Strip
911
06 . 04 . 2019

Vichinghi as a service

Nella strip di oggi, Gödel si affida alla saggezza popolare delle fiabe per spiegare alla dolce (?) Clara come funziona la loro relazione. Ma chi sia la vittima, e chi il carnefice, a me non è mai stato chiarissimo.
Invece ho le idee molto chiare su tanti altri argomenti: ad esempio l'arte del coreano Hyung-Tae Kim, i cui elogi ho disseminato per tutti i diciassette anni di questo sito. È appena uscito un breve filmato sul nuovo gioco che sta disegnando: Project EVE, all'apparenza un clone di NiER Automata, completo di donnina robot armata di katana e di lombi d'acciaio contro un esercito invasore che ha già distrutto la Terra. Tutto molto buono e giusto.
Mi pare di aver sentito parlare di questo titolo già un sacco di tempo fa, ma sono troppo pigro per controllare, perfino oggi che basta profferire una domanda a voce per attivare i più potenti motori di ricerca del mondo. Siamo davvero condannati all'estinzione!

Non so perché ma sento il bisogno di parlare di Assassin's Creed; ma almeno lo faccio adesso che l'AC presente è ormai chiuso e dimenticato, e gli AC del futuro sono ancora incogniti. Dopotutto noi di FTR siamo quelli che hanno inventato il Movimento “Boicotta Ubisoft™” nove anni fa, quando indignarsi non era ancora uno sport praticato a livelli olimpionici dagli utenti di internet.
Voglio dire, potremmo quasi fare la figura degli incoerenti, potremmo addirittura essere accusati di... oh cieli, di aver cambiato idea!
Ma no dai, non scherziamo, è impossibile.
In effetti non ho cambiato opinione sui mali che affliggono l'industria videoludica, e al tempo stesso ho sempre apprezzato le ambientazioni storiche di Assassin's Creed (anche quando ho odiato l'esecuzione e la trama di alcuni titoli). Ora pare che sia stata scoperta l'ambientazione del prossimo, che sarà a tema: I Vichinghi.
Visto che parliamo di un titolo in uscita tra oltre un anno, è lecito supporre una pubblicazione anche per i servizi di gioco via streaming come quello di Google. Il che è molto divertente, perché si tratta di piattaforme che portano all'estremo lo spregio per l'acquisto e la proprietà dei giochi, cioé quello che lamentavamo nove anni fa. Ma a parte questo, cerchiamo di restare positivi: perché non fantasticare dunque su un gioco davvero aperto, senza i vincoli imposti da una memoria finita? Perché non permetterci razzie e scorribande in tutto il mondo? Flotte di pirati vichinghi senza confini, ogni mese un aggiornamento con qualche centinaio di km di costa in più? O magari un'evoluzione nel tempo, con gli stessi personaggi ma attraverso varie epoche? Non uno solo, ma due o tre o quattro giochi conflagrati in uno senza soluzione di continuità: il gioco come servizio, ma davvero, e non soltanto per turlupinare noialtri meschini!

Lo-Rez: arte, storia, web design
06 . 04 . 2019

Ho chippato la Play!

La storia racconta, più o meno a ragione, che uno dei motivi per cui la prima Playstation travolse il mercato dei videogiochi e lo cambiò per sempre era anche il fatto che i suoi giochi fossero facilmente piratabili. La console aveva un controllo di sicurezza interno che avrebbe dovuto impedire che i giochi "copiati" gli girassero sopra, ma questo era aggirabile con una modifica fisica (l'aggiunta di un chip) abbastanza elementare. Ragazzini con basi di elettrotecnica e un saldatore, in quell'epoca, divennero più famosi de boss di Gomorra grazie a questa loro capacità di diffondere illegalità.
Sarebbe bello, oggi, analizzare quanto questo particolare effettivamente influì, soprattutto worldwide, ma il concetto di "chippare la play" è sicuramente uno dei dominanti della mia (e sottolineo mia) generazione videoludica.

Il bistrattato progetto PlayStation Classic sembra aver voluto rimanere fedele anche a questa caratteristica della console che riproduce e quindi anche qui aprirsi alla pirateria (che ha il nome eticamente più corretto di retrogaming) appare altrettanto facile, anzi, di più, visto che non sembra essere nemmeno necessario alcun tipo di saldatore. Il progetto a cui potete fare riferimento è BleemSync, che vi fornirà, oltre a tutte le risorse software necessarie, anche abbondante materiale per compiere la semplice procedura di installazione.

Per chiunque abbia seguito la scena degli emulatori e del retrogaming negli anni il nome di Bleem! non è affatto nuovo. Bleem! è infatti stato il primo e forse tutt'oggi il più famoso emulatore per Playstation 1 realizzato. Un progetto che ha avuto una storia interessante (qui leggetene la conclusione) in un'epoca in cui gli emulatori vagavano in una zona grigia tra l'acrobazia tecnica, la nostalgia e la pirateria, più che altro perché il loro sviluppo era a ridosso della console reale più che per richiamarla dal passato.

BleemSync, per esistere, ha dovuto sfruttare diverse ingenuità architetturali della Playstation Classic, ingenuità che, ci piace pensare, non sono state realmente tali. Da un certo punto di vista è plausibile credere che SONY non abbia, oggi, grandissimo interesse a difendere i suoi giochi vecchi di vent'anni e quindi, quando si è trattato di blindare il suo prodotto retrò ha pensato di fare il minimo sforzo possibile, dall'altro lato, però, si può quasi credere che nuovamente l'azienda voglia provare a trasformare questo oggetto in una specie di feticcio, una scatola a prima vista micragnosa, ma che, nell'underground, può vivere una nuova vita di maggior gloria.
E' indubbio che la maggior critica mossa al progetto Classic sia stata la sua line-up, line-up che però, dall'altra parte, è stata assemblata con fatica facendo slalom tra mille licenze e mille questioni di carattere politico. Il passaggio a BleemSync abbatte questo problema, allargando il parco giochi disponibile all'intera biblioteca online ritrovabile su siti di ROM che, dopo anni difficili, hanno ormai smesso di essere perseguitati e sono facilmente accedibili e utilizzabili. Dovete anche tenere conto del fatto che, giunto alla sua versione 1.0, il progetto è terribimente user friendly, con tanto di interfaccia (web) per la gestione dei giochi caricati e una resa praticamente indistinguibile di questi rispetto a quelli ufficiali (a parte, ovviamente, alcuni titoli più legnosi, inevitabilmente). Insomma, decisamente un altro prodotto.

Sony ha probabilmente meno velleità di monetizzare il retrogaming di quante ne abbia avute in questi anni Nintendo. E' anche vero che Nintendo è da sempre un monolito nei confronti dell'avvicinamento al pubblico e, soprattutto, detiene il controllo di quasi tutti i titoli realmente interessanti usciti nelle varie epoche. Sony non può avere un approccio analogo e anche se si favoleggia che Play5 sarà retrocompatibile con la qualunque o che verranno messe a disposizione vecchie glorie ovunque, anche così è abbastanza difficile credere che i titoli PSX (anche perché appartengono all'epoca dei "triangoloni") siano realmente appetibili a una qualche fetta di pubblico. Quindi, sia come sia, parlando di Playstation Classic possiamo parlare onestamente di una nostalgia-machine tout-court, dai poteri illimitati. Acquisendo l'oggetto in sé, una chiavetta USB e un hub USB (per avere il secondo controller disponibile) potete finalmente raggiungere tutti quegli obiettivi che, come gamer rivolti al passato, volevate raggiungere con un oggetto del genere, compresa l'organizzazione di nuovi mega party a base di Crash Bandicoot Racing. Visto che mi sono già espresso in passato sulla qualità, comunque buona, del materiale hardware e visto che il target di una roba del genere già ricade più facilmente in grasse persone di mezz'età con un reddito, mi sento a questo punto di ri-consigliare la macchina, con più impegno di quanto non abbia già fatto ai tempi dell'acquisto.

Poi va da sé che finirete comunque come me, con a disposizione ora tutta la biblioteca di giochi PSX e il tempo/voglia così risicato che già l'idea di arrivare in fondo a FFVII è pura utopia. (però è morta Aeris e mi tocca piangere in solitudine senza poter condividere il dolore)

“Ain't nobody bringing us / Down, down, down, down, down, down / They could try but we're gonna wear the crown / You could go another round / Round, round, round, round, round, round / Wish you luck but you're not bringing us down / We go hard (hard) 'til we get it, get it / We go hard (hard). We so in it, in it / We pop stars (pop stars), only winning, winning now / Ain't nobody bringing us down, down, down, down”

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