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995, 19/12/2020 - Sviluppatore di backend
995
19 . 12 . 2020

Il giocattolo

Se questo fosse un sito che vi fa gli auguri (e non lo è), il meglio che potrebbe augurarvi è una vita il più possibile diversa da quella di Gödel, almeno nella strip odierna.
Eppure c'è chi adora pasticciare tutto il dì con le cellette di Excel, fare il solletico con le dita alle cellette di Excel e ai numerini in esse contenuti.. spesso preziosissimi numerini. In genere queste bizzarre creature hanno mansioni che iniziano o finiscono con “Manager”-qualcosa.

E si sa, le colpe dei manager si ripercuotono sui programmatori fino alla settima generazione.

Questa è la legge cui devono sottostare tutti i poveri tapini che scrivono codice per vivere (o viceversa, più spesso): lo sanno bene ad esempio quelli di Cyberpunk 2077, come dicevamo settimana scorsa. Questa settimana il dramma si è gonfiato fino a raggiungere proporzioni epiche, con mosse ad effetto e colpi di scena teatrali da tutte le parti coinvolte.
D'accordo, può essere interessante dal punto di vista zoologico osservare i movimenti inconsulti delle masse, i pianti e le strilla, le scuse farsesche della Mega-Zaibatsu che governa le loro vite... e quei tapini di cui sopra, quei poveri sviluppatori presi nel mezzo e sbriciolati senza pietà. Ma lascio ad altri più entusiasti di me fare queste considerazioni.

Il mio pensiero oggi va soprattutto ai programmatori di CDProject che in questo periodo di feste saranno più indaffarati degli Elfi di Babbo Natale.
Questi Elfi polacchi messi alla frusta da babbi natale tanto incompetenti quanto ben pasciuti... Questi poveri Piccoli Aiutanti di B.N. che, tralasciando feste e riposo, sgobbano nelle officine per costruire i nostri giocattoli.

Il giocattolone che stanno costruendo è una roba sofisticata, forse persino un po' di più di quanto ci ha abituato l'industria videoludica negli ultimi anni.
Cyberpunk 2077: la megaproduzione costata “77 volte 7 milioni”, nonostante la maggior parte di quelli che ci lavorano siano pagati in złoty, che valgono come i soldini di cioccolato (o le caccole di coniglio, se preferite).
Un gioco atteso come un messia per quasi un decennio: da queste parti ci siamo abituati, e ricordiamo ancora il viaggio doloroso e glorioso di Final Fantasy XV. Il problema di Cyberpunk 2077 è che milioni di acquirenti sono stati tratti in inganno da una comunicazione truffaldina, che prometteva versioni “sorprendenti” (!!!) per le vecchie console senza mostrarle mai neppure in uno screenshot: è questa cosa che ci fa amarezza. Ma di fronte all'Opera d'Arte, intesa come entità pura e assoluta, questa cosa è del tutto irrilevante e passeggera, perché l'unica versione che conta di Cyberpunk 2077 è quella migliore possibile, sistemata e rifinita con tutte le patchettine al loro posto e giocata su un PC capace di renderle giustizia.

La versione che oggi non esiste, insomma.

Ma esisterà, prima o poi: ce lo assicurano le leggi del mercato, se non proprio quelle dell'orgoglio.
E noi, che osserviamo tutto questo con un sorrisetto di superiorità, in piedi a braccia conserte davanti alle vetrate all'ultimo piano del grattacielo più alto della metropoli che si stende sconfinata nella notte... noi scegliamo di vedere soltanto quella versione ideale.
Ma dunque alla fine come diamine è questo gioco? Non cosa, ma come... perché di Cyberpunk 2077 si sapeva tutto da sempre, non è un oggetto misterioso come Death Stranding... Cyberpunk 2077 è un gioco di ruolo occidentale in prima persona, basato sull'ambientazione del gioco da tavolo.
Detta così, è una roba che mi fa venire l'herpes solo a pensarci! Ma è il come che fa la differenza. Alla fin fine salta fuori che questo gioco ha una direzione artistica strabiliante. Tutto qua.
Night City ha un'estetica bella da commuovere. Non lo stile, che è fotorealistico e dunque neutrale, ma l'architettura e la moda (la moda!) e il design industriale e gli scenari urbani.

Potete sussurrargli (forse implorando, considerata la Situazione attuale) “Portami via”, e Cyberpunk 2077 vi obbedirà ovunque voi siate, compiendo la sua meravigliosa magia, con un'efficienza pari solo a quella dei migliori universi di finzione.
Questo, da solo, vale tutto il travaglio e il costo e la rabbia di venire al mondo.

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 12 . 2020

Boomer man

Non dovremmo parlare di Bayside School in questo sito che si erge ad araldo dei (veri) nerd. Bayside School è quella cosa che, alla mia epoca (anni '90) guardavano i ragazzini non-nerd mentre i ragazzini nerd aspettavano nuovi episodi di Star Trek. Questo però non mi ha impedito, ai tempi, di guardarlo (anche perché all'epoca era tutto un po' mischiato il non-nerd e il nerd).
Oggi Peacock ha deciso di recuperare il franchise e produrre una nuova stagione in assoluta continuity con quanto fatto trent'anni fa, con i personaggi di allora invecchiati di trent'anni, appunto, a supporto dei personaggi nuovi. Di per sé nemmeno questo giustificherebbe una column su FTR, nonostante ormai tutto il serieTVame sia diventato nerd, però sta andando piuttosto bene e presenta spunti per delle discussioni interessanti, oltre a portarsi dietro quell'effetto nostalgia e ansia di invecchiare che nemmeno sto a spiegarvi (perché non lo capireste, se siete troppo giovani).

(Disclaimer: continueremo a chiamare la serie Bayside School anche se ormai si possono usare solo i titoli originali nel bel mondo dei saputi, quindi dovremmo dire Saved by the Bell. Ma sai, nel nostro intimo, quanto ce ne frega)

L'impianto di Bayside School è quanto di più classico potessero proporre gli anni 90: un liceo iper-colorato e completamente fuori dalla realtà, un paio di ragazze carine, un paio di tizi cool e quello strano. E' uno schema che in quegli anni andava molto, con varie declinazioni e che ha contribuito a costruire il mito dei "licei americani", quei luoghi che non c'entravano niente con le scuole a cui andavamo noi, ma che in qualche modo hanno finito con l'esserci famigliari, con gli armadietti, le cheerleader, i quarterback e tutto il resto. La prima mossa spiazzante fatta da questo nuovo capitolo è che tutto è stato congelato lì sia come strutture sia come realizzazione registica. il nuovo Bayside School sembra appartenere a una linea temporale differente in cui gli anni 90 non sono ma finiti e il mondo della televisione non ha affrontato due dozzine di rivoluzioni (nel bene e nel male). Al di là di contare le telecamere come sui blog professionisti è proprio il disegno dei personaggi che spicca per essere completamente scollato con la realtà, esattamente come si faceva un tempo. Bayside School non esiste e adesso, nel 2020, si hanno anche abbastanza riferimenti culturali per capirlo da questa parte dell'oceano.
Come spesso capita trattando di universi paralleli, però, quello che può valorizzarli è la presenza di un occhio esterno, qualcuno che riesca effettivamente a rilevare le discrepanze con la realtà. Questo ruolo è ricoperto dai tre effettivi protagonisti della storia, che vengono trasferiti alla scuola della serie da un altro liceo, un liceo che si trova in un quartiere più povero, una scuola quindi afflitta da tutti i problemi che affliggono l'istruzione negli Stati Uniti. Senza la pesantezza del dramedy, ma con la ferocia della satira la serie fa venire a galla quindi le contraddizioni sociali del mondo presente, ma anche le contraddizioni di tutto un mondo televisivo che negli anni 90 spacciava come normalità e gente comune una situazione che era sagomata invece già per la fetta più fortunata della sua popolazione, ovviamente ai tempi target dei suoi programmi.

E' evidente che per un comedy la possibilita di avere un livello metacinematografico per prendersi in giro è una miniera d'oro e infatti ci sono molte battute spudoratamente basate su episodi della serie originale (e che no, nemmeno io ho potuto cogliere fino in fondo) come anche basate sui più classici meccanismi usati da quel tipo di programmi per portare avanti la trama (come per esempio l'incredibile capacità dei pep talk di risolvere magicamente qualsiasi problema). Nei confronti dei suoi personaggi originali, però, la sceneggiatura è a dir poco spietata. Zack, il tipo più cool ed "eroe" del Bayside originale, è diventato uno spietato politico incapace e ipocrita. La sua vita nella serie, oltretutto, viene riletta in retrospettiva come la condotta di un vero e proprio bullo. Kelly, la ragazzina che alla fine coronava con Zack il sogno d'amore, è appiattita su una vanesia trophy wife e più volte getta ombre su cosa significhi sposarsi con la propria fidanzatina del liceo e di conseguenza non avere altre esperienze. Slater, il belloccio tuttomuscoli, si è ridotto al professore di educazione fisica del Bayside e deve confrontarsi quotidianamente con la sua incapacità di crescere mentre Jessie, l'intelligente impegnata, dopo aver rotto con Slater si ritrova a fare il counselor sempre al Bayside, con un marito assente e a sua volta parodisticamente impegnato e un titolo di studio che non ha realmente messo a frutto. (Screech non viene sviluppato per dissapori con l'attore mentre anche Lisa è stata più o meno accantonata)
Da Zack/Kelly e Jessie discendono poi due figli, due figli che sembrano le copie dei personaggi della serie originale, ma proprio perché assomigliano così tanto ai loro antenati, annegati in questa "nuova" visione del mondo, risultano due idioti vanesi e egoisti.
Chiude il cast dei main character Lexi, ragazza transgender che prende il ruolo della cheerleader viziata dittatoriale e crudele, però poi evolversi (anche più degli altri) verso un personaggio dalle sfaccettature più ricche.

Perché considero questo prodotto così rilevante? Innanzitutto perché il modo di fare comedy che applica, antiquato, ma soprattutto chiassoso e cafone, non credevo fosse più gestibile nell'universo del woke e delle mille cautele. La serie è incapata realmente solo in una opinabilissima polemica riguardate Selene Gomez, ma in realtà tutti gli argomenti che tratta li tratta con quella risata feroce che non credevo più fosse lecita. Poi, trovo che sia lodevole come, pur essendo il recupero di un'idea antica non è un semplice addormentarsi su di essa, ma è un'analisi della stessa in retrospettiva, recuperandone gli aspetti positivi, stigmatizzandone quelli negativi e, di fatto, dandole una nuova giovinezza. Si tratta, insomma, di un lavoro appartenemente frivolo (perché parliamo, di fondo, di una stupidissima comedy), ma visto che è fatto con intelligenza permette di far riflettere più di altri prodotti moderni che cercano di stimolare la nostra riflessione in modi spesso troppo semplici o troppo ovvi, esplicitando tutto in maniera pedante per paura di essere fraintesi.
E poi, va bene, vale sempre l'effetto nostalgia. La puntata che realmente rappresenta la reunion del cast, che alla fine è tutta fatta di livori e antipatie, è abbastanza angosciante per un telespettatore della serie originale stimolando riflessioni metametacinematografiche, mentre in generale le strizzatine d'occhio e gli ammiccamenti a "noi" del tempo ovviamente ben fanno la loro opera di seduzione.

“What do we do? Everybody wants to do the right thing, but only if it's in their own stupid way!”

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