Strip
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04 . 06 . 2016

Pachinko

Siamo cresciuti ascoltando favole in cui gli Amministratori di Sistema sono tutti belli, abbronzati e forti, e vengono a salvarti su un cavallo bianco quando il tuo server sta per esplodere... Oppure no, queste cose non sono vere neppure nelle favole. Di sicuro non valgono per l'Angioletto Bob, che più che il sonno di Neo mostra di avere a cuore il proprio: guai se provate a svegliarlo con una richiesta di assistenza tecnica nel cuore della notte, diventa una bestia assassina.

La primavera si sta rivelando irritante, meglio scacciarla immergendoci nell'altra realtà.
Devo ammettere che mi sono in parte ricreduto su Hyper Light Drifter: quando ne ho parlato qualche settimana fa, ho inveito ferocemente contro il suo creatore per la difficoltà irritante del gioco. Mi sono lasciato trascinare dall'opinione comune, ma dopo aver trascorso più tempo con questo giochetto posso affermare a testa alta che non è mai troppo difficile. È spesso difficile, ma mai troppo, neppure per un tenerone come me.
A quanto pare il mondo si è rammollito perfino più di quanto già potesse credere un vecchio inacidito quale io sono... davvero le masse dei bamboccini oggigiorno si lagnano per un nonnulla, si mettono a frignare al primo accenno di sfida. Non mi stupisce in fondo che stiano tornando di moda i giochi “difficili” tipo Dark Souls: una volta erano tutti così, e alla gente piacevano così.

In chiusura una punta di amarezza, sempre sull'onda della nostalgia. Siamo ancora scottati dalla vicenda del licenziamento di Hideo Kojima da parte di Konami, che ha allontanato forse per sempre uno degli autori più geniali di tutti i tempi dalla sua creatura prediletta... I diritti di Metal Gear Solid restano proprietà di Konami, ma senza Kojima era solo questione di tempo prima che anche questa serie gloriosa venisse gettata ai porci, dispersa ai quattro venti, calpestata, sfruttata e violentata!
Il momento è arrivato, forse anche prima del previsto: le prime avvisaglie si erano già avute con una serie di sconcertanti pubblicità televisive per la Ford (???), ma erano talmente assurde che si potevano quasi apprezzare.
Ora invece la diabolica Konami fa sul serio, e il primo titolo della storica serie senza il suo creatore sarà... una macchinetta del pachinko. Quello che più ci fa rabbia, quello che ci spezza il cuore, è che questi bastardi si sono impegnati perfino a ricreare in alta definizione le scene madri di Metal Gear Solid 3, per usarle come simpatici video di sottofondo mentre perdete tutto il vostro denaro con il gioco d'azzardo.
(Che poi io ci sono stato, nei locali da pachinko asiatici, e tra il fumo, le luci e il rumore assordante non si capisce una cippa di quello che succede sullo schermino.)
Sì, Konami, facci più male.

Lo-Rez: arte, storia, web design
04 . 06 . 2016

Onda Rock

Per questa settimana FTR lascia lo spazio del mio editoriale al Rolling Stones dei Poveri per la recensione del concerto dei Rammstein al Gods of Metal. Non si parla mai di musica da queste parti e penso che un'escursione, per una volta, me la merito.

I Rammstein in questo 2016 hanno guidato la giornata unica del Gods of Metal (orfana dei KISS). Si può ben dire che i Rammstein non hanno poi questa stretta affinità col metallo, mentre direi che ormai si possono fregiare del titolo di Dei con una certa disinvoltura. Il concerto è partito alle 10 passate (con qualche minuto di ritardo assai poco tedesco) dopo che il pubblico era stato adeguatamente frollato da diverse ore di altra ottima musica che ha compreso gente come Korn, Megadeth e Gammaray.
La produzione dei Rammstein si è fatta un po' "apatica" negli ultimi anni. L'ultimo CD di inediti ha data 2009 e a quello sono seguite solo raccolte più o meno particolari. La band però non si è mai tecnicamente fermata, portando il loro circo fiammeggiante in tour all'incirca tutti gli anni. Sembra che qualcosa bolla in pentola e infatti si vocifera che la marcetta-medley con cui Till sta aprendo le date di questo tour sia in verità un tappabuchi creato in attesa che sia pronto l'inedito da lanciare come apripista per un nuovo disco. Sia come sia questo è suonato (come forse molti altri) come un "concerto dei concerti" così come ne fanno band più datate (e più stanche, diciamo) dove sono stati sfoderati tutti i trucchi e le magie che i nostri unti tedeschi hanno collezionato negli anni.
E' questo un male? Forse no. Se credete sia giusto vedere un concerto dei Rammstein nella vita, uno e uno solo, forse questo era una buona occasione per cogliere la summa di quanto questi ragazzi della Germania dell'Est hanno fatto negli anni.
Dopo il primo brano vero, Reise Reise, tanto per dire, è stato il turno niente poco di meno che di Halleluja, traccia che qui in occidente non abbiamo avuto su supporto digitale fino al Rare Tracks del 2015.
Mentre la musica procedeva a ritmo continuo (non aspettatevi grandi discorsi da Till che coi suoi martella industrial a ritmo continuo finché non cala il sipario) sono tornati tutti i giochi pirotecnici che rendono lo spettacolo dal vivo della band qualcosa di unico, giochi esaltati dall'ambiente vasto e aperto (e sicuro?) dato dall'Autodromo. Già al primo pezzo il nostro frontman ignifugo ha nascosto sotto un pesante cappotto un intero giubbottino di miccette che si è fatto saltare (praticamente a pelle) finendo steso a terra come un soldato colpito da una raffica di mitraglia. Nel proseguo consuete museruole lanciafiamme, cinturoni fumogeni e il grosso arco a scintille che rende un pezzo non tra i miei preferiti come Du riechst so gut un passaggio imperdibile di ogni concerto. Non è mancato, ovviamente, nemmeno il momento "bruciamo il tastierista", che stavolta ha visto lo stralunato Christian uscirne particolarmente bene, in un abito di lustrini da far invidia a tutta Brodway.
Mentre il pubblico gold si ascoltava il concerto in buon ordine, sfiorando la blasfemia metal, la seconda linea composta dai biglietti plebei pogava forsennatamente in un clima che si faceva sempre più rovente. Dopo un ritmo sempre crescente di spintoni e contatti proibiti culminato ovviamente con Feuer Frei! è stato accolto con piacere più o meno da tutti il momento di Seemann, uno di quei pezzi che rendono adatti i Rammstein anche ai momenti soft e un po' più intimi (qui tanto per cambiare una pregevole cover degli Apocalyptica). Voci di corridoio e di parcheggio dicono che un secondo momento sullo stesso tono si sarebbe dovuto avere con l'intensa One Dich acustica, che però è saltata dalla scaletta per motivi che non conosciamo.
Abbiamo parlato di concerto dei concerti ed effettivamente la scaletta è quasi tutta presa dal periodo più genuino e intenso dei Rammstein, quello intorno ai primi anni 2000. E' un po' un peccato perché chi segue la band sa perfettamente che la loro produzione non è mai calata di qualità né ha mai tradito sé stessa. Ci saremmo quindi aspettati qualcosa di più anche da un album pregevole come Rosenrot (da cui viene la sola Zerstoren). Due brani invece da Liebe ist fur alle da, ma niente Pussy, che probabilmente il pubblico avrebbe maliziosamente amato, visto che già si è esaltato alla visione del paio di tette sfocate del video di Stripped, cover dei Depeche Mode presentata spesso sul palco dal gruppo e che non ho mai amato, sebbene la connessione tra i ragazzi inglesi e quelli tedeschi, musicalmente, sia abbastanza ovvia.
Stripped ha sostanzialmente chiuso il concerto "principale" assieme ad alcuni colpi di lanciafiamme dalle spalle del pubblico che hanno permesso anche ai plebei del biglietto economico di godersi una ventata di vento caldo (senza cui, diciamocelo, non è concerto dei Rammstein). Essendo però questa l'esibizione principale del GoM i nostri si sono fatti richiamare sul palco dopo i tradizionali minuti di buio e qui hanno assestato un colpo di coda eccezionale che ha letteralmente steso i fan storici.
Armato di due ali che avrebbero fatto invidia al Falcon degli Avengers (ovviamente fiammeggianti) Till ha infatti intonato Engel, uno dei pezzi più amati del gruppo e raramente portato in esecuzione. La successiva esecuzione di Sonne, per quanto un po' più "dovuta" al pubblico ha naturalmente portato il livello di commozione (e la temperatura) fuori scala.
Qual è la conclusione? Innanzitutto una doverosa confessione: avendo già visto i Rammstein ai tempi de tour di Reise Reise io, in realtà, puntavo quest'anno a vedere i KISS, un altro gruppo da "una volta nella vita", sembra incredibile, ma la band tedesca è stata solo un ripiego. Che ripiego, però! La capacità di Till e soci di tenere la scena e giostrare tutti i loro strumenti di fuoco sono un valore aggiunto devastante alla già grandiosa musica che riescono a produrre. Oggi come oggi il gusto per lo spettacolo, sul palco, non è più così di moda com'era negli anni 80 e probabilmente, tra le band musicalmente nate negli anni 90, i Rammstein sono ormai tra i massimi esponenti di pratiche di questo tipo. E' ovvio, il loro industrial rock può essere un po' lontano dai gusti di molti (e magari anche dai gusti di chi si definisce Metal con riferimenti un po' più "puri"), ma comunque quello che riescono a fornire è uno spettacolo a tutto tondo, per le orecchie, per gli occhi e per il cuore.

“Mit diesem Herz hab ich die Macht / die Augenlider zu erpressen / ich singe bis der Tag erwacht / ein heller Schein am Firmament / Mein Herz brennt”

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