Strip
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20 . 05 . 2017

Rap Rabbit

I nostri Ingegneri delle Tenebre, lo si vede anche oggi, non sono certo micetti pucciosi: quando si tratta di difendere i loro principi si rivelano inflessibili, e sempre scelgono di essere giusti piuttosto che buoni!

La natura, il cielo e il mondo intero devono avere un senso dell'umorismo perverso, e proprio quando ci feriscono di più mascherano la loro violenza con un clima mite, i fiorellini e l'aria cristallina. Ma nemmeno a noi manca il senso dell'umorismo, e allora ridiamoci su e andiamo avanti così.
Smetterò quindi per una volta di parlare di Street Fighter V e i suoi dolori, tanto per non farmi ancora più male. Invece ho accolto con gioia l'annuncio di un gioco che si chiamerà Rap Rabbit. Capirete bene che un titolo così è già sufficiente ad attirare la nostra attenzione (!), ma qui parliamo di un'illustrazione a tutto schermo con un coniglio rapper vestito come un umile bracciante del periodo Edo giapponese, un chara-design fantastico.

Grazie, magnifico Rap Rabbit: riponiamo in te tutte le nostre speranze per il futuro.
In te, e forse un pochino anche nel Cinema: dopo che solo un paio di settimane fa mi disperavo per le condizioni in cui versa il cinema contemporaneo, ho trovato forse qualche piccola ragione per sperare.
Ma piccola, eh! Dopotutto anche un film che pareva passabile come il nuovo Alien si è rivelato, a quanto pare, una nullità. Però questa pubblicità di Blade Runner 2049 mi ha colpito: le immagini sono molto artistiche, e potrei già accontentarmi anche solo di questo.
Forse questa è l'unica bellezza che sono disposto ad accettare, forse la bellezza nel mondo reale proprio non la posso sopportare.

Lo-Rez: arte, storia, web design
20 . 05 . 2017

I sentimenti sopiti

Anche se facciamo finta di no, la discrime che ci porta a parlare di un argomento o non parlarne è sempre il sentimento. In fondo Non Lo Facciamo Per Voi e se lo facessi per noi senza sfogare un po' di quello che sentiamo dentro a cosa servirebbe? Deve esserci una pulsione viscerale. Fortunatamente, essendo noi nerd dell'ora buona, siamo pieni di queste pulsioni e queste passioni, perché la nostra razza, anche se non ha mai avuto il coraggio di ammetterlo, è sempre stata profondamente sentimentale.
Per questo dobbiamo (dobbiamo) parlare del trailer di Star Trek: Discovery per tutta una serie di ragioni che prescindono, in gran parte, dal mondo delle serie TV e rientrano direttamente nel sentimento. Innanzitutto è una serie Netflix e questo, perdonatemi, lo vivo come una resa. Netflix è il luogo dove vanno a rifugiarsi tutti quelli che il mainstream non riesce a reggere, tutti quelli di cui ci si esalterà sui forum, nei social, su twitter, ma di cui non si parlerà nelle cene con i parenti. Certo, le cose su Netflix hanno successo, le cose su Netflix sono belle, hai visto quanta esaltazione per Stranger Things, no? No. Le cose su Netflix sono le cose per cui si può rischiare perché tanto si possono buttare via, sono quelle in cui investire gli avanzi di budget sperando di fare successo. E ogni tanto fai il botto e ti ritieni fortunato.
Può andare bene per un mucchio di cose, può realizzare un sacco di sogni un atteggiamento del genere, in parte lo ha anche già fatto, ma vorrei vi metteste nei miei panni. Star Trek negli anni '90 era una delle serie ammiraglie della Paramount. Prima che tutto il pianeta prendesse fregola per le serie TV, i trekker erano già in fregola per Star Trek e visto che era un casino inseguire la serie, parlarne e quant'altro e di certo la società non lo riteneva trendy, erano in fregola di brutto. Insomma (e questo è il paragrafo del vecchio inacidito e arrogante) c'era una certa nobiltà in Star Trek, nel farlo e nel guardarlo. Una nobiltà che per anni ha fatto si che si provasse, contro ogni zeitgeist, di riportarlo ai fasti. La serie Netflix è una resa rispetto a questo, non posso viverla altrimenti.

Con questo cappello mi è difficile, quindi, rapportare questa serie alle altre. Un po' perché c'è di mezzo il reboot che comunque ha scompigliato le cose, un po' perché sembra quasi fisiologico che la serie debba prendere le distanze dal corpus del mondo costruito negli ultimi trent'anni. Il posizionamento sulla timeline, poco prima di Kirk, lo mette al riparo da molte incongruenze potenziali, ma è una foglia di fico e sappiamo tutti benissimo che non ci vorrà molto agli autori per cominciare a sfruttare riferimenti per loro evocativi che diverranno invece disastrose gaffe sulla continuity (come fu, nei limiti per Enterprise). Già il fatto che si sia deciso per un terzo redesign dei Klingon (si, io tengo nota del celebre primo) è una dichiarazione d'intenti che i fan accaniti capiscono benissimo, anche se può sembrare irrilevante per tanti altri. La sdolcinata canzone indie che sostiene il trailer, che rievoca i fasti della (comunque migliore) Faith of the Heart che già era stata un segno di discontinuità mal digerito.

Ma, in fondo, due parole sul trailer in sé vogliamo spenderle? Non è che, in termini stretti, abbia delle critiche da muovere al trailer, anzi. I dialoghi mi sono piaciuti molto, ho sentito il respiro da marina militare nobile che per me da sempre è il cuore di Star Trek. Le scene non sono male, anche se ovviamente è proprio finita l'era dei settings "altri" che davano l'idea di essere su qualcosa di alieno. EVO Suits fatte da stilisti NASA, tute un po' più credibili, paratie di ferro e tubi. E' giusto così, è solo un'altra cosa "non più così Star Trek come vorrei". I vulcaniani mi pare menino il torrone con le consuete vicende, vedremo come verranno gestiti (i vulcaniani, sempre Enterprise dimostra, sono abbastanza difficili da maneggiare) mentre ecco no, i Klingon sono diverse ere geologiche indietro rispetto quello che avevamo e rappresentano la mia maggiore perplessità.

Vedremo questa nuova serie di Star Trek. Dobbiamo vederla e forse ci piacerà, forse sarà una di quelle serie di fantascienza belle come piacciono a noi che non si fanno più. Ma no, non credo che riuscirò mai a vederla come il passato che ha generato i Kirk e (soprattutto) i Picard e i Sisko che ho amato. Quell'era è chiusa, le cose buone sono giunte a una fine, come si è sempre detto sarebbe capitato

“Goodbye, Jean-Luc. I'm gonna miss you. You had such potential. But then again, all good things must come to an end.”

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