Strip
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20 . 11 . 2010

L'Occhio che ci scruta

Dopo essercene tenuti lontani per svariate settimane, nella strip di oggi riprendiamo familiarità con l'osceno: sono battute facili, che il nostro sceneggiatore si concede quando vuole riposarsi un po'.
Posso immaginare che il Lettore Occasionale (e mi riferisco proprio a te, miserabile mostriciattolo!) si sentirà un po' spaesato di fronte a questa strip, ma per fortuna sua c'è un archivio millenario nel quale si possono trovare tutte le risposte. Specialmente se nessuno ha mai fatto le domande. Ad ogni modo coraggio, Lettore Occasionale: la maggior parte delle strip pubblicate qui su FTR può essere apprezzata anche a sé stante... ma mi rendo conto che “apprezzata” forse è una parola grossa.

La settimana scorsa ha visto sorgere l'alba di una Nuova Era. Alcuni di noi vecchiacci sono ancora abituati a riferirsi a PS3 e Xbox360 come alla “Next Generation” del divertimento elettronico, ma la Nuova Generazione inizia già a delinearsi all'orizzonte: è il videogioco ubiquo, frantumato in tanti piccoli pezzettini... schermini da toccare e tenere in tasca, scatolette telepatiche capaci di succhiare potenza dalla Rete, occhi senza palpebre che scrutano silenziosi e pazienti ogni gesto di noi goffe bestie umane.
È uscito il Kinect. La portata della rivoluzione che rappresenta è difficile da prevedere oggi. Io e voi preferiremmo, forse, che non ci fosse nessuna rivoluzione, ma è inevitabile. Non potevamo illuderci che il nostro caro Divertimento Elettronico restasse per sempre un'oasi incontaminata, un'isola dell'Eden ignorata dal Mondo, di cui noi Veri Videogiocatori eravamo padroni incontrastati.
Il Mondo ci ha scoperto, ci ha invaso, ha violentato le nostre memorie e tutti tesori che ci erano più cari. L'Occhio fiammeggiante di Mordor si è accorto di noi, si è fissato su di noi e non abbiamo più dove nasconderci. È una videocamera nera e lucida che si mette accanto alla TV, e il suo nome per noi significa: ROVINA.

Certo il Kinect è un gingillo affascinante, un altro pezzo di Fantascienza che diventa realtà ed entra nelle nostre vite quotidiane. Novembre 2010: l'umanità impara a comandare i dispositivi elettronici gesticolando nell'aria.
Microsoft è spesso molto difficile da amare, ma ogni uomo intellettualmente onesto deve riconoscere che questo è un contributo portentoso. Un gingillo inutile, se volete, ma come tanti altri che hanno fatto la storia del genere umano.
I videogiochi per Kinect, al momento, non si possono neppure includere nella sacra categoria dei videogiochi; per ora sono soltanto giocattoli adatti alle festicciole in casa, da provare per qualche ora. Ma il Kinect è qui per restare, è quello che vogliono le Masse, e tanti sviluppatori brillanti investiranno il loro genio e le loro risorse per tirarne fuori esperienze sempre più sofisticate. Verrà un giorno in cui non riusciremo più a ricordare un mondo in cui il computer non ci guardava, e non aspettava come un servo ubbidiente i nostri cenni di comando.

Noi nostalgici possiamo consolarci con qualche notiziola che ci dà speranza. A quanto pare esiste ancora, in questo mondo freddo e insensibile, qualcuno capace di riconoscere le cose che contano davvero, e ha offerto 50$ per chi riuscirà ad eseguire una certa sequenza di mosse di Chun-li in Street Fighter IV. Parliamo di una combo da 125 tasti, che comprende una dozzina di passaggi da eseguire con un tempismo di circa 1/60 di secondo.
Ci sono stati già non uno ma diversi vincitori, accompagnati dai soliti commenti su come questa abilità tecnica non significa nulla in un combattimento vero, ecc... Verissimo, ma è una figata lo stesso. Io personalmente non sarei capace di infilare neppure le prime 3 mosse della sequenza, però grazie al famoso joystick professionale che mi sono costruito da solo, ho perlomeno gli strumenti per provarci. E ci proverò senz'altro: il fuoco della passione per questi giochi duri e obsoleti non si è ancora spento.

Lo-Rez: arte, storia, web design
20 . 11 . 2010

Nostalgia machine: nerd-fiesta

Voglio innnanzitutto ringraziare per i feedback ricevuti riguardo l'editoriale della vostra scorsa. Ero piuttosto consapevole di fare una cosa ruffiana e un pochino retorica, ma in fondo in fondo c'erano alcuni concetti in cui credo molto e che per quello che mi riguarda sono alla base della mia militanza in FTR. Vedere che soprattutto questo è stato recepito mi ha fatto piacere.
Su Facebook (quel posto tipo Mordor, ma blu) è partita questa settimana una campagna affinché tutti sostituiscano la propria immagine di profilo (quella gif tipo avatar, ma con la tua faccia vera) con l'immagine di un cartone animato della propria infanzia, questo per celebrare la settimana dell'infanzia (appunto). Di mode del genere per Facebook se ne diffondono mezza dozzina ogni giorno, ma questa in particolare, mi sembrava avesse un suo retrogusto particolarmente nerd e vi ho aderito. E vi hanno aderito anche un sacco di altre insospettabili persone. Se andate adesso su Facebook (si, si, dovreste farvi un'account) vi troverete di fronte a un'esplosione di immagini di anime e cartoni più o meno storici, nonchè rischierete di imbattervi in un sacco di pezzi storici che magari vi eravate scordati. Se vogliamo sembra di trovarsi a una specie di manifestazione di cosplay virtuale, senza quattordicenni seminude (il che è... uhm... un bene?).
E' curioso come questo giochino sia stato preso come un evento dalla gente, quando in realtà tutti gli internauti dell'era pre-facebook sono sempre stati abituati a mostrarsi al mondo sotto le spoglie di qualche loro paladino. Gli avatar (quelli veri) di ICQ, MSN, forum e chat non sono molto dissimili dalle immagini che tutti stanno usando in questo momento.
Personalmente, quando ho dovuto scegliere a che cartone fare riferimento non ho avuto alcun dubbio e mi sono orientato sui cavalieri dello zodiaco. Visto che i protagonisti sono però dei fallitacci ho deciso di fare la mia scelta fra i cavalieri d'oro. Purtroppo il cavaliere del mio segno (Fish) è oggettivamente impresentabile, per cui ho deciso di scegliere semplicemente il più figo, cioè Virgo. Visto che a questo punto ormai la nostalgia stava galoppando con passo furioso, oggi ho persino deciso di recuperare la mitica puntata in cui il Sacro Virgo (Tenbu Horin) viene lanciato. Anche grazie alla maturità ormai raggiunta ho potuto apprezzare forse per la prima volta le ragioni tecniche per cui la serie dei Cavalieri è geniale, anche grazie a un doppiaggio italiano che ha del miracoloso. Ma, vi prego, riguardate un attimo la scena assieme a me. Per tutto il primo mezzo minuto (un tempo ENORME, se ci pensiamo bene) Virgo minaccia Phoenix annunciandogli il colpo che sta per sferrare. Insomma, è quel solito problema tattico che i giapponesi non sono mai riusciti a risolvere. Dopodiché abbiamo un momento quasi escheriano di immagini che si arrovogliano e che hanno, in verità, il semplice scopo di arrivare all'immagine assolutamente assurda che c'è nel manga della serie (un paginone doppio assolutamente epocale). Dopo, il capolavoro: Virgo parte con una supercazzola prematurata antani di QUARANTA (e dico QUARANTA) secondi che, se analizzata, non vuol dire niente, ma è detta benissimo. E' evidente che dopo un cappello così corposo di inutile figosità stylish, pronunciata con un tono sostanzialmente shakespeariano e fornito di un vocabolario erudito che farebbe impallidire Dante Alighieri, qualunque cosa accada non può che lasciare lo spettatore preda di stupore mistico, cosa che giustifica il pistolotto dei cinque sensi (un topos dell'intera serie), le logiche spiegazioni di Virgo sulle sue motivazioni di essere al servizio del grande tempio (che sono riducibili in "si, perché si, perché lo dico io") e la sofferenza di Phoenix (che in quanto Cavaliere non può che soffrire). Credo che in questi semplici sei minuti ci sia condensata l'essenza stessa del successo degli anime giapponesi.
Bene, questo editoriale scappa via sull'onda di cose frivole. Abbiamo parlato di Facebook, guarda un po', ma ne parleremo ancora. Sicuramente in riferimento alla strip M.it d domenica prossima (non questa) e poi chissà, stavo pensando di allentare i cordoni del nostro integralismo.

“Welcome to your Space Olympics / All the oxygen has run out / And someone who will not be named / Accidentally hit self-destruct”

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