Strip
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16 . 07 . 2016

Miracolo estivo

Ci sentiamo sempre un poco in soggezione, quando le strip della serie Jobs ci fanno penetrare nella penombra della Sala Macchine, per violare le confidenze scambiate sottovoce tra Neo & Gödel, colleghi Ingegneri.
Possiamo ben immaginarcelo, Gödel, che nel pieno dell'estate luminosa si rifugia nel buio della sua stanzetta, a piangere sul cuscino come una tredicenne asiatica (!), colto da un momento di tristezza che potrebbe essere passeggero, ma anche no.

La settimana scorsa ho spettegolato su Street Fighter V; inevitabile che oggi tocchi all'altro re storico del combattimento 1 vs 1... trema, King Of Fighters XIV!
Davvero questa è l'estate del picchiare duro, ma è strano come questi due titoli abbiano avuto parabole opposte: discendente quella di Street Fighter, che è partito con tantissimo fomento e subito ha spezzato il cuore delle moltitudini rivelandosi null'altro che una versione beta venduta a caro prezzo; e invece ascendente quella del nuovo KOF, che dopo essere stato deriso e sbeffeggiato da tutti alla sua prima apparizione (me compreso), ha saputo lentamente conquistarci con il suo entusiasmo e la sua grandissima generosità.
Il volto di KOF si mostra brutto e sgraziato, ma il cuore è grande: 50 personaggi di cui una ventina completamente nuovi. La grafica sembra tuttora realizzata da due stagisti vietnamiti (come in effetti è), e la tecnologia sembra più consona al decennio scorso, ma in qualche modo le animazioni esuberanti e alcuni chara-design si fanno perdonare.
I nuovi personaggi mi dicono davvero poco: preferirei riavere tra le mani una Hinako o una Vanessa piuttosto che venti di questi nuovi tizi strambi, molti dei quali realizzati espressamente per il vastissimo mercato cinese, e che a noi sembrano solo giovanotti con il disagio addosso, da prendere a sonori schiaffoni. Ma pazienza: c'è di peggio in giro.

Anche le interviste ai veterani di SNK che collaborano a questo gioco sono piene di tantissimo sentimento, e contribuiscono a rendere simpatico questo brutto anatroccolo di un giochino.
Mi sento un po' sudare dagli occhi, e vorrei quasi essere di nuovo ad Hong Kong, al New Town Mall, dove in esclusiva si può provare questo titolo tutta estate.
Il colpo di grazia della nostalgia, infine, arriva dai bonus per i preordini del gioco, uno dei quali è un wallpaper disegnato nientemeno che da... oh, cieli, è lui! Falcoon!
Falcoon è stato uno dei miei artisti preferiti un sacco di tempo fa: ricordo che la scoperta dei suoi tesori mi ossessionò per un'estate intera, l'estate dello '03. Da molti anni ormai era sparito nell'anonimato, ma questo ciccione giapponese dal ciuffo ossigenato a quanto pare c'è ancora, da qualche parte, e non ha perso la mano.

È l'estate dei miracoli.

Lo-Rez: arte, storia, web design
16 . 07 . 2016

L'arte di Mercatore

La geolocalizzazione di Pokémon Go (che poi è quella di Ingress, eh) fa si che nelle grandi città si addensino la maggior parte dei punti interattivi e che questi, con l'andare vero le periferie, si diradino fin quasi a scomparire. Non gliene facciamo una colpa, qualsiasi metodo di calcolo di usi per la rilevanza delle località è evidente che le punte più alte si abbiano dove abita più gente, tanto più se i posti di cui stiamo parlando sono anche celebri a livello nazionale e a livello internazionale.
Voi vi direte, beh, Cymon, te stai a Milano quindi questa cosa ti fa buon gioco, ma sbagliate. Una cosa che poche persone sanno è che anche Milano ha una vasta periferia e in questa vasta periferia ci abitano persone che continuano a essere definite milanesi. E vi dirò di più, di tutte le periferie quella più vuota, quella più arida, quella dove il nulla si estende è proprio la mia, l'Ovest.
Il risultato è che fuori da casa mia si ha a disposizione solo un Pokéstop in centro al paese e una palestra alla fermata del mio autobus. Sarebbe sufficiente se non fosse che, oltre a ciò, pare che i Pokémon si tengano proprio alla larga per cui non è proprio possibile incrociarli per strada. Il che, tra le altre cose, irrita il filologo in me, perché vi assicuro che da queste parti se c'è una cosa che possediamo in abbondanza è proprio l'erba alta. Abbiamo sterminati campi di erba alta e neanche un Pokémon. Un purista della serie lo considererebbe sicuramente un bug.

Perché ho installato Pokémon Go (e sono arrivato a dedicargli il secondo editoriale)? Non lo volevo mica. Non mi piacciono i giochi su cellulare, non sono un appassionato di Pokémon e non ho più tempo/voglia di dedicarmi a una cosa impegnativa come un gioco in realtà aumentata. Come se non bastasse l'arte di questo prodotto è qualcosa di raccapricciante, qualcosa di così orribile che spero Lo-Rez non ne venga mai a conoscenza. A parte i disegni dei Pokémon, che fortunatamente sono tutelati dal marchio, tutto il resto puzza di gioco da telefonino da cinquanta centesimi, con i disegni dozzinali e simil-realistici dei vari personaggi, icone senza anima e una mappa a tinte pastello in acido che fa a pugni con la stessa natura del superAMOLED del vostro strumento. Scordatevi il taglio manga fumettoso dei giochi 3DS, non c'é veramente NIENTE di attraente in Pokémon Go, c'è stato più studio di design negli ultimi Candy Crush.
E il gameplay? Beh, non l'ho ancora esplorato a fondo, ma il gioco non mette proprio niente enfasi sul combattimento tra i Pokémon che, perdonate, credevo una volta fosse il cuore della serie. Quello che conta, insomma, è camminare su e giù per le strade e catturarli, ma allenarli, selezionarli, controllare le loro statistiche sembra secondario. Spero di sbagliarmi, eh, spero anche di avere abbastanza voglia da arrivare a un punto in cui fare combattere i mostriciattoli sia rilevante, ma già il poco che racconta Pokédex su di loro mi sta mettendo brutti sospetti.

Eppure si installa Pokémon Go perché non parliamo di un videogioco, ma di un fenomeno sociale, un po' come noi nerd ci siamo iscritti a Facebook non tanto perché fosse un sito internet con contenuti interessanti, ma perché ci si erano iscritti tutti. Pokémon Go è qualcosa che trascende tutti i principi che abbiamo sempre sostenuto in questo luogo, quindi, come sempre, avremo piacere a marchiarlo come IL MALE.

Eppure Pokémon Go è anche zeitgeist e lo zeitgeist è da sempre qualcosa di cui ci occupiamo, qualcosa di cui dobbiamo occuparci. Il motivo per cui questo secondo editoriale esiste è dato dal fatto che nelle ultime settimane ho parlato un sacco di Pokémon e soprattutto ne ho parlato con persone che non ne sapevano nulla. Ho quasi finito per apparire come un esperto di Pokémon solo grazie alle mie anedottiche conoscenze di osservatore esterno. Non ho mai negato il potere di Pokémon all'interno del mondo videoludico, ci sono vecchi editoriali mie terrorizzati nel vedere il suo potere sulle masse anche in modo assolutamente random, ma il fatto che i mostriciattoli siano riusciti a scavalcare il muro e siano entrati nella vita degli altri è un fatto a dir poco storico. E il terrore, si, è estramemente più profondo. Potete parlare di Pokémon col vostro panettiere, oggi. I Pokémon sono nel mondo reale. E non parlo solo di realtà aumentata.

“Non so cos'altro dirty, Henry, se non questo, di non tirarti mai indietro per causa mia, ragazzo. Se verrè il momento che dovrai farti ammazzare oppure fare qualche bassezza, be', Henry, pensa solo a fare quello che è giusto, perché ci sono tante donne che devono farci i conti, di questi tempi, e il Signore si prenderà cura di noi tutte.” - Il segno Rosso del Coraggio, Stephen Crane

Cymon: testi, storia, site admin
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