Strip
808
18 . 03 . 2017

Il gioco dei sogni

Sono davvero intrattabili, questi Ingegneri (delle Tenebre)! Non riescono nemmeno a distinguere la coda per il bagno da una senz'altro importantissima riunione di lavoro... Ma la strip odierna impone un'altra riflessione: quando si è mai vista una coda per il bagno degli uomini? Nell'ufficio di Neo & Gödel dev'esserci davvero una concentrazione straordinaria di maschi per causare code al bagno degli uomini: che tristezza.

Non capita spesso su queste pagine che noialtri autori facciamo appello al nostro pubblico per perorare questa o quell'altra causa, sia perché non siamo quel genere di pagine, sia perché del nostro pubblico non ci importa una cippa (e il sentimento è reciproco). Ma oggi devo esortarvi a compiere un'azione sacrosanta, un gesto eroico: flettete il vostro eroico ditino e cliccate con grandissimo coraggio proprio qui, per supportare un'opera degnissima su Kickstarter.
Ah, questa sì è una giusta causa, una lotta che fa onore all'uomo! Questi atti eroici e disinteressati contribuiscono al progresso dell'umanità, elevano lo spirito. Queste sì, sono imprese che contano davvero...!
Sarcasmo a parte, fatto sta che c'è questo giochino su Kickstarter che elemosina la vostra attenzione, si chiama NARITA Boy e ha tutta l'aria di essere il genere di cosetta che piace a me. Insomma, quel video dimostrativo sembra sia stato estratto direttamente dai miei sogni, tramite una tecnica psichiatrica freudiana di dubbia etica.
Nei miei sogni, io videogioco così.

Volevo fare subito questo importantissimo appello, prima di scordarmi, ma ora continuiamo con quest'altra notizia in apparenza insignificante ma che mi ha molto colpito: Peter Moore lascia Electronic Arts e va a fare il presidente della squadra di calcio del Liverpool.
Peter Moore è stato uno dei nomi di spicco di quest'industria nei primi anni 2000, sebbene noialtri videogiocatori non fossimo legati a lui da una particolare affezione: dopotutto lui i giochi mica li faceva, era un amministratore delegato mercenario che poteva passare con disinvoltura a qualsiasi azienda, fosse Nike o SEGA o EA o, appunto, una squadra di calcio. Però era pur sempre un volto pubblico ben riconoscibile: era lui che spesso appariva sul palco e ci metteva la faccia. Ci siamo perfino ispirati a lui per un personaggio ritratto in svariate strip, che non ho voglia di linkarvi ma che potete probabilmente recuperare cercando nell'archivio alla sezione M.it.
Ci sarebbe un gioco di cui vorrei parlare, ed è il bizzarrissimo NiER: Automata, ma oggi mi mancano le forze.

Lo-Rez: arte, storia, web design
ep
18 . 03 . 2017

Regressione

Ho comprato un Lettore MP3 (e un porta-spezie, ma di questo immagino vi interessi proprio poco). E' una cinesata da 20 euro in latta e materiali di scarto che si ricarica a stento, ok, ma è pur sempre un lettore MP3. In alcuni anni recenti, non troppo lontani, ero arrivato a riflettere sul fatto che questo strumento non avesse più senso di esistere e invece oggi ne ho preso uno. Perché?

Il motivo che, secondo me, aveva decretato un po' di tempo fa la morte di tali device, ovviamente, era l'avvento degli smartphone moderni che da diversi anni hanno a disposizione tutte le funzionalità per sostituirlo. In realtà, devo ammettere che per un certo periodo anche nel mio uso quotidiano il mio cellulare ha sostituito il lettore MP3, ma quando ho avuto esigenza di considerare in tal guisa quello attuale mi sono accorto che erano più problemi che opportunità.
Il problema di fondo è che le funzionalità possono essere aggiunte in maniera illimitata a uno strumento come un cellulare che, avvicinandosi architetturalmente sempre più a un computer, è endemicamente un oggetto general-purpose, ma, di contro, le risorse su cui questo oggetto può contare sono limitate, limitatissime, non fosse altro che deve rispettare vincoli dimensionali e di affidabilità.
Se avessi voluto usare il mio cellulare come lettore MP3 avrei dovuto, intanto, trovare spazio nel suo risicato harddisk per la musica, un problema non da poco se si considera quanto sono divenute esose negli anni le app. Oltre a ciò avrei dovuto valutare che questo avrebbe decurtato la durata della sua batteria, un tema che da sempre condiziona l'uso del cellulare.
In ultimo, i cellulari sono oggi piuttosto grossi e anche se io ho comunque il vizio di tenerlo sempre a pelle, in alcuni contesti può essere ingombrante averlo a dietro, sopratutto se il suo unico scopo è farmi sentire un po' di musica, roba che ormai riesce anche a un circuito di un grammo.

Lo so, Spotify potrebbe modificare lo scenario, ma in realtà sposterebbe i problemi altrove, consumerebbe altre risorse e saremmo da capo. In realtà mi piacerebbe ragionare su un lettore MP3 basato su Spotify, ma sarebbe proprio noiosa ingegneria di prodotto, quindi saltiamo questo punto.

Il lettore MP3 nel cellulare, quindi, introduce una corposa serie di problemi e, di contro, quanti vantaggi? Beh, ci sarebbe il vantaggio che vi portate a dietro un oggetto solo invece che una pletora di ammenicoli e che questo oggetto è con voi anche se, in origine, magari nemmeno pensavate di voler usare un lettore MP3. Di contro oggi portare in giro il cellulare è già di per sé un peso con cui bisogna confrontarsi quindi avere dietro altro sarebbe un dettaglio, rispetto al problema principale che deve essere necessariamente risolto.

Più che stare qui a giustificarvi i miei 20 euro (ben) spesi per il lettore, in realtà, vorrei ragionare un attimo sulla curva evolutiva dello strumento. Siamo partiti con un mercato a sé (in cui la gente nemmeno credeva molto), poi i lettori MP3 sono stati assorbiti dai telefonini molto rapidamente, integrati in essi nelle prime generazioni che hanno voluto fregiarsi del nome di smartphone. Il lettore MP3 primegenio, l'iPod, è stato, in gran parte un proof of concept per lo smartphone moderno primigenio, l'iPhone. Ora che gli smartphone moderni sono consolidati come strumenti multimediali ecco che la potenza messa a disposizione sembra persino troppo ingombrante per un player musicale ed ecco che si torna ad avere bisogno di uno strumento a sé.

Ah, parlo di ritorno al lettore in generale non tanto considerando il mio caso personale, ma anche tenendo conto di categorie come per esempio i runner, che molto spesso proprio non possono usare il telefonino, anche se hanno vissuto la loro epoca con bizzarre bandane simili a quelle per provare la pressione pur di portarlo a dietro.

Questo discorso ha un rapporto con i videogiochi molto più stretto di quello che si può pensare. Vi ricordate ai tempi della PSVita, quando SONY insisteva sulle grandi possibilità della console al di là dei videogiochi e di come io, contrapponendogli il 3DS, cercavo di dimostrare che il mercato voleva solo giocare?
Ci troviamo in una situazione molto simile, dove anche il bisogno di sentire musica finisce con l'essere preponderante su molti altri aspetti e ha bisogno di una soluzione a sé.

Credo che questo discorso, in generale, sia intrigante per dimostrare come la crescita della tecnologia non è lineare o almeno non lo è in senso indefinito. Forse può esserlo nei nostri desideri, ma quando poi arriviamo a combinarci con gli altri aspetti dell'implementazione, scopriamo che vengono intraprese strade più bizzarre.

“Jungle life / I'm far away from nowhere / On my own like Tarzan boy”

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0