Strip
serie
1158, 06/04/2024 - Bot ottimista
1158
06 . 04 . 2024

Il genere fantasy

Non solo le margherite, ma anche il tarassaco, la primula, il soffione e quei fiorellini gialli piccolissimi di cui ora non ricordo il nome sono arrivati ad invadere l'Italia.
Perfino la zona in cui siamo noi! È stupido ma potremmo comunque usare i colori della primavera per darci un po' di ottimismo, in alternativa ai chatbot che in realtà sono una riga di codice che stampa la stessa frase (non sono tutti così in realtà?). In questa strip infatti Neo & Gödel scoprono che anche l'IA è più simpatica quando dice le bugie.
Ma dicevamo della zona d'Italia in cui siamo noi: ci voleva il genio della regia di Ferrari (2023) per far sembrare bella in fotografia perfino la zona in cui siamo noi. Aiuta molto infatti riprendere tutto di sbieco e di passaggio, tutto storto e fuori fuoco, quasi sempre nella Golden Hour o in un chiaroscuro caravaggesco. Però i filari di pioppi ci sono davvero, non sono stati disegnati (così come l'asfalto perfetto, rifatto a spese della produzione del film).

I prati fioriti, dicevamo la volta scorsa, riecheggiano dei significati colossali di Frieren. Frieren è un cartone animato giapponese, per cui ci troviamo sulla colonna sbagliata di questo sito: ma opere così geniali sono rare e vanno celebrate in coro.
Un'opera che sussurra, non grida. Percorsa da correnti tumultuose appena sotto la superficie placida. Il tumulto dei rimpianti per aver capito troppo tardi l'importanza di stringere legami con gli altri (detto così sembra Death Stranding?!)... viene fuori solo per un secondo in 28 puntate: il primo piano del visetto apatico dell'elfa guastato dalle lacrime e stravolto dal dolore. Solo per un attimo. Poi Frieren ritrova subito la sua compostezza.
Trovo che sia questa la vera scintilla di Grazia.
Poi c'è l'idea che tutte le grandi imprese degli eroi che hanno salvato il mondo si sono già svolte in un lontano passato, e ripercorrere ora il viaggio significa notare le piccole cose che non avevamo notato quando eravamo impegnati a Salvare il Mondo™, e però forse non sono piccole ma sono quelle che contano di più. Anche quest'idea è affascinante ma è già meno dirompente, perché è già un po' di tempo che il Fantasy come genere sta cercando di percorrere strade alternative, tra cui questa.

Il Fantasy come genere, appunto, sembra essere molto in voga tra i cartoni giapponesi (e, suppongo, nei manga in primis): ma proprio il fantasy degli RPG occidentali nello specifico, completo di meccaniche da gioco o videogioco che trasposte alla lettera sembrano un po' assurde ma al tempo stesso familiari e coerenti.
Questa invece è un'idea che mi suscita sentimenti contrastanti di amore/odio: è stucchevole quasi quanto la nostalgia degli anni '80 impacchettata e rivenduta alle nuove generazioni. Eppure il fantasy occidentale classico ha contagiato completamente Nippolandia, e CAPCOM ha pubblicato Dragon's Dogma II proprio al momento giusto.
La direzione artistica è di Daigo Ikeno, un altro tizio che si riconosce a colpo d'occhio in qualsiasi scarabocchio che produce, nonché uno della Vecchia Guardia di CAPCOM che negli anni '90 ha plasmato l'epoca d'oro del videogioco raggiungendo vette mai più toccate. Questo particolare gusto nel declinare la formula fantasy classica lo ritroviamo in altre opere guardacaso sempre di CAPCOM, e degli anni '90: i leggendari cabinati arcade di Dungeons & Dragons, Tower of Doom e Shadows Over Mystara.
Capite quindi che Dragon's Dogma II non può esser preso alla leggera, nonostante certe decisioni di design controverse: è un'opera d'autore con un lignaggio importante che affonda le radici nella storia stessa del videogioco.
E chi sarà mai un altro artista che da giovane ha lavorato a quei Dungeons & Dragons? Ma sì, George Kamitami di Vanillaware. Lo celebriamo su queste pagine da tanti anni, e stravediamo anche per il suo ultimo titolo uscito proprio qualche giorno fa, Unicorn Overlord.
Corsi e ricorsi della storia.

Lo-Rez: arte, storia, web design
06 . 04 . 2024

Essere tutto testa

Ah gli anime investigativi! Nostra croce e delizia. Personaggi bizzarri che, da un certo punto in poi, non fanno altro che parlare e parlare e parlare fino a risolvere i contorti casi del momento. Sappiamo perfettamente che le cose vanno così eppure continuamo a guardarli. Per quale motivo? Forse perché siamo un po' contorti nei nostri gusti anche noi. Oppure perché forse ogni tanto, se siamo fortunati, c'è qualcosa di più come in Undead Murder Farce. Che lo spettacolo inizi.

In un realtà vittoriana un po' alternativa gli uomini hanno accettato l'esistenza delle creature soprannaturali e le varie nazioni hanno reagito a questo ognuno come meglio gli aggrada. I giapponesi ne hanno imposto il completo sterminio, i francesi hanno stretto un patto di civiltà con i vampiri e così via... in realtà il tema politico del "bizzarro", per quanto centrale, non è molto approfondito in dettaglio, nonostante faccia da sfondo alle vicende raccontate.
La nostra storia infatti vede come protagonista Tsugaru, un uomo che è stato fuso con un oni, che dopo aver tirato a campare per anni in cruenti spettacoli in cui uccide mostri viene ingaggiato da Rindou Aya, una creatura immortale, perché le dia il suo aiuto. Rindou Aya è immortale e avendo vissuto molto a lungo ha un'intelligenza e una capacità di analisi fuori dal comune come detective (proprio come... ci arriviamo dopo) solo che a causa di una brutta vicenda di lei è rimasta solo la testa, portata in una gabbia d'uccelli dalla devotissima Shizuku, cameriera-ninja-ammazzaspettri e chi più ne ha più ne metta. Scopo di Aya è ritrovare il suo corpo e per farlo porterà Tsugaru in giro per l'occidente, risolvendo,nel contempo, alcuni crimini straordinari, dovuti a un mix di poteri soprannaturali e prosaica avidità.

Undead Murder Farce si sviluppa in tre mini-storiarch. Al primo possiamo riconoscergli la completa qualifica di storia di detective visto che, grossomodo, tutto si risolve con un lungo dialogo tra Aya e la famiglia di vampiri protagonista della tragedia. Le altre due vicende, invece, oltre a entrare nel vivo della caccia di Aya al suo acerrimo nemico, sono molto più soddisfacenti e hanno anche una buona dose di azione. Ammetto poi che UMF va a colpire un mio personale sweet spot, ovvero presenta il tipico mondo vittoriano in cui vivono, in una specie di universo condiviso (sigh) i protagonisti dei più importanti romanzi dell'epoca. Avremo quindi a che fare col Fantasma dell'Opera, Phileas Fogg, ma naturalmente arriveremo anche al confronto con Arsenio Lupin e Sherlock Holmes, che permetterà ad Aya di dimostrare di non avere niente da invidiare al personaggio di Doyle (a parte, chessò, un paio di braccia e un paio di gambe).

Come ho avuto modo di dire in altre sedi la forza di questo tipo di storie è di solito nel mix dei protagonisti. In questo senso Tsugaru funziona benissimo perché, in un contesto di personaggi che si sfidano a enigmi intellettuali e deduzioni, lui si presenta sempre come il sempliciotto finto tonto che mena solo le mani nonostante sotto sotto la sottile ironia con cui presenta tutto come se fosse una rappresentazione teatrale (più precisamente una farsa, come da titolo) dimostra di aver ben presente la situazione, per certi versi con più chiarezza di tanti altri.

Undead Murder Farce è stato una sorpresa. Se l'ho visto è perché credevo avesse un potenziale, ma non pensavo che mi avrebbe divertito così tanto. Non c'è niente di particolarmente originale nell'usare Sherlock Holmes, Jack lo Squartatore e tutti gli altri, ne sono consapevole, dalla lega degli uomini straordinari in giù è già stato fatto molte volte, ciò non toglie che questa carta è stata giocata bene. Le altre sue buone mosse sono sicuramente la realizzazione dell'action e i colpi di scena. Sicuramente la parte centrale ambientata a Londra è la migliore, mentre la vicenda dei lupi mannari nel finale è fin troppo complicata, ma visto che la chimica dei personaggi funziona in generale tutte le avventure sono godibili.

Undead Murder Farce si sviluppa su tredici episodi, per come è fatto potrebbero essere duecento perché si presta molto alla serialità. Ovviamente ci sono intrecci col cattivo finale, ma lo scontro è ben lungi dal risolversi quando arriverete in fondo alla visione. Potenzialmente potrebbe avere anche un seguito. Personalmente mi sento di consigliarla, è divertente e scritta bene, centra ottimamente il lure della detective story senza dimenticare di essere un anime che deve divertire.

“No sign of the morning coming / You've been left on your own / Like a rainbow in the dark”

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