Strip
720
13 . 06 . 2015

Rientro

Oggi si conclude la storiella iniziata settimana scorsa, con un Gödel satanico la cui malizia ridicolizza perfino il signore degli inferi stesso, ovvero il suo Direttore.
È molto curioso come questa strip e la precedente siano legate da una continuità narrativa così stretta, quando tra sabato scorso e questo sabato, nella Vita Reale™, per quanto mi riguarda c'è una separazione di diecimila kilometri e molto più che 7 giorni.

Sabato scorso ero in un altro universo, ma ora sono ritornato sulla terra. Pare che non sia l'unico.
Negli scorsi editoriali ho tracciato paragoni tra il mio viaggio e quello di Ryo Hazuki in Shenmue 2... com'è noto, Shenmue è la grande storia epica di SEGA rimasta incompiuta: così come la vicenda di Ryo è rimasta sospesa al suo arrivo nel misterioso entroterra cinese, il grande pubblico dovrà rassegnarsi a non conoscere mai la conclusione del mio viaggio personale. Cominciate pure le petizioni, miserabili.

Comunque sia, al mio ritorno ho trovato il settore del divertimento elettronico sconvolto dalla corsa agli armamenti per la fiera di Los Angeles, l'E3 2015, mentre The Witcher 3 è ormai cosa fatta e i Saldi Estivi di Steam segnano l'arrivo della bella stagione molto più che il caldo torrido.
Ma ci sarà tempo, forse, per parlarne nelle prossime settimane.

Lo-Rez: arte, storia, web design
13 . 06 . 2015

L'uomo con la DeLorean

Player One a un certo punto della nostra esistenza, è stato chiamato "fenomeno letterario". Verrebbe da dire fenomeno letterario all'interno di una certa generazione e di una certa sottocultura, ma è ora di cominciare ad ammettere che quella certa generazione sta ormai raggiungendo, anagraficamente, la fascia d'età dell'uomo più medio disponibile e allo stesso tempo quella sottocultura è alla distanza adatta da oggi da cominciare a essere considerata la nostra biblioteca di "classici" (problema 1).

In breve Player One definisce un enorme MMO, OASIS, ovviamente più avanzato di quelli attuali, immersivo e dalle capacità illimitate. OASIS è stato progettato da James Halliday, grande appassionato della cultura anni 80, nerd doc. La sua opera è intrisa di questa passione quindi tra i suoi sconfinati mondi tutti diversi, ci sono infiniti riferimenti a oggetti di culto dell'epoca, da Blade Runner a Wargames, dall'ATARI2600 alla musica dei Rush. Alla sua morte, Halliday decide di affidare OASIS (un business multimiliardario di proporzioni inimmaginabili, ovviamente) a chi fosse riuscito a trovare l'Easter Egg definitivo, di cui lascia in giro pochi indizi. Tali indizi lasciano intendere che tutto sia legato alle sue passioni più intime, quindi, come dicevamo sopra, agli anni 80.

Questa immensa "caccia" porta alla nascita dei Gunter, studiosi degli anni ottanta e delle ossessioni di Halliday, che cercano di decifrarne gli indovinelli. I Gunter sono, in qualche modo, una riedizioni dei nerd anni 80, creati artificialmente dalla ricerca dell'Easter Egg. In realtà per come pone la cosa l'autore, sono indistinguibili da dei nerd genuini (problema 2), sono solo maggiormente integrati nella loro società proprio perché la caccia e la possibilità di ottenere il potere assoluto rendono la loro ossessione utile a qualcosa.

Fuori da OASIS, lo ricordo qui a margine in modo non dissimile da come lo ricorda l'autore nel libro (problema 3), il mondo è al collasso, tra multinazionali senza scrupolo e collasso economico e climatico.

Player One usa il gioco dei riferimenti agli anni 80 come traino per l'opera tutta. L'idea è esporre sfaccettature della sottocultura così che gli appassionati della sottocultura vi si riconoscano. Vi dirò, sono sicuro che dieci anni fa, forse meno, avrei trovato questo entusiasmante. Quest'idea del linguaggio segreto, delle strizzatine d'occhi, dell'appartenere a una setta, tutte figate, meccanismi che ingenerano un senso di appartenenza che credo sia bello trovare in un libro.
Oggi tutta questa roba qui non la sento più, poco importa l'effetto nostalgia, poco importa riavviare il mame per giocare a Joust o cercare i Rush su Spotify. Il problema è che non parliamo più realmente di una sottocultura, di qualcosa che si agita sotto la superficie di una società che ha altri simboli, parliamo invece dei simboli stessi che la società di oggi usa perché, volenti o nolenti, noi appassionati degli anni 80, come scrivevo sopra, non siamo più ai margini, ma siamo al centro di ciò che accade, perché siamo diventati impiegati, padri di famiglia, dirigenti di società e quant'altro. Mettersi a parlare di quanto siano belli i Goonies non fa più di te un giovane interessato alla creatività che cerca rottura con lo status quo, fa di te un quasi quarantenne con dei bei ricordi che si fa quattro risate alla macchinetta del caffé.

In sintesi, il gioco di Player One non è una deliziosa ricerca di sottotesti, ma un trucco banale, ormai vecchio e calcificato, come dimostrano dozzine di siti internet dedicati a magliette sempre con gli stessi tre/quattro temi, infiniti illustratori che si dedicano a mash-up tra i più assurdi, gente che cerca ancora di far ridere prendendo per il culo Holly e Benji dopo che ormai tutti l'hanno fatto almeno una volta.

Vorrei che stiate bene attenti, non sto dicendo una cosa piccola, non sto dicendo una cosa banale o marginale, sto dicendo qualcosa di molto importante. Sotto certi punti di vista, sto prendendo le distanze da un pezzo di me stesso. Abbiamo creduto che molte delle nostre passioni fossero intrise di qualcosa di assoluto che le portasse a essere superiori a tante altre, che fossero una matrice tramite cui, sinceramente, trovare un mondo migliore o quanto meno un modo di vivere migliore. Noi, più di molte generazioni prima di noi, ci siamo aggrappati a tutto questo fino, purtroppo, all'ottusità. Non c'è niente che rinnego, io sono sicuro che la decisione e l'impegno che abbiamo messo nell'amare ciò che abbiamo amato fosse qualcosa di lodevole e bellissimo. Sono convinto tutt'oggi che quest'amore debba rimanere vivo e che nei nostri interessi ci sia molto di importante. Solo, vi prego, smettiamola di credere che questo sia "altro" o che la sua semplice esistenza ci renda "speciali". Venivate presi per il sedere perché sottotitolavate cartoni giapponesi negli anni 80? Bene, non è più così, gli stessi sottotitoli oggi intasano le share aziendali, così che tutti ne abbiano accesso. Pensate di guardare show moderni, intelligenti, che l'uomo medio non potrebbe afferrare nelle loro infinite complessità? L'uomo medio guarda Game of Thrones assieme a voi. E se cercate di avere ragione di lui solo perché avete letto i libri, state solo disperatamente annaspando per tracciare una linea di demarcazione che non esiste.

Tornando a Player One, il suo secondo peccato, più grave del primo, è che smontato il gioco rimane proprio poco. Cos'è, Player One, una volta che lo si osserva con distacco? Un romanzo cyberpunk, indubbiamente. Ma come romanzo cyberpunk è un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. I suoi Gunter, come scrivevo, sono solo un pretesto per far rivivere i nerd due generazioni dopo quella a cui appartengono, il mondo esterno viene tagliato fuori con stupidi espendienti letterari che finiscono per svuotarlo di senso. L'epicità degli avvenimenti di OASIS è quasi annullata dal fatto che... è un gioco... e quindi qualsiasi cosa vi può succedere senza grossi problemi. Il romanzo che più mi è sembrato vicino a lui è Snow Crash, ma il paragone è puramente semiologico. Corrono anni luce tra le due opere, tanto che, se non avete letto nessuno dei due, leggetevi Snow Crash e fatevi soddisfatti di quello. Anche se lì non ci sono i Monty Python.

“We are the Priests of the Temples of Syrinx / Our great computers fill the hallowed halls / We are the Priests, of the Temples of Syrinx / All the gifts of life are held within our walls”

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