Strip
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05 . 08 . 2017

Tutto brucia

Questa è l'estate in cui tutto brucia. I telefonini surriscaldati sempre stretti nella mano degli zombie che arrancano tra i miraggi del deserto atomico, l'aria arroventata dai motori degli aerei appena atterrati per uno scalo notturno ad Abu Dhabi, le pinete antipatiche e anche noi stessi, i nostri coppini abbrustoliti da una giornata di sole che dissipano energia su cuscini e lenzuola in modo molto poco efficiente, i nostri volti che avvampano per cose dette e non dette a certe persone presenti o assenti, e poi il volante che raggiunge temperature ustionanti mentre ci mettiamo alla guida cercando di inforcare i Rayban come eroi di Fast&Furious, o le hawaianas abbandonate al sole a bordo piscina che ci scotteranno i piedi, le pupille abbacinate dalla vampa solare quando scrutiamo il cielo alla ricerca di un povero piccolo drone quadricottero disperso, le lunghe attese imperterriti sotto la canicola ronzante di mosche come i banditi all'inizio di C'era Una Volta il West, a dire il vero con scarse speranze nell'arrivo di una donna indomita come Claudia Cardinale, ma certamente con la maestosa colonna sonora di Ennio Morricone a tutto volume nel nostro cervello, quello sempre, e perfino l'acqua a volte sembra bruciare, con la rete luminosa delle caustiche stesa sul fondo dei laghetti di montagna, e lo sbrilluccichio delle increspature sul grande fiume ormai ridotto a un rigagnolo ridicolo, e le braci delle grigliate sotto le fronde ombrose odorose di resina, l'asfalto fuso dei lavori in corso che disseminano di crateri estivi le nostre pacifiche città, le scintille dei bastoncini luminosi dal penetrante odore di polvere pirica che riempiono le estati danzanti alle feste latine, che almeno tengono lontane le zanzare, e illuminano di lampi precari i corpi bruniti tutti incastrati come mattoncini Lego, o se la vita vi ha gettato un po' a ramengo magari anche la spiaggia bollente nell'inverno australe della selvaggia Bondi Beach, i riflessi fiammeggianti sui vetri della torre più alta del mondo a Shenzen, le lanterne rosse del quartiere cinese di Amsterdam, le candele di incenso da accendere all'ingresso dei templi buddisti di Guangzhou (in rovina), Kyoto (perfetti), Hong Kong (nascosti tra i grattacieli), Gurgaon (sporchi), e il fuoco virtuale accuratamente simulato dal nuovo Zelda...

Perfino la letteratura sembra incendiarsi in questa estate che ci sta lasciando senza respiro, tra l'irraggiungibile Ada O Ardore e la Città in Fiamme già citata su queste pagine, in cui a bruciare è soprattutto l'ambizione sfolgorante e vivissima del suo giovane autore, tanto più ammirevole in quanto non mancano piccole ingenuità ed errori di stile disseminati qua e là su 990 pagine, che ci fanno tanta tenerezza e ci rendono più simpatico questo scrittore esordiente della nostra stessa generazione.
Quest'estate ci lascia boccheggianti come lucci rimasti in secca nelle golene del Po, oppure nelle anse dello Yarra così simile, se lo guardate scorrere dal barettino su una chiatta ormeggiata proprio sotto un pilone del Southbank Bridge, e così questo editoriale deve scorrere senza trarre fiato. Soprattutto la calura ci dà alla testa al punto che ogni parola oggi è autobiografica, cosa da sempre inaccettabile su queste pagine!
Fate come vi pare, ma vedere altre vite oltre la nostra, non mediate da uno schermo, è di importanza fondamentale, a costo di esporvi alla pericolosissima colonizzazione da parte della flora batterica aliena degli antipodi. Imparate tutta la geografia che vi occorre gettando lo sguardo fuori dal finestrino dell'aereo. Sporcatevi come i bimbi selvaggi di Beasts of The Southern Wild, se potete, sempre meglio di quelli di Beasts of No Nation. Di notte scrivete codice che cambierà le vite della gente, non necessariamente in meglio. Intendetevi a gesti con gente che non parla nessuna lingua che conoscete. Pescate i pescigatto a mani nude dai fossi in campagna, poi lavatevi bene perché i pesticidi vi uccideranno. Smontate una bicicletta pezzo per pezzo, rimontatela senza parafanghi, senza luci, dinamo, cambio, borraccia, freni, solo tubi scartavetrati e contropedale (o scatto fisso se vi sentite temerari o hipster). Insomma ci sono così tante cose che varrebbe la pena di dire, di fare, e il tempo che ci è dato non lo possiamo sapere: per le prossime settimane sarete finalmente liberi dal giogo settimanale di questo fumetto, e potrete dedicarvi a dirne e farne almeno qualcuna. Ogni scintilla conta. Quando torneremo sarà settembre: chissà se ci arriveremo sani e salvi.

Lo-Rez: arte, storia, web design
05 . 08 . 2017

Nihonnini

C'è sempre da festeggiare quando si conclude un manga cartaceo, soprattutto se per farlo non c'è bisogno di prendere dozzine e dozzine di numeri. Questo Agosto è uscito nelle edicole il numero 9 di Alita che completa la sua saga "originale". Ai tempi mi accorsi quasi per caso che l'opera era tornata in stampa, ma decisi di prenderla più che altro per sfizio, visto che non leggo molti manga, anzi, sotto certi punti di vista, ho deciso da quel punto di vista di mollare il colpo.
Sarebbe un po' imbarazzante se mi mettessi ora a parlare di Alita, visto che è qualcosa di cui gli esperti sanno già tutto e di cui gli altri possono informarsi presso i suddetti. Devo però riportare qui che l'opera mi ha impressionato sia per compattezza narrativa, ma anche per la grande umanità dei personaggi. La filosofia di Alita per cui i corpi sono intercambiabili e quindi i personaggi possono finire quasi completamente distrutti senza per questo essere annientati, dal punto di vista dello stretto racconto non mi esalta, perché lascia sempre un po' perplessi sul concetto di identità. Di contro, dal punto di vista fantascientifico è uno spunto molto interessante da esplorare, per come mostra il crollo della sacralità del corpo in una società che, per molti versi, è già crollata a sua volta. Nonostante abbia apprezzato l'opera, comunque, non penso che mi rivolgerò a Last Order. Sebbene l'universo un po' più esteso che già si delinea nel finale di Battle Angel sia affascinante, non ho voglia di intraprendere una maratona fumettistica, di cui oltretutto ho sentito giudizi altalenanti.

Già che questo è un editoriale di giappocose randomiche e leggere, posso anche notificarvi che ho completato Tales of Zestiria X, che avevo già recensito qua sebbene la serie fosse ferma più o meno a metà. Ora che l'anime è completo si possono confermare tutte le impressioni positive della prima ora. Va aggiunto un fatto interessante al discorso del passaggio da VG ad anime, ovvero il fatto che alla fine l'evoluzione del protagonista è molto limitata, come può essere limitata l'evoluzione di un protagonista di videogioco, per permettere l'immedesimazione, mentre sono abbastanza ricchi gli sviluppi dei comprimari. Ci sono anche le tipiche epifanie mediante flashback estemporanei che in quattro e quattr'otto ricostruiscono le intenzioni di cattivi a cui si è dedicato quasi niente fino a quel punto, altro elemento tipico di chi viene da un media dove la narrazione non è ovviamente la priorità assoluta. Non sono reali difetti, come ho detto già l'altra volta l'ascendenza videoludica salva Zestiria più di quanto lo danneggia, ma è anche giusto fare i corretti distinguo.
L'unico rammarico che realmente sento rispetto questo anime è il fatto che Velvet Crowe sia relegata a essere un semplice cameo. Onestamente è giusto così, visto che un paio di ricerchine mi hanno fatto scoprire che appartiene a un altro videogioco, sempre un Tales, blandamente collegato a questo, però bisogna dire che la sua storia avrebbe meritato (o meriterà) un'opera a sé.

Bene, queste giapponesate buttate lì fanno già un po' sentire l'aria di vacanza che inevitabilmente giunge a pervaderci. Settimana prossima chiuderemo per le ferie. Ci saluteremo allora

“Rigoletto doveva trascinate la figlia Gilda, come da copione, chiusa in un sacco; ma Gilda era una cantante di visibile abbondanza fisica: dal loggione una voce consigliò: fai due viaggi.”

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