Strip
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27 . 11 . 2010

Va' nel Vietnam...

Vorrei poter dire che il nostro sceneggiatore per la strip di oggi si è ispirato a Lost, ma Cymon ha già confessato di non aver mai visto la serie in questione... del resto ultimamente fatico a riconoscere le sue fonti di ispirazione, specialmente quando si perdono nel vortice infernale dei Social Network.
Ad ogni modo, Neo in questa strip ci dimostra che un bravo Ingegnere delle Tenebre™ deve saper fare un po' di tutto, compresi interventi di pronto soccorso d'emergenza. Non si sa mai in questo mestiere.

Poche settimane fa parlavo di Steam e dei giochetti piccoli, economici e scaricabili.
Il sistema dei micropagamenti per acquistare copricapi bizzarri e altri equipaggiamenti in Team Fortress 2, l'ho già ripetuto, è un meccanismo perverso che solo Satana poteva concepire. Naturalmente ci sono tanti altri esempi, su console la moda dei cosiddetti DLC dilaga, ma Steam e TF2 in particolare continuano a perfezionarsi e ad evolvere, e oramai ogni minimo dettaglio della Macchina Infernale è ingegnerizzato per spremerci denaro, qualche goccia per volta.
Davvero tutto è ingegnerizzato e calibrato per quest'unico scopo: dal credito ricaricabile solo a tagli di 5 euro, al numerino con il nostro credito residuo che compare un po' ovunque nell'interfaccia, fuori e dentro i giochi e sul web, ai premi sorteggiati tra le Liste dei Desideri degli utenti, ai consigli degli Amici (ovviamente “amici” è termine tecnico come sull'Innominabile Social Network), alle Casse Sorpresa che si trovano giocando e che richiedono una Chiave per essere aperte (una chiave che costa 2,49 euro).
Non posso certo odiare questo sistema, che perlomeno ci succhia soldi facendoci divertire un mondo nel frattempo: cosa dovrei dire allora di ben altri Sistemi, che mi succhiano denaro altrettanto spudoratamente, ma non divertono neanche un po'.

Non mi occupo spesso dei giochi in testa alla classifica, perché non mi interessano. Chissenefrega di Halo, Medal of Honor, FIFA, The Sims. Eppure questo Call of Duty Black Ops ha un certo fascino.
Sarà che si basa sull'arcano motore grafico di Quake e Doom, e perfino i trucchi da digitare sono rimasti gli stessi... la nostalgia è potente in questo gioco. Oltre che nostalgico, quel motore grafico è anche vecchiotto, e il livello tecnico non è eccelso: su console va sempre bene, ma come al solito è il PC a rimanere fregato. La qualità grafica è inferiore a Crysis (che è un titolo del 2007), i menu solo testuali e le varie interfacce sono un ritorno agli anni '90, e a questo si aggiunge la beffa dei problemi di prestazioni e di rete, ancora non risolti completamente dalle patch. E meno male che parliamo di un famoso Titolo Ad Alto Budget!
A quanto pare i miliardi di dollari (letteralmente) che ogni anno questa serie porta a casa non giustificano ancora lo sforzo di ottimizzazione e la cura amorevole che richiederebbe la versione PC rispetto alle console. Forse se ogni giocatore PC sacrificasse il proprio primogenito (vanno bene anche fratelli e sorelle) davanti a un altare col logo di Activision, magari allora potrebbero ottenere un briciolo di considerazione in più?
Ma in fondo non sono arrabbiato. Dopotutto il gioco piace tanto, la gente lo adora e lo compra, le scene memorabili ci sono, le canzoni d'epoca dei Rolling Stones partono in sottofondo proprio nei momenti giusti... forse dopotutto la potenza tecnologica non serve. Rimpiango gli effetti di luce sofisticatissimi che i PC moderni potrebbero mostrarci, ma questo caro vecchio motore grafico fa ancora il suo dovere, sa emozionare con le sue tempeste di neve e le sue basi nucleari. Se avete comprato una belva di PC da 2000 euro, pazienza, non noterete alcun miglioramento rispetto alle console da due soldi dei Bimbiminkia. Ma mentre sparate ai Vietcong magari non ci farete più molto caso.

Lo-Rez: arte, storia, web design
27 . 11 . 2010

Transgenici

Topolino di questa settimana mette in copertina Epic Mickey e dedica a questo, al suo interno, ben tre storie a fumetti con protagonista il coniglio Oswald. Si tratta di un comportamento non dissimile da quello che la rivista tiene quando c'è da spingere il nuovo film Disney (o Pixar) nelle sale, anzi, se vogliamo essere onesti in questo caso la campagna è realizzata un pochino meglio. Le storie di Oswald non sono una squallida e orribile novelization di quanto realizzato nell'altro media, ma delle vere e proprie vicende autonome, che aiutano a ricostruire il contesto di questo misconosciuto personaggio. Sono anche dotate di un umorismo nero decisamente caustico, che è sempre un gran gusto da ritrovare in una cosa come Topolino e sono una promozione interessante per il gioco in sé (in particolare gli animatroni di Pippo e Paperino sono carichi di grottesco carisma). C'è anche da dire che conoscere il background editoriale di Oswald, nato come proto-topolino degli anni venti, arricchisce sicuramente di gusto il videogioco che, dopotutto, è anche un recupero storico ammirevole.
Abbiamo anche una strip per M.it dedicata a Epic Mickey, purtroppo degenerata nei commenti in un'annosa diatriba. Non granché come strip, se devo esser sincero, non tanto per i disegni (adoro il giapponesimo che alza il braccino) quanto per il mio scialbo testo, però già lì esposi una riflessione su cui voglio tornare. La Disney non è azienda da prostituire il suo marchio a destra e a manca, la sua dogmatica difesa dei suoi simboli è un'anomalia nell'intero mondo del fumetto e ha senso solo perché si tratta di un colosso mastodontico e fuori scala. La compenetrazione di fumetti e videogiochi che è anche contaminazione, considerando come Topolino è squisitamente deformato, non può essere un fatto da prendere sotto gamba.
Sempre nella strip M.it avvicinavo questo evento a quello che fu Kingdom Hearts, ma credo che in questo caso la cosa sia ancora più incisiva. Kingdom Hearts sfruttava i personaggi Disney come "icone" in tutto e per tutto, trasfigurandoli e reinterpretandoli, ma tenendoli distaccati da quello che loro erano in partenza. Epic Mickey invece ridisegna Topolino, aggiunge quasi un tassello alla sua continuity e lo porta su una via scorretta che di certo non avrebbe affrontato all'interno dei suoi canoni standard. Oswald è un personaggio teneroso che però prova sincero rancore, in un'accezione un po' più matura della voglia di bricconerie di un Gambadilegno. La tetraggine di Rifiutolandia segue. Kingdom Hearts, dal punto di vista fumettistico, è stato recuperato comunque da penne giapponesi ed è arrivato come manga, anche qui in maniera molto distante dal mondo Disney, Epic Mickey, invece, come ho già detto, ha già spazio sulle pagine di Topolino. Potenzialmente potrebbe quasi diventare un fumetto a sé, molto credibile.
Il senso di questo discorso sta nel chiederci se una tale mistura tra mondi tanto lontani sarebbe stata possibile altrove se non sul Wii. Perchè senza prenderci in giro è ovvio che Disney ha osato per pura strategia commerciale e l'unico campo in cui Disney può pensare a una strategia è naturalmente il Wii. Qui non stiamo parlando del platform semplice e ricco di animazioni e colori con cui rimbambire il fratellino quando noi stiamo studiando, qui stiamo parlando di qualcosa di cui Disney perderà in parte il controllo e il ritorno per le sue tasche deve essere sensato. Quale palcoscenico migliore, allora, del pubblico pasturato dal casual della Wii? Quella situazione borderline che comprende le famiglie, genitori più figli, ma anche una fetta di videogiocatori tout-court, ma che hanno dimostrato di non disdegnare le atmosfere pastello? Quella console di cui puoi parlare dal panettiere, dal parrucchiere, nei talk show per schampiste senza che ti credano un disadattato? Il gap tra i videogiochi Nintendo e Disney è ancora vasto, Epic Mickey merita comunque rispetto per aver compiuto il salto, ma è comunque meno di quello che divide il topo dalle vaste orecchie dagli altri ambienti.
Questo curioso binomio, comunque, non è l'unico che ha colpito la mia attenzione questa settimana. Doonesbury, autorevolissima strip satirica americana tra le più note al mondo, di cui forse ho avuto modo di parlarvi in un lontano passato, sta dedicando un intero storyarch a Black Ops (anche in questo caso abbiamo dato su M.it). Niente da Vero Videogiocatore, fortunatamente nemmeno la pretesa, anzi, l'ironia a suo modo è piuttosto nera, però ci troviamo nuovamente di fronte a una prova tangibile di come i giochi di maggior richiamo possano oggi penetrare nella popolazione, andando anche a riflettersi nei suoi tam-tam maggiormente nazionalpopolari. Estemporaneamente ci sono anche strip di questo storyarch che fanno anche abbastanza ridere, ma ve l'ho già detto che Doonesbury è molto bello, quindi lo ripeto solo a vostro esclusivo giovamento.
Bene, editoriale bello che concluso, in ultimo una riflessione da Ingegnere delle Tenebre. Il metatag "description" sta divenendo lo spartiacque tra la realizzazione di un sito professionale e una figura barbina. Non perché il W3C abbia deciso ciò, ma perché questa stringa, fino a ieri buona solo per qualche analisi SEO e altre facezie da addetti ai lavori, è usata dal bottone "condividi" di Facebook. Questo significa che se condividete un sito potreste trovarvi in bella mostra il suo titolo e poi le più assurde cialtronerie, tra stringhe di test o, peggio, stringhe standard infilate dal vostro CMS di fiducia. E' superfluo dire che anche in ciò il coniglio è inattaccabile.

“Quindi ripasso tra le porte respiro meno forte / Ma sento che qualcosa non funziona / Suona! che pacco! le mani nel sacco!”

Cymon: testi, storia, site admin
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