Strip
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05 . 05 . 2018

MCU

Credo che l'ascesa del genere dei film con i supereroi in un universo condiviso sia strettamente correlata alla generazione che noi qui da tempo denunciamo come i “finti nerd”. Questa massa di coglioni in sostanza fa tutto quello che fanno tutti, guarda tutto quello che guardano tutti, non legge tutto quello che non leggono tutti, e però sfoggia l'etichetta “nerd” come se fosse un titolo di merito.
Ma forse sono troppo duro: dopotutto i veri disadattati, i veri ossessionati con un surplus di attenzione per cose inutili, e insomma tutte quelle anime perse su cui l'arte della finzione esercita un fascino decisamente eccessivo, esistono ancora. I giovani ossessionati esistono ancora, intendo dire: noialtri ci siamo sempre stati e ci siamo tuttora.

Ma ritorniamo al punto che mi preme oggi, i film di supereroi in un universo condiviso. Mi piacerebbe tanto dirvi che non me ne frega una cippa, che io disdegno questa robaccia tanto intellettualmente inferiore, che io non guardo quello che guardano tutti perché svetto sulle vostre misere vite come un'aquila tolkeniana sui piccoli hobbit.
Tutto verissimo, ma invece li guardo anch'io. Non al cinema, non subito, e di solito mi deludono; però li guardo, mi trastullano con il loro spettacolo ignorante. C'è qualcuno che li guarda per altri motivi?
Però non mi ossessionano, ecco. E dunque ci ho messo un po' di tempo, dieci anni circa, a rendermi conto di cosa stanno cercando di fare questi film della Marvel: usano i singoli film come episodi di una serie. Ora è uscito circa il ventesimo episodio, che è, diciamo, un finale di stagione? Ha-ha! per questo sono tutti in fregola.
Mi rendo conto che queste sono banalità, però spiegano molte cose: ad esempio perché tra un decennio nessuno avrà voglia di riguardare gli Avengers. Che senso ha vedere l'ultima puntata di una serie senza aver visto le precedenti? Questo non è un film tradizionale, è cinema usa-e-getta, ha senso soltanto qui ed ora. La visione di questa roba può essere solo esperienza collettiva, sociale ed effimera come la finale di un torneo sportivo.
Proprio il genere di cinema che si merita la nostra epoca.

Lo-Rez: arte, storia, web design
05 . 05 . 2018

Gimme five, may I?

Ci sarà stato pure un evento, un fatto, un caso che mi abbia colpito abbastanza, in questo finale di aprile, affinché io possa compilare questa pagina. Non può essere che tutta settimana sia stata spesa a fuggire alla pioggia incostante che, alternandosi con la più bruciante estate, faceva sì da sorprenderti sempre con addosso i vestiti sbagliati. In questo mondo ricco di opportunità e stimoli non è possibile che niente mi abbia colpito.

Beh, visto che sarà un editoriale frivolo (e, sento, corto) cominciamo con una confessione: sono andato contro un proposito che avevo fatto mesi fa. Mi ero ripromesso che se avessi potuto cercare di prendere il SNES Mini in un negozio reale, avendone fisicamente in mano la scatola, allora l'avrei fatto, perché il gingillo era affascinante, ma non abbastanza perché mi inchinassi alle logiche della corsa all'oro cibernetica e del click selvaggio. Questo fatto è accaduto lunedì scorso, ma davanti all'eventualità di esborso di 80 euro non ne ho fatto niente. Perché in questo periodo 80 euro mi sembrano proprio troppi. Non perché io sia sulle spese e debba mettere qualcosa in tavola, ma perché sono in un momento in cui non riesco a subire quel tipo di fascino che mi farebbe provare magia nel mentre dell'acquisto. Anche il 3DS è a prendere polvere in un angolo della mia camera da tempo immemore. Se non ho il coraggio di prendere in mano quello, che era una signora console, non si capisce come potrei andare a buttare via denaro su delle memorabilia. Ne riparliamo quando esce il Mini Neo Geo.

L'altro giorno scorrevo RaiPlay, una delle mie App preferite e notavo come Rai4, sicuramente il canale RAI che più fa per noi nerd, flirta costantemente con i wuxia. C'è stato un periodo, all'incirca intorno alla Tigre e il Dragone, quando certe cinogiapponesate potevano ancora considerarsi un po' esotiche, che il cinema e in generale la cultura pop era un po' uscita di testa per i wuxia, come se fossero una nuova frontiera cinematografica, anche se, in sintesi, erano gente con la spada giapponese che saltava molto in alto. Se vogliamo, un po' di quell'estetica è stata incorporata nei film di supereroi e in generale in un certo cinema action, magari al punto da farci perdere l'appetito per andare a cercarci i film direttamente in patria, però secondo me rimane sempre molto rilassante vedere quello che possono relaizzare nel lontano oriente per intrattenere, intanto perché comunque la cultura è sempre leggermente diversa, lasciando un minimo scarto di imprevedibilità, e poi perché ormai anche sulla qualità le produzioni si sono un po' assestate. "La congiura della pietra nera" disponibile per l'appunto su RaiPlay, per esempio è molto carino e con una Michelle Yeoh che non deve entrare in universi paralleli per diventare un assassino armato di una lunga spada.

Questo editoriale non può che avere vita breve. Oggi proprio oggi, però, celebriamo il fatto che ho recuperato il secondo volume della saga di libri di Expanse. Forse si può vivere anche senza e accontentarsi della serie, ma mi piace quest'idea feticistica di continuare la lettura. Mentre tutti hanno il loro Game of Thrones è giusto che anche noi fan della fantascienza dura e pura possiamo mettere in parallelo del cartaceo con uno sviluppo TV. Questa terza serie, a proposito, in corso in America, è ampiamente superiore alle prime due di diverse lunghezze, sappiatelo.

“One little Soldier Boy left all alone; / He went out and hanged himself and then there were none.”

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