Strip
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24 . 10 . 2015

Integrity and Faithlessness

Il cliente ci odia: è questo il destino che accomuna tutti gli Ingegneri delle Tenebre. Vien da chiedersi cosa gli abbiamo mai fatto, al cliente... o se il suo odio non nasce dalla paura, dal nero terrore che ispira la nostra semplice presenza.

Dopo essere tornati alle nostre radici con lo scorso editoriale, nel quale abbiamo dato spazio alle forme soffici di Dead Or Alive Xtreme Beach Volleyball 3 Fortune + Venus, anche oggi vogliamo continuare nel solco della tradizione.
Perlomeno, io lo voglio.
E quale tradizione ci è più sacra del ricordare su queste pagine i titoli più buffi che i giapponesi (sempre loro) danno ai loro videogiochi? Ci abbiamo costruito sopra un'intera quindicinale carriera di comicità: diamoci da fare un'altra volta.

Negli ultimi tempi l'isola di Nippon ci ha fornito davvero tanto materiale che possiamo archiviare alla voce “Titoli Sconcertanti”. Il primo è nientemeno che il nuovo Star Ocean:
Star Ocean V: Integrity and Faithlessness.
Mi si scioglie il cuore dalla nostalgia quando penso a questa serie gloriosa di giochi di ruolo giappi dell'epoca d'oro. Star Ocean si differenziava dai vari imitatori di Final Fantasy e Dragon Quest per via dell'ambientazione fortemente Space Opera, e sarà bello ritrovare quell'atmosfera epica anche nella nuova generazione videoludica.
Poi devo citare The Sorrow of Sacrifice and Snow (titolo provvisorio). Anche questo è un RPG nipponico che spinge tantissimo sul fattore nostalgia, un po' come successo con Bravely Default qualche anno fa.
Infine ricorderemo il glorioso SaGa: Scarlet Grace. Pure questo RPG, pure questo edito da SquareEnix come gli altri due. SaGa è sempre stato un titolo elitario, che ha pochissimi sostenitori al di fuori dei confini giapponesi (e pochi anche dentro, a dire la verità). Questo titolo sembra fin troppo moderato, dopo i precedenti Unlimited SaGa e Romancing SaGa, ma fa comunque la sua figura.

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24 . 10 . 2015

Sotto il plaid

Anche se mentre scrivo la fiera è ancora in corso, direi che per quest'anno posso già annunciarvi che salterò il Gamesweek. Non fraintendetemi, non ho niente contro la fiera e non c'è in me alcuno snobismo o rancore, anzi. Sono comunque molto felice che un evento come una fiera di videogiochi abbia messo radici a Milano e oggi sia considerata un vero e proprio evento, all'interno della stagione delle cose da fare per i nerd. Io la fiera l'ho vista nascere e ho sempre tifato per lei e vederla oggi in prospettiva è comunque un certo piacere.
Non andrò al Gamesweek perché, a conti fatti, sono vecchio e l'età media dei frequentatori della fiera è ormai una frazione della mia. Non andrò al Gamesweek perché non so nemmeno cosa è uscito ultimamente e cosa deve uscire e (purtroppo, aggiungiamo) non ho nemmeno tanta curiosità di scoprirlo. A conti fatti quello che mi mancherà del Gamesweek sarà l'impatto, quel momento appena entri, quando vedi la gente ammassata e, all'orizzonte, le strutture di plasticone più grosse. Mi spiacerà non vedere la carnevalata, non fermarmi a fissare ottusamente i video e cose del genere, mi rammarica l'idea di non poter acquisire nuovi amici per il 3DS, ma tutte queste tentazioni non riescono ad avere la meglio sulla mia endemica pigrizia.

Voi però, mi raccomando, andateci. Possibilmente se siete di una generazione successiva alla mia o comunque avete ancora piacere a cavalcare l'onda del viggimondo tenendovi aggiornati su quello che vi succede, perché comunque gli eventi, soprattutto reali, sono qualcosa di prezioso. L'internet si prodiga tutti i giorni a convincerci che l'esserci, ormai, è cliccare da qualche parte, ma sono tutte balle. Il piacere che si ottiene muovendosi dal punto A al punto B, magari sopportando un qualche disagio, magari finendo col racimolare qualche aneddoto da raccontare, ecco, queste sono cose che tramite l'internet non arrivano e alla fine sono la vera discriminante tra "l'appassionato da salotto" e il vero appassionato. Visto che io personalmente, incredibilmente, ho sempre camminare sul confine tra i due generi, non c'è da stupirsi se sono ricaduto nel peggiore, ma se scrivo ancora questi editoriali oggi è perché evidentemente sono convinto che la fuori ce ne sono in giro ancora parecchi dell'altro.

Noi appassionati da salotto, in fin dei conti, siamo quelli che arrivano a oggi soddisfatti di aver finito il secondo Layton (lo scrigno di Pandora) con solo otto anni di ritardo e sono soddisfatti anche peché se lo sono accaparrati a 8 euro. E sono soddisfatti anche se dopo averne finito un altro (il futuro perduto) si erano già convinti di averne abbastanza e invece no, si sono dati all'acquisto compulsivo e si sono ritrovati, di nuovo, a scervellarsi sugli enigmi del professore più compassato dell'universo.

Bon, scrivere sulla tastiera da sotto il plaid non è poi facilissimo, quindi direi che questo editoriale possa anche finire così. Questo è un weekend frizzante per Milano, c'è Gamesweek e c'è anche Bookcity, quindi c'è proprio voglia di muovere il culo e andare un po' in giro. L'internet potete anche metterlo in secondo piano, guardatevelo sul cellulare mentre aspettate la metro.

“I'm made of metal My circuits gleam / I am perpetual / I keep the country clean / ”

Cymon: testi, storia, site admin
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