Strip
740
14 . 11 . 2015

Pachinko addio

Ma in fondo la piccola e ingenua Clara non ha tutti i torti, nella strip odierna: dato un numero sufficiente di mici, in fondo, prima o poi si troverebbe una permutazione capace di produrre il programma perfetto.
È la matematica che ce lo dice!

Troppo spesso questi editoriali scivolano nella nostalgia dei bei tempi andati, come accade a tutti i vecchi. Oggi invece voglio aprire il cuore alla speranza.
Qualche settimana fa piangevo per King Of Fighters, la serie gloriosa della nostra infanzia che sembra finita male.
Ma forse no!
Forse mi devo ricredere, e lo farei con gioia. L'annuncio di King Of Fighters XIV è stato accolto con tanti “meh”, ma il nuovo video che mostra qualche secondo di gioco riaccende appena appena le nostre speranze.
Qualche fanatico infatti ha confrontato le mosse che si vedono nel trailer con quelle corrispondenti di King Of Fighters XIII, quello bello e in 2D, scoprendo che sono quasi identiche fotogramma per fotogramma.

Non tutto è perduto quindi: pare che si giochi ancora in 2D, sebbene la grafica sia uno schifo tridimensionale. La personalità delle animazioni e della direzione artistica pare sia evaporata completamente, questo sì. A questo proposito vi invito ad analizzare con ossessione maniacale questo commento critico a un singolo keyframe estratto dal video, che mostra il protagonista Kyo nella sua posa più iconica.
Il confronto con l'analogo fotogramma dei vecchi giochi di una volta, quelli con gli sprite disegnati a mano ma anche quelli in alta definizione come il più recente XIII, è del tutto impietoso. Il vecchio Kyo era il capolavoro di un artigiano sapiente, che ha impiegato tutti i trucchi della sua arte per infondere personalità a un mucchietto di pixel miserabile. Il nuovo modello 3D sembra un manichino per i vestiti buffi di una boy-band coreana dei poveri.

Ok, forse non c'è poi molto da stare allegri, ma perlomeno abbiamo le ultime dichiarazioni di SNK, che ha affermato di voler uscire dal business del gioco d'azzardo per tornare a concentrarsi sui bei videogioconi di una volta.
Possiamo solo aspettare e sperare.

“Se è vero che Holly è forte e Benji para i rigori / Mi troverai sepolto da una pioggia di fiori”

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 11 . 2015

Inadeguatezza

La scalabilità in realtà non esiste. Almeno non esiste a livello software. L'unica scalabilità di successo che vi verrà mai raccontata è quella di gente come Facebook e Google. Quando il loro volume di traffico aumenta, aggiungono ai loro sistemi un continente di nuovi server e improvvisamente le performance riprendono a essere buone. Va da sé che comunque così son buoni tutti.

Tra le rivoluzioni piccole e grandi che sto attraversando, c'è anche quella per cui da poche settimane è entrato in casa mia un PC nuovo che, ufficializzando il mio ingresso nella vecchiaia, vedrà una configurazione fortemente ibrida, con un Windows 10 come OS base e una macchina virtuale linux per le cose toste. Il ritorno a Windows, fatto con sospetto, comunque, serve a darmi maggior serenità e, in piccola misura, anche a permettermi di godere un po' del gioco PC del recente passato. Sebbene la macchina non sia un calcolatore della morte, infatti, è abbastanza buona per far girare i triplaA del decennio in corso, molti dei quali, cosa buona, ormai hanno costi irrisori.

Il primo gioco che ho recuperato è stato Bioshock Infinity. In realtà volevo partire dal primo Bioshock, ma poi è pensato che sarebbe stato carino spingere la macchina al massimo del calcolo possibile e così ho cominciato dalla vicenda volante del baldo DeWitt. E' inutile che riassuma qua le cose che sono state dette su questo gioco, le lodi sperticate che gli sono state fatte. Avvicinandomi, credevo sinceramente di provare le forti emozioni di cui tutti parlano, di essere travolto dalla storia e dall'atmosfera, colpito nelle parti basse del mio animo. E invece no.

Lo so che sembra un po' il discorso della volpe e l'uva. Me ne sono stato lontano dal mondo dei videogiochi anni e ora cerco di convincere me stesso che non mi sono perso niente. Fatto sta che ci sono state diverse cose, in Bioshock Infinity, che sono proprio partite col piede sbagliato, facendomi passare la voglia di addentrarmi nei suoi intrighi.

Innanzitutto, per una noiosissima mezz'ora, non si spara neanche un colpo. Voi adesso vorrete dirmi che dovevo immedesimarmi nella trama e tutto il resto, però, santo cieo, stiamo parlando di un FPS, anche se c'è una trama io voglio partire e trovarmi rapidamente nell'azione, anche perché quando le cose non vanno così, c'è un po' di frustrazione perché il personaggio vaga conscio che prima o poi sarà in pericolo, ma senza sentirsi in pericolo veramente.
Poi c'è tutta la questione dei vigor, che ti donano incredibili poteri e che, sostanzialmente, sono venduti agli angoli delle case. Non ha molto senso che una chiave strategica del mio successo sia data, sostanzialmente, da qualcosa che chiunque può prendere da un distributore automatico. O meglio, ne avrebbe in un contesto che non si sforza di presentarsi come una città reale e piena di vita. E la città reale e piena di vita è un altro problema, perché quando il gioco cambia da semplice passeggiata nel parco a sparatoria non si capisce bene cosa ne sia dell'atmosfera pacata dello stato precedente e come mai l'intero mondo, a quel punto, diventi una semplice arena.

Forse sono piccolezze che andando avanti a giocare si perdono, forse a un certo punto la trama ti trascina. Sta di fatto che le prime ore di gioco mi sono apparse proprio fastidiose, qualcosa che un triplaA acclamato urbi et orbi non dovrebbe permettere accada.

“I due ragazzi erano uno di fronte all'altro e si guardavano. Da ua parte c'era il mondo brillante della caccia, della tattica, dei giochi feroci e pieni di destrezza; dall'altra il mondo del senso comune, con le sue aspirazioni e con le sue delusioni.”

Cymon: testi, storia, site admin
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