Strip
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05 . 07 . 2003

Pop-up

Nè io ne' Cymon abbiamo mai conosciuto quello che la gente chiama familiarmente "Lavoro", per cui le vicende professionali di Neo sono il frutto dell'immaginazione più pura. Piu' che essere la cronaca di un mestiere, questa serie che abbiamo cominciato da poco rappresenta le nostre fantasie (e gli incubi) riguardo al lavoro che, ahime', prima o poi ci attende. E questa strip rappresenta l'incubo piu' ricorrente: finire a fare un lavoro ipocrita, contrario alle nostre aspirazioni.
Soltanto Sega in Giappone produce più di 30 videogiochi Java per cellulari ogni anno, per cui si tratta di un mercato pieno di opportunità, ma il pubblico a cui si rivolge non mi sta molto simpatico... magari qualcuno può essere esaltato alla prospettiva di portare il Verbo Videoludico alle genti pagane, ma io personalmente mi sento come Neo in questa strip.

Restiamo in tema di business, perchè voglio levarmi dalla coscienza un argomento poco simpatico: la pubblicità su questo network. Se leggete questi editoriali (poverini, mi dispiace sinceramente) conoscerete gia' come la penso in generale.
In certi giorni sfortunati la navigazione è letteralmente soffocata da banner invadenti che si insinuano sotto il mouse smaniosi di farsi cliccare, ed ogni tanto su questa stessa pagina compaiono i famigerati pop-up. In un paio di occasioni con un modem non sono neppure riuscito ad accedere a certe pagine per via di un banner in Flash grosso svariati gigabyte circa.
E' fastidioso. Ma non per questo mi metto a disprezzare la redazione di M.it perchè sono dei venduti... se con questo termine si indica il fatto di pretendere un compenso per il proprio lavoro, non mi pare poi un crimine tanto grave. Una cosa e' farsi corrompere per dare dei bei voti nelle recensioni, ma non mi risulta che sia questo il caso.
Non è molto costruttivo farneticare di un mondo banner-free in cui tutti vivono felici e contenti dei frutti della terra... se Internet ha dato questa impressione negli anni scorsi e' stato tutto un grosso malinteso. Non mi risulta che la pubblicità nelle riviste sia criticata così aspramente, e bisogna mettersi in testa che e' la stessa cosa. Sara', ma io sfoglio con interesse le inserzioni pubblicitarie su TGM, quasi quanto gli articoli stessi. Certe campagne pubblicitarie, e certi banner (orrore, orrore) sono davvero simpatici e ben fatti. Certi artwork a tutta pagina sono fantastici. Certi telefilm li ho conosciuti proprio attraverso i banner (ad esempio Dark Angel). Certi banner mi hanno fatto risparmiare dei soldi.
Oltre ad essere in primo piano sulla scena italiana, M.it si sta facendo una reputazione anche internazionale, cosa che mi stupisce sinceramente. Quando l'ho visto citato su un sito di nicchia dedicato ai titoli d'importazione come Namako Team credevo di avere le allucinazioni. Un sito giapponese che prende dal nostro M.it le notizie su giochi giapponesi!
Valutare quanti contenuti lasciare pubblici e quanti rendere a pagamento non è una scelta facile, si corre sempre sulla lama del rasoio. Per invogliare il pubblico ad abbonarsi bisogna offrire ogni tanto qualche articolo succoso anche gratuitamente, anche in anteprima... e soprattutto il materiale multimediale, perche' e' quello che agli stranieri può interessare di un sito italiano.

Qualche tempo fa avevo affermato che The Frozen Throne non mi faceva nè caldo ne' freddo... ma la carne e' debole, e avevo sopravvalutato le mie forze. Ora che il gioco e' uscito e tutti lo acclamano, devo farmi forza per non pensare alle nuove fantastiche unità, ai nove eroi corredati di nuove mirabolanti abilita' e magie, alle nuove intriganti razze dei Blood Elves e degli anfibi Naga.... aaargh!
Ormai dovrei essermi abituato, dopotutto compro regolarmente tutti i giochi Blizzard fin dal 1994, eppure ogni volta mi sorprende sempre questa capacità della loro direzione artistica di estrarre dalla mia mente le fantasie più nascoste, quelle che neanche io sono cosciente di avere, e sbatterle in un'esperienza audiovisiva lussureggiante. Prendiamo la razza dei Naga. Maledizione, fin da bambino gli umanoidi anfibi sono stati, tra le varie specie di umanoidi, i miei preferiti! Quando giocavo a Darkstalkers in sala-giochi usavo sempre Rikuo! Perfino ora che sono assediato dalle rane e il loro gracidio continuo mi impedisce di dormire, quei piccoli anfibi mi stanno simpatici...
Sinceramente, non so cosà farò quando uscira' Worlds Of Warcraft. Puo' darsi benissimo che sia la mia fine come membro della societa' umana.

Per fare un dispetto a tutto il mondo videoludico moderno, che al momento mi sta antipatico (sempre perchè Enter the Matrix e Angel Of Darkness mi hanno offeso con la loro bruttezza), voglio citare invece la conversione di Metal Slug 3 per PS2, uscita da poco. Metal Slug e' il simbolo stesso del divertimento da sala-giochi, ed e' il gioco della storica SNK che preferisco in assoluto. King Of Fighters e' troppo ostico, Metal Slug invece e' abbastanza immediato per farsi apprezzare fin da subito. Conosco persone che in vita loro non hanno mai giocato altri coin-op se non Metal Slug 3, e su quello hanno speso kilogrammi di gettoni. Questo gioco e' un tripudio di grafica 2D sbalorditiva, sempre diversa ad ogni passo dall'inizio alla fine, ed e' facile comprendere come SNK si sia costruita un seguito di fedelissimi fanatici, capaci da soli di sostenere il mercato del Neo-Geo.

“If the children can't play my game because they don't have a certain hardware, it's very sad.” (Yuji Naka)

Lo-Rez: arte, storia, web design
05 . 07 . 2003

L'evoluzione del serpente

Le librerie esercitano su di me un fascino quasi patologico, sono capace di rimanerci dentro per ore, anche senza comprare niente, sebbene la maggior parte delle volte mi ritrovi sempre a portar fuori qualcosa, qualcosa che inevitabilmente va ad arricchire la mia coda di lettura, mai esagerata, ma comunque robusta. Nella libreria accanto alla mia università ho speso molte, molte ore della mia vita di studente. Ultimamente mi ci infilo perchè tiene l'aria condizionata a manetta, ma in ogni periodo dell'anno ci faccio spesso qualche capatina, anche quando sono consapevole che non ci troverò nessun libro nuovo ad attendermi, solo per dare un secondo sguardo a quelli che ho già esaminato.
Ovviamente ho fatto tutte le cose disgustose che fanno i bibliofili della mia razza: mi sono scroccato interi fumetti, magari non tutti in una botta, ma a poco a poco, ho provato a completare le 101 storie Zen della Einaudi sebbene senza successo, ho giocato come un cretino col libro delle risposte e altri giocattoli del genere, ho insomma fatto un mucchio di cose a parte comprare libri, argomento che, intersecandosi con quello del budget personale, risulta un po' più delicato della media.
Un giorno di settimana scorsa, durante uno dei miei consueti raid mi sono imbattuto in un volume che non può non diventare argomento centrale di questo editoriale: L'evoluzione del serpente di Bruno Fraschini, un libro di critica dedicato, udite udite, alla saga di Metal Gear. Giacchè il volume costa la bellezza di 13 evri e io tanto Metal Gear non l'ho mai giocato in nessuna delle sue incarnazioni, non è che l'ho comprato, me lo sono letto e ora vengo qua a recensirlo però, perchè questa column risulti un po' più professionale della media, ho recuperato per voi una recensione del volume con tanto di intervista all'autore e fronzoli.
Penso che niente come questo libro capiti a fagiuolo in questo periodo e in questo sito. Le motivazioni non sono tanto nel fatto che l'argomento principale riguarda uno dei nostri inquilini, quanto i discorsi che ogni tanto si fanno tra conigli sulla maturazione del media videoludico e su quello che questo implica nel futuro. Ogni tanto Lo-Rez ha citato nei suoi editoriali Videoludica, branca tecnofilosofica nel network. Per quello che ho sfogliato mi sembra che questo libro su Hideo Kojima e le sue fantasia ne sia la controparte cartacea, con un'analisi a più ampio respiro del prodotto di quanto non si sia mai fatto come tecnici del settore.
E' lecita oggi un'operazione del genere? Serpente Solido naturalmente lo negherebbe, ma si sa che lui è sempre stato abbastanza geloso della sua esistenza e dei suoi segreti e non vuole certo che qualcuno li raccolga in un volume e li dia in giro a tutti, ma noi videogiocatori come dobbiamo porci di fronte a elucubrazioni così dense? La domanda, al momento, non penso possa avere risposta. Comincio ad avere l'impressione che l'attuale epoca videoludica (gli ultimi uno-due anni) sia un periodo di transizione in cui sia sempre più difficile fissare punti di riferimento. E se i videogiochi sono "confusi" confusi risultano anche i videogiocatori, spesso ingoiati dal mass-market arrembante oppure semplicemente lasciati a sé stessi. In una situazione del genere analisi d'ampio respiro di carattere culturale mi appaiono azzardate e complicate da un mucchio di scomodi fattori esterni che rendono difficile permettere ai ragionamenti di girare come dovrebbero. Non ha senso tirarsi eccessive menate filosofiche riguardanti quanto prodotto dal videoludo negli anni '70, '80 e '90, o meglio, ha senso, ma non lo si può fare cercando di uscire dal giardino del media trattato, non lo si può fare in termini assoluti. Oggi forse vediamo le prime sperimentazioni per produrre qualcosa di più, io ho citato Syberia, Metal Gear sicuramente va benissimo, ma ci troviamo comunque in un'epoca di transizione che non si può analizzare rinnegando il nostro passato e quindi non può essere vista indipendentemente dal fenomeno videogioco nelle sue forme più prosaiche e meno fornite di struttura (powered by: Zingarelli!). Bisogna quindi stare attenti, quando si viviseziona l'argomento videogioco moderno, di non montare sopra prodotti di una certa caratura costrutti e riflessioni che non gli appartengono, ma a cui si può arrivare forzando la mano, trasformando i ragionamenti da intellettuali a intellettualoidi e sfociando in un atteggiamento sbagliato nei confronti dei VG tutti.
Ci vuole insomma un certo coraggio per analizzare l'attuale scena di questo pazzo pazzo mondo, soprattutto nei suoi prodotti più d'avanguardia, perchè la tentazione di fare accademia è sempre fortissima, ma va, per ora, respinta. Al momento è grande segno di umiltà ammettere che non sappiamo chi siamo e nessuno ha la possibilità di dircelo. Diverremo sicuramente qualcos'altro, rischiamo di diventare qualcosa che non ci piacerà, ma probabilmente avremo anche la possibilità di identificarci in qualcosa di affascinante e stimolante, ma per ora non siamo ancora usciti dalla crisalide e trascinarci fuori a forza sarebbe solo una violenza.
Non mi è chiaro proprio tutto tutto tutto quello che ho scritto, ho paura di essere aggrovigliato su me stesso a metà del discorso, probabilmente quanto mi leggerò tra sei mesi mi chiederò quali sostanze ho assunto mentre ero al computer, ma in qualche modo penso che la questione del nuovo media videogioco vada posta prima che venga imposta. Questo è il mio humile, saccente contributo.

"Vorrei una discoteca labirinto..."

P.S. Tanto per sdrammatizzare (ce ne fosse bisogno...), lo sapete che non ho ancora finito Warcraft III? Sono all'ultima missione e non ho ancora avuto il coraggio di affrontarla. Un po' è colpa degli esami che mi sono piovuti in testa (bhe...è stagione), un po' perchè ho notato in me l'insorgere di patologie che mi hanno un po' spaventato. Trovo le driadi degli elfi della notte sexy. Capito? Sexy! E sono per metà cavalli. Non mi biasimerete se sono passato a fare qualcos'altro.

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