Strip
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08 . 09 . 2018

Il rammarico uccide

Le vacanze sono un'inutile violenza. Ci strappano alla nostra vita meravigliosa per scagliarci lontano, magari su uno scoglio sperduto sull'oceano australe, assediati da bestiacce selvatiche di ogni sorta, ma tutte ferocissime a modo loro.
Meno male che ormai ce le siamo lasciate alle spalle, le vacanze. Quasi tutti, almeno, tranne pochi ritardatari che osano fare le cose diverse da tutti gli altri.

La strip di oggi è fortemente legata alla nostra realtà presente, al vissuto reale di questo sito meraviglioso: perché anche noi dopo diciassette anni ci siamo convertiti alle nuove tecnologie. È stato solo la settimana scorsa, ma già la tana del coniglio è tornata ad esserci familiare, ma ora è ben protetta dalla crittografia e ricca di tanti nuovi simboletti, come questo: 🐇.

Ma ci sono anche i videogiochi. Non dobbiamo dimenticare i videogiochi.
Sono successe tantissime cose nel settore del divertimento elettronico, sono usciti tanti giochi belli e ne sono stati presentati altri ancora più belli. Davvero la nostra è un'epoca d'oro per essere videogiocatori!
Non so nemmeno da dove cominciare. Forse conviene toglierci subito il pensiero, e mettere da parte per un momento le scene mirabolanti che ci sono state mostrate al GamesCom 2018: dobbiamo parlare di cose serie, serissime. Esiste un sito che non conoscevo, Team Crimine, che è fatto da italiani e parla di videogiochi. Pazzesco! Solitamente giace ignorato da tutti, a quanto mi pare di capire, ma qualche settimana fa è diventato famoso per alcuni minuti.
Come? Ma ovviamente innescando una polemica, che è stata subito ripresa dai social network e dagli altri siti di videogiochi. Il fondatore del sitarello è l'ex caporedattore storico di The Games Machine, un nome che mi risveglia vivide memorie di un mondo antico e passato per sempre, in cui per conoscere i videogiochi ci si recava in edicola una volta al mese a comprare le riviste.
Più che una polemica mi pare anzi un grido di rabbia e disperazione: da quando non ci sono più le riviste sono scomparsi anche i giornalisti professionisti del settore videoludico. Non ci sono più articoli e reportage, notizie e approfondimenti: ci sono solo trafiletti scritti da cani, a malapena visibili tra le pubblicità sempre più ingombranti. Gli autori sono un esercito di giovani disoccupati ignoranti come talpe, pagati a schiaffoni e qualche gioco gratis. E alla gente va bene così, che tanto non gliene frega più niente a nessuno di leggere e pensare.

Tutto verissimo, eh, anche se un po' cyberpunk! Posso capire la frustrazione di un professionista che scrive di videogiochi da vent'anni e non ha mai avuto la soddisfazione di vederlo diventare un mestiere in regola. Per quanto riguarda il pubblico ovino e instupidito, non c'è bisogno di dirlo a noi!
Noialtri di FTR scriviamo di videogiochi meglio che possiamo da diciassette anni, (sicuramente meglio del 99.9% della stampa videoludica, maledetti cagnacci), non per professione, non per la gloria, tantomeno per i soldi, ma solo perché Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™. Ma rispetto chi coltivava il sogno di farne un lavoro, di campare dignitosamente facendo questo servizio per la società, e ne ha avuto il cuore spezzato.

Hanno pubblicato un reportage sulla fiera di Colonia. In PDF.
Ma così mi fate piangere!

Lo-Rez: arte, storia, web design
08 . 09 . 2018

Pioggia in pixel

Oggi faremo la recensione di Kathy Rain che è un videogioco vero. E' un videogioco vero, ma è del 2016 quindi potreste pensare che è inopportuno parlarne oggi. Però è un'avventura grafica in pixel art, quindi è sospesa in un limbo temporale che rende il concetto di oggi effimero. Di questo aspetto generale, in realtà, ne parleremo settimana prossima, per ora rimarremo strettamente legati a questo prodotto.

Kathy Rain è la tipica ragazza ribelle degli anni 90 (il gioco è ambientato nel 95). Capelli bicolori, trucco pesante, jeans strappati e nessuna voglia di riordinare il suo lato della camera che divide con Eileen, che invece, paradossalmente, è la tipica brava ragazza devota e morigerata, grande studiosa e nerd. La notizia del funerale del nonno convince Kathy a tornare al suo paesello, nelle campagne, un atto sentimentalmente faticoso, perché nel suo passato ci sono state diverse brutte esperienze, anche molto forti, che però hanno lasciato come ultimi punti di riferimento positivi proprio la nonna e il nonno, appena deceduto.
Le vicende che hanno preceduto la morte di Joseph, però, hanno del misterioso. L'uomo era in stato catatonico da ormai una decina d'anni, paralizzato su una sedia a rotelle, a seguito di un evento sconvolgente che nessuno aveva avuto modo di spiegare. Kathy, anche spinta dal senso di colpa di aver abbandonato la sua famiglia ed essere tornata indietro troppo tardi, decide di investigare su questo mistero e, facendolo, scoperchia un intrigo che affonda le radici molto lontano nella comunità locale e arriva a scomodare il soprannaturale.

Se avete in mente la tassonomia delle avventure grafiche dell'epoca d'oro, questo Kathy Rain è più assimilabile a uno dei lavori della Sierra piuttosto che a un gioco Lucas. L'ambientazione, infatti, è improntata di un certo realismo che lascia i personaggi assurdi a margine e limita le meccaniche a azioni plausibili. Esattamente come accadeva nei giochi Sierra del passato, questo può quasi comunicare un certo senso di monotonia, molti step si sbloccano semplicemente esaurendo i dialoghi con i personaggi, ma come sapete il gioco-gioco in sé è solo un'aspetto del godimento generale di un prodotto del genere e in questo caso ce ne sono altri che rendono l'esperienza estremamente godibile.
Inutile che torni a ribadire in questa sede la mia grande passione per Twin Peaks. In Kathy Rain le ispirazioni all'opera di Lynch abbondano. Fortunatamente non sono gli scimmiottamenti e gli easter egg che tanto vanno di questi tempi, ma delle strizzatine d'occhio innocue, a volte nemmeno immediate, che dichiarano candidamente l'amore dell'autore per la serie TV. E, di conseguenza, giustificano il mood generale, che è il medesimo. Kathy Rain è infatti un continuo scavare negli intrighi e nei segreti di una piccola comunità apparentemente pacifica, fino a trovare alcune connessione con un soprannaturale privo di origini certe, confuso, simboleggiato da alcune creature assurde e visioni psichedeliche. E' sicuramente uno dei principali punti di forza del gioco il modo in cui è reso l'equilibrio tra realismo e horror, con piglio assolutamente Lynchano fino ad avere alcuni momenti disturbanti e realmente carichi di tensione.
Un'altra cosa molto interessante e probabilmente impossibile da realizzare con leggerezza negli anni d'oro delle avventure grafiche, è la backstory realmente "forte" di Kathy, che non voglio spoilerare, ma che riguarda temi decisamente complicati da affrontare in un videogame. Ovviamentetale backstory si ribalterà nella lotta contro il male della protagonista, caricandola di ulteriori livelli di lettura.

Per esaurire i discorsi più tecnici, dal punto di vista del gioco-gioco Kathy Rain è un'avventura fin troppo facile. Non vengono mai messi a disposizione troppi elementi e molto si fa cliccando esaustivamente i dialoghi. Propone però, in alcuni punti, degli enigmi abbastanza affascinanti, che fanno pensare, ma che a loro volta non mi hanno incagliato più di tanto. Visto che, pur avendo giocato molti giochi del genere, mi sono sempre considerato una schiappa, il modo assolutamente lineare in cui ho attraversato l'intera storia mi fa dire che l'asticella della complessità è proprio un po' troppo giù. Se però siete dei feticisti della trama come me magari potreste considerare questa più una feature che un difetto.

In conclusione, se avete l'inclinazione per andare a caccia di avventure punta-e-clicca, Kathy Rain potrebbe essere un buon obiettivo. Ha quello che ti aspetteresti da un prodotto indie, ovvero è realizzato con cura, nel limite delle risorse disponibili, ma anche spingendo le idee in cui crede un po' più in là del consueto, un po' più in là dei limiti che probabilmente un mercato un ampio gli imporrebbe. Ed è un racconto soddisfacente, una storia che sarebbe credibile anche su altri media. Anche se l'avventura grafica, il "nostro" media gli da sicuramente qualcosa in più.

“Contrary to popular belief, I don't believe the owls are more than they seem”

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