Strip
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17 . 06 . 2017

Gli antipodi

Nel momento in cui leggerete queste righe, cari figlioli, io mi sarò forse già imbarcato su un bastimento per fare ritorno a casa da un posto molto lontano, agli antipodi del mondo.
Per andare più lontano di così dovrei forse mettermi a vorticare furiosamente più volte attorno al globo, come il Pequod nel suo empio e infausto peregrinare, oppure lasciare l'attrazione gravitazionale del pianeta per dirigermi verso il suo satellite, se non perfino oltre, verso il Pianeta Rosso dove secondo Elon Musk la Principessa Dejah Thoris ci attende a braccia aperte per accoglierci nel suo abbraccio lascivo.

Devo proprio ricordarmi, quando sarò là, di controllare se l'acqua gira al contrario nello scarico, o se è solo una fandonia inventata da quei ciarlatani degli “scienziati”.

Capite dunque che in questa situazione mi sarà piuttosto difficile riportare su queste pagine una cronaca puntuale e dettagliata dell'Electronic Entertainment Expo 2017 di Los Angeles.
Ma in fondo, ci importa poi davvero? Forse io e voi che leggete siamo oramai troppo vecchi per soccombere ancora alle sapienti malìe ordite dai menestrelli e dagli strilloni al soldo delle Case Editrici di videogiochi. Ci comandano di entusismarci per un nuovo Assassin's Creed, e tutti subito giù a stracciarci le vesti e cliccare compulsivamente sul tasto PREACQUISTA ORA. Ma cos'ha mai fatto Assassin's Creed per meritarsi tutta questa fiducia? Davvero è degno di ricevere tanta parte della nostra preziosa attenzione, quando mancano ancora molti mesi alla sua uscita?
Certo nel momento in cui leggerete queste righe ciascuno avrà potuto farsi un'opinione, quindi non è utile stare qui a menarcela ora.

Giunge proprio di proposito, in questa situazione di seguiti infiniti, il nuovo articolo di Hideo Kojima sul Cinema, che stavolta discetta della moderna ossessione per le saghe senza fine, e del ruolo dell'Autore nel contesto di un universo di finzione condiviso da molte opere diverse.
Roba leggera, per divertirsi a bordo piscina.
L'articolo parte come una recensione di Alien: Covenant, ma subito giustamente se ne frega perché è inutile dedicare tempo a questo film specifico, e diventa invece una riflessione sulla paternità dell'opera di Alien, dell'idea di Alien, e non posso fare a meno di pensare che mentre scrive queste righe Kojima stia pensando a se stesso, il padre di Metal Gear Solid, che si è visto sfilare di mano la sua opera con un cavillo legale.
Non mi è mai importato nulla di Kojima come uomo, sia chiaro, per quanto apprezzi le sue opere. Ma il modo in cui ha reagito al licenziamento improvviso da parte del suo datore di lavoro, Konami, mi ha lasciato un'impressione molto positiva anche sulla sua persona: in quest'epoca di polemiche velenose infinite sui social network, questo grand'uomo non ha mai detto una sola parola in pubblico sulla vicenda, neppure dopo che sono venuti meno tutti i vincoli di contratto.
Questo silenzio secondo me è nientemeno che eroico.

Lo-Rez: arte, storia, web design
17 . 06 . 2017

A little grindhouse

Ho già dedicato l'editoriale scorso ad alcuni scampoli di E3 e, per quelle che sono le mie medie, potrei anche dirmi soddisfatto così. Quest'anno però, forse in un'ulteriore evoluzione della mia sedentarietà, ho deciso che forse posso anche godermi l'E3 senza bisogno di pensarmi videogiocatore. Per esempio posso semplicemente mettere in play i trailer che mi incuriosiscono di più (tanto passano per il mio profilo Facebook) e godermeli, per l'appunto, in quanto trailer.
Sono appassionato di trailer cinematografici da sempre. Non è solo per il cinema che, naturalmente, contengono. E' proprio il trailer in sé che ha su di me un fascino particolare. E' un filmato breve, che non ha alcuna pretesa di essere umile perché il suo preciso scopo è mostrare qualcosa di clamoroso. Nel trailer tutto appare ingigantito, le frasi sono solo frasi brevi, a effetto, il carico emotivo spinto ai limiti. A volte si soprassiede pure un po' sul comunicare veramente quello che sarà il gioco, tanto ora che uscirà nessuno si ricorderà delle prime immagini e magari un paio di anni di sviluppo avranno anche modificato completamente la grafica. Un trailer esiste di per sé e ce lo si può godere di per sé.

Ovviamente non sono andato a recuperare i migliori trailer della fiera, ma solo due filmati random. Il primo, in realtà, ha fatto parlare abbastanza di sè ed è quello relativo a Wolfenstein 2. E' una specie di lungo cortometraggio di 10 minuti in cui sono presenti molte cose. Il suo ottimistico taglio dieselpunk ricorda un po' Fallout (le suggestioni anni 50 abbondano) ed è anche abbastanza coraggioso il mischiare diverse tecniche. Si parte da del vero filmato pseudo-cinematografico con persone vere per poi passare a delle cutscene vere e proprie per poi gettarsi, come di consueto, nel gameplay vero e proprio.
Non sono un fan dell'incarnazione moderna di Wolfenstein. Quando uscì la sua versione originale il gioco aveva un'ingenuità perfetta: tecnonazisti contro l'ultimo degli eroi americani. Le sue evoluzioni sembrano un pastiche di suggestioni naziste fantascientifiche con una spruzzata di satanismo e tanti stereotipi visti e rivisti. Un po' come per Doom e Quake, il protagonista non ha abbastanza spessore per divenire più delle braccia del giocatore e questo significa che quando viene messo al centro di una vera storia non riesce a reggerla. Eppure il trailer di questo Wolfenstein, con l'idea dell'America invasa dai cybernazi ha sicuramente qualcosa da dire, potrebbe essere l'inizio di un mondo in cui ambientare realmente delle avventure. Sempre che avventure chiedano i giocatori e non siano più propensi a tanto spara spara dritti al centro di fiammeggianti svastiche.

Il secondo progetto veniva subito bollato come mediocre sulla pagina di Facebook da cui ho cliccato il filmato, questo per dirvi la casualità con cui ne sono venuto in contatto: si tratta di The Darwin Project. E' uno dei tanti giochi dei prossimi anni che cercheranno di raccattare gli avanzi di Overwatch. Rispetto all'epoca dei MMORPG credo dobbiamo aspettarci un proliferare di titoli molto più brulicante e serrato. Un MMORPG è un gioco che ha bisogno di una vita media e di una manutenzione continua per poter rientrare dei costi, è un progetto massiccio. Uno spara spara ad arena, in realtà, può tenersi in piedi con costi vivi molto inferiori. E' ovvio che la macchina da guerra Blizzard sviluppa costantemente e continua a produrre contenuti, ma chi volesse semplicemente mettersi in scia potrebbe riuscire a fare meno e portare comunque a casa il pane.
Darwin Project non punta sul charadesign come Overwatch appunto, ma sull'atmosfera degli Hunger Games. Beh, in realtà il trailer sembra proprio uno spoof di Hunger Games, con tanto di arene trappola, scudi esagonali e ragazzini con le mani sporche di sangue. Mi ha colpito perché sembra provettere personaggi molto piatti, ma altamente customizzabili, così che siano le armi e l'equipaggiamento scelto a determinare il tuo gioco e poi ho trovato accattivamente la telecronaca stile FIFA di sottofondo, che esulta mentre ci si macella esattamente come i personaggi degli Hunger Games. E' un tocco distopico che più che essere humor nero sembra proprio cercare di dare una direzione al progetto e mi ha fatto un'impressione molto positiva. Chi vivrà vedrà.

Naturalmente quest'approccio così ignorante al mondo dei videogiochi e della fiera si fa sfuggire ogni possibilità di coinvolgere le bombe Nintendo di Mario e Metroid, che puntano più sui loro marchi che sugli effettacci visivi per farl parare di sé e così facendo probabilmente fanno effettivamente più successo. Ma come vi ho detto non sono qui a discettare di videoludo col piglio di giornalista che pur ogni tanto mi ha preso. Sono solo un bimbetto che si esalta a guardare luci e colori, come il bambino con le mani paciocche che si metteva dietro di voi a guardarvi giocare in sala giochi. E mi va benissimo così.

“This unusual and highly successful species spends a great deal of time examining his higher motives and an equal amount of time ignoring his fundamental ones.”

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