Strip
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26 . 10 . 2002

The way it's meant to be played™

Divine Divinity ha un titolo tanto stupido che non lo avevo mai degnato di considerazione. Invece la sostanza c'è. Con le sue 200+ ore di gioco e la grafica 2D molto retrò, questo gioco mi pare l'equivalente per computer di Dragon Quest VII, quell'rpg giapponese dedicato ai nostalgici che non si lasciano spaventare da una curva di apprendimento così ripida che e' di fatto, uhm, una retta verticale.
Magari ce ne fossero di più, di giochi così: ti fanno riconciliare con la Gaming Industry, dopo che l'hai vista andare alla deriva con roba tipo Turok: Evolution. Sono giochi che non si prendono alla leggera, indicati per un pubblico molto ristretto ma fedele.
Anche KOF2002 appartiene alla categoria, e non mi stancherò mai di ripeterlo su queste column (soprattutto ora che il mio sito preferito sui coin-op ha ripreso gli aggiornamenti...). E vi appartiene anche Steel Battalion.
La settimana scorsa avevo accennato a questo simulatore di robottoni nipponici da guerra, ma mi pare il caso di tornarci su. Quando dico che SB è un Simulatore di Mech, intendo un Simulatore sul serio. Un Simulatore alla Flight Simulator, per intenderci. Con tanto di pedaliera e periferica di controllo da 40 tasti. Niente e' mai andato così vicino a ricreare l'emozione del combattimento pesante a bordo di giganteschi Mech (e il fatto che sia per Xbox senza dubbio aiuta parecchio): al confronto Mechwarrior e' un passatempo leggero, un divertimento per educande. Pare che per avviare il mech, metterlo in posizione eretta e farsi lanciare sul luogo della missione richieda di smanettare per diversi minuti sulla tastiera dedicata al gioco. Patlabor e Gundam mi hanno esaltato, Evangelion mi ha deluso per le buone idee gettate al vento, ma questo titolo di Capcom promette di essere la parola definitiva sul combattimento tra mech. Costa oltre 200$, ma vediamola cosi': e' sempre più economico di un mech vero.

Qualche giorno fa M.it ci ha fornito una dritta preziosa, ovvero il link alle scansioni ad alta risoluzione dello speciale di PCGamer USA dedicato a Doom3. Peccato che questo genere di cose non vada molto a genio alle riviste cartacee, e che di conseguenza il materiale sia sparito dopo poco. Quello che ho visto però è stato sufficiente a traumatizzarmi: credo sempre di più che Doom3 sarà un salto epocale per questo media, in termini puramente tecnologici. UT2003 e' una meraviglia, soprattutto se pensiamo che ci sono delle caratteristiche che ancora nessuno ha visto perche' semplicemente l'hardware adatto al momento non e' ancora in vendita. Ma Doom3... e' semplicemente il futuro.
Comunque questo episodio ha riacceso il mio rimpianto per la triste fine che la rivista PCGamer (di cui ero affezionato lettore) ha incontrato in Italia. E' triste soprattutto perchè la rivista in questione e' la più venduta nel mondo, ma a quanto pare il nostro Paese non e' ancora pronto per una visione così matura del divertimento elettronico. Non che TGM sia male, ma insomma... PCGamer aveva un altro fascino.
TGM ad ogni modo mi ha permesso di provare UT2003. Sono estremamente seccato dai giocatori PC che pretendono che ogni gioco vada a 1600x1200, e al tempo stesso strillano come neonati se il loro hardware non è adeguato. UT2003 e' un'abbuffata di eye-candy, ma sul mio hardware posso gustare soltanto una versione poco zuccherata, per così dire (ancora per poco... c'e' una scheda video cutting-edge con il mio nome scritto sopra. Ehe! Uh Uh!), ma lungi da me lamentarmi con CliffyB e soci, che hanno fatto davvero un ottimo lavoro. L'influenza di Quake 3 Arena e' pesantissima, sia nel gameplay che soprattutto nello stile artistico, al punto che questo gioco si colloca secondo me come una via di mezzo tra le due scuole di pensiero in fatto di FPS. Le armi finalmente sono quasi tutte utili, il mitico "Headshot!" e' tornato... insomma e' un bel gioco, non da strapparsi i capelli ma comunque una buona disciplina da e.sport.

Per la Sezione L'Angolo-Settimanale-Di-FF:
Dite un po', vi è mancato questo appuntamento? Negli ultimi tempi ho seguito un gruppo serale per disintossicarmi dalla Final-Fantasy-mania, ma l'annuncio di Final Fantasy X-2 mi ha fatto precipitare di nuovo nel tunnel. FFX-2 e' il primo seguito diretto a un gioco della serie, quindi sarebbe un evento già di per se', ma alla Square piace soprendere. Dal materiale promozionale pare infatti che questo titolo abbia uno stile decisamente kitch... Yuna in pantaloncini cortissimi, in posa aggressiva con due pistole (radicalmente diversa dalla Yuna castissima del primo gioco), mi fa venire in mente l'atmosfera dei film di fantascienza anni '50, solo che questo e' decisamente nipponico. Comunque sia, e' sempre più evidente che Tetsuya Nomura dovrebbe darsi alle passerelle di moda internazionali: di talento ne ha da vendere, e di certo il suo design non e' piu' strano o ardito di quanto non si vede gia' in giro. Di stilisti giapponesi si sente parlare poco, ma non significa che manchino... e' che si dedicano a settori un po' particolari, tipo i videogiochi o le divise scolastiche (le ragazze spesso scelgono la scuola in base a chi disegna le divise ufficiali).
Quest'ultima nota era della serie "Scopriamo Insieme la Nazione Nipponica", campagna per l'erudizione personale del videogiocatore italiano.
Ehm... tornando al gioco, la press-release ufficiale descrive la trama come un "viaggio interiore" della fanciulla in questione, "alla ricerca di sè stessa". Oibò, questo forse significa che Yuna, la santarellina Yuna, in realtà ha i gusti sfacciati di una donnaccia in fatto di vestiti? E come si concilia il suo nuovo atteggiamento avventuroso alla Principessa Leila (o Padme, se siete moderni) con la gravidanza annunciata alla fine del primo gioco? E come si colloca in questo quadro lo spin-off dedicato a Rikku, altro personaggio femminile cui gioverebbe un look meno castigato? Square ha molto da spiegare, questa volta...

Lo-Rez: arte, storia, web design
26 . 10 . 2002

SMAUGH

Quest'anno, al contrario di quanto accaduto l'anno scorso, la puntata SMAUesca di Follow the Rabbit esce in orario, senza ritardi di alcun tipo. Non è stata la nostra illimitata abnegazione a causare ciò, quanto una concomitanza di fattori tecnici. Il buon Lo-Rez quest'anno non è potuto intervenire alla fiera e io ho avuto modo di esplorarla giovedì, giorno della sua apertura, perciò ho già rastrellato abbastanza materiale da mettere insieme la column qui presente.
Cominciamo subito col dire che questo non è stato un anno che ha lasciato il segno, se non in negativo. L'intero mondo dell'elettronica, in quest'ultimo periodo, si sta prendendo una pausa di riflessione grazie a cui ripigliarsi da anni fin troppo euforici e questo si ripercuote inevitabilmente su una delle esposizioni più grandi che lo riguardano. Come ho già detto altre volte il fatto che oggi vi siano le vacche magre è assolutamente fisiologico e va interpretato come un momento di assestamento, ma non per questo deve mancare di fare tristezza.
Solo due anni fa, al culmine dell'età dell'oro, i padiglioni della fiera erano pieni di espositori traboccanti entusiasmo, che avevano messo in piedi stand ad alto coefficiente di seduzione, pronti a gettarsi ai piedi dei visitatori pur di avere pochi minuti della loro attenzione. Oggi, molte di quelle aziende nate sull'onda dell'ottimismo estremo sono fallite o si sono ridimensionate, passando dalla prosperità alla mera sopravvivenza. Chi aveva le spalle larghe due anni fa adesso è ancora qui, magari leader del proprio settore e intento a far la guardia al proprio orticello mentre chi aveva edificato sulla sabbia il proprio palazzo di idee deve, al massimo, accontentarsi di vivere in una tenda. Nessuna di queste due creature, comunque, può decidere oggi di venire alla SMAU per trasformarla nel circo di giochetti, luci e colori che era un tempo, la fiera sta ritornando ad essere un po' sé stessa, un'esposizione di idee e tecnologie, perdendo la potenza mediatica del passato.
Detto questo comunque bisogna dire che i suoi momenti di spettacolo ci sono stati, con imbonitori di vario tipo a coccolare gli stand più colorati e i soliti giganti della telecomunicazione (Nokia, Vodafone...) intenti ad ostentare, ostentare e ostentare (non ho capito perchè un cellulare dovrebbe essere complesso come Windows 98, comunque...). Di certo grande luccichio proveniva poi dallo SMAUShop cosiddetto, il negozio multimediale sotto l'ala di Mediaworld allestito all'interno della fiera (ma anche con ingresso esterno, gratuito), il luogo se vogliamo più "turistico" dell'intera manifestazione, con vippes sul palco a promuovere opere proprie (Grignani, Bersani...) o di cui erano testimonial (Cannavaro con la nuova edizione di This is Football) a cui, nell'occasione, veniva applicato un certo sconto. Un luogo in cui si veniva trattati da potenziali clienti e quindi bene, con pure CD-R gratuiti come se piovesse, postazioni per gustarsi films in DVD o qualche gioco per console di ultima generazione.
Ma basta parlare degli aspetti secondari della fiera! E' tempo di sviscerarne il cuore! E' tempo di SMAU RABBIT AWARD! Musichetta!
Prima il piacere e poi il piacerissimo: il Rabbit SMAU Award per il gadget migliore va senza dubbio a Regione Lombardia che spacciava porta CD da viaggio a 12 posti, utilissimi in varie situazioni. Il Rabbit SMAU Award per il gadget più sfizioso, invece, è appannaggio del martellone gonfiabile che, ci è stato detto, veniva dalla Magnex, anche se non ci è stato dato modo di acchiapparlo (da qui anche la segnalazione chimera).
Passiamo ora alle standiste, il Rabbit SMAU Award coscia da paura è saldamente tra le mani delle standiste Brondi. La ditta ha avuto l'abilità di reclutare ben due figliole assai gradevoli sotto l'aspetto per cui sono state premiate.
Ma a chi va quest'anno il premio più ambito, il riconoscimento più ricercato nella fiera? Signori, un vero e proprio outsider: il Rabbit SMAU Award per la standista più gnocca viene assegnato all'unanimità alla distributrice di campioni del chewing gum Reset. Dopo averle prese, per un attimo, ho sperato che avessero su di lei lo stesso effetto che hanno sul cane, ma poi ho anche valutato che alitare in faccia a una tipa potesse essere considerato molestia dalle forze dell'ordine e mi sono trattenuto dal fare gesti inconsulti. Comunque sia: applausi! (sempre nella speranza che qualcuna delle ragazze citate venga da me a ritirare il premio).
A chiosa di tutto ciò la segnalazione speciale RAbbit SMAU Award Cultura va alla fondazione Ugo Bordoni per il suo libro sulle reti di telecomunicazione in Italia. Penso però che, chi non è ingegnere, non capirà l'importanza dell'opera (assai spessa, oltretutto). Una puntualizzazione poi su sta cosa degli ingegneri: ostentare alla SMAU il proprio luminoso corso di studi paga, la gente ti tratta da professionista! Davvero!
Editoriale lungo, ma dovete capirmi, la SMAU è forse l'unica manifestazione di cui si può riportare un qualche reportage su questo sito ergo mi sembra giusto spendergli dietro fiumi di parole. Ad ogni modo qui chiude la baracca, alla settimana ventura gente!

Cymon: testi, storia, site admin
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