Strip
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29 . 08 . 2015

V per vendetta

Il pelo dei gatti già comincia a farsi più folto, la brezza della sera è già diventata meno che piacevole: come promesso, è tempo del nostro ritorno.
Ci eravamo lasciati con una illustrazione estiva, come da sempre facciamo, stavolta a tema: Il Volo. Anche questa è strettamente autobiografica, dalle ciabatte di Neo (è una lunga storia) al piccolo drone molto cattivo che si libra nel cielo a una spanna dal naso di Neo.

Siamo appena tornati ma dobbiamo subito metterci al lavoro. Le nostre mani che sanno ancora di sale devono stringere nuovamente il joypad. Le nostre schiene arrossate dal sole devono curvarsi ancora una volta verso lo schermo. I nostri occhi abbacinati dal mezzogiorno saranno subito feriti da una nuova luce, da ben altro splendore che quello solare...! La gloria di Metal Gear Solid V infatti sorgerà ben presto sulle nostre vite.
Ogni nuovo dettaglio che trapela sull'Opera Ultima riempie il nostro cuore di gioia infinita, scuote le nostre anime nel profondo fino a lasciarci tremanti e in lacrime.
Dettagli come il letame prodotto dal cavallo del protagonista che può essere usato per far scivolare fuori strada i convogli nemici; o il fatto che le macchie di sangue e fango resteranno sugli abiti tra una missione e l'altra finché non ci decideremo a fare una doccia nell'apposito doccino da campo, e se tardiamo troppo attireremo mosche e nemici con il nostro odore.

Non si può esaurire l'argomento Metal Gear Solid V qui e ora, quando ancora abbiamo i capelli impregnati di cloro e la sabbia nel costume. Voglio però indugiare ancora un momento sul gioco definitivo, perché la sua pubblicità diffusa in Giappone (dove se no?) mi ha profondamente colpito.
Si tratta di una sequenza di scene di gentilezza quotidiana, gratuita e ispirata, così sembra implicare la pubblicità, dal gioco stesso. Soprattutto mi commuove la rappresentazione della vita quotidiana in nippolandia, che mi fa venire nostalgia di quando anch'io, per un breve periodo, sono stato immerso in quella vita.

Lo-Rez: arte, storia, web design
29 . 08 . 2015

Rientro

Il rientro dalle vacanze è uno di quei bizzarri concetti che per essere spiegato ha bisogno dell'introduzione del concetto di multiverso.
Perché non è che c'è un momento in cui si ha effettivamente il rientro dalle vacanze. E non dico solo che ognuno finisce le serie in un giorno diverso, dico proprio che esistono diversi concetti di rientro, persona per persona, che non si sovrappongono tanto bene.
Innanzitutto, si, la confusione da calendario. Si rientra dalle vacanze quando finisce Agosto? Oppure quando finiscono le nostre vacanze? Paradossalmente, anche se si lavora da anni, comunque si fa fatica a disgiungere il rientro dalle vacanze dall'inizio delle scuole, cosa che sposta il momento ufficiale della fine dell'estate molto più avanti rispetto al momento in cui si riprende a timbrare. Tanto per rendere le cose più farraginose, poi, bisogna considerare che anche l'inizio delle scuole ormai non ha più una data unica, per cui nemmeno quello è un effettivo momento, ma una sfumata gradazione di istanti.
Si rientra dalle vacanze quando si smette di essere altrove da casa propria o quando si comincia a lavorare? Sono pochi quelli che scendono dall'aereo e si presentano in ufficio. Ci sono i cosiddetti giorni di decompressione da considerare, quindi quelli fanno parte del rientro o no?
Si rientra dalle vacanze anche se poi si va in ufficio e poiché sono tutti appena rientrati in realtà nessuno fa niente e ci vuole qualche settimana a riprendere a lavorare sul serio?
Si può anche essere ardimentosi: si rientra dalle vacanze quando viene brutto e l'estate finisce. Considerando come è messo il clima negli ultimi anni, potreste non capire né quando sono cominciate né quando sono finite le vacanze, a ragionare così.
Quello che è certo è che tra qualche settimana, non subito, saremo tutti consapevoli del fatto di essere rientrati dalle vacanze, ma è un po' come quelle cose di cui ti accorgi prima che accadono e dopo che sono accadute, ma di cui non hai mai la reale percezione nel mentre. Il rientro dalle vacanze, insomma, è qualcosa di subdolo e strisciante.

Visto che qui a FTR cerchiamo di essere bruschi come una limonata amara corretta lime, al rientro dalle vacanze torniamo già uber ingegneri tirando in ballo una di quelle cosine con cui la nostra razza è solita riscaldare le serate più mattacchione, ovvero il birthday paradox. Il birthday paradox, per i profani che non lo sanno, è quel calcolo probabilistico che dimostra che, nonostante ci siano 365 giorni in un anno, basta un numero molto piccolo di persone per trovarne un paio che hanno compiuto gli anni lo stesso giorno. E' una gag che fa un mucchio di successo nelle scuole, dove effettivamente gli innocenti ragazzini sono raggruppati in piccoli gruppi e se ti va bene due che compiono gli anni lo stesso giorno li trovi proprio. Cioè, se ti va bene... è probabilisticamente molto probabile che ci siano, quindi non è se ti va bene. Ma possono anche non esserci eh, non è che... oh insomma.

Il Facebook birthday paradox invece è quella forma più subdola di probabilità per cui Facebook ogni giorno ti propone il compleanno di un tuo amico che non hai la minima idea di chi sia. Ma un "Auguri" in bacheca non si nega a nessuno.

“Writing isn't just a job that stops at six-thirty. (Well, bad writers can do that.) It's a mad, sexy, sad, scary, obsessive, ruthless, joyful, and utterly, utterly personal thing. There's not the writer and then me; there's just me. All of my life connects to the writing. All of it” - Russel T. Davis

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