Strip
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23 . 01 . 2016

Devastazione psichica

Abbiamo ancora i nervi scossi dal trauma delle festività appena trascorse, con annesso un Guerre Stellari che ha suscitato uno tsunami di devastazione psichica tra quelli come noi (se ancora esistono, quelli come noi).
Ci farà bene ritornare alla consuetudine delle nostre strip settimanali della serie Jobs, quelle piene di Ingegneri (delle Tenebre): oggi ad esempio scopriamo il sacro rituale del Passaggio di Consegne, quella pratica mitologica che di fatto non si fa, mai.

La volta scorsa ho citato un paio di giochi tra i migliori visti nel 2015, e oggi vale la pena di approfondire.
Darkest Dungeon in effetti è uscito ufficialmente solo questa settimana, ma l'ho incluso comunque nella lista del 2015 perché per tutto l'anno abbiamo potuto giocarlo in versione preliminare, mentre ancora era tutto in divenire: è il bello di questi servizi online che vanno di moda oggigiorno tra i fanciullini.
Ad ogni modo, chi è ancora della vecchia scuola e ha bisogno di una data fissata nella roccia per poter dire “Questo gioco è stato pubblicato”, questa settimana l'ha avuta: 19 gennaio. Mi ha davvero commosso questo annuncio, che racconta i retroscena dello sviluppo del gioco e la passione di chi lo ha fatto. Anche l'idea in sé è davvero simpatica: dopo aver sempre mosso come pedine insensibili i nostri personaggi nei giochi di ruolo, ci troviamo a fare i conti ora con personaggi tutt'altro che docili e ubbidienti... tizi con i nervi a pezzi che sovente, quando li vorresti mandare di nuovo a combattere nei sotterranei, ti rispondono con imprecazioni colorite.
Il senso di pericolo vero che si prova girando per quei sotterranei, poi, è una novità benvenuta: certe porte sul serio non vanno aperte, certi minacciosi talismani demoniaci sono davvero demoniaci e toccarli non è né salutare né tantomeno necessario. In questo mi ricorda certi bei giochi di una volta, dove al giocatore veniva costantemente ricordata la sua fragilità in un mondo ostile.
L'arte è favolosa, devo ripeterlo ancora.

La settimana prossima, forse, ci sarà spazio anche per La Vita è Strana: e non lo è tutte le settimane?

Lo-Rez: arte, storia, web design
23 . 01 . 2016

The old padawan

Vi ho raccontato un po' di settimane fa che ho un computer nuovo che sto usando, naturalmente, come piace a me e non come piace alle folle. Quindi, invece di essere su uno qualsiasi dei giochi che vanno per la maggiore di sti tempi, uno di quei bei titoli per giovani pieni di personaggi con i muscoli e con un numero vicino alla decina nel titolo, mi sto sinceramente spaccando a Jedi Knight II. Jedi Knight II mi sta "guarendo" dal saporaccio di Star Wars VII perché c'è uno Luke Skywalker che sembra un Jedi e non padre Pio e te possiedi una spada laser perché te la meriti. Ogni tot, poi, appaiono sulla scena degli gnometti vestiti da hobbit con la spada rossa che non sono granché come charadesign, ma sono divertenti da combattere, perché ti fanno sentire proprio un Jedi. C'è stato qualcosa, nei Raven, mentre realizzavano quel gioco, che doveva necessariamente essere una ispirazione proveniente dalla Forza. Non si capisce altrimenti come siano riusciti a realizzare un gioco in cui puoi effettivamente vedere correrti incontro il Sith, spingerlo a terra con la forza e prima che questo si rialzi andare a ucciderlo con la spada (senza rabbia o odio, eh, che sennò è tutto Lato Oscuro). No, non sto parlandovi di una di quelle sequenze precotte per cui bisogna fare triangolo triangolo x e parte una coreografia degna di Jackie Chan. Si tratta di decidere ognuna di queste azioni e vederla mentre si realizza in modo credibile. Si tratta di sentirtsi Jedi.

Avrei anche Knights of the Old Republic, il primo, ma quello mi ha sedotto meno, più che altro per lo stile dei comandi. Forse lo riprenderò più avanti, anche se mi sono un po' pentito di non aver preso direttamente il secondo capitolo, tecnologicamente più evoluto. Comunque è un titolo che fa bene avere nella propria collezione.

Curiosamente Star Wars VII mi ha sbloccato riguardo tutte le inibizioni che ho sempre avuto nei confronti dell'Universo Espanso e tutte le propaggini di Star Wars al di fuori dei film. Non so cosa mi abbia fermato fino a oggi, ho sempre creduto che vedere Jedi in tutte le salse mi avrebbe rovinato il gusto delle spade laser. Oggi come oggi, invece, ho capito che quel tipo di Jedame era proprio quello della seconda trilogia e che ormai non c'era granché modo di tornare indietro da quello e, intanto, Star Wars VII si è portato via tutto quello che credevo nella cultura Jedi, quindi bisogna intervenire. Ho quindi cominciato Star Wars: Rebels che, a suo modo, si potrebbe considerare filologicamente legato al nuovo capitolo, ma che, sempre a suo modo, proprio non lo è. Sorvolando su questo problema di carattere storico su cui forse andrebbe speso un intero editoriale, devo dire che la serie ha un target molto giovane, questo non si può negare, però non manca di bei momenti. E' anche la prima opera a usare con disinvoltura Vader (che nell'universo Star Wars rimane comunque il sacro del sacro), quindi è a suo modo ancora più eretica però, una volta di più, ci sono dei Jedi che sono dei Jedi.

Starò diventando eccessivamente monotematico? In realtà è il tipico paradosso di FTR. PRIMA dell'uscita di Star Wars VII sostanzialmente non si poteva andare in internet senza trovare qualcosa che si riferisse a Star Wars. Appena il film è uscito, tolti i commenti al film, tutto lo spirito del tempo si è improvvisamente sgonfiato, perché ormai non c'era più bisogno di fare marketing preventivo. Qui funzioniamo diversi. Abbiamo snobbato la fregola in gran parte e ORA ci buttiamo nell'universo. Perché siamo fatti così, ci piace seguire la nostra sensibilità.

“I'm an army doctor, which means I could break every bone in your body while naming them.”

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