Strip
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23 . 05 . 2015

Cazzotti selvaggi

Sì, Neo! È davvero passato così tanto tempo dall'ultima volta che abbiamo visto un lettore CD. Tu ricordi ancora con affetto la tua collezione di CD-ROM pirata con le scritte a pennarello... con affetto ma non con nostalgia.

Il piccolo mondo videoludico in questi giorni è scosso da due grandi eventi: l'annuncio di Assassin's Creed Syndicate e l'uscita di The Witcher 3.
Sarei tentato di ignorare sia l'uno che l'altro, e dedicare questo editoriale a una cosina come Little Devil Inside, un giochino promettente perso nella fiumana della comunicazione e degli stimoli dell'era moderna.
E invece dovrò deludere i lettori più snob, perché quei due grandi titoloni, se non adorati perlomeno acquistati dalle masse, interessano anche me.
Il nuovo Assassin's Creed è, naturalmente, uguale a quelli vecchi. Visto uno visti tutti. Ma è come una droga. Non posso dire di apprezzare più di tanto l'atmosfera dickensiana dei bassifondi londinesi in cui si è andato a cacciare questo ennesimo titolo della serie... eppure c'è un certo fascino, un certo gusto in queste furiose scazzottate selvagge a base di tirapugni d'ottone.
Altro che i duelli col fioretto a Parigi! Questo nuovo tizio protagonista combatte come un furetto assetato di sangue. Certo, non gli ci vorrà molto ad essere migliore dei vecchi protagonisti che l'hanno preceduto, tutti amebe senza personalità. La sua caratteristica più interessante, ad ogni modo, sembra essere quella di avere una sorella gemella, anch'essa controllabile nel gioco.

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23 . 05 . 2015

Il nuovo che è avanzato

Quella dei supporti temporanei è stata una rivoluzione silenziosa che ci ha cambiato tutti senza quasi che ce ne accorgessimo, un fenomeno sociologico affascinante. Il primo passaggio è stato piuttosto nervoso e assolutamente non indolore: dai floppy capaci di tenere meno di un mega e mezzo ai CD che potevano tenerne 640. Ma i CD avevano regole rigide: potevano essere scritti solo una volta, a meno di appartenere alla magica razza dei "riscrivibili", che però erano oggetti rari e preziosissimi, dai costi esorbitanti.

Non bastò. I computer non erano pieni di documenti, come negli anni 60, ma di immagini, immagini in movimento che volevano muoversi con una qualità sempre maggiore. E l'unico modo perché accadesse, al di là di trick matematici noiosi, era dare loro più spazio. Il passo verso i DVD fu reso rapido dall'urgenza. I videogiochi, incapaci di resistere al richiamo della spettacolarità, straripavano fino a coprire numeri clamorosi di CD. I film premevano per arrivare nel mare nostrum digitale. Gli sviluppatori di software, semplicemente, smettevano di ottimizzare i loro prodotti.
Ci sarebbe ora da parlare del salto successivo, quello verso i blueray, ma è qualcosa che praticamente, nel mondo dei computer, non avvenne mai. Per noi la plastica stralucida dei supporti ottici era qualcosa di obsoleto, lento, scomodo e deperibile. Da una parte avevamo le chiavette USB, le cui dimensioni non erano stupefacenti, ma la cui facilità d'uso era devastante. Dall'altra parte, ancor più semplice, la rete, una vasca lattiginosa di informazioni dove tutto quello che volevamo poteva rimanere conservato per tempo indeterminato e poteva avere dimensioni indeterminate. Il concetto di storage fisico volatile era semplicemente tramontato. Ed era tramontato senza che Wired gli dedicasse una copertina con un titolo clamoroso, senza che Repubblica lo mettesse a caratteri grossi sulla sua terza colonna, senza che le mamme accusassero il fatto di rendere i loro figli violenti, senza che nessun profeta o futurologo aprisse bocca. Ultimo orpello, come un arto atrofizzato dall'evoluzione, scomparve il lettore ottico dai portatili, oggetto inutile, che finiva per rompersi per scarso uso (come il mio, per esempio).

Credo di aver già affrontato questo discorso, in termini simili, probabilmente in un punto diverso dell'arco storico appena descritto. La cosa che però mi piaceva sottolineare qui, il concetto che dovrebbe riempire questa pagina, è che siamo sempre nell'attesa che qualcosa cambi la nostra vita da così a così, ma questo non accade mai veramente. E' più tutto uno scivolare sulla tecnologia, inesorabile, silenzioso, indolore, dall'oggi al futuro.
Non è granché per i film di fantascienza, ma a suo modo è rassicurante.

“Don't you want somebody to love? / Don't you need somebody to love? / Wouldn't you love somebody to love? / You better find somebody to love”

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