Strip
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04 . 05 . 2019

Un maniaco sociopatico

Ma come, Gödel! Per una volta che dalla boccuccia deliziosa di Clara esce un commento nerd!!! E invece di incoraggiarla tu... tu... sei un mostro!
Proprio quello che ci si aspetta da un nerd. Bravo.
Da sempre infatti questa sottospecie di ossessionati, per quanto di nicchia, è lacerata da conflitti e rivalità: quelli che amano Star Trek e disprezzano Guerre Stellari, quelli che adorano Harry Potter e sono cresciuti insieme a Harry Potter, quelli che lo detestano perché sono troppo vecchi... Anche quando noi, gli Sfigati Originali, eravamo una minuscola frazione della società, troppo trascurabile per avere un peso nelle cronache del tempo, non riuscivamo proprio ad andare d'accordo su nulla.
Ma del resto è quello che succede quando appunto si è oltremodo ossessionati da qualcosa. Questi e altri concetti sono elaborati con lucidità anche in questo saggio in lingua italiana, Nerdopoli. Si dirà che è facile parlare adesso, quando i cosiddetti nerd dominano il mondo e l'industria dell'intrattenimento... ma insomma, non voglio fare quello sempre incontentabile.

A proposito di dominio assoluto dell'industria dell'intrattenimento: no, mi rifiuto ancora di parlarne. Già un'altra saga di Disney (!), quella nuova di Guerre Stellari, mi ha provocato un danno psicologico quasi fatale, mi ha ridotto a un groppo di contraddizioni e amarezza e insicurezze. Figuriamoci se ho ancora voglia di avvelenarmi per i film di supereroi.
E dunque per stavolta passo; se siete capaci di emozionarvi per gli Avengers buon per voi, chi è felice ha sempre ragione.
Da sempre qui mi diverto a fare il maniaco sociopatico, perché su FTR nulla è reale, e tutto è lecito™. Ma non crediate che ignori i vostri pianti per la morte di ***, e di ***, e l'addio di questi e quegli altri: vi ascolto, e sono mosso a compassione di voi. Avete la sensazione di far parte di qualcosa di grande, lungi da me rovinarvi la festa. Le passioni spesso appaiono sciocche a chi non le condivide... e se non lo sappiamo noi!

“Even if it's just for an instant, if Lupin III lets you escape from school exam hell, debts, hellish traffic, taxes, or any other kind of trouble in the real world, that's more than enough reason for him to exist.”
(Monkey Punch)

Lo-Rez: arte, storia, web design
04 . 05 . 2019

L'ora della patente

Non conosco il percorso giuridico che ha portato a credere alle nostre istituzioni (come a quelle di altri paesi) che diciotto anni sia un'età importante in cui puoi assumerti delle responsabilità. Se penso alla mia generazione e a come li ho vissuti io nel momento in cui ho scollinato la maggior età non ho sentito nulla. Dopotutto la scuola era ancora nel suo vivo (anche senza pensare all'università dopo) e non potevo dire di aver realizzato granché. Era tutto una gran formalità, che oltretutto a lungo non ho concretizzato, per esempio, nella patente, visto che l'ho presa molto dopo.

Questo non toglie che rimanga un qualche atavico potere nel numero diciotto, come se necessariamente gli si debba dare importanza e non si possa farla passare sotto silenzio. Per cui eccoci qui, dopo aver esitato settimana scorsa a celebrarci per lasciare spazio ad Avengers (ah, che debolezza! Che mancanza alla nostra integrità!) oggi vogliamo scrivere quattro righe (ma dai, proprio quattro) su questo ennesimo giro di boa.
E poiché sono stati tanti, questi giri di boa, ci sono stati anche dei giri di boa che ho lasciato passare, senza interessarmente, anche con cifre infinitamente più piccole di questa, a volte perché avevo da fare, a volte perché cominciava a sembrarmi stucchevole.

Si finisce a dire sempre le stesse cose, in ricorrenze come queste, verrebbe da dire. Alla fine cambiano solo i numeri e con i numeri non si fanno le narrazioni. Non è mica che c'è modo di spiegarvi che una volta mi guardavo indietro, a quando FTR è nato, e vedevo me stesso di dieci anni fa e ora faccio lo stesso e ci vedo quello di diciotto. E paradossalmente non è che sento di essere cambiato io, perché la nostra natura è resistere al cambiamento, spesso solo ignorandolo, ma mi pare che sia cambiato lui, quello dell'inizio. Una volta mi sembrava più sicuro di sé, più spavaldo, ora invece mi sembra solo coraggioso, nel suo modo stolido e incosciente di avanzare nell'infinito mare di probabilità che aveva davanti. Ma coraggioso è per i giorni belli, per quelli brutti il termine giusto è stupido, perché di quel mare di probabilità, alla fine, si vedeva già che molte non le avrebbe colte e, forse, anche tra quelle prese, non tutte sono state giuste.
Se anche è vero che non siete molti, là fuori, a sapere ancora che FTR esiste, perché non esistono più le ricerche su Google, perché non siamo su Facebook, perché tanto i fumetti online sono roba superata, non è che per questo penso che sia male continuare a stare qui. Non Lo Facciamo Per Voi, questo ormai vi è noto, ma ormai non è più solo lanciare un messaggio in bottiglia verso il vuoto, un segnale radar per alieni. Adesso so perfettamente che il mio io di domani è e sarà sempre uno dei miei più importanti lettori e quindi questo è sufficiente a farmi mettere qui ogni settimana, cercando di raccogliere le idee, cercando disperatamente un qualche argomento che potrebbe interessarmi e che rimanga aderente all'immagine di questo sito. Anche se ho sempre odiato parlare di me e di conseguenza ho odiato sempre i diari, questo FTR è un diario, un diario in cui le cose più importanti forse posso vederle solo io, ma sono comunque lì, per cui ogni tanto sa rendersi utile per ripercorrere la mia vita.

Ogni tanto cerco di usare i compleanni per fare il punto della situazione sul sito e su come andrà avanti. Non è questo il caso. Una volta questo era un progetto editoriale, ne esistevano milioni in quell'epoca lontana, arroganti abbastanza da usare parole così pompose per definirsi. Oggi chi vuole fare qualcosa di "editoriale" fa tutt'altro e di certo non scrive tutto questo testo, che il pubblico troverebbe sistematicamente inutile. Questo è un avamposto solitario, far far away dal senso comune. Sappiamo che un giorno qualcuno verrà qui e troverà qualcosa di importante, qualcosa di utile, ma non possiamo sapere quando ne possiamo pianificarlo. Accadrà e quello che ci rimane da fare è aspettare pazienti, controllare le scorte del nostro entusiasmo nella cambusa e continuare a prendere pazientemente misurazioni sulla rotta dello zeigeist.

Questo, in sintesi, è FTR, questo è quello di cui volevo parlarvi oggi. Siamo una roccaforte costruita con tecnologie oggi perdute. Forse non siamo accoglienti, forse non siamo utili, ma non vi preoccupate che duriamo nel tempo.

“I see a ship in the harbor / I can and shall obey / But if it wasn't for your misfortune / I'd be a heavenly person today / And I thought I was mistaken / And I thought I heard you speak / Tell me, how do I feel? / Tell me now, how should I feel?”

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