Infradito
Scansati, Truman! Impara da Clara tutte le reaction giuste, quelle che fanno impennare la curva dell'engagement, quando si insinua nella sua testolina il sospetto di trovarsi in un... in una serie, tanto per stare al passo coi tempi.
(Clara dobbiamo proprio immaginarcela afflitta dal terribile morbo dell'itanglese, pur se non fosse proprio, ehm, “basata in Milano”: ma come PR in carriera, Risorse Umane e tutto quanto, questo triste fato era quasi inevitabile.)
Clara però nella strip odierna forse non si meritava d'esser deformata in un demonio, in una vampira. Anche se diventare vampira le aprirebbe percorsi di crescita professionale inediti e assai soddisfacenti...!
E intanto noi siamo sempre qua: noi invecchiamo e basta, altro che crescita professionale! Ce ne stiamo rintanati nelle nostre personali Miniere di Moria, dove fa caldissimo, come draghi ma senza dormire acciambellati su favolose ricchezze.
Qualche volta cerchiamo refrigerio nei Laghi di Montagna (sì, ancora), ma siamo costretti a partire sempre prima e ad arrivare disgustosamente presto, sia dalla calura che non dà affatto scampo neppure a 1500m (bisogna andare molto, molto più in quota), sia dalle folle del volgo che, guardacaso, hanno avuto la nostra stessa originalissima idea.
Le masse che sgomitano a 50 centimetri dal precipizio in infradito e borsa di vimini, oramai non mi sorprendono neanche più.
A proposito di infradito: il Lettore attempato e miope che ci seguiva già nel 2010 (quando questo sito, per la cronaca, aveva 9 anni) ricorderà certamente la gloriosa estate del 2010 appunto, durante la quale pubblicai una guida fotografica all'assemblaggio di un joystick arcade completamente personalizzato (e pitturato male a bomboletta).
Ah, com'eravamo in anticipo sui tempi! Influencer coglioncelli, sin dal 2010. Ad ogni modo, in una di quelle foto rimasero immortalate per sempre le mie ciabatte di allora, le infradito di una nota marca brasiliana nella colorazione verde scuro. Ci fu un certo clamore sui forum italiani (?).
Me lo voglio annotare qui perché dopotutto questa colonna è il mio diario personale (in cui non si parla quasi mai di me): quelle ciabatte si son rotte in questa estate 2026, dopo circa 17 anni di servizio. Le ho prontamente rimpiazzate con un nuovo esemplare, stessa marca e tutto, pagando perfino un sovrappiù per le stesse righine bianca blu e gialla, ma stavolta nella colorazione Blu Indaco.
Non ero preparato alla morbidezza: chi poteva sospettare che la gomma nuova è più morbida di quella calpestata per 17 anni?
Chissà se quando cambierò ancora ciabatte ci sarà ancora un FTR su cui darne notizia.
(E chissà se ci sarò ancora io!)
Si direbbe che non ci siano proprio argomenti per alimentare questo editoriale, eh? E invece ce ne sarebbero tantissimi, è che questi non-argomenti mi stanno più a cuore, chissà come.
Ma cosa volete che abbia da aggiungere io, sull'apertura dei preordini di GTA VI? Ho già manifestato uno strano e per me poco caratteristico interesse verso questo titolo. Il fatto è che GTA VI, oltre a tutte le considerazioni mediatiche e sociologiche che suscita, è anche la massima espressione del gioco muscolare, sanguigno.
Di giochi così muscolari, così sanguigni, non se ne fanno quasi più. Il motivo è presto detto: GTA funziona ancora, gli altri invece no. Parlo degli open-world che hanno bisogno di bruciare montagne di denaro per venire alla luce, più famelici di denaro di quanto una LLM di frontiera sia famelica di energia elettrica durante l'addestramento.
Gli open-world per giocatore singolo, “di taglio cinematografico” scrivevano le riviste una volta. Gli ultimi che sono usciti hanno fallito miseramente.
Il giochino dell'Uomo Ragno 2 ha venduto meno della metà del giochino dell'Uomo Ragno 1, pur essendo costato esponenzialmente di più. Assassin's Creed ha quasi mandato pancia all'aria tutta Ubisoft, dopo aver fatto due decenni fa la sua fortuna. I giocazzi popolari di Sony non hanno venduto niente su PC, perché una volta scemata la faraonica campagna promozionale, ehm, sotto il vestito niente.
Questi titoli ormai sono campi coltivati a carrube: il pasto ideale per i porci, un po’ meno per noi.
Tranne GTA. GTA fomenta sempre tutti. È che fare un GTA costa due miliardi di dollari. Difficile imitarlo.
Giochi da spiaggia
Ormai sembra che tutto nella nostra vita possa essere tradotto nelle logiche di una serie TV e questo è inquietante perché come la vita non è una serie TV così le serie TV non sono la vita. Io sono abbastanza vecchio per ricordare quando le serie TV non erano importanti, erano un sottofondo delle nostre nonne mentre facevano da mangiare oppure bizzarrie messe in palinsesto da manager televisivi particolarmente arroganti oppure (nella maggior parte dei casi) passione feticistica per minoranze nascoste nell'ombra malviste dalla società.
Difficile, in quelle epoche lontane, credere che la vita potesse assomigliare a prodotti così marginali. Ai tempi forse la vera metafora dell'esistenza di tutti noi era la Ruota della Fortuna.
Bei tempi quando si scrivevano questi editoriali per lamentarsi del caldo, adesso si parla direttamente di heatwave come se si parlasse del complotto di un cattivo di Superman o di un mostro dei Transformers. Invece è un fatto vero che ci costringe chiusi nelle nostre case fortunatamente attrezzate con aria condizionata e quant'altro. Fortunatamente non tanto perché altrimenti i nostri corpi collasserebbero, ma perché i nostri computer, spinti al limite da grafiche ultrapompate, mining di bitcoin e stupide risposte dell'intelligenza artificiale collasserebbero e, come si diceva una volta, i loro elettroni migrerebbero per l'eccessivo calore, rendendoli inservibili. Siamo da sempre schiavi del Grande Computer in attesa che questo ci infili in una vasca per usarci esclusivamente come pila elettrica.
L'altro giorno, in modo completamente random, Penny Arcade mi ha mostrato dei giochini stupidissimi con l'esaltazione che solo un nerd può avere nei confronti di giochini stupidissimi. Sono andato sul loro sito e purtroppo mi sono trovato a realizzare che l'esaltazione di Gabe e Tycho è pienamente giustificata. Parliamo di oggetti bellissimi, in plastica, che si trasformano ottusamente in cubi, con l'unico scopo di poter essere esposti comodamente nella tua cameretta ed essere facili da spolverare. Dovrebbero, credo, appartenere tutti a un universo condiviso, ma la logica del perché dovrebbero esistere creature del genere in un universo così è piuttosto labile, così come era negli anni 80 (anche se si ostinano a farci i film). Non interessa a nessuno, quello che ti interessa è che c'è un gorilla blu cattivissimo, che si trasforma in un cubo ed è in plastica, lo puoi toccare.
Chetati, cuore. Non ha senso osservare questi oggetti senza prima assolvere a un voto che ho fatto ormai anni e anni fa e che ancora non ho onorato. Ho sempre pensato, da gundamiano di ferro, che prima o poi avrei dovuto affrontare l'impresa di un Gunpla. Non l'ho mai fatto, finora, perché non parliamo di un'attività intellettuale o quantomeno digitale, ma qualcosa di manuale, da fare con le mani, quindi c'è un bello scoglio da superare per convincersi che sia il caso di impegnarcisi. Ultimamente sono arrivato veramente vicino a fare il grande passo (l'acquisto), ma mi ha fatto desistere scoprire che esistono diversi gradi di difficoltà di modelli e che, come persona giudiziosa, prima di arrivare all'Obiettivo con la O maiuscola, devo quindi onorare un certo noviziato. Sono quindi ora focalizzato, un giorno, ad acquistare un modello facile (HG) e dopo aver dimostrato a me stesso di essere in grado di seguirne gli sviluppi, arriverò finalmente all'oggetto dei miei sogni. Ovviamente vi terrò aggiornati.
Torniamo, ragazzi, ad amare le cose che si possono toccare. E' l'unica salvezza che abbiamo di fronte a una società digitale che ha smesso di produrre contenuti in maniera sana e cerca sempre più di scollarci dalla realtà per intrappolarci nel suo mondo di business a ogni costo. Con il mondo dell'internet gli abbiamo reso le cose facili, il suo potenziale di fregarci cresce ogni giorno e ora con l'AI è centuplicato, forse. Non possiamo sfuggirgli, non dentro la scatola colorata della rete. Ma possiamo farlo se riprenderemo ad affezionarci alle cose che si possono toccare.
Beh, possibilmente senza diventare ciechi, ecco.
Cymon: testi, storia, site admin“Il freddo, il buio, le campane / Che strane, le case abbandonate sulle strade / Le macchine bruciate / Lo amo per davvero? Mistero / Sorridere per tutte quelle cose che muoiono d'estate / Belle pericolose come il canto delle anguane”