Strip
780
03 . 09 . 2016

Andiamo a comandare

Rieccoci dunque, puntuali insieme al dolce settembre. Belli carichi e a pezzi dentro, come dicevamo, pronti per venirvi a comandare per un altro anno.

Spero con tutto il mio cuore che tu abbia gradito, o gentile Lettore, l'illustrazione che, come da tradizione ormai quindicinale, lasciamo su questa pagina a titolo di commiato durante la pausa estiva.
Scherzavo, ovviamente; non me ne frega una cippa del tuo gradimento, vile roditore che non sei altro! Se pensavi che la bella stagione ci avesse intenerito ti sbagli: il nostro motto resta ancora e per sempre “Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™”.

Sì, sono patetico: ma lasciate questo povero vecchio alle sue fissazioni... Compatitelo, se vi riesce: ormai non cambierà più.
Per quanto la mia mano sia tremante, e la vista appannata dalla vecchiaia, nondimento credo che l'illustrazione di questa Estate 2016 sia tutto sommato dignitosa. Certo il tratto tradisce tutta la mia mancanza di esercizio, ma almeno la combinazione di colori (compresa l'abbronzatura atipica che sfoggia il nostro Neo) mi pare non sgradevole. Non sono del tutto soddisfatto dal bizzarro Pikàrabbit che ha inquietato perfino Cymon qui di fianco: è un empio incrocio genetico, sì, ma avrei voluto dargli un po' più di personalità.

Non voglio lasciarvi solo chiacchiere, però, in questa prima uscita settembrina: il settore del divertimento elettronico infatti ci ha travolto con un tornado di passione da levare il fiato, e mi ha dato materiale di cui parlare per molte settimane a venire.
Qualche anticipazione: Final Fantasy XV a più non posso; Metal Gear Survive, che pare uno scherzo di cattivo gusto, proprio nello stile di Kojima, e invece è la triste realtà; The King Of Fighters XIV, che è appena uscito e ha già fatto strage di cuori.
Verrà il tempo per tutti. Ma lasciatemi dare il mio commiato alla stagione del sole, della sabbia nel costume, del sale sulla pelle, dei costumi sgargianti e delle onde contro gli scogli con un ultimo pettegolezzo vacanziero: non perdetevi questo Uma Musume. Direttamente dall'isola di Nippon, una simulazione “ippica” in cui a gareggiare sono giovani, ehm, puledre personificate nelle solite studentesse liceali con cui sono in fissa i giapponesini.
Lo so, potevo anche finire un paragrafo prima. D'altronde dopo essere finito così in basso, la settimana prossima (se ci sarà) non potrò che alzare il tono...

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 09 . 2016

Crazy women

Lo so che volete parlare delle vacanze trascorse e della scuola che inizia, ma io è un bel po' che devo recensire Suicide Squad, quindi scusate eh!

Avete una bella macchina.
Vi piace guidarla, vi piace il rumore che fa quando la fate correre sulla strada, il ruggito controllato della sua potenza che si scarica sulle gomme e diventa velocità.
Questo però è avere stile e ogni tanto decidete di fare qualche concessione allo stile, quindi vi fermate a un semaforo, mettete in folle e cacciate giù l'acceleratore. La macchina fa brooom brooom, un brooom brooom rabbioso, deleterio, uno spreco di risorse che a lungo andare rovinerà anche il motore, ma voi sentite salire una soddisfazione irrazionale, un viscerale senso di trionfo. Suicide Squad è un po' così, una sgasata al semaforo col motore a palla. E' inutile, ignorante, dannoso (?), ma da soddisfazione.

Non fanno in tempo a spegnersi le luci in sala che siamo subito a 300 orari dentro una cosa che di cinematografico ha ben poco. Sostanzialmente Ayer apre il film caricando la playlist di Spotify più ruffiana che aveva e montando una serie a raffica di corti per raccontarci le origini della pletora di personaggi che andrà poi a gestire. Tutte le cornici o gli espedienti che di solito introducono e gestiscono questi flashback sono ridotti all'osso, la voce della Waller potrebbe essere la voce del regista stesso o anche quella di Troy McLure che racconta ai profani il DC Uni(murder)verse. Questa libertà, però, si traduce in un'esperienza molto vicina alla lettura di un comic americano d'impatto: grandi scene, anche se confuse, dialoghi serrati in cui non si dice nulla, personaggi che riempiono la scena.
Si capisce subito che non tutti i personaggi avranno lo stesso peso, ma sarebbe stato difficile ottenere il contrario. Killer Croc e Capitan Boomerang rappresentano rispettivamente l'elemento weird e l'elemento comico, Diablo ha tutto il suo sviluppo privato, dignitoso ma non abbastanza da metterlo al centro della scena, Katana è un po' il Boba Fett della situazione: ha pochissime scene e pochissimo sviluppo (in realtà non si capisce proprio cosa fa lì in mezzo), ma col suo carisma riesce a lasciare il segno. Il personaggio che più mi ha stupito è stato quello di Rick Flagg, lo immaginavo un inutile accessorio militareggiante e invece riesce a essere un buon contraltare sia per la Waller che per Deadshot. Il suo rapporto con l'Incantatrice riesce anche a tenerlo al passo con la trama. La maga millenaria, a sua volta, funziona molto, più per charadesign e costruzione delle scene che per altro (deliziosi i richiami ai B-Movie prettamente horror moderni), considerando il suo ruolo non ha senso chiederle di più.
I motori del film sono ovviamente Deadshot e Harley Queen. Su Harley Queen trovate in rete una quantità enorme di materiale e molti dibattiti anche interessanti sul suo ruolo e sulla sua malata psicologia. Il lavoro della Robbie è enorme e il risultato è clamoroso, ma è una carta su cui era evidente che la produzione avrebbe fatto all-in. Vorrei quindi spendere qualche parola in più su Will Smith, che partendo da molto lontano è riuscito a fare di Deadshot un ottimo personaggio. A parte il fatto che è dalla ricerca della felicità che sappiamo che Smith funziona molto bene associato a lacrimevoli bambini, quello che mi è piaciuto è il fatto che ha costruito un personaggio molto equilibrato, "normale" nel suo porsi nei confronti del resto del cast. Avrebbe potuto agire per sottrazione e offrirci un cupo assassino senza sentimenti, invece ci offre un mercenario disilluso, ma non spezzato, un leader che ha accettato il suo ruolo di cattivo e un giusto contraltare all'alta morale di Flagg. La scena in cui incontra la Waller e gli vengono consegnate le armi gli permette di conquistare il pubblico. Da lì tutto in discesa.
Ci deve essere, in questo articolo (che tanto sarà disgustosamente lungo, fatevene una ragione), un paragrafo sul Joker, ovviamente. Anche qui, si è detto tutto e il contrario di tutto sia sul personaggio che sulla prestazione di Leto. La prima cosa che mi preme sottolineare è che questo Joker è assolutamente inconfrontabile con i suoi predecessori, perché anche la sua origine fumettistica è evidentemente diversa. I Joker di Nicholson e Ledger sono i Joker dell'epoca d'oro Batmaniana, in cui il confronto tra supereroe e supercattivo era qualcosa di intimo e si esauriva nell'esplicitazione dei loro archetipi. Il Joker di Leto è un Joker molto più vicino a quello che vediamo in epoca moderna, dove il personaggio è funzionale al mondo del crimine malato e distorto di Gotham e quindi, prima ancora di essere un disturbato buffone sempre pronto a fare del male, è un gangster pervertito in cima alle gerarchie del male della società. E' il capocomico del freakshow quindi è pazzo, crudele, sadico, ma deve comunque mantenere il controllo.
E' evidente che le sue parti sono quelle che hanno subito più danni dal montaggio fatto con la trebbiatrice del film. Parte del suo sviluppo è stato sacrificato per mantenere la lunghezza del film entro le due ore, parte per tenere basso il rating. Paga insomma in prima persona tutti i peccati di Suicide Squad e si vede. Questo però non toglie che di questo Joker vorremmo vederne di più, perché comunque la prestazione di Leto è ottima e così il suo disegno generale. Paradossalmente, forse, il modo migliore per apprezzarlo non è tanto il film, quanto il video di Purple Lamborghini

Ho deciso di passare in dettaglio in rassegna i personaggi di Suicide Squad perché questo Suicide Squad è: un film di personaggi. La sua trama è tra l'idiota e l'imbecille, come nella media dei comic movie, quindi è inutile sprecarvi testo. Il suo senso, principalmente, è nel far emergere i suoi personaggi.
Per quello che riguarda i dati tecnici possiamo parlare di brutta regia, brutto montaggio e brutta fotografia quanto volete, ma almeno possiamo parlare di regia, montaggio e fotografia. Lo so che contrapporre DC e Marvel finirà col far degenerare questa recensione in una rissa fra fanboy, ma sinceramente mi sono convinto, dopo averne visti tanti, che il comic movie Marvel abbia in qualche modo "anestetizzato" il nostro senso del gusto cinematografico, proponendoci degli oggetti incolore, disciplinati ma scialbi, corretti, ma incapaci di eccellere. Suicide Squad (e si, persino Batman v Superman) fa invece delle scelte. Molte scelte le sbaglia, molte altre sono state evidentemente imposte da una produzione in crisi isterica, ma in generale mostra un carattere, un'incoscienza, un ignoranza appunto, che lascia allo spettatore qualcosa, che riporta il film di comic a quell'alfabeto e a quella dignità propria dei blockbuster, il cui scopo è sempre stato emozionare per quello che mostra e non per quello a cui fa riferimento in qualche altro media.

A me Suicide Squad è piaciuto e mi sento di consigliarlo. Ho deciso di dedicare un secondo editoriale alle reazioni che l'internet ha avuto alla sua uscita, con alcune considerazioni che credo siano interessanti. Sinceramente mi sono affezionato al progetto dal giorno in cui è stato annunciato e quello che è stato detto all'uscita mi è scivolato addosso. Quando mi sono seduto in sala mi aspettavo di vedere esattamente quello che ho visto, non solo in termini di racconto, ma anche in termini di carisma e carattere. Suicide Squad mostra dei personaggi di fumetti in un film. I personaggi di fumetti rimangono personaggi di fumetti, ma, soprattutto, il film rimane un film.

“You know what they say about the crazy ones...”

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