Strip
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25 . 11 . 2017

Venerdì nero

Certo questo venerdì, come altri, poteva a ben ragione definirsi “nero”, anche se forse non nel senso che va per la maggiore oggigiorno.
Se non altro ci pensa il nostro Favoloso Trio, Neo & Gödel & lo Stagista Vietnamita (new entry!), a risollevarci il morale in questo giorno nero, in questa settimana nerissima, in quest'epoca buia.

Potrei resistere e non trasformare questo editoriale in una celebrazione della frenesia commerciale... ma perché? FTR in questi sedici anni è stato sempre talmente anticonformista che abbiamo fatto il giro completo, e il massimo della trasgressione per noialtri ormai è seguire lo Spirito del Tempo.
E dunque ogni occasione è buona per fare i Saldi su Steam: come non approfittarne?
Vi segnalo intanto un succoso Phantom Trigger al prezzo di un etto di prosciutto crudo scadente. Il gioco in sé purtroppo non è grandioso come vorremmo, ma la storia di malattia e la grafica lo-res coloratissima a tinte al neon sono sempre apprezzabili, se non altro in omaggio allo straordinario Hyper Light Drifter, con cui questo giochino condivide tanti aspetti. Diciamo pure che lo copia. Bene ma non benissimo.

E poi mettiamo nel carrello Pyre, sempre che siate riusciti ad attendere fino ad ora. Anche qui l'arte è un tripudio di colori, una gioia per gli occhi: dagli autori di Transistor non mi aspettavo niente di meno.
Anche Hollow Knight stramerita il vostro denaro, se ancora non gli avete tributato omaggio. Giochi così mi fanno ritrovare la fiducia nel genere umano: non scherzo.
A parte la direzione artistica molto ispirata, tutto in questo gioco congiura un'atmosfera malinconica: anche i (pochi) dialoghi e una storia tutta retrospettiva sulle antiche vicende del Regno degli Insetti, raccontata solo per sparsi e rari accenni. Poche volte poi mi sono sentito così tanto realizzato come videogiocatore: il viaggio da miserabile insetto nanerottolo quasi innocuo a MACCHINA DA GUERRA GLORIOSA E INARRESTABILE è davvero esaltante, attraverso tutte le 50 ore di gioco.
In questo caso nemmeno io mi posso lamentare della difficoltà, superiore alla media dei titoli di quest'epoca flaccida, ma mai proibitiva perfino per un vecchio stanco come me.

Infine mi sento di consigliare caldamente anche NieR:Automata (scritto esattamente così!!!). Un gioco a cui da un'occhiata superficiale non daresti due spiccioli: donnina seminuda con spada e pistola, robot che scoppiano, scenari scarni e malfatti, bla bla bla... E invece... Oh per l'amor dei cieli! E INVECE!!1!
Dire qualsiasi cosa su questo titolo significa svelare dettagli soprendenti, quindi me ne sto zitto e la butto lì: senza dubbio uno dei Migliori Giochi dell'Anno, qualsiasi siano i vostri gusti.

Lo-Rez: arte, storia, web design
25 . 11 . 2017

Money for love

La polemica su Star Wars: Battlefront 2 infesta ormai da molto tempo le mie bacheche social per cui è ora di farmene un'idea e rigurgitarvela in un bell'editoriale noioso, ma che parla di videogiochi. In fondo non si può passare tutto il tempo a parlare di musica, cinema e cartoni animati (mi rimane in effetti in canna un receanime, ma per quelli c'è sempre tempo).

In breve, Battlefront ha delle microtransazioni che hanno un forte impatto sul multiplayer e, sostanzialmente, creano un divario incolmabile tra i videogiocatori pay e i videogiocatori che vogliono spendere solo tempo e passione. Dove sta la novità? Da nessuna parte, lo sappiamo tutti, se non nel fatto che stavolta a farlo sia EA con un gioco a marchio Star Wars. Il fisheye dell'opinione pubblica così si è posato su un tema vecchio come il cucco, portando al degenero.

I giochi pay to win sono sempre esistiti, ma solitamente erano facilmente riconoscibili perché le microtransazioni erano l'unica loro fonte di sostentamento. In pratica si parla di giochi free (as the beer) che però permettono di pagare per sbloccare certe caratteristiche o, più spesso, per diventare semplicemente più forti. Il popolo in qualche modo recepisce questo meccanismo come "onesto" perché comunque tutti, per pura curiosità, possono mettere un piedino nel prodotto, pasticciarci, farsi due tutoriale e partitelle intime tra amici. Se poi si arriva al vero amore allora ci si trova volentieri a sborsare moneta reale e a investire in una nuova sbocciata passione. Perché, intendiamoci, neanche questa categoria di pay2win, a lungo andare, è realmente free. Anche in questo caso il divario tra giocatore pay e giocatore free è incolmabile, minando la possibilità di divertirsi del secondo. Dove si trova questa specie di "break-even" morale, di solito è dove effettivamente va a misurarsi l'abilità con cui gli sviluppatori riescono a sedurre la comunità.

Star Wars: Battlefront 2, però, costa la cinquanta euro anche nella sua versione "free" e vende il sogno di combattere nelle battaglie di Guerre Stellari, due aspetti che cambiano molto la percezione. Perché dovrei comprarlo se tanto lo so che mi fermerei prima di essere preso nella spirale delle microtransazioni? Al di là del valore intrinseco eventuale della campagna single player, la mia percezione sarebbe di un investimento andato a deperire troppo rapidamente. Perché però, dovrei comprarlo comunque? Perché si tratta di un gioco di Star Wars e quindi, al di là del nocciolo dato dai videogiocatori imparati che conoscono la crudeltà del mondo, è evidente che il titolo ha il potere di coinvolgere anche un mucchio di persone molto più casual della media del causal, che probabimente passereberro le prime due settimane felici a riconoscere i personaggi in giro per gli scenari, ma poi comincerebbero a percepire di non aver nessun reale motivo per loggarsi in una partita multiplayer.

E' invece molto più complicata la dinamica delle loot box, su cui ci sta accanendo senza aver presente tutto lo storico. Le loot box, lamentano i detrattori del gioco, costano quantità mostruose di punti che corrispondono a quantità mostruose di ore di gioco. Questo preso come fatto a sé, ha anche lui una denominazione assai antica e mai realmente demonizzata, che è il concetto di grinding. Chiunque abbia provato a studiare le logiche coreane dei multiplayer sa perfettamente che l'effort necessario a qualsiasi tipo di avanzamento non è quasi correlabile a un uso sano del videogioco stesso. Questo però non è mai stato visto come un problema "etico" ma come un approccio aggressivo che cerca di sfruttare fino all'osso la devozione degli utenti.
In questo preciso caso, però, naturalmente, è il denaro a rompere il giocattolo. Il grinder infatti, sembra non trovare senso d'essere se, accanto a sé, si pone il bimbominkia con i soldi che ottiene i suoi stessi risultati solo perché ha deciso di sborsare moneta. Eppure, se ci pensate, una fetta di quei giocatori molto casual e poco giocatori che abbiamo individuato nel paragrafo precedente corrisponde esattamente al profilo di un giocatore del secondo tipo. Spendendo dei soldi potrebbe infatti protrarre per un altro paio di settimane lo stupore che lo ha avvolto all'inizio, ottenendo probabilmente dal gioco esattamente l'esperienza che voleva.

Arriviamo a delle conclusioni. Innanzitutto tutti i discorsi relativi alla possibilità di identificare Battlefront 2 come "gioco d'azzardo" sono sterili. Non c'è niente, nelle microtransazioni di Battlefront 2 che le differenzi dalle microtransazioni che tengono in piedi un universo di giochi online odierni. Non possiamo processare questo titolo perché è più famoso degli altri, come non possiamo uccidere un mondo solo perché ci siamo accorti che esiste.
Per quello che riguarda la strategia EA è evidente che il suo scopo, in tutte le sue mosse, è stato quello di massimizzare l'uso di una licenza onerosa come quella di Star Wars che gli ha permesso di lavorare senza tenere necessariamente il focus sul concetto di videogioco, ma mettendo in piedi un business sicuramente remunerativo, sicuramente probabilmente non puntato al lungo termine, sicuramente molto lontano dai desideri di un Vero Videogiocatore. E' chiaro, insomma, che ci sono target e propositi quasi opposti, in molti casi, rispetto a un altro campione del genere come può essere Overwatch.
E' vero perché anche che "It's business, bitch", conosciamo la EA da vent'anni, conosciamo come si comporta da vent'anni, cercare di cambiarla facendole la morale mi sembra stupido e terribilmente ingenuo.

“Mr. Joel Cairo era bruno, di corporatura minuta e media statura. Aveva capelli neri lisci e lucidi e tratti levantini. Sul verde intenso della cravatta troppo larga risaltava un rubino a taglio quadro incorniciato da quattro brillanti tagliati a baguette. La giacca nera, sagomata in modo da rimpicciolire le spalle, gli sciancrava sui fianchi arrotondati. I pantaloni aderivano alle gambe, anch'esse arrotondate, più di quanto fosse ormai di moda, mentre la tomaia delle scarpe di coppale era nascosta da ghette rossicce. Stringendo una bombetta nera nella mano guantata di camoscio, avanzò saltellando verso Spade a passetti frenetici. Si tirò dietro nella stanza una zaffata di chypre.”

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