Strip
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22 . 07 . 2017

Punk non l'ha presa bene

La strip odierna è avvampata nella calura cocente dell'estate atomica: Neo e Clara, uniti da un legame strettamente platonico fin dal 2001, hanno cercato rifugio dalla canicola della pausa pranzo al tavolino di un bar... ma a lei il caldo dà un po' alla testa, o forse è solo colpa della dieta low-carbo a cui si sottopone la sventurata Clara nel periodo estivo (insieme a tante come lei).

E se pure noialtri non siamo a dieta (anzi!), la nostra stabilità emotiva è stata comunque messa a dura prova nei giorni scorsi da uno sconvolgente EVO 2017, il torneo mondiale di giochi di combattimento 1 vs 1 che si tiene ogni anno a Las Vegas.
Quest'anno abbiamo assistito a una rivoluzione negli equilibri di potere, che ha visto perdersi nel nulla eroi del passato come Infiltration, il gigante coreano dal volto di pietra che ha vinto lo scorso anno. Anche Daigo La Bestia, il mio favorito di sempre, ha fatto pietà e le ha prese da tutti, ma questa purtroppo non è più una novità.
La finale di Street Fighter V è stata un capolavoro di tecnica e spettacolo, e l'apoteosi di questo mondo (mi rifiuto di chiamarlo sport). Tokido VS Punk: ovvero il diabolico Akuma contro una vezzosa Karin tutta in rosa shocking.
Punk è quel ragazzotto appena maggiorenne che è spuntato dal nulla quest'anno e ha vinto tutto fin da subito, fino ad arrivare in finale praticamente imbattuto. La narrativa di Twitter lo dipinge come l'antieroe arrogante che manda la gente su tutte le furie, un bamboccino che deride e insulta continuamente l'avversario: ma soltanto in-game, con le mosse che mette a disposizione il gioco, eh!
Proprio per questo vedere i suoi grossi lacrimoni caldi scendere giù quando ha perso la finale mi ha colpito molto. In un attimo è passato dalla superbia allo sconforto, e su quel palco in diretta mondiale è ritornato ad essere solo quel bimbetto che è.

Dicono che non si diventi un grande guerriero senza assaggiare il sapore amaro della sconfitta almeno una volta. E allora piangi, piccolo Punk! La senti? Impara ad ODIARE la sconfitta, non dimenticarla mai e giura di non incontrarla più.
Il prossimo anno su quel palco voglio vederti sorridere, stupido.

Lo-Rez: arte, storia, web design
22 . 07 . 2017

Hypercube

Forse tutti i disordini alimentari della nostra epoca, intendo la roba vegana, la crociata contro il glutine, quella contro l'olio di palma e la setta degli adoratori delle bacche di Goji (ma solo per fare degli esempi) sono originati quanto abbiamo accettato nella nostra alimentazioni le gallette insapore. Tutte le gallette. Soprattutto mangiandole con orgoglio da sole, quando è ovvio che, essendo mero supporto artificiale, chiamano una generosa spalmata di una qualche crema sporca e grassa. Non avessimo ceduto lì, forse oggi il mondo sarebbe un posto migliore.

L'ultima volta che sono stato su Amazon ho deciso di buttare via trenta euro e mi sono portato a casa una sporta di Rory's Story Cubes. Parliamo di qualcosa che viene classificato come giocattolo per bambini, utilizzabile dai 6 anni. In pratica è un set di dadi (usualmente se ne usano nove, ma si possono mischiare da diverse espansioni) che portano tutti, su ogni faccia, delle immagini diverse. Si lanciano i dadi e, prendendo spunto dalle immagini che si vedono, si costruisce una storia. Non esiste nessun altro regolamento, in realtà non esiste neanche l'esigenza di rimanere particolarmente aderenti al significato dai disegni, si possono usare come spunto, anche prendendoli in senso metaforico e poi farsi guidare dalla propria capacità narrativa. Anche a causa della loro scarsa struttura mi sembra giusto considerarli giocattolo più che gioco anche perché, usandoli in varie modalità, non esiste neanche la possibilità di gareggiarvi o definire un vincitore.
Se andate a spulciare il colorato sito che vi ho linkato, però, potete vedere che dietro gli story cubes c'è un lavoro che parte da un punto di vista molto più adulto e che riguarda il vasto campo d'indagine relativo all'uso dell'associazione libera nei processi creativi e, in generale, di design. E' evidente che gli story cubes sono solo dei dadi con delle immagini buffe e che le immagini stesse, probabilmente, non sono il frutto di un profondissimo studio cognitivo, ma anche così il loro infantile appeal e la loro fisicità può essere un buon punto di partenza per usarli in qualsiasi contesto voi vogliate applicare dei processi mentali laterali. Esiste, insomma, una base teorica adulta, anche se ovviamente nulla vi vieta di usarli coi bambini (le testimonianze online ne decantano l'efficacia).

Perché li ho presi? La motivazione più viscerale è che io adoro i dadi come oggetti, sia da far girare che da possedere e quindi gli story cubes hanno esercitato da subito una grande influenza su di me. La spiegazione più articolata è che da tempo ho intrapreso un po' di ricerche nel campo della narrazione e, al di là del loro target infantile, sono comunque oggetti "narranti", narranti e autonomi, che possono andare un po' dove vogliono. Esperimenti estemporanei dimostrano che è quasi impossibile fargli creare una storia sensata (un po' come per le scimmie che scrivono Shakespeare), ma il punto non è usarli per fargli inventare storie al posto tuo (quello togliere la dignità a qualsiasi storia) quanto per esplorare, andare in direzioni che una mente probabilmente non prenderebbe da sola.
Ho letto un articolo in cui viene riportato che molti scrittori usano metodi di divinazione per portare avanti le loro trame (tarocchi, l'I-Ching dell'uomo nell'alto castello e così via), ovviamente leggendo l'oracolo in modo giocoso, semplicemente apprezzando l'erraticità del responso. Gli story cubes possono essere usati secondo gli stessi principi, senza la componente mistica sullo sfondo.
Poi, vabè, potremmo anche indugiare sull'erotismo del set di Dottor Who o di Batman, naturalmente, ma anche sui colori delle varie espansioni e tutto quello che afferisce al semplice collezionismo, ma nel frangente non volevo essere troppo intellettuale.

L'editoriale chiude qui, abbiamo parlato di qualcosa di fisico, clamoroso no? Tutte queste emozioni rendono necessario aggiornarci a settimana prossima.

“Il vero crimine è il pessimismo / di chi non crede nella vita. / Si sbaglia per sfiducia, / si sbaglia per pigrizia, / si sbaglia per rancore o per invidia. / Giusto, padre Brown! Giusto, padre Brown! Ma la vita è molto spesso faticosa / Dicci, padre Brown, che cos'è la vita.”

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