Strip
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18 . 11 . 2017

Il disagio

Neo e Gödel, da bravi Ingegneri delle Tenebre, si incendiano per un niente. E se un banale post-it basta a farli andare in bestia come altrettanti Diavoli della Tasmania, chissà cosa farebbero se la malvagia EA mettesse delle microtransazioni a pagamento nei loro giochi preferiti.
Ma no, tranquillo bro, non intendo dedicare un sacro Editoriale di FTR a una polemica così deprimente come quella attorno ai mille trabocchetti per spillare denaro ai giocatori messi in atto dai giochi moderni. In effetti potrebbe essere un meta-game interessante, giocare un titolo di EA o di Ubisoft evitando tutti i micropagamenti: una volta i giocatori si tramandavano guide su come finire Final Fantasy VI senza salire di livello, o senza equipaggiamento... ma ogni generazione ha le sfide che si merita, se non quelle di cui avrebbe bisogno.

Nel panorama distopico del divertimento elettronico contemporaneo, immagini come quelle di Ghost Of Tsushima sono un balsamo per l'animo.
Il Giappone feudale con i samurai eccetera è uno scenario assai inflazionato, ma questo video è la dimostrazione che una visione artistica abbastanza potente può trasfigurare qualsiasi soggetto, infondergli vita nuova, rendercelo ancora sorprendente dopo mille giochi e film.
Grazie.

E poi, per rispettare la Quota Oriente, o meglio la Quota Roba Strana che da sempre mi vanto di portare alla vostra attenzione su queste pagine vetuste, ecco: Project TL. Titolo provvisorio? Con questi asiatici fuori di testa non si può mai sapere.
Ad ogni modo si tratta del seguito di Lineage, il MMORPG (!) sudcoreano famosissimo presso i sudcoreani. Dal video sembra molto bello, ma naturalmente è tutto finto: il gioco vero sarà come tutti gli altri del genere, ovvero una macchina infernale di disagio esistenziale costruita per spremere i malcapitati fino a farli morire di stenti in un Internet Cafe di Seoul. Buona settimana.

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 11 . 2017

La musica delle sfere

L'evento della settimana è certamente l'uscita di Duets, il nuovo CD di Cristina D'Avena, che potete recuperare in mille modi (perfettamente legali) senza bisogno che ve lo linki. Hanno preso tutte le canzoni di Cristina D'Avena e le hanno fatte cantare a lei col PEGGIO della musica italiana odierna! Un ottimo modo, a occhio, per distruggere tutti i miei sogni. In your face J. J. Abrams, ti si presenta un degno avversario!
O magari no. Andiamo con ordine.

I nerd originali, per lungo tempo, hanno odiato Cristina D'Avena e, in modo in parte traslato, le sue sigle. Già nell'antichità esisteva il concetto di "poteri forti" che era ben rappresentato da Bim Bum Bam. Bim Bum Bam importava, doppiava e trasmetteva i cartoni animati giapponesi, opere che avevano un posto di rilievo nell'immaginario collettivo, ma che molto spesso veniva distrubite censurate, maltrattate o comunque frullarte con elementi buoni solo per far confusione (no, Mimì Hayuara NON ha cugine). I nerd, che già a quell'epoca si professavano puristi e cominciavano a nutrirsi direttamente alla tettarella nipponica, non potevano sopportare tale scempio e oltre ad accusare in generale l'estabilishment puritano della televisione nazionale, personalizzavano anche quest'avversione in Cristina D'Avena che ne era uno dei suoi massimi esponenti in carne ed ossa, per non contare i suoi legami con le etichette che controllavano effettivamente il flusso dei prodotti.
Anche il primo grande revival delle sigle dei cartoni animati, quello avvenuto all'alba degli MP3, ha visto Cristina nella parte dei cattivi. Progetto Prometeo, infatti, archivio digitale delle sigle di cartoni animati, si vide negata la possibilità di inserirvi anche le sue, perché i detentori dei loro diritti furono gli unici a farli valere per impedirne la redistribuzione (gratuita).
Il tempo però passa, i nerd sono tramontati (come ho scritto già spesso) e, soprattutto, sono invecchiati. Nella loro maturità la nostaglia anche per i brani di Cristina D'Avena ha avuto il sopravvento e così anche loro si sono uniti alle schiere dei post-nerd e falsi-nerd che invece non hanno mai avuto problemi, avendo loro scorza meno dura e mostrandosi in generale più accondiscendenti.
Arriviamo così all'odierno Duets, evoluzione di diverse stagioni in cui la Cristina (spesso col supporto dei Gemboy, ma anche sola) è stata capace di presentarsi in vari casi dal vivo, cantare e riscuotere successo. Questo ha indubbiamente mostrato l'esistenza di un potenziale per un reale progetto editoriale che si è concretizzato in questo album, che sembra andare molto bene.

Prima di scendere nel dettaglio (si, ci scenderemo) alcune considerazioni di carattere generale. Musicalmente, Duets è ingiudicabile. Le canzoni sono comunque sigle di cartoni e Cristina D'Avena è comunque Cristina D'Avena. Senza nostaglia, carica emotiva e quant'altro, non avrebbe senso avvicinarci l'orecchio, quindi non si faranno considerazioni in questo senso, se non in senso iperbolico (è anche un bene, perché di musica non capisco niente). La scelta dei brani non incontra completamente il mio favore. Anche se parliamo di tutte sigle di cartoni "importanti", non parliamo necessariamente delle sigle migliori. Ce ne sarebbero molte altre che avrebbero meritato di più, proprio per piacere di ascolto più che per valore del cartone in sé, ma ovviamente è una questione di gusti. Il parterre dei cantanti coinvolti è lo specchio dei nostri tempi. Tanti figli di Talent che riconosco a stento o non riconosco affatto, e poco altro. Per quello che mi riguarda, avrei preferito più commistioni epic come la Berté (indipendentemente dal valore attuale della cantante), ma bisogna accontentarsi di quello che è arrivato. Comunque, sia per quello che riguarda le canzoni usate sia per quello che riguarda gli artisti coinvolti, io non mi stupirei se qualcuno ragionasse su un Duets 2, per far sì che mi tolga qualche sfizio in più.
E ora, la feroce galoppata attraverso i brani!

Pollon ha un sacco di problemi. La canzone è riprodotta nella sua forma originale, con il rap di J-AX appiccicato sopra. E' uno di quei brani che, come scrivevo sopra, appartengono a un cartone emblematico, ma non sono musicalmente divertenti. Il rap di J-AX poi mette un po' tristezza per l'abbondanza di piaggeria nei confronti di Cristina e di un certo ambiente che, tecnicamente, gli è troppo lontano. VOTO: 4.
Giusy Ferreri ha ormai accumulato un tale bottino di duetti che Nanà Supergirl è solo uno dei tanti. La sua voce particolare apporta qualcosa alla canzone. E' la prima a far sorgere uno dei problemi principali del CD, ovvero che tutti gli artisti (anche i più scappati di casa, a regola) possono potenzialmente dare dieci volte quello che può dare Cristina, ma devono trattenersi per non asfaltarla. Comunque lo sforzo è apprezzabile. VOTO: 6.5
L'incantevole Creamy comincia a mostrare quel po' di arrangiamento che avremmo voluto vedere più spinto un po' in tutto il CD. Personalmente poi, lo dico qui e non lo ammetterò mai altrove, ho pure un debole per la Michielin. Aggiungete quello che rappresenta Creamy e quello che la canzone è di per sé e potete capire abbastanza rapidamente che la promozione è facile. VOTO: 7.
Su Occhi di gatto andiamo via rapidissimi: ma chissenefrega com'è venuta. La semplice idea di prendere Loredana Berté a fargliela cantare, con lei che ancora si atteggia rocker ruvida e tutto il resto, è sufficiente a dare senso alla canzone e all'intero CD. VOTO: 8
Ecco, abbastanza ovvio fare il parallelo tra Kiss Me Licia e Pollon poco sopra, perché in entrambi i casi il duettante interviene sulla canzone rappando un po' fuori dal testo principale. In questo caso, però, nella canzone è stato aggiunto un po' di beat che non fa apparire Baby K completamente un pesce fuor d'acqua e il nonsense confezionato si accorda con quello che si racconta. Gli va anche bene che è una canzone che mi è sempre stata sulle balle e così mi appare pure più ascoltabile. VOTO: 6.5
Niente da dire, in realtà, su Magica Emi. Potrei trattarla come Creamy, ma non ho per Arisa il debole che ho per la Michielin e quindi niente. Comunque siamo largamente sopra la sufficienza. VOTO: 6.5
Mila e Shiro due cuori nella pallavolo è LA canzone da cantare a squarciagola tutti assieme. Annalisa, personalmente, è il primo grosso "e questa chi cavolo è" del CD. Fa il suo dovere, anche se per qualche ragione nella mia testa continuano a scattare i Gemboy che finiscono il coro con "battono sui viali". Credo sia un problema mio e lo ignorerò. VOTO: 6.5
Jem è una di quelle canzoni che ancora si trovano in qualcuna delle mie playlist. Emma è una figlia di talent uscita abbastanza tempo fa per potersi considerare una cantante vera (anche se è un'altra che ha accumulato duetti a destra e a manca ovunque). Avremmo voluto un po' più di rock, dovendo fare un CD reale e non una sigla reale, considerando il contesto. VOTO: 6.5.
Chi cavolo è Michele Bravi? Non è ho la più pallida idea, ma è offre una delle prestazioni migliori. Fa questo su una delle canzoni meno interessanti, ovvero I puffi sanno che, tra parentesi, in epoca di negazione di cambiamento climatico è pure attuale. Il fatto che non la skippi è un mezzo miracolo che merita di essere riconosciuto con un voto di rilievo. VOTO: 7.
Arriviamo poi finalmente a LA delusione del CD, ovvero la Siamo fatti così cantata con Elio. Perché Siamo fatti così è una canzone brutta, una delle sigle più brutte di tutto il repertorio di Cristina D'Avena e a quel punto quello che vorresti è che Elio la tirasse su con un frizzo, un lazzo o qualcosa di particolare. Invece niente, Elio fa il suo compitino con la voce impostata che usa spesso in questo tipo di situazioni, ma senza salvare la giornata. VOTO: 4.
Pure La Rua sfugge completamente al mio database. L'apporto maggiore che dà a E' quasi magia Johnny! è sostituire il celebre sax della sigla con delle chitarrine da festa di paese che danno quel senso di ballata popolare che, in fondo, non sta nemmeno malissimo col contesto del pezzo. Visto che così si è di nuovo tirata su una canzone che non è mai stata nelle mie corde un riconoscimento è dovuto. VOTO: 6.5
Una spada per Lady Oscar è un brano emblematico di quell'attrito che, nell'antichità contrapponesa Cristina D'Avena e i fan dei cartoni animati. Esiste infatti una sigla precedente a questa, dei Cavalieri del Re, l'inquietante Sigla delle spine. Per quanto sia anche quello un pezzo notevole io ho sempre trovato l'edizione Cristina D'Avena molto bella, sarà per quella marcetta d'apertura i lampi e tutto il resto. Noemi le rende giustizia, anche lei forzando la voce più di quanto Cristina possa di contro tenere e quindi dando al pezzo un buon apporto. VOTO: 6.5
Su Benji e Fede, sui post-nerd, sull'odio, sull'amore e sull'attuale stato della nostra società, potremmo scrivere per anni. Il paradosso reale è che Che campioni Holly e Benji è perfetta, ma non nel senso che è una canzone bellissima che ti emoziona, è perfetta perché Benji e Fede sono oggettivamente gli unici due cantanti le cui doti sono assolutamente in linea con Cristina D'Avena. Quindi potete prendere questo pezzo, metterlo in testa agli episodi e riprendere con Bim Bum Bam. La canzone rigetta con tutte le scarpe nell'atmosfera Fivelandia. E' quello che volevamo? E' una delle sigle migliori dell'ultima stagione di Cristina, quello che possiamo amare è che non è stata rovinata. VOTO: 6.
Avremmo forse meritato una Sailor Moon migliore del primo capitolo, ma è evidente che se il CD deve contenere pezzi cruciali quindi non poteva che essere questa. Chiara riesce a mettere nel pezzo lo stesso piglio che mette nelle sue canzoni (e questo forse può farci fare qualche assunzione sulle sue canzoni, più che altro), in questo modo lo valorizza il giusto. Speriamo comunque che Duets 2 si ricordi del Cristallo del Cuore. VOTO 6.5.
In Piccoli problemi di cuore arriva Ermal Meta che cerca di buttarci dentro del cantautorato. Qual è il risultato? Incredibile. Sostanzialmente la canzone potrebbe essere portata di peso alla prossima edizione di San Remo e arrivare tranquillamente tra le prime dieci senza fatica. E vorrei consideraste che io a Piccoli problemi di cuore ero ormai troppo grande per i cartoni del pomeriggio (cioè, rendetevi conto) e quindi l'originale posso dire di non averla mai ascoltata. Però il pezzo si regge tranquillamente sulle sue gambe come una qualsiasi roba che passi Radio Deejay nel pomeriggio. VOTO: 7
All'arrembaggio fa filotto secco. Non conosco la canzone originale e non conosco Alessio Bernabei. Nudo di qualsiasi riferimento, il pezzo esce al mio ascolto un po' malridotto. Non è tecnicamente colpa sua però così imparate a mettere così tante canzoni dei giovinastri. VOTO: 5

Per concludere, Duets è un prodotto figlio del nostro tempo, in cui i riferimenti a qualcosa proveniente da un altro luogo o tempo è più importante di una creazione originale (Stranger Things anyone?). E' difficile per me giudicare come potete prenderlo voi persone normali perché io le playlist di canzoni dei cartoni animati salvate su Spotify ce le ho già. Quello che possiamo dire è che è stato riservato a un mondo frivolo come quello delle sigle dei cartoni un lavoro di tutt rispetto, molto professionale e ben fatto, un lavoro che aveva le idee chiare sul suo obiettivo e lo ha raggiunto in pieno. Niente sogni infranti, quindi, niente ricordi calpestati. Tutto il successo che l'album sta ottenendo è, nel suo strano bizzarro modo, meritato. Una menzione speciale al photoshoppatore della copertina.

E' un peccato che non esista più il Festival Bar.

“I Puffi sanno che ogni arbusto puffafero / è speciale e un giorno fiorirà puffafero / stanno attenti sai a non strappare proprio mai / i fiori e tutto il verde che nel bosco c'è. / E' davvero questo il modo giusto puffafero / la natura ci ringrazierà puffafero. / Tutto cambierà la nostra terra guarirà / così ancor più sereni poi saremo noi. / Tutto cambierà la nostra terra guarirà.”

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