Strip
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02 . 06 . 2018

L'evoluzione delle mappe

Anche FTR per oggi ha deciso di seguire la tendenza di molte serie moderne ad abbondare in efferatezze e depravazioni: ma in fondo il nostro Bob è sempre stato un sadico, anche quando non era così di moda.

Con l'Electronic Entertainment Expo 2018 ormai alle porte, e con l'annuncio di un nuovo Assassin's Creed annuale ambientato nell'antica Grecia, mi sembra il caso per costruire qui una retrospettiva, prima dell'assalto di notizie che ci aspetta nei prossimi giorni.

(Notare come l'argomento di un nuovo film di Guerre Stellari (?) sia completamente omesso da questa pianificazione. I tempi cambiano.)

Oggi quindi faremo quello che solo la nostra generazione privilegiata può fare: tracciare l'evoluzione del mondo da Prima a Dopo la singolarità tecnologica che ha stravolto il mondo. E lo faremo re: le mappe.
In principio c'era una cartina geografica piegata nel cassetto del cruscotto della macchina. Per consultarla dovevate fermarvi, aprirla, cercare di capire dov'eravate e dove volevate andare, e che strada fare. Quanto lavoro d'intelletto, ma stiamo scherzando?!
Nei videogiochi di una volta era la stessa cosa: metti in pausa, apri la mappa che è una schermata statica senza alcun indicatore di dove ti trovi al momento, chiudi la mappa e speri di aver preso la direzione giusta.
Poi l'evoluzione tecnologica ci ha regalato la croce e delizia della nostra epoca: la minimappa. I giochi si son fatti più dinamici, la risoluzione degli schermi è aumentata, e di colpo c'erano abbastanza pixel per mostrare una mappa piccina nell'angolo dello schermo, centrata sulla posizione attuale. Col tempo tutto lo schermo si è arricchito di indicatori vari, perfino di un tracciato con la strada da seguire per l'obiettivo.
Intanto, nel Mondo Reale™, la gente sbatteva via le dannate cartine geografiche e cominciava a girare con il GPS, e subito dopo con lo smartphone. Lo smartphone aperto su Google Maps è l'equivalente della minimappa nel mondo reale.
Comodo, ma distrae. All'improvviso tutta la tua attenzione si concentra su un'interfaccia artificiale tutta piccina e concentrata, e non sul mondo che ti circonda.
Nei videogiochi è un gran peccato perché ti fa ignorare la grafica splendida e i paesaggi costruiti con cura: occhi fissi sulla minimappa, il mondo ridotto a un indicatore luminoso. Tanto valeva restare alle console 16bit.
Nella Realtà, se non alzi gli occhi ogni tanto vai a sbattere.

Insomma la minimappa è un grosso problema. Nessuno ne può fare a meno, ma tutti la odiano. Ma l'evoluzione videoludica precorre i tempi, e viene in nostro soccorso ancora una volta: ecco nascere l'alba di una nuova rivoluzione cartografica! Zelda Breath Of The Wild, Metal Gear Solid V e in seguito Assassin's Creed Origins e altri titoli pionieri si sono sbarazzati della minimappa, scomponendola in mille frammenti e spargendoli per tutto il campo visivo. Una linea sottile come compasso, indicatori discreti che si sovrappongono alla visuale di gioco senza soverchiarla.
Nel mondo reale, l'equivalente sarà la magica polverina della Realtà Aumentata sparsa un po' ovunque: nei navigatori proiettati sul parabrezza dell'auto, nella modalità AR di Google Maps e nelle indicazioni vocali sussurrate al nostro orecchio.
Ci hanno restituito la gioia di contemplare il paesaggio, l'entusiasmo dell'esplorazione! Grazie, tecnologia!

Lo-Rez: arte, storia, web design
02 . 06 . 2018

La signorina Rambo

Non ci si logga come root, c'è il sudo. Per tutto il resto c'è la cassetta del pronto soccorso.

Abbiamo già ribadito più volte come nel mondo dei videogiochi ci siano tutte le brutture che si trovano nel resto dell'internet, ma spesso queste vengono intensificate in modo inattesi. Il primo motivo di questo è che certi mostri nel mondo dei videogiochi ci sono da più tempo perché i videogiochi sono in rete da una decina d'anni prima di altre robe tipo... la politica. E poi perché il mondo dei videogiochi ha una forte base adolescenziale. Sebbene qui siamo un pochino... ecco... quarantenni, dobbiamo noi per primi accettare che è un universo popolato principalmente di ragazzini (una GamesWeek potrebbe bastarvi a farvi convinti di questo fatto).
Battlefield V uscirà a breve, nel suo materiale promozionale si vede, in diversi momenti, una donna soldato. Che ci crediate o no questo ha scatenato crudeli polemiche.
Battlefield possiede metà del mercato dei simulatori di guerra, l'altra metà e in mano a Call of Duty. Queste due serie fanno ormai storia a sé, nel senso che non cercano di appartenere a un genere, ma continuaro a reiterare sé stesse, un po' come fanno i FIFA e i PES nel mondo del calcio. Nel far questo hanno costruito due fanbase irredentiste e manichee che hanno imparato a stare da una parte o dall'altra, senza compromessi. Ci sarebbe molto da dire su questa dinamica, storicamente molto affascinante, ma per ora accettatela così, tagliata giù per la grossa.
La comunicazione di Battlefield spinge sul fatto che la sua serie possiede un maggior realismo rispetto ai concorrenti (sottinteso: CoD) grazie a un più dettagliato studio delle armi, delle situazioni e degli avvenimenti del periodo considerato. A questo si sono agganciati i polemici che hanno fatto partire questa piccola guerra mediatica: per loro la presenza di una donna tra i personaggi del novero è in aperto conflitto con la realtà storica del secondo conflitto morale.
Visto che oggi sono bravo salterò qui pieparì una digressione che potrebbe essere più o meno lunga su quanto questo assunto sia già di per sé sbagliato. Donne col fucile la seconda guerra mondiale ne ha viste in diversi frangenti, sia regolarmente arruolate sia in situazioni maggiormente irregolari. Forse, nel dettaglio, proprio quella donna lì che fa vedere Battlefield non è completamente aderente ai documenti storici, ma è un po' diverso rispetto a dire che c'erano degli zombie o dei draghi volanti.
Come vi ho detto, però, il bello delle polemiche nei videogiochi è che queste sono accelerate rispetto al mondo reale. Voi, per esempio, vi aspettereste che questi che si lamentano della presenza di una donna lo facciamo esponendo della sfacciata misoginia, sostenendo la tesi che una donna non può fare il soldato. Torneremo sulle pulsioni profonde che stanno dietro una polemica del genere a breve, ma comunque questo non è quanto dichiarano. La loro lamentela riguarda il fatto che l'aggiunta di una donna sarebbe una concessione marchiana al politically correct, in termini inaccettabili.

Se avete imparato a conoscermi un po', sapete benissimo che non sono qui a parlare del fatto se DICE abbia fatto bene o abbia fatto meno bene a fare la scelta di inserire una donna nel loro scenario. Non sono nemmeno qui a capire la sua psicologia nel seguire strenuamente il politically correct. A senso, direi che DICE è consapevole che la quota di videogiocatrici femmine che si dedicano al suo prodotto è piuttosto alta e che questa quota di videogiocatrici ha il sacrosanto diritto di sagomare il suo personaggio su una ragazza, anche forzando la storia. Quando Battlefield parla di realismo non parla certo della resa della segregazione sessuale negli anni 40. Parla di realismo nel raccontare le battaglie (forse) e nel descrivere i tempi di reazione dei fucili. Se volesse parlare di realismo senza se e senza ma i giocatori creperebbero a inizio missione, senza capire perché, a meno di avere una stramaledetta fortuna, perché è questo il realismo di un conflitto armato. Non lo si implementa perché non è divertente. Di contro il personaggio di questa ragazza con pitture di guerra e un uncino al posto della mano è narrativamente interessante e questo ha un peso, soprattutto in un trailer, e non dovremmo mai subordinare questo aspetto a nessun altro, parlando di videogiochi.

Infine, è veramente difficile credere che contro questa scelta narrativa si siano alzati gli accademici delle università di storia e i lettori di Von Clausewitz preoccupati che Battlefield deragli dalla sua ricostruzione. Vedo più facilmente invece che di fondo ci sia quella misoginia di cui parliamo prima, quell'idea di vedersi rovinato lo scenario di guerra virile dalla presenza di ragazze e anche quell'incapacità di vedere la ricchezza che proprio una ragazza può portare in situazioni del genere, magari anche mostrando una grezza rudezza per niente femminile. Dopotutto è quello che in altri scenari dove non ci si poteva nascondere dietro alcun tipo di aderenza, ha creato personaggi leggendari (Vasquez, ma solo per dirne uno).
Quindi la cosa interessante, ma anche inquietante di questo fatto è come sia riuscita una polemica abbastanza gretta ad ammantarsi di sani principi e quindi magari anche a far deragliare l'idea di persone che non hanno niente contro le ragazze come anche a contrabbandarsi dove, nella sua forma meno contorta sarebbe apparsa di cattivo gusto. I mostri internet si evolvono, ci sia questo insegnamento, in senso generale.

“Non si preoccupi, signora, io non mi offendo mai”

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