Strip
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10 . 09 . 2016

Una lenta marcia

Il giorno ormai si accorcia, già cominciamo la lenta marcia che ci condurrà nel buio dell'Inverno, e la strip odierna si adegua portandoci nell'antro tenebroso del Direttore. Gödel ammette la miseria della sua condizione mortale: ma sarà una buona idea farlo proprio lì?

Immagino che siano a questo punto finite le nostre vacanze in Riviere assolate, in Disneyland marittime che cercano di strappare al turista ogni dignità, oppure in regioni inospitali se non proprio ostili allo straniero quanto ai nativi, che se uno non c'è stato si immagina l'avventura spensierata di Indiana Jones, mentre quel che si sperimenta in realtà è ben più vicino ad un horror.
Abbiamo trovato ad aspettarci un'Industria Videoludica più vitale che mai, come accennavo la settimana scorsa. Forse l'argomento più attuale sarebbe King Of Fighters XIV, ma mi viene quasi da ridere: si tratta di un giochino ormai irrilevante, che in Italia conoscono in tre gatti, e nel mondo non va meglio se si escludono i bassifondi di Tokyo e Hong Kong e Città del Messico, dove ancora resta qualche nostalgico.
Possiamo quindi aspettare ancora un po' a parlarne, e toglierci invece dalla coscienza il pensiero di Final Fantasy XV.

Il gioco è stato rimandato a fine novembre, ma questo non ci fa batter ciglio perché lo attendiamo da un decennio. Dieci anni e mezzo, per l'esattezza: sapete quanto tengo a riportare con precisione i fatti storici.
Il fatto è che in seguito al rinvio, il reparto marketing ha raggiunto precocemente il suo climax, sparandoci in faccia tantissime informazioni succose, video e fotografie. E ora siamo qui che sguazziamo in mezzo a questa pioggia, mentre mancano ancora due mesi all'avvento della nuova Età dell'Oro.
Ad esempio c'è il film: un nuovo film d'animazione in 3D che potete acquistare in questo stesso istante, visivamente ancora più d'impatto di quanto mai non fu Final Fantasy VII: Advent Children a suo tempo. Per il resto valgono le stesse considerazioni: anche Kingslaive non va considerato un film quanto piuttosto un trailer di due ore, un esperimento di video arte. C'è tutta l'industria artistica giapponese dietro questo spettacolo imponente, che prova a rialzare la testa e a dimostrare con uno scatto di orgoglio, anzi di smisurata arroganza, che sono ancora i giappi a dominare i regni della fantasia.
In futuro avrò da commentare molto altro di questo tsunami di Final Fantasy XV, compreso un video di 50 minuti di gameplay, la cui lunghezza ci permette di assaporare fino in fondo il dolce nettare di questo gioco.

“È la regina di Instagram /
La shampista che senza pietà /
Chiedeva con che macchina fossi qui”

Lo-Rez: arte, storia, web design
10 . 09 . 2016

Opinion is the new porn

Sostanzialmente come strascico della recensione di Suicide Squad di settimana scorsa un articolo riguardante l'internet, basato sull'accoglienza che il film ha ricevuto a più livelli.

Suicide Squad è un progetto curioso, probabilmente l'ultima cosa che ti aspetteresti da un cinematic universe che ha bisogno di riguadagnare terreno. Personaggi poco noti, difficili (sono cattivi), ammonticchiati a pacchi in una sola pellicola. E' un film che ha cominciato la sua corsa prima che divenisse politicamente necessario fare Batman v Superman e che probabilmente non aveva neanche realmente il dovere di porre un mattone nella continuity DC cinematografica. Era una specie di bravata Warner fuori dal tempo e dallo spazio.

La Warner, però, si sa, è abbastanza idiota nel pervertire lo scopo dei suoi progetti in corsa, ecco quindi che i suoi isterici produttori sono saltati in groppa al film e gli hanno cambiato un paio di volte direzione con svolte brusche. Durante la storia della produzione di Suicide Squad ci sono stati il (parziale) fallimento di Batman V Superman appunto, Deadshot (che è meno rilevante di quello che dica il mondo) e in generale un mucchio di frecciate che hanno accresciuto il complesso di inferiorità della WB e spinto i suoi capoccia a diverse azioni irragionevoli.

Al di là di come questo si sia riflettuto sul film, il primo risultato è stato un battage pubblicitario asfissiante, con footage che usciva abbondante tutte le settimane, inserti musicali clamorosi, iniziative ovunque. Battage pubblicitario asfissiante e allo stesso tempo erratico, perché diverso dal battage di un qualsiasi blockbuster (vedere il seguito di ID4, tipo) perché invece di convincere il Grande Pubblico (entità che paradossalmente oggi è rassicurante) doveva convincere i cosiddetti (e sottolineo cosiddetti) nerd.
Sia chiaro, fare così tanta pressione sul pubblico prima dell'uscito di un film non ha mai fatto bene, questo è sicuramente un peccato che la Warner si prende e si porta a casa, nessuna scusa, nessuna attenuante.

La risposta alla colossale macchina promozionale, è ovviamente, la critica al film e la critica parte con le anteprime per i giornalisti. I cosiddetti esperti (e sottolineo cosiddetti) decretano che Suicide Squad fa schifo. Diventa emblema di questa crudele sentenza Rotten Tomatoes. Naturalmente, poiché l'internet è un brutto posto l'analisi relativa al perché faccia schifo passa in secondo piano. Sorgono quindi, più incisive, le tifoserie che deridono il film (fanboy Marvel) o inneggiano al complotto (fanboy DC). Intorno a questi intanto le torme di quelli che hanno, in un senso o nell'altro, del nuovo rancore da spendere. Quelli che vogliono l'aderenza ai fumetti (utopisti), quelli che considerano i comic movie del vero cinema (illusi), quelli che ce l'hanno con X perché ha fatto C e quindi ha offeso Beta (contorti). Legioni di persone che scrivono e scrivono materiale, rigorosamente senza aver visto il film, principalmente copincollando e assumendo per vero quanto detto dal materiale aggregato in modo tanto tranchant dagli amici di Rotten.

L'uscita del film agirà un po' da calmiere sulle varie pulsioni espresse e riporterà le cose lontane dagli estremi. Suicide Squad non è un capolavoro, come nessun comic movie, la gente se ne faccia una ragione. Gli incassi, intanto, faranno comunque felici gli isterici produttori Warner che potranno andare avanti a fare i loro bei danni, senza far veramente male a nessuno

Quest'editoriale, però, si fermerà proprio un momento prima dell'uscita del film, sul bordo del dibattito più integralista. In quel momento mi sono fatto una domanda, anche, non lo nascondo, a causa dell'affetto che da sempre nutro per il progetto, una domanda che in quest'epoca sta diventando sempre più importante: e se l'internet avesse torto?

Il semplice fatto che questa domanda, a orecchio, appaia assurda, dovrebbe farci riflettere. Com'è possibile che siamo arrivati in un'epoca in cui esiste un'Unica Voce e che, nel momento in cui questa voce esprime una Sentenza, non si tratta tanto di questionarla, ma di decidere se Crederci o non Crederci? Com'è possibile che l'opinione prodotta all'interno del più multiforme e vivace dei mezzi di comunicazione oggi si presenti così monolitica?

Il concetto di opinione dell'internet nasce come opinione dal basso che si contrappone all'opinione calata dai media. La critica cinematografica è un mondo affascinante, ma negli anni d'oro dei blockbuster siamo stati male abituati a ricevere dai media delle "critiche" che in realtà erano pubblicità malamente camuffata. O meglio, l'analisi di un film spesso si riduceva realmente a un becero Bello vs Brutto con alcuni standardizzatissimi criteri di qualità che non lasciavano emergere cosa realmente il film significasse.
Se negli anni 90 proponevi un film su un tizio in costume la critica, compatta, ti faceva capire che non aveva senso che un imbecille si vestisse di rosso e saltasse sui tetti per combattere la criminalità. Con notevole snobismo, con l'intento preciso di limitare l'alfabeto cinematografico a una manciata di simboli, un progetto del genere sarebbe stato rifiutato, a meno di venderlo come fantascienza tout-court e quindi assoggettarlo a logiche non sue.
Di contro l'internet lavorava per creare connessioni nuove, quindi produceva personaggi che andavano sì, al cinema, ma poi nel tempo libero leggevano (in senso critico) i fumetti e quindi cominciavano a porsi delle domande su come potessero passare certe idee tra un media all'altro, su come molti autori, timidamente, stessero cercando di scardinare le gabbie del senso comune per infilarci nuova roba.
Nell'internet dei forum, degli admin stronzi, delle mailing list solo testo e dei permaban (nell'internet che funzionava bene) nacque sul serio un interessante, vivace, potente dibattito cinematografico sincretista, dove tutti i media venivano presi in considerazione e dove l'uscita dagli schemi classici veniva realmente presa come atto di coraggio, perché lo era. Questa visione "laterale" del media, complicatissima da digerire (parliamo di forum con pagine e pagine da leggere) era un genuino motore di verità, una verità ricca di sfumature come deve esserlo la vera critica e che si contrapponeva ai media convenzionali.
Quell'epoca formò l'idea che non ci si poteva fidare delle dichiarazioni fatte per canali ufficiali, ma che esisteva un sentire, un punto di vista, che poteva effettivamente far capire cosa aspettarsi dai vari titoli.

E' un peccato che quell'epoca sia morta e nessuno se ne sia accorto.

Ci sono alcune parole che ho usato per descrivere quel periodo che non ho buttato a caso, parole come complicato, parole come analisi, parole come dibattito. Erano queste le vere forze trainanti di quell'epoca ed erano queste le forze che ne legittimavano l'autorità. Ed erano anche quello che teneva fuori dai giochi tutte le persone che non erano disposte a fare fatica. Queste persone, che non hanno tempo o voglia di capire, erano però eccitate dal fatto che qualcuno, da qualche parte, potesse contrapporsi ai media tradizionali, desideravano qualcuno che gli raccontasse una verità, una sintesi che gli permettesse di elevarsi dalle masse, ma senza la fatica di smettere di essere massa. E' così che siamo arrivati ad aggregatori alla Rotten Tomatoes, che ti permettono di stabilire come devi giudicare un film leggendo un singolo numero, è così che siamo arrivati a decine e decine di blog che sostanzialmente non fanno altro che riassumere e riportare altri blog, per essere sicuri di dire qualcosa con cui il mondo è già d'accordo. E' così che molte delle iniziative editoriali web odierne, piuttosto che dirti qualcosa che probablmente non capiresti, si limitano a raccontarti quello che vorresti sentire, una versione della realtà diversa da quella mainstream che però è sterile e serve solo a soddisfare il tuo bisogno di contraddittorio.

Suicide Squad non è un comic movie Marvel, è qualcosa di diverso. Introdurre troppe diversità in un universo che si nutre di manicheismi però è pericoloso... ne vale la pena? In fin dei conti il film a cui è più vicino, Superman v Batman è stato (legittimamente) linciato... perché non sollevare anche su questa pellicola un linciaggio? Alcune fazioni saranno d'accordo con noi certamente, altre troveranno in generale la possibilità di linciare divertente, quelli che si opporranno potranno essere tacciati di essere acritici, pagati, ottusi... in fondo perché no? Non offre un buon revenue di click? Sicuramente offre un revenue migliore di cercare di far accettare che i film di supereroi non sono tutti uguali. E se anche non è così, chi oserà mai contraddirre l'internet?.

Il problema, di fondo non è Suicide Squad, un film che, per il suo mediocre valore storiografico, ha fatto parlare fin troppo. Il problema è la domanda che ho posto prima, il problema è che se oggi ci mettiamo a dire che l'internet ha torto veniamo presi come dei pazzi, degli ignoranti, dei paria. Sicuramente, state pur certi, non verremo cliccati.
La cosa, a voi, non fa un po' paura?

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