vincitore al televoto della carica. Funziona per infinite ragioni e per infinite sfumature. E' l'unico su cui il gioco dei costumi funziona, grazie anche al continuo scivolare tra un elegante e moderno abbigliamento normale all'armatura asgardiana, è solo l'avanguardia di qualcosa di più grosso e quindi mantiene un certo equilibrio e infine può giocare sul rapporto personale con un Avenger, Thor, che, oltretutto, finisce col costruire tutto il suo personaggio intorno a questo e poco più.
Ovviamente la sfida maggiore per Whedon è stata equilibrare la schiera dei buoni, impedire che si calpestassero i piedi e soprattutto fare in modo che la loro immagine non si appiattisse su uno standard di supereroe. Una sfida pienamente vinta, ed è bello vedere gli infiniti espedienti impiegati. Hawkeye viene subito spostato nei cattivi con espediente classico, anche perché buttato in mezzo al mucchio si sarebbe piegato come una cannuccia, Thor, come dicevamo sopra, campa del rapporto con Loki e anche su una, forse non voluta, autoironia data dall'eredita Shakespeariana che gli ha lasciato appiccicata Branagh. Ironman E' Robert Downey Jr. al di là dell'apporto cartaceo e il pericolo, al massimo era la sovraesposizione. Su Capitan America purtroppo si è osato molto poco e i suoi limiti si sono visti. C'erano molti modi (comunque difficilissimi) di farne un personaggio migliore, ma non si sono impiegati. E' forse la pedina sacrificata del gruppo. Nick Fury è un personaggio di sfondo e lì rimane, ma essendo costruito con Samuel L. Jackson riesce comunque a tenere la sua porzione di scena.
Vedova Nera è, personalmente, un fallimento. La Johansonn è gnocca, ma è anche incastrata in una posa vamp che poco si sposa col personaggio e con le situazioni. Oltretutto le è stata gettata addosso una psicologia intricata che non si riesce proprio a dirimere per evidente assenza di spazio. Le vengono lasciate delle notevoli scene madre che non vengono completamente centrate. Non è colpa né di Whedon né della Johansonn alla fine della fiera. Vedova Nera avrebbe avuto bisogno di un film suo o qualcosa del genere, curiosamente se ne sente l'assenza.
Il capolavoro di Whedon, però, rimane Hulk. Personaggio che ha affossato già due registi, il buon Joss ha la possibilità di non schierarlo direttamente protagonista, ma defilato, cosa che gli permette di non renderlo completamente positivo e quindi più aderente alla versione fumettistica e più affascinante. Hulk è disegnato principalmente come una minaccia, come una forza caotica. Perché questo è Hulk. Qualcosa di più pericoloso di un berserk, che è, alla fine, il ruolo in cui lo fa ricadere chi non riesce a capirlo. Ruffalo centra il suo primo grande ruolo creando un Banner che non ha proprio niente del supereroe (come giusto), che riesce a dare appoggio all'istrionismo di Downey Jr. e che si prende con gusto la sua scena di "vestizione" nel momento epico.
Come se non bastasse questa sapiente disposizione dei personaggi, Whedon riesce anche a piazzare bene i comprimari, dagli agent Phil e Maria Hill, ai camei di Pepper e Selvig e così via andare.

Tutto questo impianto di persone, in verità, basterebbe a giustificare la bellezza del film e determinarne il trionfo, ma Whedon riesce anche ad affrontare il demone più odioso del cinema del comic e anche a metterci, in modo incredibilmente efficace, il suo tocco personale, cosa che determina la vittoria completa.
Il demone che ha ucciso quasi tutto il cinema comic è l'epica, totalmente assente. Gli autori non riescono a conferire ai propri personaggi l'alone mistico e semidivino che meritano. I supereroi sono epica moderna e resi in altra maniera sono solo tizi in costume. Peccato che spesso i registi moderni siano oppressi dalla necessità di non fare film troppo eccessivi per sembrare comunque dei professionisti seri e quindi non riescano mai a far decollare la parabola del materiale a cui si interessano.
Gli Avengers quando si scontrano scuotono montagne, quando si uniscono o litigano fanno tremare i cieli, quando guardano i nemici dicono loro "Earth is defended" abbastanza forte da farli esitare. Nel momento in cui funziona questo anche quanto scritto ora potrebbe essere buttato via (EH?) e avremmo comunque un gran film.
All'interno dell'epica, però, Whedon riesce a ricordarsi di essere di fronte a un prodotto di supereroi e che quindi non può prendersi sul serio come nel soldato Ryan. Infila quindi con cadenza regolare dei momenti comici e surreali riuscitissimi, che non sviliscono i personaggi, non abbassano il ritmo e colpiscono dove più fa male lo spettatore, divertendolo. E' veramente difficile ricordare altri autori che l'abbiano fatto così bene.

The Avengers è il film di supereroi più bello fino a oggi realizzato (Batman è altro) perché arriva all'essenza del concetto di supereroe e la rimodula nel media cinematografico. Non scimmiotta i fumetti (cosa che ha ucciso praticamente tutti gli altri registi) e non lo fa perché Whedon conosce ormai abbastanza bene entrambe i media per capire dove fermarsi con uno e spingere sull'altro. E' un film che si regge sulle sue gambe senza stare a guardare le scene che assomigliano a qualche stupida vignetta, è un film che rispetta sé stesso come film e quindi ha l'autorità di prendere lo spettatore e portarlo dove vuole.
Forse come cinema cinema ha de limiti, soprattutto tecnici, non solo dovuti al budget, ma anche propri di Whedon, ma sono limiti perdonabili visto l'ottimo materiale presentato. Per fare un paragone: la massa di cazzate di Transformers 3 senza le fanfare di Bay sarebbe stata inguardabile, qui invece il materiale sopravvive anche senza acrobazie di telecamere (e di CG).

“Dr. Banner, your work is unparalleled. And I'm a huge fan of the way you lose control and turn into an enormous green rage monster.”

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