Strip
210
14 . 05 . 2005

Lost in translation

Questa è probabilmente la strip più volgare mai prodotta da FTR, e non a caso l'idea è venuta ancora una volta dal Forum. Nella grande Tana del Bianconiglio che rappresenta la dimora di questo fumetto, il forum sono i bassifondi, dove si aggirano esseri repellenti. Fossi in voi non ci metterei piede.
La settimana scorsa ho iniziato a scrivere le mie riflessioni su Dragon Quest 6, e siccome non riuscivo più a fermarmi ho pensato di continuare il discorso oggi. Quella che segue è dunque la seconda parte dell'editoriale. Data la particolare natura degli argomenti trattati, il famigerato Videogiocatore Casual farà meglio a fuggire via terrorizzato, finchè è in tempo...

Il primo impatto che questo gioco leggendario ha avuto su di me lo potete vedere riassunto in questa figura. Spero di aver trasmesso la volta scorsa almeno un pò della mia frustrazione. DQ6 non è un gioco equilibrato, non è amichevole, quel bastardo non vuole essere giocato... non nel modo in cui sono abituati i giocatori moderni, almeno. Eppure, teniamolo sempre in mente, non si tratta di un piccolo titolo di nicchia: sono cose difficili da comprendere per noi, ma nel 1995 il Giappone intero si è fermato per un videogioco, e quel videogioco era DQ6. Un pò di rispetto è d'obbligo.
Ho già detto molte cose cattive su questo titolo, ma quei difetti sono esattamente le stesse ragioni per cui è (stato) tanto amato. C'è un mucchio di lavoro da fare in DQ6, tanto da mettere in ginocchio anche molti videogiocatori professionisti dell'epoca moderna. Una volta era questo che chiedeva il popolo. Un sacco di dungeon, un sacco di equipaggiamento, un sacco di abilità, e un fottio di quest secondarie su cui mettere alla prova il tutto.
L'obiettivo era chiaro fin dal principio, perchè tutto di Dragon Quest 6 è stato sacrificato nel nome della quantità: la trama principale viene ben presto sepolta sotto un cumulo di sidequest, anzi di fatto non c'è una trama principale, c'è una serie di storie... alcune piccole, alcune più grandi, legate solo dal fatto che è il party a vivere tutte queste avventure. E' lo spirito del primo Dungeons & Dragons, metti insieme una banda di eroi e vai a zonzo ficcando il naso negli affari degli altri. Il protagonista della nostra storia non ha nome, quello di default è Eiyu, Eroe, ma all'inizio il gioco ti chiede di cambiarlo. E' l'alter ego del giocatore, con l'età media del potenziale pubblico del gioco. Anche tutti gli altri personaggi sono tizi generici che si aggiungono al party perchè non hanno nulla di meglio da fare, ciascuno con la sua sidequest personale da risolversi nella sua città d'origine.
E questa, notare bene, non è un'idea sbagliata. Quando un gioco non ha nulla da raccontare (vedi Neverwinter Nights) è inutile fingere. DQ6 trasmette il senso dell'avventura autentica, del combattere i mostri per diventare più forti e poter combattere mostri più grossi, dell'esplorare il mondo semplicemente per curiosità, perchè ci sono delle zone vuote sulla cartina.
Il gameplay è semplice: si va in giro per la mappa (e la volta scorsa ho detto quanti sacrifici costa questa impresa all'inizio) fino alla città successiva, dove si fa una dormita in locanda, un pò di shopping (poco, perchè tanto siamo poveri), e conversando con gli NPC si scopre il loro problema; generalmente la soluzione di quel problema consiste nell'attraversare un dungeon e sconfiggere il Boss alla fine, ma a volte (più spesso di quanto si potrebbe immaginare) c'è da incontrare gente, dire cose, fare favori... è la routine degli RPG per console, ma Dragon Quest 6 è il più puro esponente del genere, è l'esperienza autentica.

Final Fantasy, con le sue ambizioni cinematografiche e il gameplay più raffinato, è stato esportato in Occidente, mentre DQ6 è stato pensato esclusivamente per i giappi: il che significa, tra l'altro, poter ignorare allegramente qualunque tipo di censura. L'RPG più sconcio e pervertito dell'era a 16-bit resta Tales Of Phantasia, ma anche la serie di Dragon Quest ha una lunga tradizione di oscenità gratuite, che si perde nella notte dei tempi. In questo sesto episodio in particolare ci sono dei riferimenti talmente espliciti che vien da domandarsi come mai i bambini giapponesi, che crescono con questa roba, non siano tutti maniaci. Le frasi maliziose si sprecano, e le onnipresenti conigliette fanno le proposte più indecenti che si siano mai viste in un videogioco destinato anche ai bambini. Per la cronaca, la coniglietta dell'ultimo screenshot si rivelerà essere un uomo.
Le suddette conigliette sono parte integrante del gameplay, visto che per cambiare i personaggi del party bisogna rivolgersi a quella che è, di fatto, una casa di appuntamenti, ma la perversione non risparmia neanche l'inventario: tra biancheria intima, calze a rete ecc. si possono abbigliare i personaggi femminili come Barbie virtuali vietate ai minori. Solo che il gioco non è vietato ai minori.
Tra le sidequest più esaltanti ce ne sono due entrate nella storia: il Concorso di Bellezza e la Slime Arena. Il primo è ovviamente un luogo di perversione all'ennesima potenza. Tra le statistiche infatti cè un valore, Style, che non ha alcuna utilità durante tutto il gioco tranne che in questo Concorso, dove bisogna abbigliare i personaggi per massimizzare questo valore. E' relativamente facile vincere usando un personaggio con mestiere Superstar (!), ma alcune prove sono riservate ai maschi, o ai mostri (!!). Censurabili i commenti del pubblico e della giuria.
La Slime Arena è una bettola nascosta dedicata agli scontri clandestini tra slime addestrati alla lotta: come Pokèmon, ma più cattivo e più squallido.
Le altre quest in genere hanno storie semplici, da fiaba, strane perchè lo shock culturale si fa sentire, ma mi sono piaciute. E' un fantasy tradizionale, ma realizzato con molto più gusto della media, e magari fossero di più i giochi così.
Non ho nessuna conclusione da offrire, dopo questo interminabile discorso, ma DQ6 se non altro mi ha segnato abbastanza profondamente da spingermi a scrivere tutta questa roba, e già questo vuol dire qualcosa. Non è il gioco più grande della Storia dei giochi, ma in Giappone nel 1995 lo è stato, e in una ipotetica antologia dei videogiochi più importanti non dovrebbe mancare.
Dalla settimana prossima ci sarà forse l'E3 a tenere banco, e sarà un sollievo tornare a parlare di titoli usciti in questo millennio.

“With that mysterious power, he will clear away malice, reform many monsters, and make them into his friends.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 05 . 2005

Pezzi

(Al ballottaggio finale per il titolo sono finiti quello che vedeve grosso qua sopra e "lanciatemi i componenti". Alla fine, però, tra De Gregori e Jeeg ho scelto De Gregori...non vogliatemene).
Alle mie spalle, in questo momento, il mio nuovo computer giace disteso, smembrato nelle sue varie parti, in attesa che una mano esperta lo assembli trasformandolo in una postazione di silicio da battaglia. Naturalmente è ignaro che mani esperte non lo vedranno mai e l'unica zampa che si impegnerà a forgiarlo è la mia, ma non mi sembrava il caso di angosciarlo quindi per ora l'ho tenuto all'oscuro di tutto questo. E' strano vedere una scheda madre mentre è ancora nella sua confezione, che più che una confezione sembra un sarcofago, con tanto di rivestimento esterno con copertina apribile gigiona a racchiudere l'imballo vero e proprio. Dentro, sparsi come fiori nella bara dell'amata, cavi e cavetti e sotto essi lei, grande e impenetrabile, chiusa nel suo personale sacchettino di plastica. Accanto il Libro, il grimorio, le istruzioni che la descrivono e te ne svelano i segreti o quantomeno ti dicono che parole-chiave inserire in Google per capirci qualcosa. Accanto, più sgargiante, la confezione della scheda video. Nemmeno una scheda video dovrebbe mai vedere lo scaffale di un grande magazzino, nemmeno lei dovrebbe mai avere destino di essere scartata sotto l'albero da un bambino dalle manine pacioccose eppure la sua confezione è ammiccante e sexy come quella dei cioccolatini, con tanto di personaggio-testimonial a grugnire aggressivo sul coperchio e ammeniloci traslucidi e barluccicanti. La vita è una scatola di schede video, non fai a tempo ad aprirla che quello che c'è dentro è già troppo vecchio (ah, la saggezza popolare). Finiti gli oggetti groooossi ci sono quelli più scostumati, quelli che ti fanno sentire più tecnico elettricista: il masterizzatore DVD, imbustato in una bustina rubata ai trafficanti colombiani di cocaina e la RAM che viene venduta all'incirca secondo le pratiche dei lecca-lecca, come fosse qualcosa da sgranocchiare sull'autobus mentre torni a casa, praticamente sfusa. Infine come dimenticare il principino, lui, il re del computer, il blocco di silicio, quel figlio di un wafer del processore? In una scatola sgargiante entro il dignitoso, dalla linea sobria, difficile da descrivere considerando quanto è anonima, lì dorme quella che sarà l'unità centrale di calcolo del sistema, il suo cuore pulsante. Il cervello, il lord of the pings, il tessitore di bit. Chiudono la carrellata gli ammenicoli di plasticaccia che nulla dicono alla scienza informatica, ma tanto contano nell'arredamento per interni: il case (finalmente con le USB sul davanti!) e la tastiera.
Ecco, soffermiamoci un momento sulla tastiera. Io non la volevo cambiare la tastiera. La tastiera è come le scarpe, bisogna usarla un po' perchè risulti comoda e io la mia l'ho usata tanto che ormai la trovo comodissima, non è più un pezzo di plastica, non è una periferica, è un'estensione di me, parte integrante del mio avatar digitale. E allora perchè cambiare la tastiera? Non so, me lo hanno detto tutti che era ora. Loro, meschini esseri umani, si lamentavano che non si vedevano più i tasti! Che assurdità! Che bestemmia! Ok, ok, ormai non c'è una vocale che sia una che sia intelleggibile e anche altre lettere di una certa importanza sono solo sbiaditi spettri, ma...chessò...la u con l'accento (e il relativo cosino che ha sopra) è praticamente intatta e stesso dicasi per la 'X' e per il TAB. Che poi a me piaceva l'idea che non si vedessero i tasti, mi piaceva l'idea che la mia tastiera potesse essere usata solo da qualcuno che sia capace di usare una tastiera perchè capace di smarrire ogni profano, ogni incompetente, ogni sciocca creatura che osi, per chissà quale atto di superbia, avvicinarsi al mio tempio senza avere la dovuta preparazione. Adesso sono un po' preoccupato di come sarà la mia vita con la nuova tastiera, nera, oscura, semplicissima, uguale a quella vecchia, dopotutto, con neanche un tasto più di quelli riconosciuti dai veri informatici, asciutta e tanto simile a una tastiera di trent'anni fa. A suo modo, quindi, comunque deliziosa.
Basta parlare di me. La strip che vedete qua sopra è l'ennesimo parto del forum, luogo che ultimamente ha vissuto periodi di inaspettata e lieta vivacità. E' arrivata al png perchè l'idea in generale era carina e perchè comunque mi sembrava di essere riuscito a scriverci addosso una battuta decente (al di là di quella del The Rabbit finale, che è giusto un rincaro...). Non credo però che nascerà una saga di Serpente Solido come testimonial, è meglio che prendiate quanto sopra come un unicum, un divertissement, qualcosa per spezzare il ritmo e vivacizzare anche questa serie. Neo, Cloud e Clara sono già abbastanza ingombranti con i loro jobs, vi assicuro che difficilmente riusciremmo a farcene stare un altro, però ogni tanto far fare una comparsata anche ai personaggi meno noti non penso sia un gran male quindi ben venga anche la pubblicità della Serpente Solido Underwear!
Chiudiamo con una notizia e una riflessione. La notizia è che ho sconfitt maestro Marik nel covo dei demoni. Questo non ha reso Yu-Gi-Oh un gioco particolarmente più vario e vivace di quanto era prima, ma almeno mi ha consegnato un nuovo avversario (WOW! Che abbondanza) e la possibilità di sfidare tutti i demoni anche senza che loro mi saltino addosso. La riflessione potrebbe riguardare il fatto che sto ancora giocando a Yu-Gi-Oh e si capisce quanto sto maaaaaaaale e invece riguarda il fatto che, da quando sono laureato (e ho quindi DISGUSTOSE E ABNORMI QUANTITA' DI TEMPO LIBERO), non ho mai onorato il mio appuntamento all'upload il venerdì sera alle otto, appuntamento noto ai nostri lettori più hardcore. Questo non è che abbia mai portato terribili ritardi, rispetto alla data ufficiale d'uscita, il sabato, al massimo ci saranno state sempre una-due ore di empasse, ma comunque è una cosa anomala, assolutamente assurda. Cosa volete farci, così è la vita.

"Se gh’han de dí i American / che gh’han i razzi che van lontan /
a la mattina, quand lèven sú / ciàppen on saturno e se l’ mètten in del..."

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