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16/05/2k26 - Spotify Pro: Da qualche parte ci sono di certo sei mesi gratis che ti aspettano
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16 . 05 . 2026

La biblioteca di Taipei

Di ritorno dalla costa mediterranea estera, solitamente affidabile dispensatrice di sole e caldo, ma non sempre, eccoci ad aggredire un nuovo editoriale incattiviti come belve.
Siamo ancora qui: carichi di ricordi ma forse senza aver ancora contratto la nuova Peste trasmessa dai ratti. In genere la si vuole Nera, ma come ci insegna la lugubre processione che apre e chiude La Maschera della Morte Rossa (1964), esiste in realtà un intero arcobaleno di Morti, storiche o romanzate, dal Bianco al Giallo a un improbabile Arancione, come se fossero cinture di Judo più che spettri dell'Apocalisse.

Anche la strip che troneggia quassù (sempre che tu, o Lettore Singolare, non stia leggendo dall'anno 20XX, e FTR abbia nel frattempo cambiato layout) mi indispone.
Gödel e i suoi problemi da Primo Mondo! Se poter saltare liberamente da una traccia all'altra di Spotify (come, ricordiamo, si poteva fare tranquillamente nel 1998 con Winamp) sia o meno un benefit che aumenta la produttività aziendale, è tutto da dimostrare. Ma quanto siamo bravi a complicarci l'esistenza, a creare scarsità artificiale invece di accogliere l'Era dell'Abbondanza...!

I più vecchi tra noi ricordano un altro mondo: non sarà stato il migliore dei mondi possibili, ma il 1985 autentico era meglio di questo 1985A.
Ad esempio, oltre ad aver perduto la libertà di saltare le canzoni brutte, abbiamo anche perduto i Link Di Una Volta. È una perdita di cui ci siamo già lamentati (più o meno tutte le settimane). La prima decade di questo sito, se vi avventurate così a fondo nelle ere geologiche, è ormai un cimitero di link rotti, ma quanto entusiasmo promettevano quegli URL! Che promesse di tesori inestimabili! Erano altrettante porte che conducevano a siti sorti per passione spontanea, come i funghi selvatici, non come piantagioni su scala industriale.
Proviamo a tirarne fuori uno come ai vecchi tempi: ho scoperto un articolo che mi ha molto interessato, sulla cultura videoludica non occidentale e non giapponese. Non tutti i bimbetti degli anni '80 avevano il NES nella cameretta. Complimenti. È un bel raccontino succinto, corredato da foto di sale giochi scalcinate affollate di ventilatori, sedie di plastica bianche e infradito.
Un articolo che denuncia la stessa omogeneizzazione culturale che tanto offende anche noi, bimbetti cresciuti da un po'. Un Nulla vorace che erode non solo gli URL, i siti personali, i film non inclusi nello streaming, ma anche la nostra stessa memoria.

Un bell'articolo contiene link ad altri begli articoli, e dunque perché non seguire quest'altro sulla Mostra di Taipei dedicata all'Età dell'Oro degli RPG?
Forse perché è pieno di segnetti buffi e non si capisce niente? Ma questo dettaglio non ci ha mai fermato ai, ehm, nostri tempi d'oro. E il tema, vivaddio, merita qualunque sforzo!

Non ho in programma di visitare la biblioteca di Taipei a breve (sebbene sia legato a quella città da più di un legame interpersonale diretto), ma è bello sapere che una mostra così esiste ed è esistita.
(Non si sa per quanto, considerate le nubi fosche che si addensano di giorno in giorno su quell'isolotto.)
Una volta questo FTR era tutto così: pieno di link ad altri siti interessanti, una settimana dopo l'altra. Ora andare a caccia di URL validi è un mestiere a tempo pieno (che peraltro in molti provano a farsi retribuire, spesso rendendosi ridicoli), chiusi come siamo nelle gabbie ermetiche dei social network, bombardati come siamo da “contenuti” audiovisivi molto più effimeri.
Forse abbiamo solo smesso di impegnarci.

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16 . 05 . 2026

Per un pugno di libri

Non ho mai avuto Spotify Premium, non ho mai ceduto alle varie offerte dei tre mesi gratis qua e là e non l'ho mai pagato. Uso Spotify solo da PC, dove le limitazioni dell'account free sono storicamente minori e quindi non ho mai sentito l'esigenza di un servizio premium. Credo anche che se mi togliessero la pubblicità a lungo andare ne sentirei la mancanza, perché la pubblicità di Spotify è talmente orribile, mediamente, da fare il giro, una tale galleria d'orrori da darmi un piacere un po' deviato nell'ascoltarla. A volte vorrei avere la possibilità di commentarla con più persone, ma essendo circondato da spotify premium comincio a sospettare di essere l'unico a sentirla, il che giustificherebbe lo scarso impegno nel produrle, forse, ma certo non il cattivo gusto con cui vengono scritte.

Questo è stato il weekend del Salone del Libro. Quest'anno ho voluto provare a visitarlo per la prima volta. No, nessun progetto di cui il Salone debba essere informato, ma comunque una fiera di libri è sempre un bel posto per vedere come va l'editoria, nonché per incontrare gente che conosco e che gira un po' intorno agli stessi temi. In Italia non si legge, in Italia i libri non vendono, in Italia a nessuno gliene frega niente della letteratura, fatto sta che al salone del libro c'era un botto di gente e non davano nemmeno via gadget gratis (vabbé qualche segnalibro in giro, ok).

Il Salone del Libro ha secondo me tre anime distinte: una è quella relativa agli incontri e ai panel che si possono andare ad ascoltare. Io sono stato un po' pigro in questo senso, avendo anche un solo giorno a disposizione, quindi ho deciso di non affrontare l'impresa di avventurarmi in una coda per ascoltare qualcuno. I nomi a disposizione durante la manifestazione però sono molti e anche molto interessanti, a fare le cose un po' più calma, senza essere troppo avventurosi, si può sicuramente trovare qualcosa di meritevole d'attenzione. Se non si vuole sgomitare per le sale principali, comunque, ci sono anche molti altri spazi più accessibili con dei discorsi magari non altrettanto prestigiosi però non necessariamente da buttare via. L'ascolto, insomma, è una buona pratica in ogni contesto.

Ovviamente poi ci sono le Grandi Case di Dune, ovvero i grandi player del settore che vengono con i loro megastand il cui scopo principale è esserci, anche perché ovviamente, al di là dello stand, hanno probabilmente mosso altre pedine in giro per la manifestazione. Sono il lato più istituzionale, esteticamente imponente, ma in generale meno interessante. I libri che Mondadori e Feltrinelli vendono li conosciamo certamente, vagare tra i loro scaffali ha lo stesso sapore che vagare per una libreria (magari Mondadori o Feltrinelli), cosa che, se non siamo di quelli che si ricordano dei libri solo per il Salone, facciamo già frequentemente.
(Per esempio, quando poi alla fine di tutto sono tornato a prendere il treno, davanti alla Feltrinelli in stazione ho avuto una specie di rigetto, come se fossi in overdose).

Infine c'è tutta quell'editoria non grandissima, media e piccola che ormai, ammettiamolo, ha nelle fiere e negli eventi il suo canale di distribuzione principale o quantomeno un'occasione unica di visibilità. Una scena vivissima, che riempie i padiglioni di progetti a volte coraggiosi, a volte ruffiani, a volte confusi, ma che dimostra che in Italia, oltre a essere tuttissimi scrittori con un libro nel cassetto siamo anche tantissimi editori, dove l'avventura esercita un diverso fascino e la sfida è ben diversa, ma comunque meritevole di essere affrontata.
Direte voi che se uno va alle fiere per questo tipo di gente tanto vale presentarsi al Bookpride, che non per niente è un evento satellite del Salone. Io al Bookpride ci sono andato eh, il Salone ha dalla sua una cornice ben diversa, ovviamente un ventaglio di espositori più largo e una possibilità di interazioni più ricca. Nessuno di questi aspetti può essere sottovalutato.

Una conclusione a cui sono giunto guardando gli stand dei vari editori in questi ultimi anni è che anche realtà molto piccole oggi hanno una grandissima cura dell'oggetto libro, sia perché sanno che l'internet ha un debole per i libri belli, ma probabilmente anche perché molti hanno capito che gli aspetti da curare per un'edizione di un romanzo sono tanti, non basta solo credere nell'autore e mettere fuori quello che ha scritto. Una volta che si ha in mano un manoscritto questo deve essere visto da molti occhi sotto molti punti di vista prima di essere pubblicato e secondo me più questo processo è trattato con cura più si viene premiati. E oggi più di ieri, fortunatamente, si viene premiati anche senza essere il grande editore con il librone altisonante.
Certo, oggi è anche scoppiata la nuova moda dell'edge printing, ovvero colorare i bordi delle pagine, che è un non plus ultra dell'estetica dell'edizione ed è, secondo me, sempre bellissimo, per quanto frivolo. La verità è che sarò sempre sedotto da questa e da qualsiasi altra tecnica renda un libro più bello perché da sempre ho rivendicato l'importanza dell'oggetto libro, anche quando sembrava dover tramontare in favore dell'ebook. Certo, poi bisognerebbe avere lo spazio per tenerli in casa, i libri bellissimi, ma questa è un'altra storia.

Tirando le somme la gita al Salone del Libro è stata divertente perché l'editoria è divertente, perché i libri sono divertenti. Probabilmente, considerando la massa di persone che saturavano i corridoi dei padiglioni c'eravate anche voi e questo lo sapete già, ma se siete mancati sappiatelo. E magari venite. Ma ancor prima di venire al Salone comprate libri, eh! Non dico miei, comprate libri e basta!

“There’s nothing to you, and that’s very sad / I looked for depth in a dick, that’s my bad / You threw yourself under the bus / The bush is beaten / 'Cause I took the stick and it’s Get-The-Job-Done season / They say I’m the shit, and I am / I am the shit, sir, and I hit the fan”

Cymon: testi, storia, site admin