Miami
Si è alzato il vento. Giusto un refolo, eh! Il fuoco termonucleare che divampa da ormai tre mesi non si è ancora spento, ma si è impercettibilmente addolcito in questo dolcissimo settembre che è il mese perfetto.
L'Estate sanguina tra le nostre braccia come l'eroina ottocentesca di un film drammatico, languida e in fin di vita. Ma ora che siamo liberi dall'amarezza del rientro a scuola (da un po'!!!), settembre già si prepara ad accoglierci nel suo abbraccio non proprio materno, anche se forse noi non vorremmo ancora scioglierci da quell'altro, per quanto stavolta fosse un po' troppo focoso...
Però a settembre ricomincia tutto, tutte le arti sono in gran fermento: è il momento giusto per ricominciare ad entusiasmarsi, ora che si suda un po' meno.
Ci siamo già emozionati (con conseguente bagno di sudore) la volta scorsa, appena rientrati dalle vacanze estive, appena messo piede in casa...
GTA VI ha sollevato la sua minigonna di paillettes rosa-shocking, solo un centimetro, ma è bastato.
È stata un'esperienza che ci ha turbato profondamente, me e gli addetti del settore con oltre quattro decadi sul groppone, rotti ad ogni esperienza di qua e di là dagli schermi... nulla poteva prepararci.
Perfino Netfix per un attimo ha vacillato sotto l'entusiasmo delle moltitudini. Ma questi 26 minuti meritano di essere visti al massimo del dettaglio, senza l'odiosa compressione smarmellata che mortifica il Cinema, scaricandoli direttamente dal sito ufficiale. Solo così potremo ammirare le suddette paillettes, le spalle lucide di sudore, le pieghe della giacca, la fronte scottata dal sole di Miami, i boccoli che oscillano sulla schiena senza alcuna compenetrazione poligonale, l'orizzonte visivo che si spinge oltre qualsiasi limite tecnologico riconosciuto fino a ieri.
Non so davvero cosa ci sia in GTA VI che ha superato così subdolamente le mie difese. La Vita Reale qua dentro non è mai stata molto popolare. La satira sociale, men che meno. Gli USA ci danno noia, noia, noia dopo decenni di iper-saturazione hollywoodiana.
Ma forse è proprio questo che mi attira: vivere una vita quasi Reale™, ma per finta. Vite lontanissime dalla mia, belle o brutte come richiede la trama e l'inclinazione del giocatore nell'open-world, ma comunque sempre innocue. Il male di GTA non può ferirci davvero. Anche se dovessimo scegliere nella nostra partita di non intrecciare tra Jason e Lucia una relazione romantica (non vedo come possa essere fisicamente possibile una mostruosità del genere!), anche se dovessimo nel finale tradire la sua fiducia per consegnarla alla giustizia (come già teorizzano alcuni)... è solo un gioco.
Eppure, è un gioco come non se ne erano ancora visti. Un gioco in una Nuova Generazione tutta sua. Ogni GTA ci porta più vicino alla simulazione definitiva, al Ponte Ologrammi™: non è qualcosa che può lasciarmi indifferente.
C'è stato anche altro nel settore videoludico, perché appunto settembre segna il risveglio dei sensi intorpiditi dalla calura, e un ritorno alla disponibilità di Attenzione.
Mi ha molto colpito il nuovo gioco dai cinesi che hanno fatto Wukong: Zhong Kui. Se non avessimo visto GTA VI, lo avremmo definito il futuro prossimo della tecnologia videoludica, ma anche così è tutto bellissimo. Soprattutto un aspetto: 15 minuti di gameplay e nemmeno una parola. Già lo amo tantissimo.
E poi c'è stato tantissimo Final Fantasy VII: non saprei come descrivere la mia personale relazione con FF7, lo si sarà capito in venticinque anni di questi editoriali... ma perfino io lo trovo un po' eccessivo. Di questa ultima parte della trilogia si è visto davvero troppo, ovunque. Va bene, ma anche basta così. Fatecelo giocare, non occorre persuaderci. E poi ci sarà campo libero per un Final Fantasy finalmente nuovo, forse perfino con un numero successivo al 16.
Lo-Rez: arte, storia, web designTutto brucia (ancora)
Perché dobbiamo sempre lodare chi si prende i suoi bei rischi? Perché tanto nelle narrazioni che ci raccontiamo poi va sempre tutto bene oppure non c'era alternativa che prenderseli. Ma l'ingegneria, che è disciplina noiosa e quindi ammazza tutte le narrazioni, ci ricorda che ci si prende rischi se non si è stati capaci di evitarli prima e non si è stati previdenti a riguardo e che la scelta da fare, se ci sono troppi rischi, è non partire. GLi eroi ci sono solo nei film.
E un po' è la narrazione eroica che sta facendo naufragare l'industria dei videogiochi, di cui parliamo da diversi mesi in termini apocalittici. Credo sia onesto ricominciare l'anno così, come lo abbiamo finito, con le dichiarazioni di Tim Sweeney che parla della più grande crisi da quando l'uomo ha inventato il pixel (in pratica). Sweeney butta sul piatto, in priorità, la carenza di hardware dovuta all'AI che suona tanto come un "non è mica colpa nostra". Non credo che la spiegazione regga tantissimo, il declino dei videogiochi è cominciato prima della corsa all'AI e la corsa all'AI impatta tutta l'elettronica in maniera tanto generale che non è possibile che un intero settore si ritrovi in crisi, a meno che non avesse già delle fragilità pregresse.
E si, le fragilità pregresse sono quelle esposte nel secondo punto (ribadiamo nuovamente) ovvero la crescita selvaggia dei costi di produzione dei giochi triplaA. In questo caso il punto viene centrato perfettamente: Do you need to model an entire world that takes 45 minutes to walk across? If there’s not a reason for that – if it’s not pushing the experience or story forward – that’s just a party trick.
Come siamo arrivati qui? Siamo arrivati qui quando sono morti i game designer che imponevano ai loro prodotti una visione e sono stati sostituiti in toto dai reparti marketing. Reparti marketing che hanno continuato a vomitare sui progetti le cose "che sarebbero piaciute al pubblico" senza tenere presente un'idea organica, un punto di riferimento, un messaggio da trasmettere mediante il prodotto. Senza quello non puoi distinguere game experience da party trick per cui è tutto buono, tutto necessario, tutto costosissimo.
Badate bene che al cinema è successa più o meno la stessa cosa, con la differenza che il concetto di regista è più consolidato e l'industria è troppo vecchia per perdere tutti i suoi punti di riferimento, ma ci sono moltissimi casi di prodotti che mettono a cartellone nomi paravento per proporre zuppe di algoritmi di gradimento. Non si ha un'esplosione dei costi perché ci sono molti più parametri inamovibili all'interno del ciclo produttivo, ma la mancanza di visione e direzione si sente altrettanto.
Certo, Tim Sweeney potrebbe anche spiegarci perché la sua piattaforma di distribuzione è così depressa, ultimamente. Epic Game Store non è mai stato un grandissimo software o un oggetto capace di dare soddifazioni al pubblico, sorretto principalmente dai giochi gratuiti settimanali e dall'ecosistema Fortnite. Ultimamente però mi sembra sia proprio allo sbando, sia perché mi ha introdotto un mortale bug che per dieci giorni mi ha impedito di giocare/installare (e che si risolve con una pezza manuale, piuttosto che con una fix in aggiornamento) sia perché mi da proprio la sensazione di un oggetto che tira a campare. A parte i giochi in regalo sempre di minor pregio si sentirebbe, magari, il bisogno di una rinfrescata al software e al suo modo di proporre i contenuti, una qualche novità, un qualche segno di vita. Vista la nomea che la piattaforma ha un rilancio di immagine dopo tanti anni di immobilismo sarebbe un dovere, invece è tutto un tirare a campare.
Per altre notizie catastrofiste che manco il climate change Microsoft caricherà un costo orario sul gioco in streaming. Credete che la notizia brutta sia questa, ma il problema è che l'azienda ha dichiarato "che tanto la gente ci gioca così poco che non se ne accorgerà nessuno". Il gioco in streaming dovrebbe essere il futuro e in particolare doveva essere l'ancora di salvezza di Microsoft stessa che di certo sull'hardware non brilla da mai. L'azienda invece sembra non farsi problemi a tirare i remi in barca, decidere che il servizio costa troppo (e quindi non investirci per far scalare il sistema) e caricare i problemi sul pubblico (deprimendo ulteriormente la base utenti che potrebbe usare il servizio). Può sembrare l'ennesima attività vampirica di quei cattivoni dei capitalisti, ma secondo me è un segnale ancora più brutto, che si mostrerà in tutta la sua evidenza tra qualche anno.
Bentornati a scuola! Bentornati al lavoro! Vedete, anche lontano dalla vita reale potete trovare tormenti, crucci e grandi tragedie. Il mondo dei videogiochi è la terra dei mille Ozymandias che hanno conquistato tutto e ora sono tutti ridotti in polvere.
E noi disperiamo.
Cymon: testi, storia, site admin“Since you don't have a smelly bio-anus like humans, you know where you can shove your holy laws of robotics: up your drainage valve! Before, i didn't have a master; now, i don't even have stories about him!”